Isla de encanta


Guest post di Luca Mercalli

Il 5 giugno è stata la Giornata Mondiale dell'Ambiente, promossa dall'Unep, il programma di ricerca sull'ambiente delle Nazioni Unite.
La celebrazione del World Environment Day (Wed) vuole ricordare la prima conferenza mondiale sull'ambiente tenutasi a Stoccolma nel 1972, una pietra miliare per la pubblica consapevolezza e la gestione internazionale dei problemi di inquinamento e salvaguardia delle risorse naturali.
Quest'anno il tema della giornata è stato dedicato a "Piccole isole e cambiamenti climatici" e aveva per motto "Alza la tua voce, invece del livello marino". Si tratta di un argomento di grande attualità, in quanto le piccole isole del Pacifico, gli atolli corallini a pochi metri sul livello del mare, sono già oggi minacciati dall'aumento delle acque causato dal riscaldamento globale, aumento che procede attualmente al tasso di 3,2 mm all'anno. Le isole Carteret e le Tuvalu sono già a rischio sommersione con le prime evacuazioni di profughi climatici. Nel settembre 2013 i leader degli Stati delle piccole isole del Pacifico hanno firmato la dichiarazione di Majuro dove chiedono alle Nazioni Unite un maggior impegno per il contenimento del riscaldamento globale e dell'aumento delle acque marine, in vista del vertice di Parigi previsto nel 2015.


Sono temi peraltro presenti anche nella seconda parte del Quinto rapporto IPCC, pubblicata a fine marzo 2014, e relativa alla vulnerabilità della popolazione terrestre ai cambiamenti climatici. Argomenti di fondamentale importanza per il futuro dell'umanità dei quali tuttavia ben poco si è parlato in questi mesi, pur così densi di notizie autorevoli provenienti dal mondo scientifico. Ben venga dunque anche una Giornata Mondiale dell'Ambiente a sensibilizzarci sull'urgenza di un'azione globale per la mitigazione dei cambiamenti climatici, ma ovviamente non basta ricordarsene per un giorno: è un processo cognitivo che dovrebbe radicarsi profondamente nell'etica individuale, nelle decisioni politiche e nell'informazione. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha detto a proposito del Wed:
La nostra isola comune è il pianeta Terra, uniamo le forze per proteggerla. 
Il Paese ospite delle celebrazioni sono state le Isole Barbados, da un lato molto sensibili ai cambiamenti climatici nei settori del turismo e della produzione di canna da zucchero, dall'altro tenacemente impegnate in un programma di rapida transizione verso l'energia solare e la green-economy.
Visto dalla montagnosa Svizzera l'aumento del livello del mare può sembrare un problema lontano e marginale, ma non è così. In primo luogo anche la Confederazione contribuisce in due modi alla problematica globale, sia con le emissioni di gas a effetto serra derivanti dai combustibili fossili, sia con le acque di fusione provenienti dai propri ghiacciai alpini che si ritirano per l'aumento della temperatura.
Si tratta, è vero, di poche frazioni di millimetro, ma pure i ghiacci liquefatti dell'Aletsch o del Basodino finiscono in mare contribuendo al suo sollevamento. E in secondo luogo, come tutti i paesi benestanti, la Svizzera potrà essere obiettivo di emigrazione per alcuni tra i milioni di nuovi profughi climatici scacciati dai loro territori nei prossimi decenni per via dell'aumento dei livelli marini, della salinizzazione delle falde e dei danni costieri causati dagli uragani.
Gli scenari climatici affermano che il livello globale degli oceani è destinato ad aumentare entro fine secolo da un minimo di una trentina di centimetri a un massimo di oltre un metro, a seconda delle scelte collettive di contenimento delle emissioni di gas a effetto serra. L'aumento di temperatura dell'atmosfera si propaga infatti alle acque oceaniche causandone l'espansione per dilatazione, e provoca la fusione dei ghiacciai, sia quelli più o meno modesti delle catene montuose, sia quelli giganteschi della calotta glaciale groenlandese, in grado da sola di far salire i livelli marini di circa 7 metri, nonché dell'immenso continente Antartico, che contiene il potenziale di circa 60 metri di aumento del livello marino. Sono processi inizialmente lenti e quasi inosservati, che tuttavia si autoamplificano rapidamente e divengono inarrestabili sulla scala di millenni.
Parlare di questi problemi e delle soluzioni da attuare è dunque un imperativo per ogni cittadino e per la programmazione politica locale e internazionale: il 5 giugno è stata l'ennesima buona occasione per creare attenzione sul tema, ma è evidente che poi occorra continuare a mantenerla alta, assumendo impegni concreti.

Ventimila anni fa, al culmine dell'ultima grande glaciazione, i nostri predecessori, cacciatori nomadi, dipinsero magnifiche silhouettes di animali, inclusi foche e pinguini tipici di un clima freddo, sulle pareti della Grotta Cosquer, all'interno delle bianche Calanques bruciate dal sole di Marsiglia. Oggi l'ingresso della grotta si trova a 37 metri sotto il livello del Mediterraneo, che ormai da millenni ne ha sigillato l'entrata a seguito dell'ingente afflusso d'acque derivante dalla fusione delle grandi calotte glaciali pleistoceniche. Sono scenari che occhi umani hanno dunque già visto, e che probabilmente hanno dato origine ai miti del diluvio universale, ma con due grandi differenze rispetto a oggi: si trattava allora di cambiamenti naturali e non indotti dall'attività umana, e la risposta delle piccole tribù nomadi di allora era rapida e semplice, bastava spostare un villaggio di capanne. Rilocalizzare oggi Miami o Shangai non è la stessa cosa!

Commenti

  1. una civiltà che distrugge il pianeta su cui prospera non è destinata ad immaginarne le conseguenze..
    intendo dire che se non si affrontano i veri problemi (ecosistemi, sfruttamento delle risorse, inquinamento, aumento delle temperature) ma si guarda preoccupati a PIL, spread, borse ed altri indici del sottosistema economico, non siamo probabilmente destinaci a salvarci.
    D'altronde è un'espressione di Mercalli "siamo nella merda fino al collo" usata pochi giorni fa a Torino a riassumere meglio, in termini non scientifici, la nostra situazione.
    Un saluto al grande Steph e al mitico Luca.

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    1. Peccato che per provare affrontare i veri problemi servirebbe indirizzare una parte non irrisoria di quel PIL tanto disprezzato.
      E peccato che sulla faccia della terra non esista un' organizzazione adeguatamente strutturata ad affrontare il compito.

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  2. L'organizzazione c'è e sono i singoli..se uno aspetta che i 'grandi' partano con iniziative in ambito climatico aspetta invano..
    Ovvio che il singolo non conti nulla..ma se una bella quantità di persone si mette un paio di pannelli in testa, ricicla il riciclabile, spende 'bene', evita il paio di viaggetti l'anno usando l'aereo, non usa sempre l'auto in città..beh qualcosina fa..eccome.
    Il PIL andrebbe considerato per quello che è..una semplice somma di tanti piccoli numeretti..se lo si considerasse per quello che è (e non l'indice di come sarà il mondo..) forse sarebbe anche reinvestito con acume.
    Un saluto.

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