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Visualizzazione dei post da Agosto, 2019

Great walls of fire

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Oltre che dalla fusione glaciale nell'Artico e in Groenlandia, questa estate è stata connotata anche dagli incendi. Quelli in Siberia e in gran parte della zona artica e anche quelli in Amazzonia, per tacere degli enormi focolai nel bacino fluviale del Congo, in Africa. Chi - come fino a non molto tempo fa le autorità russe o Jair Bolsonaro in Brasile - li negava considerandoli "balle" occidentali, ha dovuto sottomettersi alla nuda e cruda realtà delle spietate immagini satellitari.



Le preoccupazioni circa gli incendi in Amazzonia sono state ben riassunte in questo recente articolo di Ugo Bardi. Come afferma nell'articolo, non è soltanto una questione di CO2: eliminare la foresta ha diversi altri effetti biofisici molto importanti e impattanti.



E i recenti roghi in Amazzonia hanno anche lasciato uno scomodo "regalino" supplementare: verso i 5500 metri si è formata una nube di monossido di carbonio (CO), come testimoniano le immagini fornite dallo strumento

Persi in/da un bicchiere d'acqua

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Di Groenlandia se ne parla parecchio questa estate. Mentre è sulla bocca di tutti la proposta piuttosto indecente di acquistare la grande isola nordica da parte di Trump - segno evidente dell'interesse commerciale e strategico - e il rifiuto stizzito e sarcastico della Danimarca (per mezzo della sua prima ministra) ad entrare nel merito, l'isola continua la sua agonia glaciale.


Nel cuore di questa caldissima (relativamente alla norma) estate artica, nel mio precedente post avevo già inquadrato i preoccupanti termini della questione dando anche qualche dato.
Tuttavia, ancora a primavera inoltrata molti parlavano di fine della fusione della sua calotta e di eccezionale recupero in termini di massa glaciale - cosa che si ripete ad intermittenza una primavera sì e l'altra pure, da qualche anno in qua - perdendosi in dati che nemmeno erano in grado di leggere e interpretare.
Altri, ultimamente, suggeriscono di guardare alla frazione di massa glaciale che fonde rispetto al total…

Smoke on the water

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L'omaggio al classico dei Deep Purple non è del tutto causale. Fumo da incendi (vedi prima immagine sotto) e ghiaccio sempre meno esteso e spesso e quindi sempre più acqua liquida (seconda immagine sotto) sono condizioni ambientali che stanno connotando anche e soprattutto questa torrida e terribile estate artica.


Della fusione dei ghiacci marini artici e della calotta groenlandese se ne parla da tempo. Questa è un'ennesima estate da fusione accelerante. Un'ennesima estate...liquida. I grafici qui sotto sono eloquenti, in tal senso.










E un aspetto relativamente nuovo dei cambiamenti climatici, ben messo in evidenza - oltre che da un soggiorno direttamente in loco - dalle immagini satellitari raccolte dall'agenzia spaziale europea e dalla NASA, è anche l'aumento dei grandi incendi nell'area attorno e oltre il circolo polare artico. Un fenomeno che viene ricondotto all'anomalo ed estremo incremento delle temperature che anche in questa torrida estate non manca.

Siccità, diluvi, fame, migrazioni

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Il riscaldamento globale causato dall'uomo farà aumentare la siccità e le piogge estreme in tutto il mondo, pregiudicando la produzione agricola e la sicurezza delle forniture alimentari. A pagarne le conseguenze saranno soprattutto le popolazioni più povere di Africa e Asia con guerre e migrazioni. Ma anche il Mediterraneo è a elevato rischio di desertificazione e di incendi. Lo prevede il rapporto “Cambiamento climatico e territorio” dell'IPCC, approvato dai 195 Stati membri dell'ONU e diffuso oggi.



L'IPCC nell'ottobre del 2018 aveva pubblicato il rapporto sul clima che avvertiva che se il mondo non ridurrà subito l'emissione dei gas serra, già nel 2030 il riscaldamento globale potrebbe superare la soglia di +1,5 gradi dai livelli preindustriali. Il rapporto diffuso oggi si concentra invece soprattutto sul rapporto fra il cambiamento climatico e il territorio, studiando le conseguenze del riscaldamento su agricoltura e foreste. E si mette in luce che anche c…