domenica 18 aprile 2010

It's a kind of magic

Finale dei playoff del campionato svizzero di hockey di National League, gara 4, ieri sera a Ginevra, in pista Ginevra-Servette contro Berna e io spettatore dell'avvincente sfida. Secondo minuto del terzo tempo, power play per il GS, il giocatore ginevrino Thomas Déruns sul disco dietro alla porta bernese. Improvvisamente s'inventa *la magia*, usando il bastone da hockey come la bacchetta e segnando la più bella e pazzesca rete della stagione. Anche se vacua, visto che a imporsi alla fine saranno gli ospiti bernesi. Guardate: sembra che si incolli letteralmente il disco alla mazza, prima di infilarlo in porta. Ma non c'è alcun trucco, bastone in ordine, rete regolare, popolarità del giocatore esplosa. Incredibile ma vero....it's only a kind of magic.

Università dell'East Anglia, Norwich (UK), mercoledì scorso. Esce il rapporto finale del Panel internazionale indipendente, fra i Membership anche "lo zurighese" dell'ETH Sir Huw Davies ⎨come non ricordare le sue splendid Atm.Ph.Lessons I e II e quelle di Dyn.Met?⎬, si presentano i risultati delle indagini sull'operato della CRU. Che tanto rumore ha fatto nella bigoilosfera e sui mass media. Con tanto di danni collaterali all'immagine della comunità scientifica. Allora: trying to mislead? Hanno usato trucchi paleoclimatologici? Ci hanno stupito con effetti speciali? E mr. "bastone da hockey"? No, neanche qui nessun trucco, a quanto pare. Bastone in ordine, comportamento corretto, integrità scientifica confermata. Incredibile, ma vero....it's only a kind of magic.


5 commenti:

  1. Telegraph Cove19 aprile 2010 01:26

    Confesso che ho solo "leggicchiato" il report linkato.
    Il panel conferma la sostanziale bontà delle ricerche fatte e integrità dei dati (che ritenevo scontata personalmente anche solo per la quantità di scienziati che si occupano della materia) ma punta anche il dito su alcune problematiche assai note.

    Mi ha colpito in particolare questa critica assai poco velata:
    "We cannot help remarking that it is very surprising that research in an area that depends so heavily on statistical methods has not been carried out in close collaboration with professional statisticians"

    Mi riservo di leggere meglio per capire se questa mancanza si riferisca in qualche modo all'analisi dei dati all'interno del documento (non credo comunque).

    in ogni caso nulla cambia sotto il sole, gli scienziati sono prima di tutto uomini e quindi ...

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  2. @ TC
    certo, ha anche in questo caso ragione, imho! Sono ben noti - e da tempo - i problemi associati all'applicazione di metodi statistici perfettamente appropriati (ma ne esistono?) all'analisi di dati paleoclimatici. La base della critica all'HS effettuata da M&M's si basava in primis proprio su questo aspetto (oltre al ben noto problema della divergenza dei proxy dendro, problema noto almeno dal 1995... ➔ magari ci torno con un post dedicato).
    Intanto, se va, le linko una recente pubblicazione (è un editoriale di un recente numero di Climatic Change) di Jan Esper che affronta proprio il problema delle trappole statistiche in ambito delle tecniche di calibrazione dei dati dendro al fine di ottenere robuste time series di temperatura: http://www.wsl.ch/staff/jan.esper/publications/Esper_2009_CC_PIT.pdf

    Tenga cmq presente che il lavoro di Mann et al. è stato più volte corroborato, anche recentemente, pur tenendo conto dei problemi emersi appena citati.
    In generale credo all'auspicio del Panel: lavorare molto di più con esperti dei più svariati settori, anche della statistica, ci mancherebbe! A patto che non diventi una sorta di "dittatura" disciplinare tale per cui il fine giustifichi il mezzo (e qui, di nuovo, non riesco proprio a non pensare alla "premiata coppia" M&M's). Credo che in nessun altra branca scientifica come le geoscienze connettere le più svariate specializzazioni sistematiche sia oggi condizione necessaria per il progresso scientifico. Con questo io, personalmente, auspico una visione più "connettivistica" della cosa, da non confondere, imho, con il tanto decantato ed in voga olismo (anche su questo aspetto della "filosofia della scienza", ho in cantiere un post).

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  3. Telegraph Cove20 aprile 2010 18:28

    Thanks per il link.

    Mi capita di sempre più di rado di leggere qualcosa di interessante in ambito climatologico.
    Confesso candidamente di non essere un esperto ma rimane il fatto che ormai nel web si trovano quasi esclusivamente pubblicazioni iper tecniche (belle ma per capirle bisogna avere l'umiltà di dedicare tutto il tempo che sia necessario a comprenderne almeno sostanzialmente le basi fisico/matematiche) o i soliti siti web/forum dove da tempo gli argomenti climatologici vengono trattati poco e molto frettolosamente.

    Mancano quelle sintesi di ampio respiro che richiedono però da parte di chi scrive competenze e capacità divulgative non comuni.

    Insomma ben venga qualche suggerimento per la lettura.

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  4. @Tel Cove
    be', se non l'ha letto, il primo volume del IV rapporto IPCC non è male, come sintesi d'ampio respiro:
    www.ipcc.ch/publications_and_data/ar4/wg1/en/contents.html

    anche se mi piace di più la sintesi storica fatta da Weart: www.aip.org/history/climate/

    Breve e divertente:
    Robert Henson, The Rough Guide to Climate Change, nuova edizione 2008 - Rough Guides

    Questo è un must, ma non l'ho ancora letto:
    David Archer e Stefan Rahmstorf, The Climate Crisis, Cambridge UP, 2010 - capitolo gratis qui:
    www.pik-potsdam.de/~stefan/climate_crisis.html


    http://www.pik-potsdam.de/~stefan/climate_crisis.html

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  5. Telegraph Cove22 aprile 2010 00:15

    @oca sapiens

    grazie dei suggerimenti

    primo volume del IV rapporto IPCC
    l'ho già letto, ma il rapporto IPCC è un documento strano poichè non è solo un documento tecnico, né solo un testo divulgativo ma anche uno strumento di comunicazione tra la scienza e la politica.
    Per mie pecche culturali, però, la lingua inglese non mi consente di cogliere al meglio le "sfumature" lessicali del testo.
    Mi piacerebbe scoprire, ad esempio, nei vari contributi fin dove arriva lo scienziato "hard" e dove invece appare il mediatore o, più semplicemente, traspare l'uomo.
    A volte, nei testi in madre lingua, questo è possibile in questo caso (per me) no.

    David Archer e Stefan Rahmstorf, The Climate Crisis
    Bello il capitolo "omaggio"; attenderò che esca il libro tradotto in italiano.

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