martedì 23 ottobre 2012

Medioevo di prossimità

Condannati per non aver previsto il terremoto dell'Aquila.
Vengono condannati degli scienziati per non aver dato seguito a supposizioni che nessuno nel mondo scientifico avrebbe avallato. E vengono accusati di aver procurato direttamente la morte di più persone. Cioè l'aver detto come stavano le cose, ha condizionato il comportamento delle persone a tal punto che per quel motivo sono morte.
Non siamo al Medioevo prossimo venturo, ma a quello di prossimità.


Se la sentenza crea un precedente e fa giurisprudenza, sono a rischio - a questo punto - sismologi, vulcanologi, figuriamoci i meteorologi .., forse meno quei catastrofisti di climatologi.
Sentenza pro-catastrofismo.
A meno che la bizzarra logica che sta dietro la sentenza sia questa: se non riesci a prevedere un evento naturale imprevedibile che si avvera sottoforma di catastrofe, sei passibile di condanna; allo stesso modo lo sei ogniqualvolta riesci a prevedere un evento naturale prevedibile che non si avvera. Uhm....

Il verbale della famosa riunione della CGR.
Il comunicato stampa dell'INGV.
Prese di posizione a geometria variabile: vedi per es. questa, questa o questa.
La stampa internazionale.
La comunità scientifica internazionale.
Lo shock&law di Nature.

Vi passo anche l'opinione di Domenico Giardini (ETHZ)  un anno fa, alla vigilia del suo insediamento fugace a presidenza dell'INGV, a proposito della comunicazione dei rischi di eventi catastrofici da parte del mondo scientifico.

Basta e avanza.
I ricercatori hanno il dovere di esporre le tante incertezze delle quali è disseminato il loro lavoro, così come tradurre queste informazioni in comunicazioni rivolte ai cittadini è compito delle autorità.
 E' un tema di estrema delicatezza. In generale il problema della comunicazione del rischio sismico pone due problematiche: da un lato i ricercatori parlano linguaggi diversi; dall'altro è quasi impossibile comunicare il rischio relativo a eventi rari.
Per esempio è noto che tanti terremoti sono avvenuti nella storia, ma si pensa sempre che avvengano altrove. Il terremoto dell'Aquila non è stato un evento raro, non c'erano particolari dubbi che potesse accadere. L'area infatti è ad alto rischio.
Il problema è come un sismologo deve agire quando si deve passare dall'informazione scientifica all'informazione rivolta alla Protezione Civile. Questa ha bisogno di informazioni chiare, con un margine di incertezza minimo o nullo, ma nel mondo scientifico il margine di incertezza è enorme.
Si tratta di trasferire l'incertezza verso una chiara indicazione da parte della Protezione Civile: questo è davvero molto difficile. 
I ricercatori hanno il dovere di riferire le conoscenze scientifiche e in Italia questo compito è dell'Ingv, ma non per questioni che riguardano la Protezione Civile. E' tuttavia un problema che esiste ovunque: è sempre molto difficile distinguere chi ha la responsabilità di dire che cosa e di tradurre conoscenze che hanno un margine di incertezza in affermazioni che richiedono una risposta che sia un sì o un no, come quelle relative all'evacuazione di un centro abitato. Se questa incertezza deve essere comunicata, questo deve essere fatto dalle autorità preposte.

3 commenti:

  1. Riccardo Reitano25 ottobre 2012 13:17

    Il rapporto con la scienza è a volte patologicamente schizzofrenico. La si ammira o addirittura deifica per poi massacrarla all'occorrenza. A riguardo cito sempre il racconto di Asimov "Notturno". Se aggiungiamo la comprensibile e in parte inevitabile irrazionalità dei pensieri e comportamenti umani sotto la minaccia di una catastrofe, la frittata è fatta.
    Personalmente come catastrofe temo di più la scienza portata in tribunale. Spero vivamente di no, ma questa vicenda rischia di essere un momento di svolta da ricordare.

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  2. Leggo nel verbale "...i forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi, improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta..".

    La cosa fa il paio con le comunicazioni dirette successivamente verso gli amministratori locali, riprodotte anche al TG, ai quali si raccontava che il continuo rilascio di energia tramite piccole scosse allontanava il rischio di un sisma importante. Il nocciolo vero della vicenda.

    Mi spiace davvero che non si riesca a far capire al pubblico perché questa idea è del tutto errata; certamente i sismologi della commissione non potevano essere all'oscuro di queste banalità da corso di Geologia I. Ma dobbiamo affidarci agli inquirenti per questo?

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    1. Pienamente d'accordo. Mi pare paradossale.
      À propos: benvenuto sul mio blog!

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