Twilights - Winter cooling? II



# Nero come la notte dopo il crepuscolo: DWH's Crash un anno dopo...


...sembra tutto - nonostante tutto - come se nulla fosse accaduto (perché se sopra molto è stato fatto, sotto...). Da tempo. Ma il tempo è galantuomo, dicono: se 22 anni ancora non sono sufficienti affinché l'ecosistema costiero al largo dell'Alaska si possa considerare ripristinato e riequilibrato dopo il crash e il conseguente oil spill da parte della Exxon/Valdez (e il danno persiste, benché già allora dominasse il pessimismo della ragione), figuriamoci dopo un solo anno esatto dai flussi neri come la notte dopo il crepuscolo nel Golfo del Tossico da parte del crash alla BP/DWH...


# Il crepuscolo del giorno prima: il mito della Corrente del Golfo...





... persiste ed insiste. La bufala di turno non ha tardato ad arrivare e - complice la fiaba del Golfo e della sua corrente, del film che l'ha veicolata e l'ha assurta a caso esemplare e complici poco meno di un paio di inverni freddini in area euro-atlantica - è stata servita con tanto di olio extravergine, cuori di bue e pane di segale fin dalla scorsa estate. Chefs de cuisine il duo Corbyn - Madrigali, camerieri e soubrettes direttamente dalla NIA, degustatori dilettanti i soliti noti del club della sciarpa e dei cappelli*.

Vediamo velocemente i motivi, nella consapevolezza che ogni bufala soggiace ad alcuni irriducibili principi (h/t il Disinformatico)

1) la legge di Sagan ➙ affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie;
2) il principio di Belzebù ➙ la fonte di una notizia è più affidabile se da quella notizia non le deriva un vantaggio;
3) il principio dello scoiattolo cieco ➙ a furia di fare previsioni, prima o poi ci si azzecca ma l'importante è sottolineare i successi e nascondere i fallimenti;
e soprattutto
4) il famoso principio della montagna di merda ➙ siccome l'incompetenza rende più perché costa meno della competenza, ne consegue che inventarsi una bufala (o, come nel nostro caso, mutuare ed amplificare lo straordinario da un fenomeno assolutamente ordinario) richiede pochissimo sforzo, smontarla attraverso un'indagine seria costa molta più fatica.

Allora: tentativo di smontare la collinetta mediante 3 pale (vedi anche qui e qui):

✔ la Corrente del Golfo (CdG) si è bloccata? Si sta bloccando? Si indebolisce? Si è mai bloccata, recentemente? ➤ Beh, insomma: essendo una corrente wind-drivencome dice Carl Wunsch (Cecil and Ida Green Professor del Physical Oceanography al MIT): per smorzarsi occorrerebbe che ciò che la pilota e la guida si fermasse e quindi delle due l'una, non si scappa:
. o niente più venti sul Nordatlantico e/o interruzione del moto di rotazione della Terra (prerogativa, quest'ultima, da profezie del 2012 et similia, per tornare alle bufale più caserecce e popolari);
. o una palese violazione della conservazione del momento angolare (cosa magari possibile nella strana fisica del mondo dei balocchi*).
Un rallentamento con conseguente variazione minima della latitudine settentrionale del flusso potrebbe anche essere possibile in dipendenza dell'influsso di temperatura e soprattutto salinità delle acque, cosa però al momento molto poco probabile (al di là delle normali fluttuazioni interne interannuali).
Il gelido dicembre 2010 europeo ha favorito la riemersione di questa idea del breakdown della CdG. Ma, a parte quel che ho scritto prima e in ogni caso: vi pare che a dicembre la CdG nel 2010 sia stata decisamente più debole o si sia fermata rispetto ad es. a quella dei mesi di dicembre degli ultimi 5 anni (vedi mappe qui sotto)? Fra questi abbiamo avuto anche mesi molto molto miti (ad es. il 2006 e il 2007 e inverni complessivi fra i più miti degli ultimi secoli, come il primaverile 2006/07 e quello successivo) e in ogni caso il dicembre europeo 2010 è stato, in alcune regioni, molto raro per intensità del freddo.


✔ In realtà variazioni della forza/latitudine del flusso della CdG - ricordo: braccio nordatlantico del ben più vasto nastro trasportatore oceanico guidato da condizioni termoaline, vedi anche qui -, come detto sopra, subiscono interannualmente fluttuazioni in risposta a condizioni di variabilità interna del sistema oceano-atmosfera, per es. facenti capo sia al sistema degli eddies nordatlantici influenzanti la NAO e sia all'ENSO (vedi fig. qui).

✔ Infine l'ipotesi (a sua volta mitizzata) dell'influenza che la CdG eserciterebbe sul clima europeo è già stata ampiamente ridimensionata ad es. dagli studi di Richard Seager et alii, ricercatori afferenti all'LDEO della Columbia. Sostanzialmente - nonostante alcune ipotesi fino a qualche tempo fa ritenute abbastanza affidabili (vedi per es. qui o qui) - oggi (vedi qui, qui o anche qui, dove per es. viene spiegato, alla luce di questi recenti scoperte, il fenomeno del Dryas recente da punto di vista idroclimatico) è ritenuta più che sufficiente l'influenza che l'interazione fra la circolazione atmosferica (correnti occidentali) e la superficie oceanica (ad ovest del continente c'è un oceano con la sua forte inerzia termica) eserciterebbe sul clima dell'Europa occidentale e nordoccidentale. Molto più importante questo aspetto rispetto alla dinamicità dell'oceano: già a latitudini subtropicali, l'atmosfera è responsabile di quasi l'80% del trasporto meridionale di calore.
Con le stesse parole di Seager
• 50% of the winter temperature difference across the North Atlantic is caused by the eastward atmospheric transport of heat released by the ocean that was absorbed and stored in the summer.
• 50% is caused by the stationary waves of the atmospheric flow.
• The ocean heat transport contributes a small warming across the basin.

Bene: e allora l'ultimo freddo inverno (2009/10) e mezzo (dicembre 2010) europeo? Al di là della normale fluttuazione interna libera e stocastica associata alla variabilità, c'è qualche ragione in più? Magari l'ENSO? O non sarà forse dipendente, almeno in parte, da un sole ancora un po' dormiente?

Quindi:


# Il giorno prima del crepuscolo: e se ci fossero... 

... possibili implicazioni anche da parte del sole, via influenza in stratosfera e associata propensione a blocking (ma con effetti anche da parte della Nina)?
Probabile, anche se difficile da dimostrare come causa in sé. Ci torneremo nel prossimo post dedicato al sole (che sarà anche dedicato al winter cooling III).



* Post pensato e scritto prima del giorno del pesce d'aprile 2011.


Commenti

  1. Questo mi sembra un post indispensabile, viste le bufale ricorrenti in rete...

    P.S.:"siccome l'incompetenza rende più perché costa meno dell'incompetenza": c'è un refuso da correggere, Steph.

    RispondiElimina
  2. Thanx, ho corretto il refuso!

    RispondiElimina
  3. ciao Steph,
    riprendo questo tuo vecchio post in quanto sto approfondendo l'argmento sulla corrente del golfo in questi giorni. Ho letto sia l'articolo di Seager che altri articoli presenti in letteratura, ma non riesco a farmi un'idea chiara sull'argomento (e capisco che ancora vi sia una discussione in merito). Ho trovato ad esempio quest'articolo in risposta a quello di Seager:
    http://www.realclimate.org/Rhines_hakkinen_2003.pdf

    Volevo sapere un tuo parere o se hai altro materiale in merito.
    Saluti
    Roberto

    RispondiElimina
  4. Ciao Roberto, scusami se ti rispondo solo ora.

    Il parere che mi sono fatto è che è un ambito ancora molto discusso, come hai giustamente riportato.Però qualche cosa in più di ieri oggi la sappiamo. Ti posso segnalare qualche altro lavoro, alcuni paper sono dello stesso Seager ma sono più recenti di quello del 2002.
    In quel paper, effettivamente, fu scoperto un errore a proposito del calcolo dei contributi del calore trasportato avvettivamente in oceano risp. dell'energia immagazzinata.
    Tuttavia, secondo me, il contributo di quel paper mi pare importante. Se non altro perché sfata un mito ricorrente. Resta da dire che per le zone oceaniche artiche e le coste adiacenti (per es. Norvegia e Islanda) l'influenza del braccio atlantico della THC (cioè la CdG) risulta più importante che altrove più a sud, pur ricordando il ruolo prioritario dell'atmosfera negli scambi termici fra tropici e polo.
    Sul lungo periodo, ritengo invece dirimente il ruolo dell'AMOC.
    Ti posto qualche link, un mio post sull'AMOC e una risposta che Rahmstorf diede su RC qualche anno fa sul tema e che ritengo sintetizzi bene la questione.

    http://www.ldeo.columbia.edu/res/div/ocp/pub/seager/Seager_AmSci_2006.pdf
    in questo lavoro interessante, Seager paragone il Nordatlantico e la CdG con il Nordpacifico e la corrente di Kuroshio (fig. 4): "Gulf Stream currents carry an enormous amount of heat from the Gulf of Mexico, around the tip of Florida and up along the East Coast before heading northeast toward Eu- rope (top). (Arrows indicate speed and direction. Measurements of less than 15 centimeters per second are not shown.) So at first glance the supposition that the Gulf Stream is respon- sible for mild European winters seems reasonable. But the current pattern found in the Pacific (bottom) argues otherwise: The equivalent boundary current, the Kuroshio, heads almost due east after it departs from the coast of Japan, meaning that it transports almost no heat northward to warm such places as Seattle or Vancouver on the eastern side of the Pacific. Yet these cities experience comparatively mild winters for their latitudes, suggesting that other factors must account for the phenomenon".

    Poi:
    http://www.ldeo.columbia.edu/res/div/ocp/pub/seager/PlantsmanSeager2008.pdf

    Sulla THC:
    http://ocean.mit.edu/~cwunsch/papersonline/thermohaline.pdf
    http://climafluttuante.blogspot.com/2010/06/african-skies-1-cape-agulhas.html

    Ed infine la citazione di Rahmstorf da un vecchio post di RC sull'ipotesi della slowdown della CdG

    "(1) What keeps the eastern side of the Atlantic (say, Britain) warmer than the western side (say, Labrador)? That is largely atmospheric circulation and the general presence of an ocean upstream, i.e. maritime vs. continental air masses, as was affirmed in the paper by Seager et al. (2002). (But note they have a mistake in calculating heat storage vs. heat transport contributions, underestimating the latter, as explained by Rhines and Häkkinen (2003))
    (2) What keeps the northern Atlantic and surroundings warmer than the northern Pacific and surroundings? That is indeed largely the ocean heat transport associated with the THC, in lay-persons terminology often referred to as the Gulf Stream.
    Hence, traditionally the effect of the ocean heat transport is illustrated by comparing temperatures on the eastern side of both oceans: e.g. the classic review paper by Weaver and Hughes (1992) compares Bodö (Norway, 67°N) with average January temperature of -2°C to Nome (Alaska, 65°N) with average January temperature of -15°C. Another way to look at data is to plot the deviation of temperatures from the zonal average, as in Fig. 3 here.

    Infine, un bel po' di materiale lo trovi qui:
    http://www.whoi.edu/profile.do?id=rhuang

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  5. grazie per la disponibilità e il materiale steph!
    Roberto

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  6. Da quel che ho elaborato da una prima lettura (mi mancano da leggere ancora gli studi di rhuang) è che sostanzialmente la verità sta nel mezzo (tanto per cambiare :) )tra lo studio di Seager e il mito della corrente del golfo.
    Cioè questa contribuisce (di alcuni gradi), ma non è predominante, per un clima europeo piu mite, soprattutto alla latitudine "britannica", medesimo contributo (che quindi non è esclusivo) lo da alla stessa latitudine sul lato ovest dell'atlantico (e nel complesso il motivo per cui Londra, al contrario di Seattle, ha una temperatura media di qualche grado, 3-6 circa, superiore a quella attesa in assenza di CDG). La differenza tra i due lati atlantici la fanno quindi la capacità termica oceanica (cmq sovrastimata da Seager) e il contributo atmosferico. Discorso diverso se si sale di latitudine (Islanda, Nord Norvegia, Artico) dove il trasporto di calore oceanico assume un ruolo preponderante sulle Temperature.
    In soldoni:
    - la corrente del golfo ha si un'influenza importante sul clima europeo, ma molto minore di quanto si pensi (vedi rischio di ere glaciali, climi siberiani ecc..)
    - la corrente del golfo è guidata per la gran parte dai venti e in minor parte dal flusso termoalino, quindi non c'è il rischio di un suo arresto totale, ma al massimo di un suo rallentamento.
    Chiaramente anche il discorso dei venti e quindi delle "onde planetarie" non è cosi semplice e banale (vedi commento di Pierrhumbert su RC in cui fa riferimento all'alterazione in stato di GW del gradiente termico tra poli ed equatore), ma per ora non mi complicherei ulteriormente la vita e posso dire essermi fatto un primo quadro molto piu chiaro.
    Grazie ancora e se trovi inesattezze nel mio ragionamento intervieni pure!
    Saluti
    Roberto

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  7. Credo che hai sintetizzato benissimo quello che è lo stato attuale della conoscenza. Ciao!

    RispondiElimina

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