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Nobel a chi ha messo a tacere i negazionisti

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Il Premio Nobel per la Fisica 2021 è stato assegnato per metà a due climatologi, Syukuro Manabe e Klaus Hasselmann, "per la modellizzazione fisica del clima della Terra e per averne quantificato la variabilità e previsto in modo affidabile il riscaldamento globale", ha specificato la giuria. La seconda metà del premio è stata attribuita a Giorgio Parisi "per la scoperta dell'interazione del disordine e delle fluttuazioni nei sistemi fisici dalla scala atomica a quella planetaria". Qual è il legame tra queste due metà del premio Nobel? Entrambi hanno contribuito a una migliore comprensione dei sistemi complessi, come la Terra, dove fenomeni fisici che vanno dalla scala atomica a quella planetaria interagiscono e determinano l'evoluzione di un tale sistema. In questo post una sintesi dei lavori di S. Manabe e K. Hasselman e dei loro contributi alla ricerca sul clima (vedi anche qui ). S. Manabe: quantificazione del riscaldamento globale in risposta all’aumento...

«Greenland melts»

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Il secondo appuntamento del ciclo « Il clima che cambia / Anteprima Il Raggio Verde » ruota attorno alla fusione della calotta glaciale in Groenlandia grazie alle testimonanze di due punti di vista differenti, entrambi per la regia di Jason Van Bruggen: quello di Derick Pottle, cacciatore inuit, in « Keeper of the flame » (Canada, Switzerland, USA), e quello del prof. Konrad Steffen, glaciologo e climatologo, in « Greenland Melts » (Canada, Switzerland, USA). Ospite dell’incontro il professor Konrad "Koni" Steffen , direttore dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL, glaciologo con una vastissima expertise nell'Artico e soprattutto in Groenlandia, lead author del capitolo 4 (dedicato alla criosfera) dell'ultimo rapporto (AR5) del WG1 dell'IPCC e del capitolo 1 del recente Special Report dedicato a oceani e criosfera, co-fondatore dello Swiss Camp dell'ETH sulla calotta groenlandese (vedi video sotto).  Steffen è il ...

L'insostenibile pericolosità della "febbre farlocca"

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Un post in due parti per celebrare (si fa per dire...) l'ennesimo "farlocchismo"  dei modellini di simulazione climatica.  Prima una validazione della skill delle simulazioni effettuate dai CMIP3 nei primi anni 2000, utilizzati nell'AR4 dell'IPCC uscito nel 2007. Poche parole qui, le figure bastano e avanzano. Poi, a seguire, una parte più argomentata a proposito delle più recenti simulazioni sull’evoluzione del riscaldamento climatico effettuate da una buona parte dei CMIP6 che indicano scenari sempre più drammatici, fra cui quello di un aumento della temperatura media globale superficiale fino a oltre 5 °C (all'equilibrio) al tempo del raddoppio della concentrazione atmosferica di CO 2 .  Tutti malati di "farlocchite", non c'è dubbio... Se la realtà non desidera assomigliare alle simulazioni, dovrebbe smetterla di comportarsi come tale Performance ottimale dei modelli di simulazione climatica del  PCMDI  nella versione che si è inizi...

Il clima e il tempo con l'accento

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Il nuovo decennio parte col botto: alcuni studi appena pubblicati (un paio, per la verità, già da qualche mese) mettono letteralmente a soqquadro un mantra delle cause dei cambiamenti climatici: quello del ruolo giocato dalla variabilità interna, sempre sopravvalutata quando si vuol sminuire quel che la scienza con sempre maggior chiarezza asserisce riguardo al preponderante ruolo antropico. In realtà, come già si diceva qui , la comunità scientifica è sempre più sicura che la % di riscaldamento globale imputabile alle attività antropiche si aggiri attorno ad un valore prossimo al 100%. In questo post una breve disamina in due capitoli di questi studi che ridimensionano (e di parecchio!) il ruolo della variabilità interna (vedi anche quest o studio ). Credits: Sonia Seneviratne , CH2018 Che cosa si intende quando si parla di variabilità interna del sistema climatico? Con il termine variabilità interna i climatologi intendono qualsiasi fattore libero (spontaneo) che influenzi ...

La Battaglia di Paperino...

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...con le candele e le mozzarelle di BUFALA. L'esimio prof di chimica fisica dell'Università di Modena Franco Battaglia è noto da tempo per le sue competenze nulle nelle scienze atmosferiche ( zero pubblicazioni scientifiche sul tema ) ma soprattutto per le sue sparate sui media italiani , rese celebri e sbugiardate ad es. dal bel libro di Stefano Caserini « A qualcuno piace caldo » (es. Ambiente, 2008, c'è addirittura un intero capitolo dedicato: il capitolo "clima di battaglia") o dalle numerose sbufalate del blog climalteranti ( per esempio ). Oggi, insieme ad un nutrito gruppuscolo di altri diversamente esperti di clima, presenterà  (in concomitanza europea) un opuscolo / catalogo  di fake news  climatiche intitolato « There is no climate emergency » . La truppa italiana di codesto gruppuscolo son quelli della "famosa" petizione ignorata dai "poteri forti" perché al soldo del gombloddo globbale delle pale eoliche e delle celle fo...

Great walls of water

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Dall’America rimbalzano in questi giorni le notizie dell’uragano Dorian, che dopo aver devastato le Bahamas , si è diretto verso la Florida. Vediamo di fare un sintetico punto della situazione per quel che concerne la relazione fra riscaldamento globale e uragani. Lo skyline di Miami e un'immagine satellitare dell'uragano Dorian (Credit: Getty Images, iStock) Benché lo sviluppo di un uragano non sia da considerare un evento raro o inusuale (soprattutto in questa stagione nell’Atlantico), essi sono considerati dei fenomeni estremi, per il loro potenziale distruttivo. Come tali sorge regolarmente la domanda se i cambiamenti climatici in atto stiano avendo un effetto sul loro numero, intensità o frequenza. Impossibile rispondere semplicemente con un sì o con un no netto.  In un’atmosfera gradualmente più calda vi è anche più energia a disposizione e questo potrebbe indurci a concludere che anche l’intensità degli uragani debba aumentare. Come spesso capita in meteorolo...