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≅3°C [1,5 - 4,5]

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Nonostante tutto, nonostante le centinaia di studi pubblicati, per quel che concerne la sensitività climatica all'equilbrio (ECS) siamo sempre dalle parti di Charney 1979, pur se oggi l'ECS si basa su prove quantitative provenienti da tutto il sistema climatico e da tutta la (paleo)storia del clima.


Due recenti papers che - per stanare l'ECS -  utilizzano il metodo del budget energetico (e non quello relativo alla paleoclimatologia o quello relativo alle proprietà emergenti degli attuali modelli di simulazione climatica) giungono a conclusioni diverse ma più o meno sempre entro l'intervallo di incertezza conosciuto.


Nel primo l'ECS converge sul valore centrale di 2,8 °C [2,2 - 3,4] e riduce così leggermente sia il valore che i margini degli intervalli, alzando il limite inferiore di 0,7 °C  e abbassando quello superiore di 1,1 °C. In questo modo, l'incertezza viene ridotta dei 3/5. Per una critica pertinente si veda questo post del blog CarbonBrief.
Nel secondo

Tutti i modelli sono sbagliati ma alcuni sono utili, cont.

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Avevamo già dedicato alcuni anni fa un post piuttosto sostanzioso ai modelli di simulazione climatica, alle loro limitazioni e alla loro utilità.
Torno brevemente sulla questione ma stavolta da un punto di vista più generale. A partire dal titolo, il famoso aforisma del matematico statistico George E. P. Box - per la prima volta utilizzato in due papers (qui e qui) pubblicati una quarantina di anni fa - che è diventato una specie di mantra dei modellisti ovunque e in qualsiasi ambito della scienza.

Come si sa, quantificare le incertezze è importante in tutta la ricerca scientifica: senza una stima della fiducia, un risultato non può essere collocato nel contesto, non può essergli dato un significato. Ma è ancora più essenziale nella scienza del clima perché il clima è, per definizione, la statistica del tempo: e la statistica è la scienza dell'incertezza.
Inoltre, come già segnalato nell'altro post, la scienza del clima lavora costantemente con la gestione dell'incertezza

Lo specchietto per tutte le allodole che negano

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Piacerà senz'altro ai vari AleD, fuzzy, Valentin...
... per citare solo gli ultimi negazionisti con i quali ho avuto di recente qualche ironica interazione - con certi al limite del flame - surfando (come si diceva una volta) a tempo perso da un blog all'altro.

Tutto per loro. E per altri adepti del terrapiattismo. Potrebbe diventare un loro guru, sempre che non lo sia già :-D



Pervicacia accecante

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Pervicacia: così definiva qualche settimana fa ocasapiens l'ennesimo tentativo - stavolta pubblicato persino su Nature Communications  - diHenrik Svensmark con un collega, il figlio Jacob e Nir Shaviv di riesumare la sua "teoria" dei raggi cosmici come importante influenza nei cambiamenti climatici, suffragata dall'ennesimo esperimento palesemente ad hoc. Sintesi della teoria, con le parole di oca:
sarebbe in corso un raffreddamento globale perché da 50 anni sia l'attività che l'irradianza solare calano e ogni tanto più raggi cosmici colpiscono in atmosfera particelle che contribuiscono alla formazione delle nubi. Come si sa (1), da 50 anni la temperatura aumenta, e sia gli esperimenti CLOUD al Cern che le osservazioni in natura hanno dimostrato che l'influenza dei raggi cosmici sulle nubi è così minuscola da essere irrilevante.  Aggiungerei che si sa pure che le nubi stanno tutt'altro che mostrando un chiaro trend tale da supportare la "teoria…

Buon 2018, nonostante tutto

Oltre ogni limite

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Anche nel 2017 è continuato il degrado ambientale. Tutti gli indicatori sono peggiorati: record del caldo, arretramento dei ghiacci, qualità dell'aria, specie animali e vegetali in via di estinzione. E un filmato ha fatto il giro del web, quello dell'orso bianco morente di fame nell'Artico.




Lo scorso 13 novembre più di 15'000 scienziati hanno avvertito che l'umanità sta spingendo gli ecosistemi oltre il limite. Ma siamo davvero a questo punto?
Sentiamo il parere di Dominique Bourg, filosofo francese professore alla facoltà delle Scienze della Terra e ambientali all'Università di Losanna.

Siamo davvero al punto di non ritorno in questo ambito? Stiamo davvero spingendo gli ecosistemi oltre il limite?
Sì, e sono cose che colpiscono: il filmato dell'orso artico che muore di fame, per esempio. Ma molto di più, secondo me, è significativo l'esito di quella ricerca fatta in Germania sull'arco di tre decenni che ha portato alla scoperta della scomparsa di ol…

Orogenesi termica

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L'ultimo record mensile di freddo — in Svizzera — risale a oltre 60 anni fa (quando la colonnina di mercurio, nel febbraio del 1956, scese a ‒11,6°C) mentre negli ultimi tempi assistiamo a un primato di caldo dopo l'altro. Lo dimostrano i dati meteorologici storici dell'Ufficio federale di meteorologia e climatologia, raccolti in maniera sistematica dal 1864.
Il grafo qui sotto indica la temperatura media annua nella Confederazione (linea nera) e la tendenza degli ultimi 150 anni (linea rossa). La prima mostra le fluttuazioni naturali da un anno all'altro, mentre la seconda tende al rialzo costante: dall'inizio della misurazione, infatti, la temperatura media negli ultimi 150 anni è salita di 1,8 gradi.



Questo aumento è nettamente superiore rispetto a quello globale (nello stesso periodo) di +0,85 gradi e dimostra che la Svizzera è particolarmente colpita dal riscaldamento globale. Gli ultimi 50 anni, poi, sono stati un vero e proprio "rally climatico"…

Filosofia dei cambiamenti climatici

Presentazionedel libro (vedi anche qui) domani sera, insieme all'ultimo di Stefano Caserini


+3º

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I risultati del sondaggio di #più3gradi.

Tre svizzeri su cinque ritengono il cambiamento climatico come la principale minaccia per la Svizzera, davanti al crollo del sistema pensionistico, la crisi finanziaria, il terrorismo e la disoccupazione.

La stragrande maggioranza degli svizzeri non ha dubbi sul cambiamento climatico: l'85% degli interpellati ritiene che sia una realtà comprovata (il 55% degli interpellati nella fascia di età più giovane fra i 15 e i 30 anni, quella che domani ne subirà le conseguenze, sostiene che il riscaldamento climatico sia molto allarmante; un giudizio espresso solo da 1/3 di chi ha più di 60 anni), il 14% nutre dei dubbi e solo una manciata di persone crede che non esista. Responsabile del fenomeno, per la maggioranza, è l'uomo e solo una piccola parte pensa che, uomo a parte, la natura sia corresponsabile.

Al contrario di altri sondaggi effettuati negli anni scorsi presso la popolazione statunitense, la stragrande maggioranza degli svizzeri ha u…

+3º- 1

Entro fine secolo il riscaldamento climatico trasformerà la Svizzera. Lo conferma l’accademia elvetica delle scienze. E gli scienziati hanno disegnato scenari chiari: in Svizzera, entro la fine del secolo, potremo essere costretti a convivere con una temperatura media di oltre 3 gradi superiore a quella di oggi.  Se 3 gradi vi sembrano pochi, forse non avete ben in chiaro le conseguenze di un simile cambiamento. Per documentarlo, la Radiotelevisione svizzera ha preparato un serata speciale senza precedenti. Una prima storica: tre ore di diretta, in contemporanea su tutti i canali nazionali. RSI, SRF, RTS e RTR racconteranno come quei 3 gradi in più trasformeranno la Svizzera: paesaggisticamente, economicamente, socialmente, politicamente. Uno sconvolgimento che avrà conseguenze sulla natura che ci circonda, ma anche sulla vita economica, sociale e politica del nostro paese.


La causa è nota: produciamo troppa anidride carbonica. Il problema è globale, ma in queste emergenze planetar…

+3º- 2

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La sporgenza della terrazza, denominata "Platta" al centro dell'inquadratura, segnava il punto più alto del ghiacciaio Aletsch nel 1850. Ora affiora sopra il livello attuale del ghiacciaio. La linea scura sul lato opposto della valle, in cui inizia a crescere la vegetazione, segna anch'essa il punto più alto raggiunto originariamente dal ghiacciaio. L'Aletsch si sta riducendo rapidamente a causa del riscaldamento globale. È il ghiacciaio più lungo delle Alpi, 22,6 km di lunghezza. Gli scienziati stimano che alla fine del XXI secolo il ghiacciaio avrà perso l'80% della sua massa attuale. Nel suo punto di massimo spessore – presso Konkordiaplatz, l’assolato punto d’incontro dei ghiacciai tributari –, il ghiacciaio misura ancora 900 metri dalla superficie alla base, ma è spesso solo 400 metri circa nel punto in cui passa sotto l’Eggishorn, dove è stata ripresa questa immagine.


L'insostenibile pesantezza dell'inazione

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Shock!

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Ghiacciai che perdono massa un po' ovunque, risorse idriche e innalzamento delle maree che ne subiscono direttamente gli effetti. E migrazioni come conseguenza di siccità sempre più lunghe, mancanza di fonti di approvvigionamento e terreni agricoli improduttivi.

Di questo e del generale degrado dell’ambiente che ha raggiunto livelli catastrofici - e sulla cui gravità l’intera comunità scientifica concorda - se ne è discusso nella puntata di sabato dell'edizione radiofonica "Modem" della Radio Svizzera Italiana.

Con Pio Wennubst, ambasciatore della Confederazione elvetica, vicedirettore della DSC, Direzione sviluppo e cooperazione, Silvia Lafranchi-Pittet, coordinatrice progetti Kam for Sud, ponte tra Svizzera e Nepal e Lorenzo Bellù, economista dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura; e con interventi del climatologo Luca Mercalli, del filosofo della scienza ed evoluzionista Telmo Pievani, dello scrittore, giornalista e antropolog…

L'insospettabile pervasività del mutamento climatico

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Ripresa

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Un campanello d’allarme per tutto il pianeta: quest’anno le emissioni di CO2 torneranno a crescere. È la prima volta dopo tre anni di emissioni stabili e gli scienziati sono preoccupati: con l’aumento della CO2 in atmosfera gli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale stabiliti dall’accordo di Parigi sono a rischio. L’S.O.S. arriva dal rapporto 2017 «Global Carbon Budget» pubblicato su Nature Climate Change, Environmental Research Letters e Earth System Science Data Discussionse presentato lunedì mattina a Bonn, in Germania, in occasione della conferenza ONU sul clima, la Cop23. Le analisi sono state condotte da 76 scienziati di 57 istituti di ricerca di 15 Paesi e non prospettano stime incoraggianti (vedi immagini sopra e sotto, io ne avevo già anticipato qualche punto qui).

Dopo tre anni di crescita quasi zero, per il 2017 è atteso un ritorno alla crescita delle emissioni globali di CO2. Si stima un +2% di emissioni generate da combustibili fossili e industria. Inoltre…