Ecatombe apicola

Conseguenze e possibili cause della fortissima moria di api che ha coinvolto anche la Svizzera durante la passata stagione.
Prima della settimana del sole e dopo alcuni giorni di assenza (prima ero via ad un convegno, poi in clausura per la preparazione del consueto outlook europeo estivo, nel frattempo anche un sacco di lavoro...), un breve commento su un fenomeno non nuovo ma che sta inquietando parecchi apicoltori svizzeri per i quali questa primavera corrisponde ad un vero e proprio risveglio da un incubo divenuto realtà.


Non è da ieri che è allarme api: non solo in Svizzera, ma in Europa e nel mondo, vedi ad es. questo interessante contributo datato 2009 (consiglio anche questo bel libro divulgativo di Sylvie "ocasapiens" Coyaud, vedi video a fine post).
Da pochi giorni, però, c'è la drammatica conferma dell'Ufficio federale svizzero dell'agricoltura (UFAG): l'inverno scorso, in Svizzera, è andata persa quasi la metà delle colonie, fatto questo che implica la morte di 100'000 api. L'UFAG riporta, a corollario e suffragio della comunicazione, i dati di un sondaggio definito «piuttosto rappresentativo», condotto in un migliaio di località sparse in tutti i Cantoni svizzeri e nel Lichtenstein.
La causa principale della moria, come oramai si sa, è l'acaro parassita della varroa (il puntino marrone sulla pupa nella foto di apertura del post). A questa conclusione si è giunti in quanto dev'essere operata una distinzione netta tra la mortalità delle api durante la stagione apicola e la mortalità invernale delle colonie. Nella ricerca delle cause delle perdite invernali, anche i pesticidi ad uso agricolo sono uno dei fattori studiati. Tuttavia attualmente gli studi scientifici a disposizione mostrano l'assenza di un legame con la presenza di pesticidi agricoli nell'alveare. Quel che è certo è che i danni sono di un'ampiezza mai raggiunta prima, sottolinea L'UFAG, aggiungendo che gli apicoltori svizzeri registrano una perdita di quasi 25 milioni di franchi, che devono sostenere da soli, mentre al momento non può essere ancora valutato l'influsso sull'impollinazione di piante utili e piante selvatiche.

Causa principiale della diffusione dell'acaro della varroa e della sua notevole riproduzione durante lo scorso anno è da ritenersi - come già segnalato prima - nel continuo riscaldamento del clima. In particolare, ricordiamo come precedenti ecatombi di api in Svizzera (benché di minore importanza rispetto all'ultima) si siano avute nel 2008 (dopo il caldissimo periodo 2006-08) e nel 2003/04. Il picco della recente diffusione dell'acaro con l'associata forte mortalità invernale di colonie di api è probabilmente da attribuirsi alle eccezionali condizioni climatiche che la Svizzera ha conosciuto durante l'anno più caldo da quando sono in funzione rilevazioni strumentali sistematiche, vale a dire il 2011. Una primavera iniziata a gennaio, una doppia estate (la prima fra aprile e maggio, la seconda fra agosto e ottobre) separata da un paio di settimane soltanto un po' fresche e dalle caratteristiche tardo-primaverili, infine un autunno protrattosi fino a fine gennaio 2012. E l'omelette, purtroppo, era già fatta. Ma senza miele.

 

Commenti

  1. Per chi fosse interessato alle api invito alla visione del film di theo angelopoulos "il volo", del 1986, che sylvie coyaud conosce di sicuro.

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  2. @Steph
    non la conoscevo, la recensione!
    L'acaro maledetto... è tremendo, sollevi il telaio e vedi le "piccole" tutte difformi. Un inverno normale lo riduce, ma questo è stato molto breve.

    @Anonimo
    oh sì - non l'ho citato per non sembrare troppo snob!

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  3. @ocasapiens
    eh, di tanto in tanto capita di pescare anche roba buona dal mare magnum della rete, ma occorre munirsi di esche efficaci... :-D

    @Carlo
    CVD, vedi che il film lo conosceva?

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  4. @steph

    in tema http://www.sciencemag.org/content/336/6086/1304

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