domenica 18 giugno 2017

Clima più estremo? III — Heatwaves, feedbacks


Global warming: The role of soil moisture from Climate Science Visuals on Vimeo.

Come già visto qui, gli estremi termici più caldi, su scala regionale, sono previsti aumentare più fortemente rispetto alle temperature medie globali, con cambiamenti significativamente maggiori del livello dei 2 °C di riscaldamento globale che la comunità internazionale si è prefissata di non superare. E, come già detto nello stesso post, le ragioni vanno ricercate soprattutto nel potente ruolo esercitato dai feedback di natura termo- e idro-dinamica.
Fra questi, molto importante è infatti il ruolo esercitato dalla relazione fra umidità dei suoli e temperature attraverso il bilancio dei flussi di energia. Questo tipo di feedback contribuisce in modo significativo al riscaldamento amplificato dei giorni più caldi rispetto a quello delle temperature medie globali e il suo contributo raggiunge più del 70% in vasti territori ampiamente popolati delle medie latitudini boreali come l'Europa centrale e la parte centrale del Nordamerica.

In caso di eccessiva secchezza dei suoli a tarda primavera (risultato di persistente siccità), ben il 90% del calore netto diurno emesso dal terreno si presenta in forma di calore sensibile, mentre nella norma, su un terreno coperto da vegetazione bassa (ad es. prati), il trasferimento di calore sensibile dal suolo all’atmosfera raggiunge a malapena il 30% della radiazione netta giornaliera, con il rimanente 70% impiegato nell’evaporazione. Come la disponibilità di umidità nel suolo è un fattore di innesco di forti precipitazioni (soprattutto nelle regioni più secche dell’Europa), allo stesso modo suoli secchi inibiscono la formazione di nuvolosità convettiva aumentando così la radiazione diurna ad onda corta, quindi aumentando l’evapo-traspirazione e da ultimo portando dunque ad ulteriore deficit di umidità.

Siccome, per questo tipo di risposta climatica, i trend dell'umidità dei suoli sono molto più importanti rispetto alla variazione di umidità a breve termine, c'è da aspettarsi una ulteriore amplificazione delle heatwaves data dalla relazione + caldo → maggior evaporazione dei terreni → minor contributo del calore latente e maggior contributo del calore sensibile → ancora più caldo. Con conseguenze inquietanti, per coloro i quali non dovessero riuscire ad adattarsi in maniera efficace (vedi anche qui e qui).

Seneviratne et al. @ IACETH


Per es. in questi giorni nelle nostre regioni stiamo esperendo una specie di bis sinottico dell'estremo giugno 2003 (vedi sotto, e trova le differenze...).


Solo che, mentre nelle Alpi (soprattutto centro-occidentali) questo mese è molto probabile che finisca per essere più caldo e superare il finora insuperabile giugno di quell'anno, nelle località alpine di pianura non lo farà perché l'anomalia del 2003 è stata ulteriormente amplificata dai suoli eccezionalmente secchi della primavera di quell'anno. Secondo questa simulazione, con il 25% in meno di acqua nei suoli ad aprile, il feedback amplifica il riscaldamento fino ad un valore di 2°C in più nelle aree continentali dell'Europa centrale. L'effetto è invece minimo nelle aree come la penisola iberica che in estate sono già di norma molto secche e in quelle nord europee in cui la vegetazione ha comunque acqua a sufficienza. Il feedback può anche essere negativo nelle aree montane e lungo le coste:

Fischer et al. 2007

La simulazione in apertura di post mostra in maniera chiara il ruolo dell'umidità dei suoli come importante e per molte regioni decisivo fattore di feedback nel GW futuro atteso.
Per i conoscitori della lingua di Goethe, ecco una spiegazione più dettagliata (all'incirca dal minuto 13 in avanti) in questa intervista effettuata alla climatologa dello IACETH e autrice della simulazione Sonia Seneviratne:


Werkstattgespräch: Von der Feldmessung zur globalen Forschung from Climate Science Visuals on Vimeo.

sabato 17 giugno 2017

Una ciarlatana da un bullo

Comico il video segnalato oggi da Ugo Bardi. Più che la risposta di Rampini, trovo interessanti le "argomentazioni" della ciarlatana di turno.

L'isola di calore alpino


Non ci sono città, palazzi, industrie et al. sulle Alpi. Non ci sono a 2000 m di quota, figurarsi a 4000.
Eppure si sente ancora dire che le canicole e le ondate di calore estive sono tali sopratutto a causa delle famigerate isole di calore urbano.

martedì 13 giugno 2017

Clima più estremo? II — Heatwaves, conseguenze


Che conseguenze avrà il riscaldamento globale sulle estati svizzere? Che effetti provocherà l'aumento della frequenza delle temperature estreme più calde?
Queste le domande a cui ha dato risposta, pochi giorni fa a Berna in un convegno, un team di climatologi che ha informato i decision makers su questo attuale e scottante tema.
Le risposte degli scienziati del clima sono state piuttosto sgradevoli: ondate di calore estreme, come quelle verificatesi nel 2003 e nel 2015, diventeranno più comuni, più intense e dureranno più a lungo. Con conseguenze fatali (vedi anche qui).

sabato 10 giugno 2017

Il giro del Polo Sud in 88 giorni


In questo documentario andato in onda un mese fa alla trasmissione scientifica RSI "Il giardino di Albert" viene seguito il team internazionale di scienziati nella prima, straordinaria missione scientifica svizzera in Antartide (ne abbiamo già parlato qui e qui).

mercoledì 7 giugno 2017

Anche senza Trump

Evoluzione delle emissioni di gas a effetto serra della Svizzera (CO2 equivalenti, in milioni di tonnellate) e obiettivi per il futuro. Fonte: Ufficio federale dell'ambienteScarica i dati.

La Svizzera non farà la fine degli Stati Uniti. A meno di una settimana dalla decisione del presidente Donald Trump di ritirarsi dall’accordo di Parigi, il parlamento elvetico ha ratificato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima.
Oggi, la Camera dei Cantoni (camera alta) ha accettato l’intesa internazionale con una decisione schiacciante di 39 voti favorevoli e 3 contrari (2 astensioni), allineandosi così alla Camera del Popolo, che si era espressa sul dossier in marzo. La Svizzera è così il 149° paese a ratificare l’accordo.
L’obiettivo di Berna - definito «ambizioso, ma realistico» dalla ministra dell’energia Doris Leuthard - prevede di dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030, rispetto ai valori del 1990. Le riduzioni dovranno avvenire per almeno il 60% in Svizzera, mentre per il restante 40% potranno essere realizzate tramite progetti all’estero. Dal canto suo, l’Unione Europea si è fissata un obiettivo di riduzione del 40%.

Non riscaldiamoci troppo

Giunge notizia di un'intervista pubblicata qualche settimana fa su un giornaletto locale ad un sedicente "climatologo" a me sconosciuto e che avrebbe collezionato una serie di perle rare. Una di queste è stata ripresa a mo' di sfottò da un altro giornale settimanale nella sua rubrica ironica di copertina.

lunedì 5 giugno 2017

Drump it out!

"Semplicemente, non ne vedo la necessità"

La retromarcia di Trump sull'accordo di Parigi surriscalda la paura del futuro e non poteva non suscitare indignazione in tutto il mondo e reazioni disparate nel mondo scientifico, economico e anche politico. Gran parte di queste reazioni sono però unanimi nel condannare una decisione così scellerata ed idiota. America behind, altro che America first, adesso!

Cominciamo con una raccolta di pareri di meteorologi, climatologi ed esperti svizzeri che spiegano quali saranno gli effetti immediati e quelli futuri.