lunedì 19 marzo 2012

Sherry & Norbert R.I.P.

Due addii recenti di due personalità diversissime per ambito ma unite dalla passione per le la scienza e dal comune destino per le sorti planetarie.


Settimana scorsa ci ha lasciati un colosso della chimica atmosferica, il Premio Nobel Sherwood Rowland,"Sherry" per tutti, amici e colleghi (quiqui e qui qualche contributo), in settimana un altro colosso ci ha lasciati, il pioniere degli studi dell'Artico Norbert Untersteiner (qui e qui qualche contributo, mentre il sito Cryosphere Today ne rende omaggio).
170 anni in due spesi in una passione trasformatasi per entrambi in missione.


Rowland fu, con Molina (e collateralmente Crutzen), il padre di una delle più importanti teorie improntate sulla comprensione dei meccanismi che regolano l’ozono stratosferico e del ruolo dei CFC nella sua distruzione, teoria poi sperimentata una decina di anni dopo con l'individuazione del buco sopra l’Antartide. E questo nonostante le ridicole e solite critiche nel solito modus del solito mondo piatto ("non c'è consenso, la scienza è incerta, gli scienziati sono nel dubbio, quelli che non lo sono sono agenti del KGB, figurati se le bombolette spray possono fare tanto e semmai danneggiano i paesi in via di sviluppo, i CFC sono più pesanti dell'aria, è tutta colpa del sole o dei raggi cosmici o dei marziani, in ogni caso anche se i CFC danneggiano l'ozono i raggi UV abbronzano e dunque fanno solo bene" etc etc etc),  che per un po' lo hanno trasformato in una sorta di moderno Galileo.

Untersteiner contribuì significativamente al monitoraggio del fragile mondo artico: padre della moderna fisica dei ghiacci marini, fu il fondatore della mitica stazione Alpha del terzo IPY nell'ambito dell'International Geophysical Year fra il 1957 e il 1958 ed ebbe ruolo da leadership anche nel progetto AIDJEX. Entusiasta del suo lavoro fino alla fine (qui un suo recente articolo nel quale cercava di riassumere lo stato dei ghiacci marini degli ultimi decenni), ancora un anno fa pubblicava (con Ron Kwok) quello che rimane il suo ultimo interessantissimo scritto sullo spessore sempre più sottile della banchisa. In questo slide show un ricordo da parte del collega e amico Mike Wallace, in occasione di un riconoscimento avvenuto nel 2009.



2 commenti:

  1. Sherwood e Molina.
    Grande azione prima scientifica e poi anche mediatica.
    Però anche grande equivoco per gli scienziati del clima; facile pensare che anche il problema AGW si possa affrontare e risolvere negli stessi tempi e con le stesse modalità.
    In effetti però resistenze e interessi economici in campo sono profondamente diversi e la scienza non puo' avere lo stesso ruolo attivo e propositivo svolto per l'ozone deplation.

    E poi il problema si è risolto in tempi brevi ?
    da wiki:
    "The chemical industry has been very successful through the Montreal Protocol in safeguarding its continued profits through the prolonged use of these obsolete technologies in developing countries. Thus the Montreal Protocol permits the continued use of CFCs in developing countries until the year 2010, the use of HCFCs until 2040, and as of yet there is no agreed upon phase-out date for methyl bromide. "

    TC

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  2. Concordo. Ma Montreal fu comunque importante come watershed. La prima applicazione del principio precauzionale, non lo scorderei.
    È pur vero che non c'è competizione fra le lobby petrolifere e la Dupont. Se non altro, come società pirotecnica, non siamo freon- e clorofluoro-dipendenti, a differenza del petrolio.
    Mi chiedo che succede nei Paesi Emergenti: usano ancora molto i CFC?
    In ogni caso, una riduzione delle emissioni globali è evidente
    http://www.theozonehole.com/cfc.htm

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