Le verdi e grigie Alpi del futuro

Entro il 2100 la maggior parte dei ghiacciai fonderanno sulle Alpi e in molte altre parti del mondo. La fusione dei ghiacci è inoltre sempre più veloce e fa salire il livello dei mari di 1 millimetro all'anno. Sono questi alcuni dei risultati di uno studio diretto da ricercatori dall'Università di Zurigo e pubblicato qualche settimana fa su Nature.

Il ghiacciaio svizzero del Gorner, il secondo ghiacciaio più grande delle Alpi europee, alla fine dell'estate 2017. Credit: M. Huss

I ricercatori guidati da Michael Zemp - geografo fisico dell'Università di Zurigo - hanno combinato i dati relativi a 19'000 ghiacciai con quelli estrapolati dalle immagini satellitari. I risultati indicano che tra il 1961 e il 2016 i ghiacciai hanno perso più di 9000 gigatonnellate di ghiaccio - l'equivalente di un cubo di ghiaccio della grandezza della Germania con uno spessore di oltre 30 metri - , provocando l'innalzamento degli oceani di 27 millimetri. Ciò significa che i ghiacciai contribuiscono in misura più importante del previsto all'innalzamento del livello dei mari. In particolare, il periodo tra il 2006 e il 2016 ha contribuito da solo con circa 1 millimetro all'anno: un apporto che ha raggiunto più o meno quello della Groenlandia e ha superato quello dell'Antartide.

Quota regionale dei ghiacciai nel contributo all'aumento del livello del mare dal 1961 al 2016. Il cambiamento di massa globale e regionale cumulativo dei ghiacciai (in gigatonnellate, 1 Gt = 1 miliardo di tonnellate) corrisponde al volume delle bolle.  SLE =  equivalente livello del mare, ovvero la variazione del livello medio globale del mare che si verificherebbe se una determinata quantità di acqua o ghiaccio fosse aggiunta o rimossa dagli oceani. Esempio: con oltre 3000 Gt, i ghiacciai dell'Alaska (ALA) sono quelli che hanno contribuito maggiormente all'aumento dei livelli del mare. I ghiacciai in Asia Sud-Ovest (ASW, bolla blu) sono stati gli unici ad aver mostrato un leggero aumento di massa. Credit: Zemp et al. 2019

Le maggiori perdite regionali sono state in Alaska, seguite dai ghiacciai intorno al bordo della calotta di ghiaccio della Groenlandia e dai ghiacciai nelle Ande meridionali. Importanti quantità di ghiaccio sono inoltre andate perse dai ghiacciai del Canada e della Russia nell'Artico, così come da Svalbard.

Credit: ESA

La sola area a guadagnare ghiaccio durante questo periodo è stato il sud-ovest dell'Asia (nella mappa, ASW). Qui, i ghiacciai hanno accumulato 119 gigatonnellate di ghiaccio, ma il vicino sud-est asiatico (ASE) ha perso all'incirca lo stesso quantitativo, 112 tonnellate.

Usando 15 immagini tratte dai satelliti statunitensi Landsat, l'animazione comprime 25 anni di cambiamenti in soli 1,5 secondi per rivelare il comportamento complesso dei ghiacciai in aumento nella regione Panmah della catena montuosa del Karakorum in Asia. I ghiacciai sono rappresentati in blu pallido, la neve da azzurro al ciano, le nuvole in bianco, l'acqua in blu scuro, la vegetazione in verde e il terreno nudo dal rosa al marrone. Credit: F. Paul, The Cryosphere, 2015 & USGS/NASA 
Mentre adesso possiamo fornire informazioni chiare su quanto ghiaccio una regione glaciale perde ogni anno, è altrettanto importante notare che il tasso di perdita è cresciuto significativamente negli ultimi 30 anni. Stiamo attualmente perdendo un totale di 335 miliardi di tonnellate di ghiaccio all'anno, che corrispondono ad un innalzamento dei livelli del mare di quasi 1 mm per anno. In altre parole, ogni singolo anno perdiamo quasi tre volte il volume di tutto il ghiaccio immagazzinato nelle Alpi europee, e ciò rappresenta circa il 30% dell'attuale tasso di innalzamento del livello del mare 
afferma il responsabile di ricerca Zemp.

La ricerca offre un aggiornamento e una migliore stima basati comunque su conoscenze già note.
Il World Glacier Monitoring Service monitora i ghiacciai da 125 anni e volevamo dare un contributo al nuovo rapporto dell'IPCC
aggiunge ancora Zemp.
Il nuovo rapporto combina metodi di monitoraggio glaciologico tradizionali effettuati sul campo con metodi geodetici satellitari per misurare i cambiamenti nello spessore del ghiaccio per oltre 19'000 ghiacciai in tutto il mondo.
I due metodi si combinano molto bene: le misurazioni sul campo forniscono un'immagine delle fluttuazioni annuali, mentre i dati satellitari ci permettono di tracciare la perdita di ghiaccio nel corso degli anni fino a decenni
conclude Zemp.

Immagini satellitari a colori falsi rivelano dove i ghiacciai si stanno fondendo, consentendo agli scienziati di monitorare la loro perdita di ghiaccio nel corso del tempo. I ghiacciai appaiono blu sullo sfondo dell'arcipelago rosso-marrone di Franz Josef Land a nord dell'80° parallelo nell'Oceano Artico (nero). La mancanza di neve bianca sui ghiacciai blu è un chiaro indicatore di significativa perdita di massa. Credit: dati Copernicus Sentinel 2017


I ghiacciai rappresentano circa il 5% dei ghiacci distribuiti sul pianeta, il resto è costituito da Groenlandia e Antartide. Se le condizioni restano quelle attuali, entro il 2100 rimarranno probabilmente soltanto quelli che si trovano oltre i 3000 metri di quota.

La contrazione del ghiacciaio Pizol in Svizzera tra il 2006 e il 2018. Questo piccolo ghiacciaio è molto probabile che scompaia nel prossimo futuro. Credit: M. Huss



In tutto il mondo i ghiacciai in via di estinzione significano in definitiva meno acqua per milioni di persone, minor potenza idroelettrica e meno acqua per le coltivazioni. Se lo scioglimento dei ghiacciai comporta anche l'innalzamento del livello del mare, aumenta pericolosamente il rischio di altri disastri naturali come le inondazioni da collasso di laghi glaciali ed il relativo scorrere dei detriti.



Presente (in alto) e visualizzazione del futuro (centro e in basso) del ghiacciaio austriaco del Vernagtferner


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