venerdì 5 luglio 2013

Scherzare col fuoco, giocare con l'acqua

WMO

Primo break estivo, sarò off per un paio di settimane.

Nel frattempo vi lascio con due spunti.


Il primo è un'interessante workshop che si terrà questo weekend al nuovo centro di Pro Natura appena inaugurato recentemente ad Acquacalda, ai piedi del mitico Lucomagno, in quello che fu uno dei siti pionieristici dedicati alla cura dell'ambiente e alla messa in pratica di un rapporto maggiormente rispettoso dell'uomo con la natura improntato sulla sostenibilità nel contesto elvetico e alpino (l'ex centro ecologico Uomo-Natura, inaugurato in quella magnifica vallata più di 30 anni fa).

Il seminario è il primo del ricco programma delle attività che si svolgeranno al centro durante questa estate. E sarà dedicato ad un tema importante, attuale e molto interessante: il tema della ricostruzione, del risanamento e della "riparazione" della natura dai danni arrecati e perpetuati dalle attività antropiche. Interverranno, fra gli altri, due cari amici: Luca Mercalli ("Riparare la natura: non sempre è possibile") e  Raffaele Scolari, filosofo con particolare sensibilità e interesse verso le tematiche del territorio e del paesaggio ("Natura rinaturata"). Da non perdere, la sera del sabato, anche la performance dell'artista Anthony Chrétien.

Metto l'abstract degli speech di Mercalli e a seguire di Scolari:

• "Riparare la natura: non sempre è possibile"- Luca Mercalli
Per la maggior parte della sua avventura di circa duecentomila anni, l'Uomo ha provocato danni ambientali in genere locali e reversibili. Deforestazioni, caccia e attività agricole e minerarie eccessive, hanno prodotto sofferenze alle comunità coinvolte ma sono state spesso "riparate" con opportuni provvedimenti successivi, come le regole forestali delle regioni alpine. Trasformazioni irreversibili, come la salinizzazione dei suoli in Medio oriente, sono avvenute solo allorché le pratiche umane andavano ad amplificare gli effetti di cambiamenti climatici già in atto. Dalla rivoluzione industriale tutto è cambiato: l'aumento della popolazione fino ai sette miliardi attuali e l'avvento della chimica di sintesi hanno sconvolto i bilanci di energia e di materia della biosfera, introducendo molecole inquinanti non esistenti in natura, hanno indotto cambiamenti climatici globali e trasformazioni geomorfologiche imponenti, come l'urbanizzazione e lo sfruttamento minerario a cielo aperto. C'è "Qualcosa di nuovo sotto il sole" dal titolo della storia dell'ambiente di John McNeill (2002) al punto che il Nobel per la chimica Paul Crutzen suggerisce di definire gli ultimi due secoli della storia geologica "Antropocene". Si può ripiantare una foresta o rinverdire un piccolo distretto industriale, ma bonificare i nostri danni in molti casi non è più possibile come recuperare composti chimici tossici dispersi su tutto il globo o sequestrare i gas a effetto serra. Gli incidenti nucleari di Chernobyl e di Fukushima sono permanenti, la Great Pacific Garbage Patch - il continente di poltiglia di plastica frammentata che galleggia sugli oceani - ormai entra inarrestabilmente in catena alimentare, la perdita di biodiversità è irreversibile. I casi dei siti inquinati italiani sono un ottimo esempio di come poco meno di un secolo di sviluppo economico e industriale abbia lasciato una scomoda eredità alle generazioni future: l'amianto cancerogeno dell'Eternit, i coloranti dell'Acna di Cengio, il cloruro di vinile di Porto Marghera, i policlorobifenili della Caffaro di Brescia, il mercurio del Sulcis, gli inquinamenti bellici del poligono militare di Quirra, i rifiuti illegalmente interrati in Campania, il caso del polo siderurgico Ilva di Taranto, giusto per citare i più noti. Ma, più o meno diluito, uno spettro mortifero aleggia ormai sull'intera natura.

• "Natura rinaturata" - Raffaele Scolari
Che cosa significa “rinaturare” la natura? Che tipo di operazione configura la rinaturazione di un’area degradata? In quale orizzonte di pensiero si costella quella che si può anche definire come una pratica di “restauro” della natura? Non si tratta di mere questioni filosofiche, o di accademia. Oltre che con la necessità di frenare la distruzione, oggi siamo sempre più confrontati con l’esigenza di risanare le ferite, di riparare i guasti e le devastazioni dell’ambiente naturale causati dal succedersi di rivoluzioni industriali e post- industriali. Appare pertanto urgente mettere a fuoco gli assunti, i presupposti concettuali o ideologici alla base di interventi già attuabili e di altri oggi impensabili, che verosimilmente o eventualmente le tecno-scienze nei prossimi decenni renderanno possibili. Il “ri” che compone il termine “ri-naturazione” è assai significativo e al contempo problematico. Esso implica, chiama o ri-chiama le nostre visioni e idee della natura, di come pensiamo che sia e di come la vogliamo. In altri termini ripropone la questione del rapporto - che ancora è improntato alla volontà di dominio - fra l’uomo e il suo habitat.

❢  Il secondo spunto viene direttamente dal titolo di una delle ultime composizioni del giovane musicista folk-rock ticinese Andrea Bignasca. Lui lo troverete, fra le altre sue numerose esibizioni live, al Buskers di Lugano il terzo weekend di luglio.
Il pezzo è il video qui sotto ed è intitolato "l'incendio e l'inondazione": suona tremendamente in sintonia con la realtà attuale delle conseguenze climatico-ambientali del GW...


A presto.

Nessun commento:

Posta un commento