giovedì 3 giugno 2010

...curry...

Secondo ospite ai fornelli e seconda spezia usata. Stavolta parliamo del curry, in realtà una miscela di spezie che produce il famoso condimento tipico di molti piatti indiani. Molti ma ovviamente non tutti; indiani in prevalenza, non adoro particolarmente usare questo intruglio di spezie in altri tipi di cucine.



Judith Curry è una nota climatologa del Georgia Institute of Technology assolutamente non appartenente all'esiguo ramo degli scienziati scettici sull'AGW dalla prima ora (come ad es. Pielke sr o Lindzen) o negazionisti per default (come ad es. Michaels, Singer o Balling).

Expertise soprattutto nel ramo hurricanes and warming, la Curry è una di quelle personalità che - come solo a volte la spezia a lei associata sa suscitare - ultimamente sta provocando parecchie vibranti reazioni nel mainstream delle scienze climatiche.
Proprio il protagonista del precedente post, Mike Hulme, al colloquio che ho seguito a Zurigo ha citato la collega (fra gli altri) e le sue prese di posizione (vedi ad es. qui) come esempio significativo di critica esemplare, come asserivo in quel post a proposito del ruolo della comunicazione scientifica odierna e dell'importanza dell'auditing nelle scienze ambientali stricto sensu e, in questo caso particolare, di quelle climatiche (al di là di quel che già fanno personaggi come ad es. McInqyre). Niente sorpresa, comunque: per fare un buon curry ci vuole anche un po' di zenzero...:-D

Quello che invece io non riesco bene a digerire, del(la) Curry, è metaforicamente parlando il suo impiego a gamma larga per omologare specifici gusti (al di là, strictly speaking, di quei magnifici piatti indiani dei quali ne viene esaltato il sapore).

Presa come paladino della bigoilosfera recente e considerata da tutto lo spettro dei suoi adepti (da mamma Watts in avanti) come incarnazione di un esemplare modus operandi che la nuova era dell'acquario climatico ha iniziato con il watershed del bubblesgate nel novembre scorso (vedi ad es. alcuni commenti a margine di questo recente post di climalteranti), la Curry in realtà aderisce molto bene all'origine del suo saporito nome. Miscela di spezie pestate nel mortaio, miscela di idee a tratti anche contraddittorie prestate (suo malgrado?) al mortorio del negazionismo tout court.

Vediamone alcune, seguendo qualche suo intervento sia dal suo sito citato, sia effettuato in alcuni atolli e isolotti nel mare nero della bigoilosfera (c'è ad es. un'isola in cui la Curry recentemente ha trovato/sta trovando parecchia accoglienza e dalla quale molte sue idee sono trapelate per la lista che segue).

1) le sue recenti prese di posizione sul tema del climatechange sono paragonate a faticosi e lodevoli tentativi di costruzione di ponti fra il mainstream scientifico sul tema e il mondo variopinto e cangevole dello scetticismo e del negazionismo climatico. Ma a parte il fatto che i ponti permettono sì il collegamento fra due sponde ma non le avvicinano neanche di un solo cm, mi chiedo: come si fa a mettere nello stesso calderone Lindzen, Pielke sr, Fred Singing in the smoke, McInqyre, Weg"the plagiarist & statistical debunked"man, mamma Watts, il Visconte Decimato e gli allevamenti acquatici dell'Heartland, la pescicoltura del GMI, la resilienza del pesce lesso del CEI e l'esposizione ittica del CATO?
Come se si volesse restore public credibility nelle scienze biotecnologiche applicate al pool genetico delle colture mettendo sullo stesso carrozzone Crawley, Morgante, l'ETHZ, la Chiesa, la Coldiretti, la Monsanto e Naomi Klein. Un po' pretestuoso, n'est-ce pas?
Lo fa apposta per evidenziare la caleidoscopica galassia di sabbia sulla cui clessidra oramai neanche l'Heartland ci conta più molto?

2) Curry cita molto McInqyre come esempio di auditing sano e imprescindibile nell'ambito del tema in oggetto, foriero di glasnost e diritto di domanda di data-acquisition. In realtà, non si capisce bene perché uno dovrebbe affidarsi ad uno statistico implicato a sua volta in losche procedure, abbastanza sordo e/o testardo in fatto di risposte a data-supply e buon inventore di narrativa intrecciata.

3) Auspica maggior serietà nell'utilizzo della statistica e ricorda la recente dichiarazione contenuta nel rapporto della commissione d'inchiesta Oxburgh sull'operato della CRU. Ma si guarda bene dal ricordare che la fatidica statistica utilizzata da Mann nel suo fatidico studio pubblicato nel 1998 (embrione della fatidica controversia sull'Hockey stick), in realtà pur non essendo ottimale era pur sempre sufficiente per gli scopi del lavoro. Non ottimale perché 15 anni fa alcuni tools matematici (come le funzioni che fan capo alla distribuzione del Delta di Dirac o gli integrali di Feynman) non erano ancora così raffinati e la cui implementazione non era ancora così rigorosa come oggi. Sufficiente perché poi, in realtà, le numerose successive ricostruzioni hanno confermato e corroborato sostanzialmente quel primo modello (anche con set di proxy differenti!). Poi non parla nemmeno degli studi pionieristici della D'Arrigo (a quasi 20 anni di distanza) a proposito del problema della divergenza fra dati dendro di alcune specie di pini e i dati strumentali emerso alle alte latitudini del NH a partire dagli anni 60; non fu certo McInqyre il primo a parlarne...

4) A proposito del rapporto della commissione d'inchiesta Oxburgh: qui in particolare la spezia usata dalla nostra ospite ai fornelli sembra davvero stucchevole, il troppo stroppia come si dice. Insomma: definire (da fuori!) testualmente che "l'investigazione della Oxburgh per me ha pochissima credibilità a causa di biases di alcuni dei suoi membri (a), esame non effettuato dei papers al centro della controversia (b), mancanza di dettagli (c) e di considerazione da parte della critica attuale effettuata da McInqyre e altri" (d) mi pare davvero un ragionamento effettuato su una falsa pista e al limite della fallacia. Perché delle due l'una: o la spezia è usata per provocare reazione stucchevole, oppure c'è qualcosa che non quadra.
(a) Quali sarebbero questi biases e chi li ha?
(b) Quali sarebbero i papers non analizzati al centro della controversia? Magari quello di Mann del 1998 i cui risultati sono stati più volte confermati in seguito?
(c) I dettagli, magari, li devo chiedere io a Huw Davies direttamente per lei??
(d) Consideriamo esemplari le critiche da parte di qualcuno non esattamente esente da giustificate critiche?
Insomma, per citare una sua metafora about the question: se "i pompieri ricevono una chiamata per un allarme fuoco in cucina e dopo investigazione nel soggiorno dichiarano che non c'è alcun fuoco in casa", magari è perché ad una investigazione più approfondita risulta che la chiamata dalla cucina era per......un semplice flambé al.....curry!! ;-P

5) Nella sua missione cita spesso come punto di riferimento anche una delle regine del Big Oil ismo a tutto campo: mamma Watts. Per es. merita davvero credito - come Curry asserisce - lo strombazzamento cacofonico con tanto di sito già debunkizzato a più riprese (per es. nell'update #3 qui e recentemente anche qui) di mother Watts?

6) Ha evidenti problemi con l'attribution dei trend di temperatura del XX secolo e ne dà la colpa alla presunta (per lei) negazione del ruolo delle oscillazioni oceaniche multidecadali (come la PDO). Sul loro ruolo ci sono ad es. 4-5 recenti papers molto esplicativi a proposito (ma ci tornerà anche MS): qui, qui, qui e qui (parte 1 e parte 2). Li ha mai letti?
Poi non so, io non l'ho vista ad es. al seminario dedicato proprio alla variabilità del clima nel XX secolo al Monte Verità nel giugno 2008 al quale ho avuto il piacere di partecipare. Ma, fra gli altri, Trenberth, Sardeshmukh, Compo, Wang, Wallace, Folland, Kodera, Overland, Serreze, Vecchi, Davies, ovviamente Brönnimann e Luterbacher as home-host, persino il "dissidente" Latif c'erano. Eccome. Si potrebbe segnalarle questo breve e succinto rapporto tratto dal seminario o quest'altro volume sul tema, tratto da un precedente seminario effettuato in piena heatwave nel luglio 2006. Poi vediamo un po'.


Insomma: a che gioco sta giocando la nostra cuoca ai fornelli indiani? Dice anche spesso che comunque lei non è in disaccordo con le conclusioni dei vari rapporti come quello dell'Oxburgh sull'operato della CRU, non ci sono - nel mainstream della scienza del clima - evidenze di condotta scientifica disdicevole, né di plagio e di falsificazione di dati. E mentre lo dice, sostiene anche ad es. i 6 punti elencati sopra.
Ha buone ragioni chi accusa i climatologi i falsificare i dati e però secondo lei loro non lo fanno. Usano metodi statistici tutt'altro che appropriati e non tengono conto di un sacco di biases e però i loro lavori sono validi.

Che questa spezia provochi dissonanze cognitive a go-go?

Qui occorre venirne ad una: a quale categoria appartiene la nostra cuoca?

Per rispondere a questa domanda, dovrò introdurvi l'ultimo ospite ai fornelli, con un'altra spezia. Entro domani in serata.

Stay tuned.....




3 commenti:

  1. John Sullivan accusa Judith Curry e Gavin S.di frode:
    climaterealists.com/attachments/database/GreenhouseGasTheoryDiscredited.pdf
    perché la legge di Stefan-Boltzmann è sbagliata,
    www.ilovemycarbondioxide.com/pdf/Greenhouse_Effect_on_the_Moon.pdf
    quindi la teoria dei gas serra è junk

    Con amici così...

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  2. Uhm....mi verrebbe da dire: che si cucini l'analista prezzolato con abbondanza di curry... che tanto lo sanno anche i bimbi che la NASA sulla Luna non ci è mai andata...:-O
    La cosa più divertente, di quel poco che ho letto (poi non ho più retto e...sono andato a cucinarmi polletti al curry), è la tabula rasa effettuata dall'analista prezzolato su decenni di base physics. E le “full surface energy balance equations”, per lui, hanno 12 anni di vita. Davvero divertiti i miei polletti, prima dell'inzuppata nel curry....
    http://www.scribd.com/doc/7211999/Dines
    http://www.agu.org/journals/rg/v024/i002/RG024i002p00351/RG024i002p00351.pdf

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  3. Già, i bias di Oxburgh che ha salvato la Shell dopo gli scandali sulle riserve e ne è partito con pacchi di stock options...

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