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Orogenesi termica

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L'ultimo record mensile di freddo — in Svizzera — risale a oltre 60 anni fa (quando la colonnina di mercurio, nel febbraio del 1956, scese a ‒11,6°C) mentre negli ultimi tempi assistiamo a un primato di caldo dopo l'altro. Lo dimostrano i dati meteorologici storici dell'Ufficio federale di meteorologia e climatologia, raccolti in maniera sistematica dal 1864.
Il grafo qui sotto indica la temperatura media annua nella Confederazione (linea nera) e la tendenza degli ultimi 150 anni (linea rossa). La prima mostra le fluttuazioni naturali da un anno all'altro, mentre la seconda tende al rialzo costante: dall'inizio della misurazione, infatti, la temperatura media negli ultimi 150 anni è salita di 1,8 gradi.



Questo aumento è nettamente superiore rispetto a quello globale (nello stesso periodo) di +0,85 gradi e dimostra che la Svizzera è particolarmente colpita dal riscaldamento globale. Gli ultimi 50 anni, poi, sono stati un vero e proprio "rally climatico"…

Filosofia dei cambiamenti climatici

Presentazionedel libro (vedi anche qui) domani sera, insieme all'ultimo di Stefano Caserini


+3º

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I risultati del sondaggio di #più3gradi.

Tre svizzeri su cinque ritengono il cambiamento climatico come la principale minaccia per la Svizzera, davanti al crollo del sistema pensionistico, la crisi finanziaria, il terrorismo e la disoccupazione.

La stragrande maggioranza degli svizzeri non ha dubbi sul cambiamento climatico: l'85% degli interpellati ritiene che sia una realtà comprovata (il 55% degli interpellati nella fascia di età più giovane fra i 15 e i 30 anni, quella che domani ne subirà le conseguenze, sostiene che il riscaldamento climatico sia molto allarmante; un giudizio espresso solo da 1/3 di chi ha più di 60 anni), il 14% nutre dei dubbi e solo una manciata di persone crede che non esista. Responsabile del fenomeno, per la maggioranza, è l'uomo e solo una piccola parte pensa che, uomo a parte, la natura sia corresponsabile.

Al contrario di altri sondaggi effettuati negli anni scorsi presso la popolazione statunitense, la stragrande maggioranza degli svizzeri ha u…

+3º- 1

Entro fine secolo il riscaldamento climatico trasformerà la Svizzera. Lo conferma l’accademia elvetica delle scienze. E gli scienziati hanno disegnato scenari chiari: in Svizzera, entro la fine del secolo, potremo essere costretti a convivere con una temperatura media di oltre 3 gradi superiore a quella di oggi.  Se 3 gradi vi sembrano pochi, forse non avete ben in chiaro le conseguenze di un simile cambiamento. Per documentarlo, la Radiotelevisione svizzera ha preparato un serata speciale senza precedenti. Una prima storica: tre ore di diretta, in contemporanea su tutti i canali nazionali. RSI, SRF, RTS e RTR racconteranno come quei 3 gradi in più trasformeranno la Svizzera: paesaggisticamente, economicamente, socialmente, politicamente. Uno sconvolgimento che avrà conseguenze sulla natura che ci circonda, ma anche sulla vita economica, sociale e politica del nostro paese.


La causa è nota: produciamo troppa anidride carbonica. Il problema è globale, ma in queste emergenze planetar…

+3º- 2

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La sporgenza della terrazza, denominata "Platta" al centro dell'inquadratura, segnava il punto più alto del ghiacciaio Aletsch nel 1850. Ora affiora sopra il livello attuale del ghiacciaio. La linea scura sul lato opposto della valle, in cui inizia a crescere la vegetazione, segna anch'essa il punto più alto raggiunto originariamente dal ghiacciaio. L'Aletsch si sta riducendo rapidamente a causa del riscaldamento globale. È il ghiacciaio più lungo delle Alpi, 22,6 km di lunghezza. Gli scienziati stimano che alla fine del XXI secolo il ghiacciaio avrà perso l'80% della sua massa attuale. Nel suo punto di massimo spessore – presso Konkordiaplatz, l’assolato punto d’incontro dei ghiacciai tributari –, il ghiacciaio misura ancora 900 metri dalla superficie alla base, ma è spesso solo 400 metri circa nel punto in cui passa sotto l’Eggishorn, dove è stata ripresa questa immagine.


L'insostenibile pesantezza dell'inazione

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Shock!

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Ghiacciai che perdono massa un po' ovunque, risorse idriche e innalzamento delle maree che ne subiscono direttamente gli effetti. E migrazioni come conseguenza di siccità sempre più lunghe, mancanza di fonti di approvvigionamento e terreni agricoli improduttivi.

Di questo e del generale degrado dell’ambiente che ha raggiunto livelli catastrofici - e sulla cui gravità l’intera comunità scientifica concorda - se ne è discusso nella puntata di sabato dell'edizione radiofonica "Modem" della Radio Svizzera Italiana.

Con Pio Wennubst, ambasciatore della Confederazione elvetica, vicedirettore della DSC, Direzione sviluppo e cooperazione, Silvia Lafranchi-Pittet, coordinatrice progetti Kam for Sud, ponte tra Svizzera e Nepal e Lorenzo Bellù, economista dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura; e con interventi del climatologo Luca Mercalli, del filosofo della scienza ed evoluzionista Telmo Pievani, dello scrittore, giornalista e antropolog…

L'insospettabile pervasività del mutamento climatico

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Ripresa

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Un campanello d’allarme per tutto il pianeta: quest’anno le emissioni di CO2 torneranno a crescere. È la prima volta dopo tre anni di emissioni stabili e gli scienziati sono preoccupati: con l’aumento della CO2 in atmosfera gli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale stabiliti dall’accordo di Parigi sono a rischio. L’S.O.S. arriva dal rapporto 2017 «Global Carbon Budget» pubblicato su Nature Climate Change, Environmental Research Letters e Earth System Science Data Discussionse presentato lunedì mattina a Bonn, in Germania, in occasione della conferenza ONU sul clima, la Cop23. Le analisi sono state condotte da 76 scienziati di 57 istituti di ricerca di 15 Paesi e non prospettano stime incoraggianti (vedi immagini sopra e sotto, io ne avevo già anticipato qualche punto qui).

Dopo tre anni di crescita quasi zero, per il 2017 è atteso un ritorno alla crescita delle emissioni globali di CO2. Si stima un +2% di emissioni generate da combustibili fossili e industria. Inoltre…

3,7 milioni di piscine da 25 metri

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Finito da alcune settimane l'anno idrologico 2016/17, è tempo di bilanci per i ghiacciai alpini. Ebbene, come si poteva subodorare già da mesi, i ghiacciai svizzeri , durante la scorsa estate, hanno perso moltissima acqua: la perdita stimata di volume estrapolata da tutti i ghiacciai in Svizzera è di circa 1500 milioni di metri cubi, cioè il 3% del loro volume.
La quantità di acqua generata quest'anno da tale fenomeno avrebbe potuto riempire una piscina di 25 metri per ogni economia domestica elvetica (circa 3,7 milioni). Si tratta di una regressione estrema: il 2017 fa parte dei tre anni di maggior fusione da un secolo a questa parte, dunque della moderna epoca antropocenica. Si piazza al terzo posto, dietro il 2003 (l'anno dell'estate da record plurisecolare) e quasi come il 2011 (l'anno dell'estate anticipata ad aprile e protratta fino ad ottobre), ma ben più dell'altra recente estate canicolare, quella del 2015 (caratterizzata dal mese, luglio 2015, pi…

Terra

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In occasione dell'edizione 2017 dedicato, quest'anno, ai tema dei cambiamenti climatici.
Proiezione ieri sera del bellissimo docu-film di Yann Arthus-Bertrand "Terra", sequel del famoso "Home".

Boschi in fiamme

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“Chiederemo lo stato d’emergenza nazionale”. L’allarme dell’assessora alla Protezione civile della Lombardia dà la misura della gravità degli incendi di boschi che hanno colpito le province di Varese, Como, Sondrio. Situazione difficile anche in Piemonte, dove le fiamme hanno devastato finora oltre 6mila ettari (60 km quadrati) di boschi pinete e pascoli.
Qui i più gravi incendi degli ultimi 50 anni sono stati favoriti dall’autunno peggiore di sempre per caldo fuori norma e siccità, +2.6 gradi a ottobre e un deficit di piogge del 35% negli ultimi quattro mesi. Il rapporto pubblicato dalla Società Meteorologica Italiana fondata nell’Ottocento, consegna un evento storico che è una misura di come il cambiamento climatico colpisca anche le Alpi. Solo nel 1921 a Torino era piovuto meno a ottobre, nella serie storica che parte dal 1802.
La zona più critica è la Valle di Susa, dove mezzo migliaio di persone di varie borgate sono state sfollate. Vento e siccità stanno rendendo difficili le o…

A prova di imbrogli

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Degli scienziati svizzeri che registrano le emissioni di gas a effetto serra sulla stazione alpina dello Jungfraujoch si stanno dando da fare affinché i loro dati siano riconosciuti dai controllori dell'attuazione dell'accordo sul clima di Parigi. Ciò soprattutto perché a volte hanno registrato emissioni più elevate di quelle indicate dai singoli paesi. Tra questi anche l'Italia. Un nuovo studio è atteso per la fine del 2017.

La stazione di monitoraggio svizzera, situata sul punto più alto d'Europa raggiungibile in treno (vedi questo video, dal minuto 32' al minuto 39'), è una delle uniche tre a livello mondiale in grado di misurare i gas a effetto serra in diversi paesi. Le altre due stazioni si trovano in Irlanda e in Australia. Stefan Reimann è uno degli scienziati del laboratorio federale svizzero di prova dei materiali e di ricerca Empa che raccoglie i dati allo Jungfraujoch:
la stazione alpina elvetica può controllare in modo affidabile le emissioni di S…

Frane et al.

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La mattina del 23 agosto, una bella giornata, verso le 9.30 abbiamo visto un gran polverone alzarsi nella valle. Sembrava nebbia, o un’enorme nuvola di fumo, invece era la montagna che scivolava a valle. Chi ha vissuto da vicino è ancora esterrefatto, a quasi due mesi dall’accaduto, nei giorni del parziale rientro a casa degli sfollati. È il racconto di una signora di Soglio, il villaggio che sta di fronte a Bondo, in alto, in Val Bregaglia. Sul pizzo Cengalo la montagna è andata in frantumi, ha invaso il fiume Bondasca ed è rotolata a valle trasformandosi in frana, colata, flusso di detriti, di roccia, acqua, ghiaccio e terra, che tutto assieme ha colpito case e fabbricati, coperto la nuova strada cantonale e lambito la frazione di Spino. Otto dispersi, escursionisti sorpresi sulle pendici dei monti, e il villaggio di Bondo evacuato e divenuto un paese fantasma, isolato, come se fosse protetto da un cordone sanitario.
4 milioni di metri cubi, mi hanno spiegato che questa casa, dove …

Tout va bien...

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Tutti hanno gli occhi puntati su Ophelia, che sta proponendo una situazione meteorologica mai vista in passato, un uragano che è salito fino alla categoria H3, nel nostro Oceano Atlantico, a noi così vicino*. Dopo aver fortunatamente sfiorato le Azzorre punta dritto sull’Irlanda. Molto probabilmente è destinato a perdere vigore e arriverà sulle coste “solo” come una violenta tempesta, per non definirla tropicale visto che i tropici sono altrove. I venti associati e le mareggiate daranno comunque del filo da torcere, ma le coste irlandesi sono in grado di sostenerli, anche se solitamente hanno matrice diversa.
I media in generale hanno nuovamente giocato la carta dell’allarmismo nel definire Ophelia, ma solo pochi si sono chiesti cosa ci faccia un uragano nell’Atlantico settentrionale, che fa rotta verso l’Irlanda.




Benché non sia il primo uragano che sia sfuggito alla rotta usuale, ricordiamo Vince che tocco le coste della penisola iberica nel 2005, qualche segno di preoccupazione d…