venerdì 10 febbraio 2012

Parlando delle fini

2012! Tranquilli, è solo la fine!


Questo l'ammiccante titolo scelto dalla Società Ticinese di Scienze Naturali per il ciclo di di 5 appuntamenti  che costelleranno l'anno identificato come l'ultimo, cronologicamente parlando, in cui alla fine tutto finirà.
[Update 14/2: La conferenza, molto interessante - as usual - , si è chiusa con lo stimolo a leggere questo recente articolo sul peak oil pubblicato su Nature. Molto interessante, soprattutto il paragrafo sulla relazione con la crisi economica. Ecco l'articolo tradotto in italiano pochi giorni fa per LeScienze].

Siccome l'evoluzione terrestre e cosmica è un susseguirsi di eventi che scorrono, alcuni dei quali terminano ed altri che iniziano e siccome ad ogni fine segue un inizio a testimonianza di energia che tutto muove, questo concetto è di fondamentale importanza.
Al punto che il ciclo di conferenze si prefigge di toccare alcuni dei più svarianti campi nei quali la fine è un tema centrale: dall'astrofisica alla paleontologia, dal mito alle risorse energetiche e fino alle crisi ecologiche.

Qui il programma ancora in progress (ad oggi ancora manca da definire la conferenza autunnale dedicata alla fine del petrolio, magari si potrebbe invitare il Bardi ;-), è persino prevista un'escursione in compagnia del mitico glaciologo Giovanni Kappenberger sul ghiacciaio del Basodino per assistere all'agonia e parlare della fine dei ghiacciai.

Dopo la prima conferenza di fine gennaio dedicata alla fine delle stelle (di Roberto Trotta), ecco che domani sera tornerà piacevolmente fra noi Luca Mercalli per parlarci della fine della civiltà, fra catastrofi naturali, crisi ecologiche ed economiche.
Appuntamento alle 20:30 a Lugano alll'Auditorium dell'Università della Svizzera Italiana.

Una citazione dal suo ultimo libro "Prepariamoci" dedicato alle catastrofi pedagogiche (citazione da Denis de Rougemont) e...pronti per la Transizione.
Sento venire una serie di catastrofi organizzate dalla nostra azione deliberata anche se inconsapevole. Se saranno abbastanza grandi da risvegliare il mondo, e non abbastanza grandi da schiacciarlo, le definirei pedagogiche, le sole capaci di farci superare la nostra inerzia e l'invincibile propensione dei commentatori a tacciare di psicosi apocalittica ogni denuncia di un fattore di pericolo chiaramente dimostrato.


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