domenica 28 maggio 2017

Meltlandia in time lapse

Time Lapse Ilulissat Icefjord (Greenland) from Climate Science Visuals on Vimeo.

Time Lapse Ilulissat (Greenland) from Climate Science Visuals on Vimeo.

G7 e clima: contraddizioni e gravi danni


Guest post di Luca Mercalli

Siamo ancora convinti che i vertici di capi di stato come il  G7 siano utili? Che i temi che vi si dibattono in frettolose conversazioni più attente alle telecamere che alla concretezza siano ben posti? Che le promesse che vi si fanno vengano mantenute? 
Difficile crederci dopo anni di vuote affermazioni, condivisibili nella loro banale evidenza (pace, equità, diritti, solidarietà, sostenibilità) ma contraddette dai fatti e dai provvedimenti incoerenti di quegli stessi governi. Piuttosto scontato che a Taormina ci si metta subito d’accordo sulle misure antiterrorismo: ciò rafforza le polizie, gli eserciti, i poteri istituzionali, la corsa agli armamenti. 
Ma il Global Risk Report del World Economic Forum sottolinea che il terrorismo è molto meno rilevante dei cambiamenti climatici, in cima alla lista per danno permanente a tutta l’umanità. E sul clima non ci si mette d’accordo. I Paesi d’Europa, più aperti al contenimento delle emissioni, contro gli Stati Uniti di Trump, negazionisti e fossiliferi. 
Eppure i record climatici si susseguono, il 2016 anno più caldo della storia, i ghiacci marittimi boreali e australi ai minimi storici, il livello del mare in aumento di oltre 3 mm all’anno, gli studi scientifici sempre più concordi nel confermare che l’Antropocene, l’attuale epoca geologica marchiata a fuoco dalle attività umane, rischia di far collassare la civiltà. 
La sirena urla e nessuno l’ascolta. Papa Francesco è il capo di uno Stato che non partecipa al G7, ma il 24 maggio ha accolto il presidente Trump con la sua straordinaria enciclica ambientale Laudato Si’, esortandolo a non uscire dall’accordo di Parigi sul clima. Il G7 non è un gioco, ma un luogo dove si dovrebbero assumere le più alte responsabilità di fronte alla società globale. Appare invece un momento dove ci si barcamena nel mantenimento di uno status quo sia pur traballante ma privo di discontinuità nette con quel passato fonte degli stessi errori che si vorrebbero correggere. Un rimanere aggrappati alle proprie piccole certezze mentre attorno il contesto cambia rapidamente. 
Non è possibile proteggere il clima e contemporaneamente inneggiare alla crescita dei consumi. Non è possibile parlare di povertà e migranti e poi stilare un programma per le first ladies con trasferimenti in elicottero per far shopping di lusso a Catania. Le signore del G7 avrebbero potuto dare un buon esempio di sobrietà e azione andando a fare volontariato sulle spiagge di Sicilia per raccogliere i rifiuti che le imbrattano e offrendo i loro denari destinati ad abiti griffati alle organizzazioni umanitarie che accolgono i migranti. Molti dei quali sono incalzati nella fuga anche da eventi climatici come la siccità e la conseguente carenza alimentare, di cui si vorrebbe trovare soluzione più con le chiacchiere che con i fatti. 
Intanto a tavola nuvola caprese, baccalà all’affumicato di pigna, arancino di riso con ragù di triglia e finocchietto selvatico, ricciola lisciata all’olio di cenere e per finire una cornucopia di cialda di cannolo con ricotta e arancia.

lunedì 22 maggio 2017

Per fortuna che son farlocchi...

...'sti modelli. Ma proprio dei gran farlocchi...

P = ¬P

E che la costruzione del futuro abbia inizio...

Dunque, dicevano certuni tempo fa su un blog amico:
in Svizzera poche settimane fa hanno votato contro una centrale eolica...ovviamente nessuno ne ha parlato sulla stampa “ambientalista”, in compenso sul referendum anti-nucleare, perso dagli anti-nucleari, ne sentiamo parlare come se avessero vinto gli anti-nucleari….
 Un condensato di logica paradossale alquanto efficace, in effetti.

martedì 16 maggio 2017

Clima più estremo? I — Temperature


Parto con quanto già scritto nel primo post introduttivo della serie dedicata agli eventi estremi.
Ogniqualvolta si dice che il GW aumenta gli "estremi", occorrerebbe distinguere tra i diversi aspetti del problema:

1) aumento della frequenza delle temperature estreme più calde che deriva da un aumento della media della distribuzione della temperatura senza cambiamento nella forma della distribuzione o nelle correlazioni temporali;
2) aumento delle precipitazioni estreme che risulta da un aumento dell'umidità atmosferica, questo a sua volta derivante dall'aumento della saturazione della pressione di vapore in conseguenza del riscaldamento e senza cambiamenti nei venti che convergono umidità nella regione di interesse durante questi episodi di precipitazione estrema;
3) cambiamenti nella frequenza delle tempeste o nelle anomalie climatiche a bassa frequenza, come la siccità, derivanti da variazioni nella circolazione atmosferica o oceanica su larga scala;
4) cambiamenti nell'intensità delle tempeste.


Oggi approfondirò il primo: l'aumento della frequenza delle temperature estreme più calde, con associata maggior frequenza/intensità/durata delle ondate di calore. Evento, oggi e a differenza di altri, con una fiducia scientifica negli studi di attribuzione fra le più alte (vedi tabella sotto).

domenica 30 aprile 2017

Questioni di lana caprina

Gli effetti sul trend termico globale delle correzioni / omogeneizzazioni dei dati di superficie sul mare hanno prodotto un leggero abbassamento, come già visto qui:

sabato 22 aprile 2017

Too extreme not to march?



La Giornata della Terra, che si celebra oggi 22 aprile per la 47esima volta, è stata voluta dalle Nazioni Unite per riflettere sulla necessità di conservare le risorse naturali e la salvaguardia dell'ambiente.

Una protesta contro l'inquinamento dell'aria di attivisti in Nepal
Fino a un miliardo di persone vengono coinvolte dall'evento, celebrato per la prima volta nel 1970, che si concentra su temi come l'inquinamento, la distruzione degli ecosistemi e la scomparsa di specie animali e vegetali.

mercoledì 19 aprile 2017

(S)botta e risposta


Un esempio di pregiudizio sul ruolo climalterante della CO2 dai quotidiani della Svizzera italiana degli scorsi giorni. Sul Corriere del Ticino (CdT) dello scorso 8 aprile (vedi prima immagine sotto) e su quello dell'altro ieri (vedi seconda) due lettori sbottano sul tema infarcendo le loro lettere con le solite trite e ritrite argomentazioni farlocche non prive delle ben note fallacie logiche che si incontrano in questi casi. Ho evidenziato in rosso i fulcri dell'argomentazione e ho proposto qui sotto una succinta risposta per puntualizzazione sistematica. È una versione leggermente ampliata della lettera di risposta inviata al CdT.

martedì 18 aprile 2017

Le glaciazioni del Pleistocene


Lucerna durante una giornata estiva di circa 16.000 anni fa. Sullo sfondo la veduta panoramica delle Alpi, dal Monte Rigi al Monte Pilatus. Pittura a olio di Ernst Hodel, 1927. Fonte.

Nei commenti del post dedicato all'Eemiano, Alberto si chiedeva come mai in tutto il Pliocene non sembrerebbero esserci state glaciazioni e queste sono invece partite a metà circa del Pleistocene.
Una domanda importante e di difficile risposta, una delle "Big Questions" che ancora oggi connotano le geoscienze e vengono sollevate ogniqualvolta si affinano le ricostruzioni paleoclimatologiche.
Vediamo di tentare una sintetica spiegazione di quell'ancora poco che ad oggi si sa a riguardo.