Post

Visualizzazione dei post da Aprile, 2018

Swiss Arctic Project

Immagine
Si chiama Swiss Arctic Project e si svolgerà per 3 settimane dal 16 luglio attorno alle Isole norvegesi delle Svalbard. Una missione esplorativa e didattica ai limiti settentrionali dei luoghi abitati della Terra. Protagonisti, a bordo della nave “MV San Gottardo”, 5 giovani da tutta la Svizzera scelti tra 380 candidati per osservare gli effetti dei cambiamenti climatici nelle regioni artiche.
Lo Swiss Arctic Project nasce dall’impegno di una giovane coppia, marito e moglie che hanno deciso di trasmettere la loro esperienza e passione di viaggiatori in giro per il mondo alle nuove generazioni preoccupate per il futuro climatico del nostro pianeta.

Se ne è parlato ieri mattina alla trasmissione della RSI "Millevoci".
Ospiti:
Tessa Viglezio, studentessa in biologia all’Università di Neuchâtel, una dei 5 giovani a bordo;
Giovanni Kappenberger, meteorologo, glaciologo, studioso di mutamenti climatici;
Jonas Ulbrich, studente all’EPFL di Losanna, uno dei candidati non selezionati;

Il conto delle catastrofi

Immagine
Il cambiamento climatico rischia di avere costi sociali ed economici altissimi, anche in Svizzera. Come già sappiamo, negli ultimi trent’anni nella Confederazione elvetica le temperature sono aumentate di circa un grado centigrado, provocando una contrazione dei ghiacciai alpini del 12% (per un totale di 1,5 miliardi di metri cubi). Dal 1850 la temperatura media annuale in Svizzera è aumentata di quasi 2 gradi, circa il doppio rispetto alla media mondiale. Se non si riuscirà a frenare il riscaldamento globale, le conseguenze rischiano di essere pesantissime: stando alle proiezioni dell’Accademia svizzera di scienze naturali, entro la fine di questo secolo la Confederazione potrebbe soffrire di un aumento della temperatura di 6,5 gradi rispetto a 150 anni fa. E secondo un report della Rete di ricerca sul cambiamento climatico urbano della Columbia University di New York, Ginevra rischia un innalzamento della temperatura di circa due gradi e mezzo entro i prossimi dieci anni.


Estremi
Acco…

Idrodinamicità

Immagine
Interessante seminario martedì scorso al CEP dell'Università di BernaPaulo Ceppi (dipartimento di meteorologia dell'Uni di Reading, UK) ha parlato di uno dei suoi campi di ricerca più recenti e attuali: la risposta della circolazione atmosferica extra-tropicale a forcing esterni attraverso l'influenza che questi ultimi producono sulla componente interna di tipo oceanica del sistema (evoluzione delle temperature della superficie degli oceani, SST). Lo schema generale è questo:


A) forcing esterni → B) variazione delle SST →C) variazione della circolazione atmosferica extra-tropicale
Naturalmente, C presupporrebbe una modifica di grandezze meteorologiche su scala regionale come precipitazioni e temperature e, per quel che concerne queste ultime, il tutto può essere riassunto nella seguente tabella che ho già presentato e commentato altre volte. In questo specifico contesto, è come se inserissimo un nuovo riquadro nella prima riga che sta a metà fra il primo (risposta termod…

Una perla della rete svizzera di monitoraggio climatico

Immagine
Guest post di M. Martucci
Due secoli di misurazioni meteorologiche strumentali ininterrotte non sono una sciocchezza. Se a ciò s’aggiunge una posizione ad alta quota nel cuore delle Alpi, allora siamo di fronte a qualcosa di molto particolare, tanto da essere accolta, la prima di poche decine, fra la schiera delle Centennial Observing Stations dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm). L’onore è toccato alla stazione di misura di MeteoSvizzera al Passo del Gran San Bernardo, attiva dal 14 settembre 1817 che, come segno tangibile, ha ricevuto una speciale targa commemorativa a metà settembre dello scorso anno: lassù, a 2500 metri d’altitudine, stava già nevicando anche se il freddo non ha tenuto lontano i convenuti (perlopiù meteorologi) all’evento speciale.

Con questo riconoscimento ufficiale, l’Omm sottolinea la grande importanza delle stazioni meteorologiche con serie di misura continue durante almeno un secolo: base essenziale per comprendere il clima del passato e del futur…

Il "corso della natura"

Immagine
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~ ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~ ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Fra chi dubita del ruolo antropico nel GW continua a imperare - oggi, invero, un po' meno di anni fa, mi pare - un sillogismo che nel tempo è diventato uno dei veri e propri mantra del negazionismo climatico al punto che nella speciale classifica dei "most used climate myths" di Skeptical Science da tempo giace al primo posto. Il meme, fondamentalmente, recita così:
siccome il clima è sempre cambiato, allora il cambiamento attuale non può che essere naturale, come lo è sempre stato. Tre esempi recenti in cui mi sono imbattuto in questo mantra: uno fra i tanti commenti di un assiduo commendatore di questo (e d'altri) blog, una domanda che mi è stata fatta (che andava in quella direzione) a margine di una conferenza pubblica che ho dato qualche mese fa in occasione di un convegno sui cambiamenti climati…