domenica 27 febbraio 2011

Showdown

Premessa

L'articolo di Klaus Hasselmann pubblicato la scorsa estate su Nature Geoscience, ma riesumato in tutta la sua lucidità e importanza il mese scorso, nell'ambito dello speech di Trenberth al congresso dell'AMS (ne ho parlato qui).


In difesa della scienza

La lettera da parte di un nutrito gruppo di scienziati, molti dei quali membri della NAS e afferenti al progetto tPoCS, indirizzata alla nuova leadership del Congresso USA. Presa di posizione per ricordare al Congresso l'importanza del tema dei cambiamenti climatici, perfetto esempio di minaccia alla sostenibilità, visto l'impatto non solo sull'ambiente ma pure su economia, sicurezza nazionale e salute pubblica che l'AGW produce (vedi anche qui il Report commissionato dalla precedente amministrazione USA).



La scienza che ne sostanzia descrizione e comprensione, rilevamento e attribuzione è forte e, in quanto tale, preclude eventuali astrazioni futuristiche ma include tutti i potenziali rischi accennati.
Scienza che anche in questo caso - come in ogni altro campo - spiega e dice quel che è provvisoriamente non falso, mediante un processo scientifico che è degno di fiducia, oltre ogni ragionevole dubbio. Come ribadito nella lettera aperta scritta l'anno scorso dai 255 membri della NAS a Science magazine a favore dell'integrità della scienza.
E come, su richiesta del Congresso, ha proclamato la stessa NAS.

Valutare, riferire e spiegare la scienza che sta alla base del cambiamento climatico: è questo l'obbligo degli scienziati. Anche e soprattutto perché oggi il dibattito su questo tema (nell'arena mediatica al di fuori dell'ambito accademico dove si fa ricerca) è diventato sempre più ideologico, pur non essendo però il tema il mero prodotto ideologico di un sistema di credenze quanto piuttosto un risultato basato su fatti scientifici e su quella hardscience che sostanzia gli ultimi 150 anni.


Debito carbonico

Una delle keyword che emerge dalla lettera. E che sostanzia anche le preoccupazioni di questo report (del 2007) in ambito militare e di quest'altro della Shell (attuale) con gli scenari fino al 2050 (vedi in particolare il cap. 4). Ma anche di numerosi altri rapporti dagli ambiti più diversi (assicurativo anche qui, economico, sociale, turistico,...).


Time for actions

È pur vero che non è sufficiente sapere per accettare quello che si sa e agire di conseguenza. Perché:

(a) non ci si ricorda di quel che è già successo o non si riesce ad immaginare quel che potrebbe succedere (prigionieri come si è del pensiero lineare);

(b) non ci si accorge di quel che sta succedendo, perché quel che sta succedendo si manifesta in modo fluttuale (o a volte perché si hanno le proverbiali fette di salame sugli occhi...);

(c) ci si rifiuta di vedere quel che sta succedendo, perché è scomodo e non piace;

(d) non si riesce a vedere e ad accettare quel che succede, perché si è pigri, testoni o miopi.

 Nicht sein kann, was nicht sein darf, dice un detto tedesco: le cose la cui esistenza sembra impossibile, non possono esistere.
Tamino ha un post recente molto efficace, in tal senso. Da notare come per lui la proliferazione delle bizzarre teorie negazioniste ("il GHE non esiste", "it's only natural", "è tutta ciclomania", "è una random walk",... e altre affette dai ben noti virus della B.S. o dell'ASS)  risponda sostanzialmente a 2 motivazioni: la prima è quella segnalata sopra al punto (c), la seconda lui la definisce (con il titolo del post) "mathturbation", traducibile più o meno con masturbazione matematica (;-). È quella tipica dei saputelli saccentoni che - sfruttando la tendenza naturale (molto in uso presso certe categorie professionali...) a giocare con numeri e idee e trovare relazioni in ogni dove - si persuadono di aver successo su una intuizione ritenuta per loro fondamentale e pretendono di spacciarla per verità rivelata. Ogni riferimento a recenti post, soldatini ing. che sanno tutto e basta e centraline è il frutto della più fortuita e bizzarra delle casualità :-D

Eppure dobbiamo credere ed accettare quel che oggi sappiamo. Ne va del nostro futuroIt's time for actions: è troppo tardi per essere pessimisti e quindi non è mai troppo presto per agire.

3 commenti:

  1. Non so se hai già accennato a questo nuovo studio:

    http://climateprogress.org/2011/02/17/nsidc-thawing-permafrost-will-turn-from-carbon-sink-to-source-in-mid-2020s-releasing-100-billion-tons-of-carbon-by-2100/

    Non ho parole...

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  2. Ciao Paolo
    ho fatto una piccola aggiunta al post scritto ieri sera, collegandomi all'ultimo post di tamino.

    Permafrost: no, non ne ho ancora accennato, lo metto in lista d'attesa, vorrei prima o poi scrivere un post abbastanza divulgativo sul tema (ho ancora in cantiere alcuni studi che ho letto l'anno scorso, fra i quali quello interessante pubblicato su un numero di Le Scienze della scorsa estate).

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  3. @steph
    nei vari rapporti, contano di più Brasile, Cina, India. E qui, doppie fette di salame...

    @Paolo
    Dall'abstract e dal sito NSIDC le incertezze sono ancora grandi, e non vedo l'offset della vegetazione (o fitoplancton). Possibile che nel modello sia ininfluente per due secoli?

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