venerdì 30 aprile 2010

Effetto Emmental

Del suo effetto, dicono sia un po' fastidioso....ma ci si può facilmente liberare, basta informarsi e meglio.

Della sua fattura, beh: si sa com'è fatto, questo famoso formaggio svizzero che tanto divide. Chi lo adora, non riesce a fare a meno della sua texture gommosa, del suo gusto che ricorda vagamente la vaniglia e soprattutto dei suoi mitici buchi. Chi lo aborra, lo fa evidentemente per gli stessi motivi.


Ora: se vi capita di leggere che l'Artico sta benissimo, che i suoi ghiacci sono praticamente tornati ai livelli dei 30 anni fa, che il grafico di turno fa a gara con la media trentennale della salute della calotta, che abbiamo a tutti gli effetti resettato otto anni in un battibaleno ecc ecc., tranquilli (eufemismo): chi lo dice è evidentemente affetto dall'effetto Emmental. Potrebbe anche averlo detto sotto boobquake constraint, ma non ne siamo certi.

Primo: bilanci stagionali che permettono di capire come evolve il trend vanno fatti, ovviamente, alla fine della stagione del disgelo, ovvero a settembre.

Secondo: a casa nostra, l'estensione glaciale polare (E) è una cosa; l'area oceanica (A) realmente coperta da ghiaccio un'altra cosa. La differenza fra le due (E-A) permette di avere un'idea della superficie libera da ghiaccio, e quindi - indirettamente - di inferire lo spessore dello stesso. Cosa questa tremendamente difficile da misurare fattivamente, ma sapere se all'interno del perimetro glaciale ci sono più o meno "buchi" di mare liberi da ghiaccio permette comunque di fare dei paragoni fra un anno e l'altro e, ovviamente, di diagnosticare la salute della calotta.
Il rapporto A/E, invece, ci fornisce un'indicazione sul grado medio di copertura glaciale all'interno del perimetro. Entrambi i fattori ci permettono, insieme ad altri (ci tornerò in un futuro post), di prevedere come potrebbe potenzialmente evolvere la stagione estiva.

Lo spessore viene anche dedotto dalle stime volumetriche (per es. qui) nonché dall'età dei ghiacci: più il ghiaccio è giovane, più è sottile e maggiormente vulnerabile ad effetti meteorici e geofisici intra- e interannuali (quali venti, trasporti di calore nell'oceano, anomalie delle temperature oceaniche superficiali e sub-glaciali, copertura nuvolosa, variazione dei flussi di radiazione solare incidente o di radiazione infrarossa di ritorno). Risultando quindi anche più simile ad un Emmental.

Le 5 carte seguenti, mostrano - in successione inversa - la situazione a fine aprile degli ultimi 5 anni. Notare che, oltre a quanto detto prima a proposito della differenza E-A e del rapporto A/E, la carta satellitare mostra anche la distribuzione geografica della copertura glaciale e (in alto) informazioni sulla frequenza assoluta e relativa delle varie classi relative al grado di copertura glaciale (acque libere inf. a 10%, ghiaccio molto fuso inf. a 35%, fuso inf. a 65%, compatto inf. a 85%, molto compatto fra 85% e 100%).





























La situazione del 2010 è molto particolare: grande estensione, grande presenza di ghiaccio molto compatto al centro dell'Artico (e verso i mari di Chuckchi e di Laptev) ma in un contesto già molto precario, con molto ghiaccio fuso e con già diversi "buchi" marini (in particolare verso l'Artico canadese, il mare di Beaufort, quello "tartassato" da un inverno primaverile di Baffin, ma pure più ad est, fra i mari di Barents e di Kara). Non una notizia promettente per l'estate (tranne per chi genera food for big oil...).
Molto diversa la situazione in gran parte degli ultimi anni: direi tutti (tranne il catastrofico 2007) messi meglio...

Insomma: per fortuna hanno inventato i satelliti. Altrimenti, col cavolo che il formaggio usciva coi buchi :-D>


***UPDATE***

Uscito l'ultimo bollettino dell'NSIDC sullo stato dell'Artico. Ancora 3 settimane fa, molte polynya nel pack del mare di Bering e ghiaccio molto fragile e sparpagliato fra l'Artico canadese e il mare di Barents. Segno che il ghiaccio ha iniziato a ritirarsi rapidamente, partendo comunque un mese dopo la media e dalla più grande e più tardiva estensione massima del decennio. Come Bolt?

CVD.



***UPDATE #2***

Andato a buo fine (stavolta!) il lancio del satellite CryoSat-2 dell'ESA. Fra le molte cose, servirà anche a monitorare lo spessore dei ghiacci marini.


mercoledì 28 aprile 2010

L.O.S.T. /1 | Final Duel

Primo episodio di una serie dedicata a L.O.S.T.

Non stiamo ovviamente parlando del serial TV più accattivante, "sinapsico", dinamico ed energetico del decennio, ormai giunto in dirittura di arrivo. Nonostante titolo e immagine (mi spiace, simo...ma non parlo di *quel* Lost ;-D

Coi puntini: implica un aka.....e infatti: L.O.S.T. come Last Of Stolen Tracks. Ovvero: ciò che rimane delle tracce rubate (ogni riferimento alla Gestalt e alle risacche è impuramente e volutamente acasuale e necessario). In comune con il serial: la grande attenzione riservata dai media e dagli "aficionados", la perdita della parte meno interessata di questi ultimi con il passare del tempo, il "travesty" da parte dei media su significato senso modus...

Faremo ciò che oramai è di moda fare nel dibattito scientifico sul GW che corre sul filo dei blog. Quello di raccogliere le ciliegie più belle e succose e di farne poi una marmellata o - in dipendenza di ingredienti disponibili, tempo e voglia - una croccante crostata.
Che varietà di ciliegie cercheremo? No Amarene, no Marasche, no Durone nero di Vignola, no Arecca, no Bigarreau.. . Ma bensì frutti a suo tempo già illegalmente rubati, estrapolati da un contenitore provvisorio e spappolati in maniera da renderne irriconoscibile la tipologia. E infine riutilizzate per vendere fumo.

Solo che, come sua terribile abitudine, MS cercherà anche si presentare qualche spunto divulgativo in più. Andando back to the roots, ev. back to basics.

*********

In questo primo episodio, il final duel: Lost, come l'energia "persa" e l'associato missing heat che tanto fanno disperare Kevin "it's a travesty" Trenberth (KiatT). E che tanto fanno fantasticare (nel senso più fantasy del termine, of course...) i polli freddofili/gli irriducibili bigoilisti disinformanti con secondi fini (?).
Non siamo ovviamente neanche sul set del primo film TV di Spielberg, l'ormai mitico Duel. Però......però ci sono, in effetti, alcune incredibili analogie.

Kevin Trenberth come l'attore Dennis Weaver (ansia "da prestazione" compresa);

Roger Pielke sr come il fantomatico autista del camion (provocazioni e metodicità comprese);

I ladri delle email come novelli spielberghini nel tentativo - miseramente fallito - di ribaltare il genere con un "twist & bad ending" (ma la classe non è acqua :-D;

I polli freddofili/gli irriducibili bigoilisti disinformanti con secondi fini (?) come spettattori dazed & confused (design reasonable doubts and no consensus....what else?).


Se leggete, con calma e in rigoroso ordine sequenziale:

1) il paper fantomatico di KiatT del 2009 (in cui si afferma, nell'introduzione, che il GW è tutt'altro che finito, nonostante la travesty)

2) la email fantomatica estrapolata dal contesto e reinterpretata a geometria variabile per sostenere una petizione di principio fragile come una bolla di sapone e una tesi di partenza che suona cacofonicamente come una presunzione di colpevolezza

3) il nuovo paper di KiatT e John "tutte balle" Fasullo pubblicato recentemente su un giornalino per bambini con tanto di video di presentazione da parte dello stesso KiatT (e qui un grafico sintetico molto esplicito, KiatT p.c.)

4) la comunicazione da parte dei comunicatori ufficiali

5) la gara-provocazione di Roger "camionista" Pielke sr, con tanto di risposte e controrisposte fra i due (ma il blow-by-blow fa ben capire la divergenza...)

6) il final flashback del 2008 (quindi ben prima dello scoppio del bubblesgate e della stessa mail "incriminata") - la presentazione (diapositive conclusive qui e qui) da parte dello stesso KiatT as keynote ad una conferenza che ho avuto il piacere di assistere, scambiando amabilmente anche due chiacchiere con lui, a tavola mentre si sorseggiava del buon Merlot - e le relative prime arrabbiature di KiatT sul missing heat con associato imperativo ad una miglior "rete di cattura" del flusso di energia nel sistema terrestre,

capirete - spero - un po' meglio la faccenda.


Delle due big questions sollevate da KiatT, l'una:


o le boe e la flotta navale sono insufficienti e/o insufficientemente efficaci.

KiatT (e non solo) sono dell'avviso che, mentre probabilmente la questione abbraccia entrambe le possibilità, si possa sospettare un maggior peso specifico nella seconda delle due questions. E questo non tanto (e solo) per via del cambiamento subentrato nei metodi di rilevazione dell'energia accumulata negli oceani a partire dal 2004 (con relativi bias) - vedi qui - ma anche e soprattutto in considerazione dell'accumulo di energia in alcune componenti del sistema terrestre finora un po' sottovalutate (come ad es. le profondità oceaniche o i mari artici sotto il pack).

~~~~~~

Il film di Spielberg termina con Dennis Weaver che usa uno stratagemma e un loophole per liberarsi del camionista assassino e della minaccia oscura che lo perseguita da un certo momento della narrazione in avanti.
In questa diatriba costruita sul fumo, non siamo ancora alla fine. Ma intanto, possiamo dire che regia e commento interpretativo del film sono, of course, ben altra cosa rispetto alla realtà. Mentre là il duello metaforico fra l'uomo e il mostro tecnologico finiva come ben sappiamo, qui siamo ancora agli inizi. E qui KiatT, indirettamente, suggerisce due cose:

1) il magro bottino raccolto (eufemismo) da coloro i quali, senza aver probabilmente nemmeno letto gli studi citati e senza aver sicuramente tentato di capire lo stato dell'arte in materia, pretendono di calare sentenze di colpevolezza e petizioni di principio a partire dal quoting di email isolate e decontestualizzate che fa loro subodorare cospirazioni oscure e sinistre (⇒ e qui il riferimento ai polli freddofili/agli irriducibili bigoilisti disinformanti con secondi fini è più che necessario);
2) il forte auspicio ad un miglioramento della tecnologia capace di rilevare e "catturare" meglio il flusso di energia che circola nel sistema terrestre (⇒ e qui il riferimento a chi auspica migliori strumenti di lavoro è altrettanto necessario).

Magro e forte. Come era D.W. nel film.

sabato 24 aprile 2010

giovedì 22 aprile 2010

Cristalli di foresta | Earth Day 2010




Oh, Mother Earth,
With your fields of green
Once more laid down
by the hungry hand





Oggi, 22 aprile, edizione 2010 dell'Earth Day, giornata dedicata alla salvaguardia di Mother Earth (ascoltate il tenero ed intenso inno dedicatogli una ventina di anni fa da parte di Neil Young ‹qui live da Rock in Rio 2008› mentre leggete le info sull'evento, if you want).

MS dedica un post a questo evento. E si ricorda anche del centenario della morte di Mark Twain (martedì scorso), con uno dei suoi numerosi e famosi aforismi:

"Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo, mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe"

Aforisma quanto mai appropriato, ad es., nello sport del linciaggio all'IPCC. Ben noto, per es., il caso riguardante la menzogna costruita ad arte (si fa per dire...) dalle solite "lobby del Nilo (*)" , con la compiaciuta collaborazione di un certo giornalismo, attorno agli effetti che il cambiamento climatico causerebbe alle grandi foreste pluviali come l'Amazzonia (leggere qui un contributo sulla "querelle" dell'AmazonGate che coinvolge il Sunday Times, riportata anche verso la fine di questo interessante scritto di Monbiot, tradotto qui sul blog della cassandra).

Il patrimonio forestale primario si assottiglia sempre di più e l'Amazzonia ne è pienamente coinvolta. Guardate questo breve reportage (datato 2008), mentre ascoltate la bellissima reinterpretazione da parte di Tara MacLean della bellissima "Natural Beauty" di Neil Young [ancora lui!], if you want again.

Amazon
you had so much
and now so much is gone

Cosa resta del patrimonio biologico in epoca di GW come quello odierno? Le attribution degli impatti fisici e biologici dell'AGW, in questo senso, sono piuttosto impietose, come già segnalato a suo tempo e ben prima dell'ED (notare come in Sudamerica, tutti i cambiamenti significativi osservati siano consistenti con il riscaldamento: un caso?). In ogni caso, una riduzione delle precipitazioni influenza ed impatterebbe massicciamente l'equilibrio di questo importante ecosistema. Uno degli esperti della WHRC ne conferma in pieno la cosa, corroborando anche quel che l'AR4 scriveva about it.

Il discorso potrebbe poi essere anche esteso e ribaltato. Siccome viviamo su un pianeta unico, e l'atmosfera è quella che è, e siccome già un secolo fa si parlava di teleconnessioni (Exner e Walker dicono qualcosa?), possiamo provare a chiederci se e come la deforestazione amazzonica (sia per opera antropica diretta, sia come effetto favorito/accelerato dal GW) possa in qualche modo influenzare le dinamiche meteorologiche/climatiche a distanza.
Ebbene: sembrerebbe proprio di sì e il modo in cui l'influenza si trasmette a distanza avviene mediante cambiamento del clima locale (inibizione delle precipitazioni convettive), effetti sulle dinamiche meteorologiche regionali e successiva propagazione spaziale per interazione con le grandi onde planetarie nell'atmosfera, per es. fino a toccare l'emisfero nord e l'Europa.
I cambiamenti nelle precipitazioni amazzoniche (causati dalla variabilità naturale, dalla massiccia deforestazione in atto e come effetto dello stesso GW) possono dunque generare impatti climatici a distanza.

(*) il Nilo, in inglese the Nile, pronuncia "Denail", esattamente come Denial.....(ogni riferimento al significato è impuramente acasuale...).

Mark Twain soleva anche dire: "Denial non è solo un fiume in Egitto".

mercoledì 21 aprile 2010

6 exposé islandesi


UNO
Vulcani attivi sull'isola: qui. Geografia della nube: qui. I rischi per gli aerei: qui.

Due interessanti servizi (qui sui rischi per l'aviazione e qui sulla meteorologia) direttamente dal TG svizzero di qualche giorno fa.

E, gentilmente segnalatomi da Sylvie ocasapiens nei commenti dell'altro post, un articolo della Boeing che dimostra come l'esperienza, in questo caso, conti e anche più dei principi (al netto delle assicurazioni). Ed un altro direttamente dall'Aeronautica finlandese che illustra i rischi potenziali (o effettivi?).

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DUE
L'attuale situazione eccezionale nell'aviazione europea, con i turisti fermi in vacanza, mi ricorda tanto uno dei migliori racconti di J.G. Ballard: "Having a Wonderful Time" (scritto nel 1978 e tradotto e pubblicato in Italia la prima volta su Urania n. 976 nel 1984 con il titolo "Saluti da Las Palmas"), nel quale l'isola delle Canarie si trasforma, per i turisti inglesi impossibilitati a tornare in patria a causa di una catastrofe informatica che ha mandato in tilt il traffico aereo da e per l'Europa (pretesto per ben altro, as usual nei racconti ballardiani;-), in una sorta di colonia ricreativa forzata e protratta nel tempo...
Piccolo omaggio, ad un anno dalla sua scomparsa, a questo grande scrittore ispiratore del blog, che ha saputo tradurre in prosa alcune fra le principali "catastrofi interiori" della contemporaneità, effetti manifesti o latenti della stretta interazione fra la distruzione della biosfera e quella della psicosfera.

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TRE
Una successione di video dalla zona del vulcano under-ice islandese, prima, durante l'incipit e nel pieno della sua attività recente: qui.
[non ho l'abitudine di linkare i post di mamma Watts&theBigOilist, tanto più che *questo* post presenta le solite frittate fritte in cipolla, giustamente debunkizzate da Ugo Bardi nel suo recente post, ma devo cmq dire che i video aggiunti sono davvero belli...].

Immagini "dark" dall'Islanda, weekend scorso...

Intervista ad un esperto di aviazione domenica scorsa: qui.

Sito della NASA, con immagini spettacolari (come le 2 postate qui) e sintetica spiegazione dell'evento.

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QUATTRO
Un "conteggio" abbastanza "alla buona" (se ne parla anche qui) del saldo delle emissioni di CO2 tenendo conto dell'eruzione del vulcano islandese (non riesco ancora a scriverne il nome...:D) e dello stop di buona parte della flotta dell'aviazione nei cieli europei (a cui andrebbero però aggiunti, imho ed ev., gli aumenti conseguenti dei trasporti via terra e mare).

Un paio di approfondimenti sostanziali, a scanso di equivoci, sulla presunta maggior importanza delle emissioni vulcaniche di CO2 rispetto a quelle antropiche (qui, qui, qui, qui o in pdf qui) ⇒ in generale la somma totale delle emissioni di CO2 da tutti i vulcani attivi nel degassamento è circa 150 inferiore rispetto a quella emessa dalle attività antropiche (ma considerando non solo l'industria dei trasporti europei, of course :-D

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CINQUE
Le perdite delle compagnie aeree: qui.

La diffusione della nube nel cieli europei in questa ricostruzione (se ne parla nel recente post di Pasini).

Direttamente connessa alla domanda retorica con la quale Pasini chiude il suo post: intervista radio a Marco Ponti, prof. di economia dei trasporti al Politecnico di Milano (qui, dopo 5 minuti) ⇒ keywords: vulnerabilità del settore dell'aviazione / dipendenza avio-trasportuale / difficoltà di stime econometriche e delle soglie di rischio / lobbying da parte delle compagnie aeree per ottenere aiuti statali
➲ nonostante la novità, nulla di nuovo sotto il sole, n'est-ce pas?

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SEI
Esiste l'imponderabile, eccome che esiste! E non c'è scienza, tecnologia o potere politico che possa mettercene definitivamente al riparo (anche se lo vorremmo, eccome che lo vorremmo!). Insomma: eventi naturali di ogni tipo e fattura e dal decorso imprevedibile e incontrollabile possono sempre ancora irrompere nella nostra quotidianità sicura e a prova di catastrofe, sovvertendo abitudini radicate e presunti diritti acquisiti. Bisogna farcene una ragione? Mah....io non mi illudo. Scommettiamo che presto, molto prima di quel che si crede (sempre che non inizi ad eruttare anche qualche altro vulcano) questa considerazione veritiera verrà dimenticata? Troppi soldi persi, troppi interessi e pressioni in gioco. Ancora una volta il principio di precauzione sarà messo a dura prova dall'effetto lobbying. E tutto tornerà come (e più) di prima, tutti (o quasi) con la convinzione che il mondo sia lì per servirci.
Per il prossimo monito, occorrerà attendere nuove catastrofi o rileggersi il dialogo della Natura e di un Islandese che Leopardi scrisse nelle "Operette morali".

domenica 18 aprile 2010

It's a kind of magic

Finale dei playoff del campionato svizzero di hockey di National League, gara 4, ieri sera a Ginevra, in pista Ginevra-Servette contro Berna e io spettatore dell'avvincente sfida. Secondo minuto del terzo tempo, power play per il GS, il giocatore ginevrino Thomas Déruns sul disco dietro alla porta bernese. Improvvisamente s'inventa *la magia*, usando il bastone da hockey come la bacchetta e segnando la più bella e pazzesca rete della stagione. Anche se vacua, visto che a imporsi alla fine saranno gli ospiti bernesi. Guardate: sembra che si incolli letteralmente il disco alla mazza, prima di infilarlo in porta. Ma non c'è alcun trucco, bastone in ordine, rete regolare, popolarità del giocatore esplosa. Incredibile ma vero....it's only a kind of magic.

Università dell'East Anglia, Norwich (UK), mercoledì scorso. Esce il rapporto finale del Panel internazionale indipendente, fra i Membership anche "lo zurighese" dell'ETH Sir Huw Davies ⎨come non ricordare le sue splendid Atm.Ph.Lessons I e II e quelle di Dyn.Met?⎬, si presentano i risultati delle indagini sull'operato della CRU. Che tanto rumore ha fatto nella bigoilosfera e sui mass media. Con tanto di danni collaterali all'immagine della comunità scientifica. Allora: trying to mislead? Hanno usato trucchi paleoclimatologici? Ci hanno stupito con effetti speciali? E mr. "bastone da hockey"? No, neanche qui nessun trucco, a quanto pare. Bastone in ordine, comportamento corretto, integrità scientifica confermata. Incredibile, ma vero....it's only a kind of magic.


sabato 17 aprile 2010

Dissonanze cognitive # 1


Che strano: Eurocontrol e le autorità nazionali decidono prioritariamente che i rischi per la sicurezza degli aerei - pur muovendosi in un terreno in gran parte sconosciuto e senza precedenti: vai a trovare la soglia limite di densità e composizione delle particelle di cenere sopra la quale la pericolosità per l'aviazione è alta...:-D - debbano prevalere sulle conseguenze economiche di un grounding prolungato. Ergo: no-fly zone protratta e adios a voli, flussi, spostamenti, appuntamenti, turisti ecc ecc. con tutte le enormi implicazioni economiche in gioco.

➲ Un esempio paradigmatico di applicazione del principio di precauzione

Chi vive su Marte ed è affetto da ASS e gioca al Bashing e dice sempre nein e s'imbeve di bigoilismo, invece, continua - imperterrito e in modo irriducibile - a blaterare sull'inutilità e/o sulla dannosità di questo sacrosanto principio (come ad es. qui). In nome dell'economia, of course.

Smells like VEEN spirit


Oggi uno stream associato all'attualità. L'attualità che ci viene dal Nordeuropa, laddove la nube di cenere del vulcano islandese dal nome impossibile sta paralizzando il traffico aereo e, diffondendosi verso sud e verso est, provoca a macchia d'olio la soppressione dei voli (qui, seconda info dopo circa 7 minuti, intervista ad esperto su danni possibili a velivoli e qui servizio TG) e l'istituzione di una provvisoria quanto caotica no-fly zone (chissà se, al netto della nube vulcanica, si riscontrerà una diminuzione anche delle emissioni di jetcontrails nei cieli europei esattamente come avvenne nei cieli newyorkesi fra l'11 e il 14 settembre 2001? cosa che peraltro aumentò i ciclo termico giornaliero, in Islanda invece in questi giorni dovrebbe ridursi...).

Al di là delle evidenti problematiche (sempre qui, dopo circa 9 minuti, intervista al vulcanologo Mike Burton dell'INGV di Pisa) connesse con i flussi aerei e il traffico di passeggeri, con le eventuali ricadute della cenere e dei gas nelle zone di fall-out (al momento ancora ignote) e magari al di là di qualche bell'effetto ottico (vedi anche qui e qui), credo che per ora (ammesso che l'eruzione non si prolunghi per settimane e soprattutto non venga sostituita o accompagnata da altre eruzioni più violente) si possano anche trascurare eventuali effetti climatici. E per 3 buone ragioni:

. la debole intensità dell'eruzione (VEI ∼ 3), con un quantitativo di SO2 emesso davvero irrisorio (e sono proprio i solfati sparati in stratosfera a causare i principali effetti climatici) ma anche con debole DVI (secondo parametro climatologically relevant in ordine alla importanza associata alla riduzione della radiazione solare diretta), qui una panoramica sulle maggiori eruzioni vulcaniche degli ultimi 250 anni;

. l'angolo di uscita della nube, assolutamente non verticale tale da raggiungere massicciamente la stratosfera (infatti le polveri, essendo rimaste nella troposfera ed essendo sospinte dai venti sinottici, saranno smaltite in un paio di settimane);

. il fatto che sia localizzato ad alte latitudini extratropicali, con eventuale nube di aerosol stratosferici confinata al solo emisfero nord.

Insomma: nonostante quel che - inevitabilmente - si legge o si sente in giro, escluderei qualsiasi inizio di una nuova era glaciale.
Qui potete farvi un approfondito giro di informazioni dettagliate sulla relazione fra vulcanismo e clima: partirei da questo "classico" di Alan Robock, per poi restringere il campo di indagine informativa agli effetti climatici delle eruzioni extratropicali dell'emisfero nord, agli effetti sui pattern NAO e AO (in associazione anche all'ENSO) ed infine agli effetti climatici trascurabili delle eruzioni dell'Omkok e del Kasatochi nel 2008 (quest'ultimo comunque con contenuto di solfati in proporzione al volume di ceneri emesse nettamente superiori a quello del vulcano islandese): draft.


Propongo però adesso di passare in veloce rassegna - tanto per farsi un'idea ed un paragone improponibile - le conseguenze planetarie (alcune delle quali davvero impensabili) che il Pinatubo ha prodotto nei primi anni 90, dopo la grande eruzione del 15 giugno 1991 (VEI 6, più grande eruzione del XX secolo e seconda solo al Krakatoa 1883; fra il VEI 3 e il VEI 6 c'è una differenza nel volume di materiale eruttato dell'ordine di 1000 km3).
Per non caricare troppo il post di link, rimando direttamente ad un draft ad ampio raggio appena terminato un mesetto fa e scritto da Kevin Trenberth (è in revisione), come pure a qualche basic paper di Robock.

A geometria variabile, elenco i principali effetti climatici che la grande Volcanic Explosive EruptioN (VEEN) del Pinatubo causò su scala globale:


❖ riduzione della T globale di circa 0.3 °C per i successivi 2 anni, particolarmente colpita la stagione estiva nell'emisfero nord 1992 (raffreddamenti oltre i 3 °C sul Nordamerica) e l'inverno 1991/92 su Alaska, Groenlandia, Medio Oriente e Cina (ma molto mite in Europa, Siberia e Nordamerica in ragione dell'associato pattern AO+), riduzione dapprima delle T continentali e poi anche delle T superficiali oceaniche;

❖ aumento iniziale delle T nella bassa stratosfera tropicale e in seguito diminuzione delle stesse, in modalità step-like;

❖ immissione in stratosfera (oltre che di dosi massicce di solfati e di dust) anche di vapore acqueo: la stima è imprecisa, ma si pensa che possa anche aver superato i 500 milioni di t (per paragone: il Tambora ne dovrebbe aver sparato circa 2 miliardi di t!) [⇒ tornerò su questo specifico tema in un futuro post];

❖ diminuzione delle precipitazioni sulle aree continentali globali e dei deflussi continentali, diminuzione dell'evaporazione, diminuzione del vapore acqueo totale (Precipitable Water Vapour), aumento della siccità continentale (PSDI < -3) in ragione dello shift dei regimi precipitativi dalla terraferma agli oceani, in seguito diminuzione delle precipitazioni globali;

❖ riduzione della radiazione solare diretta e aumento di quella diffusa (con splendidi tramonti rugginosi e "screamiani" nei cieli dell'inverno boreale successivo), bilancio comunque negativo: riduzione della radiazione solare globale fra il 2 e il 5%;

❖ aumento della fotosintesi clorofilliana, in ragione dell'aumentata radiazione diffusa;

❖ aumento dell'efficacia nell'assorbimento naturale di CO2 da parte della biosfera terrestre con associato rateo dello stoccaggio di carbonio aumentato, in ragione del punto precedente;

❖ aumento della produzione di biomassa nelle foreste, in ragione del punti precedente;

❖ O3 depletion and column O3 reduction (fra il 2% ai tropici e il 7% alle ML, ma l'O3 depletion nella nube di aerosol ha raggiunto il 20%!), fenomeno causato dall'accumulo di solfati in presenza del vieppiù massiccio quantitativo di CFC nella stratosfera (allora non ancora fattivamente banditi e quindi fenomeno che in futuro, in occasione di nuove importanti VEEN, potrebbe anche svanire);

❖ aumento del flusso superficiale di UV, in ragione del minor assorbimento da parte dell'ozono ridotto e dall'altro della ridotta capacità di backscattering da parte degli aerosol in presenza di un minor quantitativo di raggi UV assorbiti in stratotosfera;

❖ possibile influenza nella persistenza dei Ninos protratti della prima metà dei 90;

❖ ....

❖ ....

1991: che anno quell'anno! It smelled like veen spirit.....





***UPDATES***



***FINAL UPDATE***

Paragone fra le stime delle emissioni dell'Eyjafjallajökull (ce l'ho fatta a scriverlo!:-D) e quelle del Pinatubo (E vs P):

H2O ➔ E: ? (stime provvisorie: molta acqua, più di 5 volte e quasi 30 volte il contenuto di CO2 risp. di SO2) / P: >= 500 mio t in totale







mercoledì 14 aprile 2010

Finito il GW? /4


Mentre marzo finisce stracciando l'ennesimo record globale in troposfera (thanx to El Nino too) e sul filo di lana anche al suolo, mentre - dopo groenlandesi, islandesi, norvegesi delle Svalbard, canadesi... - adesso anche gli americani dell'eastcoast battono record su record di caldo (simo ⇒ it's for you ;-), qui a MS siamo ancora alla ricerca del global cooling conclamato in salsa tartare e oramai perduto (?).
Noise, nonostante il Nino non monstre (come nel 1998) e il minimo solare?
Da notare che i record troposferici vengono dai dataset satellitari, per es. l'UAH i cui autori (Spencer e Christy) sono ben noti come scettici e in passato furono anche accusati di aver "massaggiato" i dati al ribasso...che si siano "inventati" il marzo più caldo dal 1979 apposta? :->

Oggi vi propongo un modo abbastanza inconsueto di guardare la cosa, anche se in realtà lo si usa più spesso di quel che si pensa tutte le volte che si vuole osservare meglio la dinamicità di un trend in una serie di dati statistici.
Grazie al ben noto math-smart, ho la possibilità di mostrare (su dataset GISS 1950-2008, quindi senza tener conto del caldo 2009, Land + Ocean L+O e poi Station Data SD) come cambia nel tempo il trend delle temperature globali. Chiedersi come cambia nel tempo una tendenza significa far riferimento perlomeno a 3 cose:

1) alla definizione di un trend, perlomeno in un ambito geofisico come il clima;
2) al concetto di derivata;
3) al "trucco statistico" della media mobile.

Di quest'ultimo ne ho già parlato nel precedente post sulla presunta fine del GW. Se ne parla in questi gg anche sul forum di MNW (seguire gli interventi di elz ;-).
Sul secondo punto, credo non valga la pena spender molte parole. Capire come cambia nel tempo un fenomeno è - matematicamente - capire il concetto di derivata o di funzione polinomiale di grado superiore o non lineare. In questo esempio userò la quadratica, perché è un tipo di funzione che si presta molto bene a mettere in luce proprio quello che vorrei sottolineare, e cioè la dinamicità di un trend di fondo, attraverso un processo di fitting per interpolazione o smoothing. In sostanza, la polinomiale ci permette di osservare meglio come cambia nel tempo il trend di fondo e una quadratica tende a soddisfare i requisiti della significatività statistica.
E siamo al primo punto: cos'è un trend di fondo, come si definisce? Cosa ne sostanzia la significatività, in ambito geofisico come quello del clima? In questo post del forum di MNW ho cercato di spiegare la cosa. Qui credo si possa capire meglio anche il perché la convenzione delle medie termiche pluridecennali (almeno 3 decenni) sia, come tutte le convenzioni, arbitraria sì ma non casuale.

Veniamo ai risultati: tenere conto che non è compreso il caldo 2009. Ma in realtà, sulla dinamicità di un trend di lungo periodo, un anno non cambia poi di molto la cosa. Ecco la funzione polinomiale dei 2 dataset (L+O e SD), e - a seguire - la stessa sulle L+O (in blu) con sovrimposto il trend lineare degli ultimi 8 anni (2001-2008), quasi sovrapponibili!



Bottomline: il GW che si scruta attraverso il trend di fondo non solo non è finito, ma - pur denotando un certo rilassamento negli ultimissimi anni causato dalla normale fluttuazione dettata ad es. dall'ENSO - sta addirittura accelerando!

Shock per tutti i puristi amanti della freddofilia,
per tutti coloro che si sentono già nella era glaciale ventura,
per tutti i nein-sager per default.
Ma tanto, si sa: la matematica *è* un'opinione.
No?

L'ABC del ClimatePuz

Alcuni esempi appositamente selezionati (i ciliegi sono in fiore....) di un modus operandi che si distingue in 3 specifiche categorie (elencate in rigoroso ordine proporzionale alla stupidità e/o inversamente proporzionale al banditismo e agli sprovveduti di cipolliana memoria):


A come ASS. Acronimo di un preoccupante insieme di molti sintomi in sé non gravi, ma potenzialmente sfociante nella Anti-Science-Syndrome. Sintomi tipici? IL solerte Romm dal suo blog ci avverte in primis che la sindrome è grave se è connotata da attacchi contro non-scientists, letale se Al Gore è il bersaglio. Poi ci rende partecipi dei suoi sintomi tipici che, ripeto, presi singolarmente sarebbero anche innocui (come un semplice raffreddore), ma se presenti contemporaneamente in almeno una buona metà possono anche rivelare la vera natura perniciosa della sindrome. Chi la contrae, in genere, suole ripetere long-debunked denier talking points (e in questo senso presenta alcune analogie con la terza categoria), quali ad es.

Periodo Caldo Medievale / la verde Groenlandia e i dolci vigneti inglesi e i passi alpini senza ghiacciai con i walser in canotta e braghe corte ad attraversarli / Hockey Stick / Michael Mann (sì, ci sono anche attacchi feroci ad personam, ora però Mann assai meno di moda e l'onda dice Jones, fra poco probabilmente sostituito da Trenberth o Santer...) / ètuttouncomplottofinanziatodaigoverniperaumetarciletasseeilClimateGatelodimostrerebbesmaccatamente / l'aumento delle T precede quello della CO2 / il vapore è un forcing e non un feedback e se è un feedback non sta aumentando e se sta aumentando raffredda le T globali / le macchie solari in tutte le loro salse / i raggi cosmici e se non lo sono la lunghezza del giorno e se non c'entra allora le maree del sole / i trucchi di Jones, le magie e gli effetti speciali di Mann, le perplessità di Trenberth / gli spot dell'Hotspot / le isole di calore urbane e quelle ubique di Lost / i vulcani sottomarini / le manopoline degli aereisol / lo shift del 76 e la PDO / l'era glaciale prevista nei 70 / il Global Cooling oramai conclamato ed iniziato / il GW che non c'è e se c'è non c'entra con l'aumento di CO2 e se c'entra questo aumento in realtà non c'è e se lo si vede significa che truccano i dati e se non li truccano la CO2 aumenta naturalmente e se non lo fa l'influenza antropica è comunque minima e se non è minima il GW farà bene e se non farà così bene costa comunque troppo mitigare...

Lenta la guarigione, per chi la contrae. Dicono che, spesso, si trasforma. E il soggetto che l'ha contratta sviluppa anticorpi tali per cui diventa più battagliero.
Modus masochistico? O stupido? Magari solo un allenamento per la B.



B come BASHING the Climate Reseach(ers). Mentre ascolate questa perla dai profondi 70, leggete (se ce la fate) il vomitevole attacco del "quotato" e patinato Specchio germanico: qui, mentre qui trovate qualcuno che ne tesse le lodi definendola "divulgazione equilibrata" (!), qui (auf deutsch) e qui le pazienti (!!) repliche, ben circostanziate e oramai all'arma bianca. Oppure, à discretion (fate voi), lo show di Allègre in Francia, con tanto di presa di posizione ufficiale da parte della comunità scientifica coinvolta e smascheramento della truffa (anche su Science). Oppure ancora le conseguenze fisiche e psichiche di onesti e autorevoli scienziati dopo l'incredibile linciaggio che li ha coinvolti in questi ultimi mesi (qui, qui o qui). Oppure infine (a rischio delirium), la lettera (auf deutsch) dei 2 desaparecidos N-IPCC Dipl.Ing.ETH all'indirizzo del presidente dell'ETH allo scopo di reindirizzare lo stesso istituto verso l'ideologia della Flatlandia (notare, nelle citazioni, sempre i soliti nomi che ricorrono)..........qui, davvero: no comment.
Modus sadico? O da banditi? Magari a sua volta solo un allenamento per la C.



C come CONCERN TROLL (CT). Esiste una ben nota sottocategoria dei Trolls chiamata appunto così (o Betroffenhietstroll auf deutsch) . Ne fanno parte tutti coloro i quali apparentemente affermano di condividere il consenso scientifico (in questo specifico caso sul GW e il climate change, ma potremmo estendere, a piacere, anche ad altri ambiti della scienza), ma poi inizian a tempestare chi ne sa (e fa) con 1000domande1000 che neanche i bambini....o che neanche le 11 Zichicchericchì al cospetto... e senza mai arrivarne ad una.
Modus che offre evidenti vantaggi a chi lo attua a scapito di chi ci casca e ne subisce le conseguenze. I primi - da veri ma anche raffinati banditi di cipolliana memoria - mettono sotto pressione, senza soluzione di continuità, i secondi. E, se questi si sentono in dovere di rispondere e chiarire, i CT raggiungono pienamente il loro scopo: quello appunto di depistare continuamente il discorso verso (raramente) nuove o (più spesso) riciclate questions che si ripetono ad intermittenza come in un loop senza hole. Tornando quindi ad ammalarsi della ASS.
Modus recursivo? O da sprovveduti?

domenica 11 aprile 2010

Some like it Hoth


"Nessuno si lagnò mai del freddo su Hoth. Non lo sentimmo mai. Anche se eravamo accecati dalle bufere di neve, potevamo vedere la fine della Ribellione nei mirini dei nostri blaster. Era solo un miraggio? Forse, ma in quel giorno, su quel pianeta, il nostro sangue scorreva caldo con i sogni di vittoria, sciogliendo il ghiaccio che stava sul nostro cammino." − Assaltatore sconosciuto della 501esima.

Uno dei miraggi - apparentemente spesso inconsapevole esattamente come lo era la fine della Ribellione per la 501esima legione dell'Impero Galattico mentre combatteva sul ghiacciato pianeta per freddofili che apre Episode 5 della saga starwarsiana - in cui spesso incappano, loro malgrado, i negazionisti più incalliti dell'AGW è quello della presunta mancanza del primo e principale feedback positivo del riscaldamento: quello relativo al ruolo del vapore acqueo.

Come un tantra ciclico, è recentemente (ri)(ri)tornato in auge e chi lo ostenta come la pistola fumante del fallimento della teoria dell'AGW dovrebbe forse assicurarsi che la pistola, prima di fumare, non sia stata puntata contro se stesso.

C'è chi ancora oggi non riesce a/fa finta di non capire la differenza fra forcing e feedback, nonostante se ne parlasse in maniera chiara e didattica già al tempo in cui gli scarafaggi cantavano Day Tripper.

C'è chi, in considerazione di quanto detto prima, nega il ruolo dei precursori come i GHG e arriva persino a preoccuparsi della diffusione della sana cucina a vapore (al netto degli spaghetti....).

C'è chi confonde (scientemente?) l'andamento dell'umidità relativa con quello della quantità effettiva di vapore presente nella massa d'aria, amplificando in maniera strombazzante (con tanto di rimorchio da pesca) un lavoro di analisi empirica dei dati da radiosonde NCEP (scritto, fra gli altri, da un fisico in pensione dal 2002 affiliato ad alcuni gruppi australiani negazionisti per "fuel's & coal's grace") già potenzialmente debunkizzato ad es. dalla sola comparazione con gli stessi dati (andamento dell'umidità specifica alla quota di 700 hPa fra 20N e 50S) di rianalisi NCEP (!) oltre che con misure dirette e satellitari.

C'è invece chi non lo vede e pretende di trasfigurare la sua cecità nella notte fonda di Asimoviana memoria. Al punto da non riuscire più a capire quando è giorno, talmente fa freddo e secco, e ri(a)schiando così fondi di barile.

Insomma: solito modus operandi, spesso semplicemente figlio di un atteggiamento A.S.S.; altre volte anche più raffinato e subdolo, da vero Betroffenheitstroll; purtroppo però recentemente anche affiancato dallo sport più in voga (e gratuito!) del momento nella contea dei nein-sager, sport per fare il quale la stupidità e l'ignoranza colpevole aiutano parecchio (remember Shaw?;-): il Bashing (vedi prossimo post...).

Via: una panoramica veloce veloce di alcuni fra i più recenti studi sull'osservazione del feedback suddetto. Repetita iuvant, no?

Aggiungo anche una recente intervista ad Andrew Dessler, uno dei massimi esperti sul tema (report news anche dalla NASA).

Aggiungo anche una comparazione di dataset con relativa metodologia usata per "rintracciare" ed osservare il Precipitable Water Vapour (PWV), soprattutto quello molto basso delle latitudini polari (progetto ECOWAR/COBRA).

Aggiungo pure (per la talpa ⇒) 2 grafici (qui e qui) relativi all'andamento in epoca di rianalisi (ultimi 60 anni) del PWV e dell'umidità *specifica* q.
PWV: si vede bene il forte calo fra gli anni 50 e 70  e poi il graduale e progressivo incremento.
q: andamento evidente al rialzo, non c'è dubbio. Il perché utilizzo l'umidità specifica e *non* quella relativa ce lo dice già un semplice e basilare testo di meteorologia. Non avendolo, si può sempre ricorrere alla rete, ma in questo caso occorre mirare bene altrimenti si rischia sempre il grande miraggio di Hoth di cui parlavo nell'incipit del post ;-)
Ah, i grafici non sono truccati, semplicemente hostati dal server dei plotting dell'ESRL (⇐ sempre per la talpa).

Aggiungo (⇔ sempre per la talpa ⇔ ) un ulteriore grafichino, tratto da uno dei 20 papers citati nel link alla panoramica (questo, per la precisione).

Bottomline: a qualcuno piace davvero HO(T)H.

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Tornerò comunque a parlare di vapore acqueo in un post futuro più approfondito e circostanziato. Per ora vi lascio con questo bel video della NASA.

venerdì 9 aprile 2010

Here we go (again)


Grazie alla segnalazione da parte del coniglietto (non - più - pasquale) più smart della zona, un cioccolatino-regalo made by PhET che farà molto piacere anche alla redazione di MS, ne siamo certi ;-)

Here we go. And again (and again) (and again).....

Ce ne sono tanti altri altrettanto belli.....

Buone playrolls....

Rio de Abril e acque nascoste | deserto d'acqua #2














Rio de Janeiro e dintorni sott'acqua e favelas del centro e dell'agglomerato - a Niteroi in primis -messe in ginocchio dalle colate di fango e dalle frane innescate da piogge alluvionali estreme.
Triste musica da una partitura già nota. Repetita iuvant?

Oggi a modem (trasmissione radiofonica di approfondimento della RSI) se ne è parlato con diversi ospiti: una ricercatrice brasiliana c/o l'area di sviluppo internazionale e studi regionali del CeSPI, un antropologo/etnologo docente alla Bicocca che ha lavorato nelle favelas di Rio, un architetto attivo in Brasile e docente di urbanista alla Salford University di Manchester e il noto geologo e docente di geologia applicata all'Università di Siena Luigi Carmignani. Proprio l'intervento iniziale di quest'ultimo è lo spunto della riflessione odierna proposta da MS.

Tempi di ritorno: questa la key word che ha sostanziato l'intervento di Carmignani. I tempi di ritorno di fenomeni alluvionali sono, come ben si sa, un esempio paradigmatico di un applicazione matematico/statistica di tipo lineare ad un evento a rischio di catastrofe. Lineare in senso ampio del termine, da non confondersi ovviamente con la scala usata nei calcoli perché questa è invece di tipo logaritmico, essendo associata alla legge degli estremi (che in questo caso relaziona intensità e durata delle precipitazioni).
Il mio *lineare* fa invece riferimento - come poi affermato anche dal prof. - al fatto che i tempi di ritorno di questi eventi, pur utili in termini di prevenzione (if possible), in realtà tendono a sottovalutare due fenomeni che in comune hanno la fingerprint antropica.

Il primo dei quali l'impronta ce la mostra direttamente: il progressivo (e spesso pure a sua volta non lineare) uso sempre più massiccio del suolo, con l'urbanizzazione e l'accumulo di beni e infrastrutture (di ogni tipologia e vulnerabilità) in luoghi anche a forte rischio (alluvionale, sismico o altro che sia) e anche in aree "meno sospette" del Brasile.
Insomma: acque nascoste ma non perite, una piena prima o poi ritorna, in questo primo caso probabilmente più prima che poi.

Sul secondo fenomeno, invece, l'impronta antropica è indiretta: si tratta del modo in cui l'accumulo ed il surplus di energia come quello che connota oggi il pianeta riesce a "sconvolgere" il ciclo idrologico e a riconfigurare la distribuzione e l'intensità delle precipitazioni (ne parlerò in un prossimo post generale). Carmignani, a ragione, parlava di situazione troppo comune in molte parti del mondo per essere "liquidata" con una spiegazione che faccia capo al solo, pur importante, primo fenomeno.
Insomma: Rio de Janeiro o de Abril? Cicli idrologici mutati: in questo caso una precipitazione molto intensa a seguito di mesi di siccità, e il danno è già potenzialmente incombente.

Ecco: questi due fenomeni, su scale temporali variabili, agiscono sicuramente sulla linearità matematica dei tempi di ritorno. È forse ora di tenerne maggiormente conto?


***UPDATE***
In occasione della giornata internazionale dell'acqua dello scorso 22 marzo, la celebre rivista National Geographic dedica il numero speciale di aprile proprio al tema dell'acqua. L'edizione italiana è uscita prontamente con la traduzione del numero speciale in questi primi giorni di aprile. Il sito americano è visibile online con una versione scaricabile interattiva. E qui è possibile visionare 15 delle più belle, rappresentative e/o drammatiche immagini della NG, insieme ad altre fornite dalla NASA. A pochi giorni dalla catastrofe brasiliana delle acque nascoste...

mercoledì 7 aprile 2010

Aurora borealis....the icy sky at night....


Titolo mutuato da uno dei pezzi migliori della prima età dell'oro di Neil Young per un post che parla di due cose diverse ma con una connessione intrinseca.

Partiamo proprio dalla connessione: l'affascinante spettacolo delle aurore polari (boreali o australi) è un fenomeno che, per ovvi e ben noti motivi associati all'interazione fra magnetismo terrestre nella ionosfera e vento solare, è possibile osservare solamente a latitudini alte (lungo le fasce ovali aurorali che contornano i poli magnetici) e principalmente durante i 6 mesi della stagione buia. Laddove e allorquando i cieli notturni sono - oltre che baluginanti di variazioni cromatiche che vanno dal vermiglio al verde e azzurro passando per il rosa ed il giallo - anche ovviamente very icy.

Quest'ultimo scorcio della lunga stagione invernale artica sta presentando una sequenza abbastanza intensa di aurore boreali. Il motivo è da ricercarsi nell'improvvisa (per quanto non insolita) accelerazione singhiozzante dell'attività magnetica del sole (e della relativa irradianza). Il lungo e sonnecchiante minimo fra la fine del ciclo 23 e l'inizio del 24 (ufficialmente iniziato nel dicembre 2008 ma con bassa attività dal 2005) è ormai archiviato. In questi ultimi giorni si sono succedute alcune grosse tempeste geomagnetiche che hanno puntualmente inscenato le bellissime aurore recenti (qui un video da Tromsoe nel 2009, uno dall'Islanda e uno recente da Fairbanks , qui invece una recentissima foto dall'Antartide e qui Summit Camp in Groenlandia inondato di rosso...).

Vediamo adesso se - come si evince dalla giovane ricerca scientifica (soprattutto quella di scuola ceca) about the meteorological effects - il flusso di protoni solari è sufficientemente intenso da riuscire ad indurre (ancora: siamo pur sempre già ad aprile e gli effetti notati si limitano perlopiù al cuore della lunga stagione invernale) un reversal pattern sullo scacchiere euro-atlantico tale per cui....


...e ovviamente, dopo un inverno così estremamente "mite", sereno e anticiclonico, neanche il rischio grosso di vedersi oscurate le northern lights dalla copertura nuvolosa per groenlandesi, norvegesi o canadesi. Lì, in quest'ultimo inverno, in effetti - mentre qui misuravamo la neve - misuravano (laddove c'era luce) gli effetti ottici dell'albedo diurno e/o quelli termici dati da cieli spesso very icy at night....

Le 3 mappe seguenti (Reanalisi NCEP) mostrano le anomalie della pressione al suolo (rosso +, blu -), delle temperature superficiali (rosso +, blu -) nonché della radiazione ad onda lunga dispersa nello spazio (OLR: blu +, rosso -) delle latitudini medio-alte (> 50 gradi N) nei 4 mesi dicembre 2009-marzo 2010. Le zone artiche sono state connotate da alta pressione persistente (tipica dell'Oscillazione Artica negativa), temperature molto molto miti (soprattutto su Groenlandia e Artico canadese con scarti fino ad oltre + 10 gradi fra le baie di Baffin e di Hudson) e cieli molto limpidi (tranne sull'Eurasia a sud del 60° parallelo).