Cambiamento del clima in montagna



Luca Mercalli e Daniele Cat Berro di Nimbusweb, sito ufficiale della Società Meteorologica Italiana e autorevole portale italiano della meteorologia e del clima, in una recente pubblicazione presentano una dettagliata panoramica delle conseguenze del cambiamento climatico sull’ambiente alpino (rivista SCIENZE del TERRITORIO, Università degli Studi Firenze, vol. 4 (2016) - Riabilitare la montagna). Qui una succinta panoramica.


Guest post di Luca Mercalli

La ricerca arriva alla conclusione che a “fronte dell’insieme di impatti generati dal clima in cambiamento, le montagne d’Europa e del mondo possono divenire uno straordinario laboratorio di innovazione e sperimentazione di modalità di mitigazione e adattamento ai problemi ambientali.
Le tradizioni e le culture di montagna si fondano sull’importante concetto della consapevolezza dei limiti ambientali. Le relazioni con gli stretti vincoli fisici del territorio hanno permesso di elaborare nel tempo raffinati criteri di sostenibilità e di uso razionale delle risorse. Questi valori di fondo possono essere integrati in una visione moderna attraverso l’aiuto delle nuove tecnologie, producendo conoscenza e modelli di sviluppo che siano utili non solo alle stesse aree di montagna, ma anche alle zone periferiche, e in molti casi possono assumere valore universale."


L’importanza delle montagne
Secondo l’Unesco, le zone montuose del mondo coprono circa un quarto della superficie delle terre emerse e sono abitate da circa 1,2 miliardi di persone ma forniscono acqua per scopi domestici, industriali o per la produzione di cibo ed elettricità a oltre la metà della popolazione mondiale. Le montagne sono inoltre centri di biodiversità, di produzione di materie prime e aree di svago e ricreazionali per le popolazioni delle aree urbane.
Grazie a numerose ricerche a tutti i livelli, regionali, nazionali e globali, le conoscenze sulla sensibilità degli ambienti montuosi ai cambiamenti climatici si sono approfondite molto negli ultimi anni e le conoscenze sono presentate in mostre internazionali, pubblicazioni tematiche, e specificatamente discusse nei simposi sui cambiamenti climatici.



Il cambiamento climatico è in atto da tempo
Nelle zone montuose il cambiamento climatico è in atto da tempo e sta causando tra l’altro un aumento dei rischi idrogeologici (alluvioni, frane), riduzione della disponibilità di acqua soprattutto in estate e cambiamenti nel regime delle portate dei fiumi, cioè un generale aumento della vulnerabilità di persone e di infrastrutture.
Il cambiamento di maggior impatto visivo è stata la riduzione dei ghiacciai, non solo in superficie, che dal 1850 ha portato alla perdita di circa due terzi del loro volume, e a una vistosa diminuzione dell’innevamento a quote medie e basse.























Nel 1885 il ghiacciaio del Basodino, nell'alto Ticino, si trovava già in fase di ritiro dopo l’estensione massima della piccola età glaciale massimo, nel 1950 aveva risentito delle estati particolarmente caldi del decennio precedente, mentre attorno al 1980 vi è stata una breve fase di stasi nel ritiro e un lieve aumento del volume.

Foto recente del ghiacciaio del Basodino e Sentiero glaciologico

















Negli ultimi tre decenni il ritiro e la perdita di volume del ghiacciaio sono stati massicci. L’apparato glaciale  si presenta ora appiattito e subisce una perdita media di oltre un metro di spessore all’anno.


Riscaldamento più rapido in montagna che in pianura
Ricerche e misurazioni  confermano che le zone di montagna hanno reagito maggiormente ai cambiamenti climatici che le regioni pianeggianti alle stesse latitudini, con un riscaldamento crescente con l’altitudine. In Colorado tra il 1979 e il 2006 si è registrato un aumento complessivo di circa 1 °C a 1500 m ma di oltre 2 °C a 4000 m. Tra le cause probabili può esserci la riduzione delle superfici innevate e ghiacciate che diminuisce l’albedo (diminuisce la radiazione solare riflessa e aumenta quella assorbita dal terreno, e il suo conseguente riscaldamento). Inoltre in pianura il riscaldamento è in parte mitigato dalla presenza di aerosol che a sua volta aumenta la riflettività della radiazione solare. 
Nelle Alpi la differenza di riscaldamento con l’altitudine è meno evidente che nelle Rockies ma nell’insieme è stimato a +1,8 °C al secolo negli ultimi 120 anni. Nelle Ande si è invece riscontrato un rialzo termico  di 0,5 °C tra il 1939 e il 2006.

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