sabato 14 giugno 2014

Isla de encanta


Guest post di Luca Mercalli

Il 5 giugno è stata la Giornata Mondiale dell'Ambiente, promossa dall'Unep, il programma di ricerca sull'ambiente delle Nazioni Unite.
La celebrazione del World Environment Day (Wed) vuole ricordare la prima conferenza mondiale sull'ambiente tenutasi a Stoccolma nel 1972, una pietra miliare per la pubblica consapevolezza e la gestione internazionale dei problemi di inquinamento e salvaguardia delle risorse naturali.
Quest'anno il tema della giornata è stato dedicato a "Piccole isole e cambiamenti climatici" e aveva per motto "Alza la tua voce, invece del livello marino". Si tratta di un argomento di grande attualità, in quanto le piccole isole del Pacifico, gli atolli corallini a pochi metri sul livello del mare, sono già oggi minacciati dall'aumento delle acque causato dal riscaldamento globale, aumento che procede attualmente al tasso di 3,2 mm all'anno. Le isole Carteret e le Tuvalu sono già a rischio sommersione con le prime evacuazioni di profughi climatici. Nel settembre 2013 i leader degli Stati delle piccole isole del Pacifico hanno firmato la dichiarazione di Majuro dove chiedono alle Nazioni Unite un maggior impegno per il contenimento del riscaldamento globale e dell'aumento delle acque marine, in vista del vertice di Parigi previsto nel 2015.

Sono temi peraltro presenti anche nella seconda parte del Quinto rapporto IPCC, pubblicata a fine marzo 2014, e relativa alla vulnerabilità della popolazione terrestre ai cambiamenti climatici. Argomenti di fondamentale importanza per il futuro dell'umanità dei quali tuttavia ben poco si è parlato in questi mesi, pur così densi di notizie autorevoli provenienti dal mondo scientifico. Ben venga dunque anche una Giornata Mondiale dell'Ambiente a sensibilizzarci sull'urgenza di un'azione globale per la mitigazione dei cambiamenti climatici, ma ovviamente non basta ricordarsene per un giorno: è un processo cognitivo che dovrebbe radicarsi profondamente nell'etica individuale, nelle decisioni politiche e nell'informazione. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha detto a proposito del Wed:
La nostra isola comune è il pianeta Terra, uniamo le forze per proteggerla. 
Il Paese ospite delle celebrazioni sono state le Isole Barbados, da un lato molto sensibili ai cambiamenti climatici nei settori del turismo e della produzione di canna da zucchero, dall'altro tenacemente impegnate in un programma di rapida transizione verso l'energia solare e la green-economy.
Visto dalla montagnosa Svizzera l'aumento del livello del mare può sembrare un problema lontano e marginale, ma non è così. In primo luogo anche la Confederazione contribuisce in due modi alla problematica globale, sia con le emissioni di gas a effetto serra derivanti dai combustibili fossili, sia con le acque di fusione provenienti dai propri ghiacciai alpini che si ritirano per l'aumento della temperatura.
Si tratta, è vero, di poche frazioni di millimetro, ma pure i ghiacci liquefatti dell'Aletsch o del Basodino finiscono in mare contribuendo al suo sollevamento. E in secondo luogo, come tutti i paesi benestanti, la Svizzera potrà essere obiettivo di emigrazione per alcuni tra i milioni di nuovi profughi climatici scacciati dai loro territori nei prossimi decenni per via dell'aumento dei livelli marini, della salinizzazione delle falde e dei danni costieri causati dagli uragani.
Gli scenari climatici affermano che il livello globale degli oceani è destinato ad aumentare entro fine secolo da un minimo di una trentina di centimetri a un massimo di oltre un metro, a seconda delle scelte collettive di contenimento delle emissioni di gas a effetto serra. L'aumento di temperatura dell'atmosfera si propaga infatti alle acque oceaniche causandone l'espansione per dilatazione, e provoca la fusione dei ghiacciai, sia quelli più o meno modesti delle catene montuose, sia quelli giganteschi della calotta glaciale groenlandese, in grado da sola di far salire i livelli marini di circa 7 metri, nonché dell'immenso continente Antartico, che contiene il potenziale di circa 60 metri di aumento del livello marino. Sono processi inizialmente lenti e quasi inosservati, che tuttavia si autoamplificano rapidamente e divengono inarrestabili sulla scala di millenni.
Parlare di questi problemi e delle soluzioni da attuare è dunque un imperativo per ogni cittadino e per la programmazione politica locale e internazionale: il 5 giugno è stata l'ennesima buona occasione per creare attenzione sul tema, ma è evidente che poi occorra continuare a mantenerla alta, assumendo impegni concreti.

Ventimila anni fa, al culmine dell'ultima grande glaciazione, i nostri predecessori, cacciatori nomadi, dipinsero magnifiche silhouettes di animali, inclusi foche e pinguini tipici di un clima freddo, sulle pareti della Grotta Cosquer, all'interno delle bianche Calanques bruciate dal sole di Marsiglia. Oggi l'ingresso della grotta si trova a 37 metri sotto il livello del Mediterraneo, che ormai da millenni ne ha sigillato l'entrata a seguito dell'ingente afflusso d'acque derivante dalla fusione delle grandi calotte glaciali pleistoceniche. Sono scenari che occhi umani hanno dunque già visto, e che probabilmente hanno dato origine ai miti del diluvio universale, ma con due grandi differenze rispetto a oggi: si trattava allora di cambiamenti naturali e non indotti dall'attività umana, e la risposta delle piccole tribù nomadi di allora era rapida e semplice, bastava spostare un villaggio di capanne. Rilocalizzare oggi Miami o Shangai non è la stessa cosa!

domenica 11 maggio 2014

Meltlandia by Steffen

ETH Workshop Discussion  (ETH ID Multimedia Services) con Koni Steffen (Prof. für Klima und Kryosphäre ETH nonché direttore del WSL, grandissima expertise sulla criosfera e sulla situazione groenlandese), registrazione effettuata lo scorso 30 aprile all'aeroporto di Zurigo poche ore prima che lo stesso Koni partisse per un ennesimo progetto di ricerca su Meltlandia.
È in tedesco, ma il succo dell'intero discorso (con vari approfondimenti) lo trovate sia qui che nella parte finale di questo lungo post dedicato agli arcobaleni dell'isola nordica.

giovedì 24 aprile 2014

Nuvole e ghiaccio

Courtesy: NASA

Ricordate il rebound del ghiaccio artico dello scorso anno? Ne avevamo parlato qui e qui: un recupero dell'estensione glaciale minima di quasi il 50% fra il 2012 e il 2013. Naturalmente avevamo anche avvisato di non trarre affrettate conclusioni circa cambi di trend et similia. Il 2013 corrisponde pur sempre ad uno degli anni con l'estensione più ridotta (la sesta più bassa del record satellitare) e un anno conta poco, a maggior ragione se segue il minimo assoluto da inizio serie e probabilmente da secoli.

In questi giorni è uscito un lavoro interessante che mette in luce alcuni importanti aspetti che starebbero alla base di questa recente parziale ripresa dei ghiacci artici in particolare nella parte occidentale del bacino e queste cause sono riconducibili alla variabilità interannuale delle condizioni meteorologiche al di sopra dell'Artico. Variabilità che - come già detto -, in un nuovo stato di equilibrio dinamico instabile come quello in cui la regione polare si è trovata ad essere negli ultimi 10-15 anni di amplificazione termica, ha decisamente miglior gioco nel condizionare struttura, concentrazione, estensione e infine volume della banchisa durante tutto l'anno e quindi pure alla fine dell'estate.

martedì 22 aprile 2014

lunedì 21 aprile 2014

Agroecologia urbana – Earth Day 2014

Green cities è il tema della giornata della Terra '14 di domani.


Oggi circa il 51% della popolazione mondiale vive già in contesti urbani ma questa proporzione è destinata ad essere piuttosto velocemente ritoccata verso l'alto perché la quota parte di popolazione mondiale che vive in città sta aumentando rapidamente, a causa del veloce incremento della popolazione che si sposta dalle periferie verso le città nei paesi in via di sviluppo.
Diventa sempre più importante - per la sostenibilità locale ma pure globale - porre l'accento sulla gestione verde di questi grandi e crescenti spazi.


venerdì 18 aprile 2014

Corsi e ricorsi ricorsivi

Meriterebbe una decina, almeno, di post il caso Frontiers vs "Recursive Fury" di Lewandowsky et al. 2013 e la furia ricorsiva sollevata.
Mi limito a segnalare qualche post dal blog italiano e inglese (e anche qui) di Ugo Bardi e da ocasapiens (qui, quiqui e qui), ci sono molte link anche ad altri blog. Io ci avevo scritto un post di connotazione generale.

L'analisi del complottismo che coinvolge il terrapiattismo del GW fatta da Lewandowsky, Oberauer e Gignac ha suscitato, a suo tempo, una vivace reazione (eufemismo) su molti blog pseudo-scettici del GW e pure su quelli che fanno del terrapiattismo la loro ragion d'essere, obv. Dissonanze cognitive a go-go, as usual.
La cosa è stata studiata e analizzata da un secondo lavoro mirato a fare delle reazioni un interessante oggetto di studio sociologico e che coinvolge tipicamente la psicologia cognitiva. La rivista open access e paladina dell'"etica della scienza" (un'associazione simile a quella che sta fra un pesce e una bicicletta) Frontiers, invece che dell'etica applicata all'editoria scientifica, pensa bene di ritirare un saggio che ha passato la revisione, che non mostra alcuna falla di natura scientifica e accademica e che è e continua ad essere candidamente ospitato nei siti dell'Università dell'Australia occidentale (quella di Lewandosky) e di Zurigo (quella di Oberauer).

È troppo tardi per essere pessimisti


Triplicare il ricorso alle energie rinnovabili entro il 2050 per contrastare il ricorso di gas ad effetto serra: è questa una - la più importante e decisiva - delle proposte contenute nel recente rapporto del terzo gruppo di lavoro dell'IPCC presentato lo scorso weekend a Berlino e dedicato alle misure di mitigazione del cambiamento climatico.
Per 10 giorni, oltre 800 esperti scientifici e 235 relatori hanno lavorato nella capitale tedesca alla stesura del loro documento contenente le indicazioni su come tagliare le emissioni di gas serra e fermare il GW.

giovedì 17 aprile 2014

Pinguini nel Colosseo

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Guest post di Didier Ruef 


Il GW è riconosciuto dagli scienziati come il male del 21esimo secolo. Le lobby del petrolio e i negazionisti climatici si oppongono a questa triste realtà, ma il calore sempre più intenso e frequente di questi ultimi anni mi fa pensare che abbiamo già passato la soglia di un inevitabile, profondo cambiamento di paradigma.

venerdì 4 aprile 2014

El Niño si avvicina

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Un update sullo stato dell'ENSO.

C'è il noto problema tecnico con le boe che rilevano i dati oceanici, attualmente quelle della rete nippo-americana  TAO/TRITON funzionano solo al 30-40% delle loro capacità a causa dei tagli al budget della NOAA, per cui la previsione risulta così ancora più ardua e occorre far capo ai rilevamenti satellitari, se qualcuno ha qualche boa da prestare...:-D

A parte questo, va però anche aggiunto che sono parecchi gli indizi che portano a supporre come molto probabile l'inizio imminente del nuovo Nino, che potrebbe anche essere forte, forse come non lo è più stato da tempo. Vediamoli.