Il clima svizzero sotto i riflettori

Ghiacciaio Hohbalm sopra Saas Fee, in Vallese
«Brennpunkt Klima Schweiz», in francese «Coup de projecteur sur le climat suisse», che potremmo tradurre con Il clima svizzero sotto i riflettori è il titolo del rapporto, pubblicato nello scorso mese di novembre dalle Accademie svizzere delle scienze, frutto della collaborazione di una settantina di ricercatori svizzeri durata 3 anni, che presenta in forma chiara e comprensibile anche ai non specialisti le conseguenze del cambiamento climatico per la Svizzera.

L’accordo di Parigi – contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2° C – è entrato in vigore lo scorso 4 novembre e due settimane dopo, al COP 22, è stata lanciata la «Marrakech partnership for global climate action». Restano aperte ancora molte questioni ma quattro fatti sono ormai fuori discussione. Il riscaldamento globale è una realtà inequivocabile, l’influsso umano sul sistema climatico è chiaro, le continue emissioni di gas serra causeranno un ulteriore riscaldamento e l'attenuazione del cambiamento climatico richiederà delle sostanziali e sostenute riduzioni delle emissioni di gas serra.


La Svizzera non è immune. Anzi, il Paese alpino è particolarmente toccato, già ora, dai mutamenti climatici. Dal 1864, inizio delle misurazioni sistematiche, al 2016, la temperatura media svizzera è aumentata di circa 2°C, praticamente il doppio dell’aumento globale. Il 2016 è stato per tutto il Pianeta il terzo anno consecutivo più caldo dall’inizio delle misurazioni e in Svizzera nel 2015 si sono avute le temperature più elevate mai registrate finora.

Per ogni anno è riprodotta una cartina della Svizzera con la deviazione della temperatura annuale dalla media del periodo 1961-1990 (in °C). In aggiunta, una rappresentazione a colonne mostra lo scarto medio per decennio. Valori di temperatura sotto la norma sono riportati con sfumature di blu, quelli sopra la norma con sfumature di rosso.

Aumento della temperatura di poco più di 2°C negli ultimi 150 anni (trend lineare annuo 1864-2016: +1,29°C/secolo), soprattutto in quota sopra i 1000 mslm (+1,32°C/secolo) e nelle pianure a nord delle Alpi (+1,31°C/secolo), soprattutto in autunno (+1,36°C/secolo) e in estate (+1,28°C/secolo), meno in primavera (+1,24°C/secolo) e inverno (+1,22°C/secolo); netto aumento dei giorni di canicola e dei giorni estivi in estatediminuzione netta di giorni di gelo invernalerialzo dell'isoterma di 0 gradi in media di circa 300 m negli ultimi 50 anni (vedi prima immagine sotto) e dell'associato livello di innevamento naturale; accorciamento di diverse settimane della copertura nevosa continua e garantita nelle Alpiaumento delle precipitazioni invernali soprattutto liquide, aumento della frequenza delle precipitazioni più intense e dell'intensità delle stesse (vedi seconda immagine sotto): questi sono i principali segnali climatici osservati finora in Svizzera.




Fra le cause principali del riscaldamento, ormai è risaputo, troviamo l’uso di combustibili fossili, la produzione di cemento e la gestione del territorio da parte dell’uomo, come i disboscamenti con le conseguenti emissioni di CO2 e altri gas serra.
Le conseguenze già si fanno notare. È un processo ormai in corso e che non si arresterà prima di molti decenni, anche se dovessero cessare dall’oggi al domani – il che è impossibile – le emissioni. Per questo occorre agire su due fronti: adattamento alle conseguenze, ormai inevitabili, del mutamento climatico e riduzione delle cause. La Svizzera si è impegnata a diminuire del 50% le emissioni entro il 2030, per il 30% al suo interno e per il 20% all’estero. È un obiettivo lodevole e raggiungibile ma una stabilizzazione della temperatura globale potrà avvenire unicamente, come afferma anche il Rapporto, attraverso una riduzione a zero del netto delle emissioni di CO2. Un obiettivo realizzabile solo con la sostituzione di qualunque fonte di energia fossile, in ogni settore: dalla produzione di elettricità ai trasporti, dalle industrie alle infrastrutture. In pratica: una quarta rivoluzione industriale improntata sulla decarbonizzazione dell'intero sistema economico.

Quali effetti avrà il cambiamento climatico in Svizzera? Quanto ampio è lo spazio di manovra sia per l’adattamento sia per il contenimento? E quali nuove opportunità si prospettano in questa grande trasformazione tecnica e sociale per i decenni a venire?
La prima parte del Rapporto si concentra sulle basi fisiche del mutamento climatico, la seconda è dedicata alle conseguenze e all’adattamento, la terza si occupa dell’attenuazione e l’ultima è rivolta alla politica climatica. La Svizzera è e sarà toccata dalle conseguenze del cambiamento climatico in molti settori e in diverse forme.
Le infrastrutture dovranno adeguarsi. Ospedali e altri servizi potrebbero essere in futuro più sollecitati a causa di eventi climatici estremi. La pianificazione di nuove infrastrutture, come la costruzione di strade, dovrà tener conto di un futuro senza combustibili fossili, anche per evitare investimenti inappropriati. Teleferiche, sci-lift e ripari valangari costruiti su permafrost rischieranno di perdere stabilità.


Un Paese alpino come la Svizzera presenta già oggi chiari segnali che denotano una particolare vulnerabilità. I ghiacciai – vero e proprio affidabile termometro – stanno scomparendo e si prevede che, entro la fine di questo secolo, la maggior parte non ci sarà più. Non sarà solo una perdita per i panorami alpini (si pensi solo al Ghiacciaio dell’Aletsch, Patrimonio mondiale dell'UNESCO) ma avrà conseguenze che andranno molto più lontano. Si formeranno nuovi paesaggi alpini, di roccia e detriti, vegetazione pioniera e nuovi laghetti. Il limite della neve si alzerà di parecchie centinaia di metri e la stagione innevata si accorcerà di settimane e ne risentirà anche il turismo invernale.
La diminuzione del permafrost, lo strato di suolo perennemente ghiacciato, porterà con sé instabilità del terreno, cadute di massi e frane. Estati più calde e siccitose, la tendenza è già in atto: insieme alla minore quantità d’acqua da neve e ghiacciai, diminuirà la portata estiva dei fiumi, mentre potrà aumentare quella invernale. Le precipitazioni invernali saranno più piovose che nevose e aumenteranno rischio e durata delle piene che potranno colpire anche alcune delle maggiori città, costruite lungo i fiumi.
Per l’energia idroelettrica non si prevedono, almeno per i prossimi decenni, grandi cambiamenti. La carenza estiva d’acqua toccherà l’agricoltura e potrebbe far sorgere conflitti d’interesse. Le colture di patate e frumento invernale potranno essere penalizzate dall’aumento di temperatura mentre mais e vigna potrebbero, con un sufficiente apporto d’acqua, trarne vantaggio. L’abete rosso, l’albero più comune in Svizzera e alla base dell’economia forestale, rischierà di scomparire dall’Altopiano e la sua esistenza sarà minacciata anche in montagna nei boschi di protezione. Fra le sfide più importanti del cambiamento climatico troviamo le città che, con le estati sempre più calde, diventeranno vere e proprie isole di calore. La torrida estate del 2003 provocò in Svizzera un migliaio di morti. Eventi estremi, come forti precipitazioni, siccità e canicola, potranno diventare più frequenti. Anche animali e piante in natura risentiranno dei cambiamenti: alcune specie si sposteranno sempre più in alto.



Questi esempi tratti dal Rapporto mostrano come in generale, a parte qualche eccezione, i rischi superino largamente i pochi vantaggi dovuti ai cambiamenti del clima. Il quadro è preoccupante. Ma il Rapporto presenta anche parecchie opportunità di difesa, sia con l’adattamento sia con la riduzione. Lo spazio per agire non manca, come del resto già evidenziato nel Piano d’azione 2014-2019 della strategia del Consiglio federale.
Ci sono ampi spazi di manovra, ad esempio, negli spostamenti: ridurre la distanza fra posto di lavoro e abitazione, optare per trasporti pubblici, bicicletta e veicoli più efficienti. Per contrastare la canicola nelle città potranno essere molto efficaci parchi, ombra degli alberi e specchi d’acqua. Anche l’edilizia può offrire un importante contributo: isolazione termica delle case, impianti solari, termopompe, migliore circolazione dell’aria nelle città.
Molte altre possibilità di adattamento al nuovo clima e per limitare le emissioni di gas serra, vengono offerte nei campi dell’energia, dell’alimentazione, della salute. Occorrerà naturalmente anche un cambiamento di mentalità e di abitudini: con le conseguenze dei mutamenti climatici occorrerà imparare a convivere. Non si può far finta di niente ma neppure essere eccessivamente apprensivi: le soluzioni ci sono e la Svizzera si sta preparando.

Commenti

Post popolari in questo blog

Il clima scatena la guerra

Vendicati i "modellini farlocchi"

Clima più estremo? III — Heatwaves, feedbacks