mercoledì 25 gennaio 2012

2011: un breakpoint?

Nono-undicesimo rango complessivo (a seconda del dataset) per un anno caratterizzato da condizioni di variabilità naturale di contorno votate al deciso ribasso, dettate sostanzialmente dalla doppia Nina, intensa nella prima parte, più moderata ma protratta in seguito. E in presenza di fattori esogeni sempre e pure abbastanza mitiganti come il recupero veloce ma sempre debole dell'attività solare.



Un anno, perciò, più freddo del 2010 ma comunque l'anno più caldo tra quelli accompagnati dalla bambinella, di poco sopra il 2008 secondo il NOAA ma decisamente di più secondo la NASA a causa delle interpolazioni nell'artico ed antartide che sono stati entrambi caldi: l'artico, in particolare, ha per l'ennesima volta stabilito un nuovo record (più del 2010) con +2.22°C di anomalia media annuale tra 64N/90N nonostante l'AO mediamente positiva.


Siamo, dunque, sempre su livelli al top. Sia al suolo che in troposfera. Eppure le premesse sarebbero dovute essere assai più rosee (c'è chi ipotizzava scivolate oltre il ventesimo posto...). Si continua, imperterriti, a veder rinviata alle famose candele greche la discesa: sciarpa cappotti e cappelli possono continuare ad aspettare il global cooling in naftalina.




Come mai questa situazione?


La domanda è meno banale di quel che potrebbe sembrare a prima vista, e ricordo che lo stesso Trenberth a fine 2008 (dopo un anno pure connotato dalla Nina) si poneva la stessa famosa domanda reinterpretata a fantasia galoppante durante il processo di decontestualizzazione+manipolazione seguito al furto illegale delle mail nel bubblesgate un anno dopo. Ma il climatologo se la poneva, la domanda, in senso diametralmente opposto, chiedendosi come mai, in epoca di GW, la variabilità interannuale potesse partorire anni un po' più freschi come il 2008 (ergo: a quali processi termo- e idro-dinamici soggiaciono, in che modo si modificano i flussi di energia ecc.).



Nel 2011 la Nina strong si è affievolita e per alcuni mesi - fra primavera ed estate - il Pacifico è stato in modalità abbastanza neutrale, ma poi è tornata, sebbene meno forte dell'anno prima. Considerando la situazione dell'ENSO e i relativi lagtimes troposferici più la ben nota difficoltà da parte dei satelliti di captare efficacemente eventuali anomalie termiche al suolo con debole propagazione verticale (es. i continenti d'inverno, oppure l'amplificazione artica), risulta in effetti abbastanza sorprendente ritrovare un 2011 con un segnale così poco in ribasso. Forse un segnale del GW al lavoro e della parziale ripresa dell'attività solare (che però ha maggior e più immediata influenza sulla stratosfera)? Possibile, anzi non lo escluderei affatto, visto il trend di fondo: ogni componente di variabilità interannuale favorevole al ribasso come le varie Nine, non riesce oramai più (da tempo) a riportare le T globali ai livelli delle fasi più fresche precedenti (in troposfera da una decina d'anni, al suolo da molto prima, direi dall'inizio dell'attuale accelerazione del trend di fondo di metà anni 70).
La WMO già avvertiva della "strana" anomalia mancante a novembre.
La NOAA ci pensa in questi giorni.
Hansen, Sato et al. del GISS hanno scritto un update alcuni giorni fa, considerando anche il ruolo della variabilità interna (anomalie di circolazione dovuta all'AO) e quello degli aerosol, soprattutto quelli asiatici in possibile ripresa.
Non c'è dubbio, poi, che fenomeni interni di feedback come l'amplificazione artica contribuiscano di loro (come già detto sopra).
Che ci siano già in atto lenti risalite di energia assorbita e portata in profondità da parte degli oceani negli ultimi anni? Mi pare un po' prematuro.

In realtà, volevo parlare di qualcosa d'altro che secondo me potrebbe anche segnare una sorta di breakpoint e che senz'altro ha influito sulla "fisionomia generale" di questo anno, è possibile che possa costituire uno snodo nell'immediato futuro. In ogni caso, per questo post, non guardo agli abissi oceanici (ci tornerò più avanti) ma a quelli...stratosferici.
Già, perché la fine del 2010 coincide con un importante breakpoint che riguarda un aspetto interessante della variabilità interna al lavoro e degli associati feedback aventi risvolti parecchio importanti sul modo in cui i forcing radiativi stanno modulando (e in proiezione futura potrebbero guidare) l'andamento termico globale.
Ultimamente ho letto e analizzato alcune cose davvero interessanti che fanno riferimento ad aspetti riguardanti la variabilità interna del sistema climatico e gli associati feedback, forse forzati dalla situazione al contorno. Riguardano prevalentemente l'emisfero nord e hanno a che fare con modifica e trasporto di importanti gas in troposfera e stratosfera quali ozono e vapore acqueo. Per farla breve (ci tornerò in futuro): condizioni al contorno e associabili alla particolare situazione teleconnettiva di questo 2011 (solar flux in ripresa, Nina protratta, QBO+ cioè occidentale), dallo scorso inverno, hanno favorito (vedi ad es. qui e qui) un riscaldamento della tropopausa tropicale, abbassandone la quota e favorendo/innescando una maggior infiltrazione di vapore acqueo in bassa stratosfera tropicale. Maggior vapore acqueo in stratosfera implica un maggior raffreddamento radiativo e conseguentemente una troposfera più calda e inoltre minor upwelling nella stratosfera tropicale e downwelling in quella polare (quindi: circolazione di Brewer-Dobson indebolita, dopo un decennio invece di BDC più vivace), quindi minor trasporto di ozono nella bassa stratosfera polare, il che ha lasciato abbastanza inalterato il vortice polare stratosferico (VPS). Il VPS, in effetti, è stato più forte e compatto (cooling a gennaio 2011, assottigliamento record dell'ozono sopra l'Artico in primavera) già negli scorsi inverno e primavera e poi di nuovo dall'autunno. In generale, con l'inizio del secolo c'è stato un primo breakpoint rilevato nella concentrazione di vapore acqueo in stratosfera che ha interrotto un ventennio di incremento. A fine 2010/inizio 2011 potrebbe essercene stato un nuovo che ripristinerebbe il trend, tutto da vedere se perdurerà o meno.


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