lunedì 13 febbraio 2012

Il metodo


Nel tentativo di difendere l'indifendibile, si dice che chi sia alla frutta cerchi di salvare il salvabile alzando decisamente la posta. Una sorta di rischio estremo da lascia o raddoppia: se il marketing appropriato e convenientemente messo in uso riesce a sostenere l'azione finale, allora magari l'indifendibile può ancora essere difeso per es. cambiando natura e riqualificandosi o rigenerandosi in altre stronzate da spalare più avanti nel tempo; altrimenti siamo all'harakiri.


Nel caso del negazionismo climatico, alias terrapiattismo (che tanto ha in comune con il negazionismo evolutivo, alias creazionismo: presto seguirà un nuovo post dedicato), si tratta di difendere l'indifendibile negazione della scienza. E ho l'impressione che - almeno a queste latitudini - da qualche tempo, in mancanza di argomenti e di fronte alla dura e schiacciante realtà - siamo davvero oramai quasi al caffè freddo :-D Sarebbe però ingenuo sottovalutare il metodo che strenuamente continuano ad applicare, il rischio è quello della sindrome del cavaliere nero (su cui tornerò con un post dedicato, come detto sopra).

Il metodo consiste nel non avere un metodo specifico. Giudicate voi.


Il 5 marzo 2010 il commentatore di robe climatiche agrimensore g su climateranti, in risposta ad un post dedicato alle paranoie psicopatiche scritte da un ciclista pescatore, chiede (è una delle sue fisse):
Ho una curiosità (assolutamente non retorica): sono esistiti modelli che fanno proiezioni del clima solo su base statistica, cioè seguono dei trend senza considerare le leggi della fisica dell’atmosfera? In tal caso, in cosa (o in che zona di pianeta) variano rispetto ai GCM?
Dopo avergli consigliato di ripassare l'analisi causale di Granger con l'avvertenza che siamo comunque sempre dalle parti della stocasticità e non del determinismo, osavo supporre che il commentatore potesse aver fatto buon uso del consiglio, abbia letto qualcosa (magari anche solo gli abstract di questo convegno) e diffuso ciò che ha imparato.

Due anni dopo, cioè pochi giorni fa, il fisico teorico specializzato in climatologia ed esperto di modellistica in sistemi complessi Antonello Pasini e due statistici-econometrici danno alla luce un gran bel lavoro, molto interessante e stimolante (qui il paper, qui il riassunto su Le Scienze) nel quale, proprio con l'aiuto della analisi causale di Granger, confermano - con una tecnica alternativa applicata ad un modello di hindcasting, uno dei pregi dello studio! - come l'accumulo di GHGs in atmosfera (in particolare della CO2) sia il main driver del GW post-anni 40. Nel loro lavoro hanno considerato una pletora di agenti forzanti, antropici (GHGs, ma senza l'effetto di dimming/brightening degli aerosol antropici, forse perché tendono ad annullarsi, essendo il modello "tarato" sul periodo 1850-1940) e naturali (solfati da vulcani, sole, persino l'intensità dei raggi cosmici) senza tener conto della variabilità interna (es. ENSO). Come scriveva qui la sempre attenta oca, mancherebbe anche l'eventuale ruolo dei cicli astrologici di Scafetta, ma c'è sempre tempo per raffinare ulteriormente il loro modello.

In chi cerca continuamente pistole fumanti dietro gli angoli, sotto il letto, negli anfratti più bui, e getta sfide come fossimo alla gara dei bulletti dell'asilo, questo lavoro evidentemente non può piacere. Perché, se la loro fosse una ricerca sana sostenuta da scetticismo costruttivo, fallacie come la petizione di principio non potrebbero essere di casa, come invece lo sono di continuo in centralina e nelle dépendances attigue. Evidentemente a questi anche se gli mostri prove fisiche, tangibili, geologiche del ruolo della CO2 come main driver del mutamento del bilancio energetico (via modifica dell'effetto serra e della radiazione infrarossa fuoriuscente), non basterà mai e ti diranno sempre che no, non c'entra nulla. In questo, mi ricordano qualcosa...

Anyway: sulla centralina italofona per eccellenza è nata una discussione (resa costruttiva solo grazie all'intervento di due dei tre autori che almeno hanno alzato di un tot al kg il livello riempiendo i buchi), a margine di un articolo allucinante scritto dallo svipopista Fabio Spina nel quale applica pienamente le tecniche descritte ad inizio post. Interessanti gli interventi dei vari commentatori, fra i quali riappare quello citato ad inizio post, apparentemente ignaro (come soprattutto altri due) dell'analisi causale di Granger. Il livello, come dicevo, è da dilettanti allo sbadiglio. Si confonde correlazione con causalità, causalità di Granger con cause della crisi finanziaria del 2007 (come se Didier Sornette o Taleb non avessero mai detto nulla, alla faccia della finanza matematica e dell'econometria...), frigoriferi tv e francobolli con Fourier, complotti pluto-petroliferi con fallacie logiche riguardo l'utilizzo dei dati proxy ecc ecc. Uno statistico econometrico interviene sparando la solita filippica fallace sui climatologi ignoranti in statistica (perché hanno sdoganato la mazza di Mann) dimenticandosi ben bene degli statistici ignoranti in climatologia (perché continuano a sparlare a vanvera di global cooling o perché danno del credito all'indebitato debunkizzato e plagiatore statistico di partito), il commentatore citato ad inizio post - su climalteranti - non riesce a capire la differenza fra calore e temperatura e dice, letteralmente e per ben due volte:
Il riscaldamento è una derivata prima rispetto a temperatura (o calore, fate voi). Tralasciamo il fatto che “la tendenza” si potrebbe riferire addirittura ad una derivata seconda. La parte che viene dopo “infatti” è da attribuire alla temperatura (o al più al calore), la circostanza che sia al suo massimo negli ultimi dieci anni non implica affatto che le derivate siano pressochè costanti e positive. Non posso credere che uno scienziato confonda una grandezza con le sue derivate.
Dire che nell’ultimo decennio le temperature sono state le più alte, non può, in alcun modo, da nessun punto di vista, implicare, o sugggerire, che il riscaldamento (la derivata prima delle temperature) continui (cioè sia pressochè costante e positivo). Lo stesso vale se il riscaldamento è inteso come derivata del calore (energia).

Insomma: il circo delle meraviglie.

Pasini, dal suo blog, commenta giustamente piuttosto indignato fornendo interessanti ipotesi circa un mini trend che pare molto in voga, ultimamente (leggersi, a tal proposito anche questo commento di Bardi sul suo Cassandra): quella di sparare a vanvera sugli scienziati del clima, cioè sugli esperti. La posta è stata alzata, ma in che modo?

Farei anche notare, en passant, una serie recente di post (qui e qui) di un noto centralinista diversamente esperto di tutto nei quali, su uno dei vari blog che cura, tenta di screditare (per usare un eufemismo) - o di immerdare (per non usarne) - Kevin Trenberth, climatologo di punta dell'UCAR e al centro dell'attenzione, suo malgrado, nella vicenda del furto illecito delle mail in bubblesgate (caso paradigmatico delle tecniche di quote mining usate dai terrapiattisti, con tanto di decontestualizzazione e manipolazione di significato rispetto a questioni climatologiche dirimenti come il senso della variabilità libera e stocastica di un sistema complesso), autore della lettera con la quale la comunità di climatologi ha preso posizione sul tentativo di marketing terrapiattista recentemente pubblicato sul WSJ.
Ebbi un fugace scambio di commenti con questo personaggio che segue scrupolosamente il principio della montagna di sostanza organica in decomposizione, un paio di anni fa sul blog di Caserini: dalle sue risposte intuii che non capiva la differenza, nel sistema climatico, fra trend di fondo forzato (pluriennale) e variabilità naturale intrinseca (interannuale). Questi suoi post confermano in pieno le mie intuizioni di allora. Magari un video a prova di idiota come questo, in questi casi, può servire. Per capire bene una tale differenza non occorre mica essere tuttologo, anche se aiuta:




Tornando a bomba e al lavoro di Pasini et al.: troppo pochi contenuti nuovi sull'attribution, come chiede il Guidi? D'accordo, ma non si pretende mica la luna da un lavoro come questo che - come dicevo ad inizio post - usando la Granger causality non prevede analisi deterministiche.
Ma perché, allora,  - visto che ci siamo - non passare per es. a quest'altro lavoro recente, nel quale gli autori propongono un'altra variante alternativa di attribution, stavolta mediante analisi inerenti la conservazione dell'energia e giungendo a conclusioni molto interessanti?
Vediamo l'abstract:
The Earth’s energy balance is key to understanding climate and climate variations that are caused by natural and anthropogenic changes in the atmospheric composition. Despite abundant observational evidence for changes in the energy balance over the past decades, the formal detection of climate warming and its attribution to human influence has so far relied mostly on the difference between spatio-temporal warming patterns of natural and anthropogenic origin. Here we present an alternative attribution method that relies on the principle of conservation of energy, without assumptions about spatial warming patterns. Based on a massive ensemble of simulations with an intermediate-complexity climate model we demonstrate that known changes in the global energy balance and in radiative forcing tightly constrain the magnitude of anthropogenic warming. We find that since the mid-twentieth century, greenhouse gases contributed 0.85 °C of warming (5–95% uncertainty: 0.6–1.1 °C), about half of which was offset by the cooling effects of aerosols, with a total observed change in global temperature of about 0.56 °C. The observed trends are extremely unlikely (< 5%) to be caused by internal variability, even if current models were found to strongly underestimate it. Our method is complementary to optimal fingerprinting attribution and produces fully consistent results, thus suggesting an even higher confidence that human-induced causes dominate the observed warming
E all'interno del lavoro:
It is thus extremely likely (> 95% probability) that the greenhouse gas induced warming since the mid-twentieth century was larger than the observed rise in global average temperatures, and extremely likely that anthropogenic forcings were by far the dominant cause of warming. The natural forcing contribution since 1950 is near zero
Our results show that it is extremely likely that at least 74% (±12%, 1σ) of the observed warming since 1950 was caused by radiative forcings, and less than 26% (±12%) by unforced internal variability.

Provo con un paio di ipotesi sul perché sarebbe (o forse è già stato) a sua volta screditato: magari perché gli autori usano pur sempre un ensemble degli abominevoli modelli di simulazione? Già, ma allora coerenza per coerenza: perché discutere di dati e di meteorologia, considerando come l'enorme macchina dello studio dell'atmosfera (in tutte le sue sfaccettature, analisi di dati compresa) non può ovviamente fare a meno dei tanto odiati modelli?
Without models, there are no data!
E occorrerebbe dirlo a gran voce anche in centralina. A gran voce. Per cui, puzza un po' di fallacia, 'sta cosa :-D

C'è però sempre la scappatoia più facile: quella che mi son sentito rispondere - tempo fa e a proposito della segnalazione dello studio citato sopra -  su un forum amico da parte di un commentatore affine alle centraline e al loro modus:
Mi permetti di non crederci??.....non mi frega niente di tutti sti papier stefano, mi interessa più vedere la REALTA' dell'andamento termico degli ultimi 150/160 anni, di queste "supposte verità comprovate" non mi interessa.....e, ribadisco la domanda: PERCHE' come termine di paragone per dimostrare un "inusitato" aumento termico medio globale, deve essere preso un periodo ESTREMAMENTE FREDDO denominato PEG ??
In soldoni: era più NORMALE il clima del 1700/1800 o è più normale questo in essere e che si è palesato negli ultimi 150 anni ??.......ma chi ha queste verità in tasca?
Le verità in tasca le fornisce, dalla notte dei tempi, il dogmatismo e non certo la scienza. Ma certo: se una cosa non è certa, non può nemmeno essere vera. Il solito ritornello...

Capito, dunque, qual è il metodo quando non se ne ha nemmeno uno?  Quello di sparar(l)e ad altezza d'uomo sempre e comunque.
 E poi pretendono che gli si fornisca la smoking gun....

4 commenti:

  1. Ma infatti è per questo che mi cascano le braccia, e non riesco a vedere l'utilità di continuare a discutere con certa gente...

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  2. Ma come non darti ragione! BTW: ho preso spunto anche dalla tua segnalazione dell'ultimo post del team per una cosa carina...:-D

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  3. Claudio Costa

    Non entro nel merito del metodo, ma sulle conclusioni di Pasini et al cioè la: "UNA CHIARA CONFERMA DELLA NATURA ANTROPICA del riscaldamento globale degli ultimi 60 anni".

    Questo non può essere! Anche perchè se andiamo indietro nel tempo il 97% e più delle pubblicazioni non sanno giustificare il caldo degli anni 1920 1940 e il raffreddamento successivo, come andando ancora più indietro tutti i picchi di caldo che si susseguono ciclicamente sia nell'Holocene sia nell'Eemiano.

    cito:
    “Gli studi recenti di molti colleghi, effettuati mediante i classici modelli climatici mostrano che senza considerare gli influssi antropogenici (umani) non si riesce a spiegare l’aumento di temperatura globale dell’ultimo mezzo secolo. Ciò è un INDIZIO molto forte che cause umane hanno avuto un ruolo importante nel creare il riscaldamento globale.”

    Direi al contrario che c’è un indizio molto forte che non si conoscono affatto le forzanti naturali! E non è un opinione ma un dato di fatto, basta una piccola sequenza della balle propinate finora:

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  4. @Claudio
    grazie per le tue vomitate. Apprezzo. Magari si può riciclare un po' di materiale. Magari.

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