martedì 21 giugno 2011

Io sono un'autarchica...

...e tra poco vi spiegherò perché. Se non volete scoprirmi subito, cliccate le link solo alla seconda lettura.

Allora, dicevo: sono un'autarchica...

...perché innanzitutto mi hanno progettata ma anche e soprattutto immaginata. Troppo spesso l'architettura si è limitata ad essere considerata costruzione, disegno, engineering senza la possibilità di essere a sua volta considerata immaginazione. Spazio isotropo e anche luogo di intima qualità.


...perché mi hanno costruito in tempi record in un anno con grande efficienza, costi contenuti, funzionalità massima e senso estetico davvero particolare. Dicono di me che sia un esempio innovativo e virtuoso che lascerà un'impronta nel delicato rapporto con il territorio alpino e non solo.

...soprattutto perché sono come un'isola su uno sperone morenico di roccia granitica circondata da un mare di ghiaccio a 2883 mslm dove tutto è estremo. Lo è naturalmente la quota, l'isolamento intrinseco al paesaggio di roccia e ghiaccio e l'accessibilità. Lo è ovviamente il clima, la disponibilità di risorse e conseguentemente anche la mia forma.

Come l'isola, il caso che mi ha visto nascere è degno di Robinson Crusoe: al mio progettista esecutivo principale ha affascinato, sin dall'inizio, il rapporto con l'ambente inospitale che mi avrebbe accolta, relazione connotata dal contrasto fra la mia immagine concettualmente vicina alla cultura urbana e la mia collocazione in un paesaggio fuori scala e in uno splendido isolamento dalla civilizzazione, pur inserendomi armoniosamente nello scenario di contesto alpino.

Legno dentro e alluminio fuori sono i principali elementi di cui sono fatta, con un nastro di vetro che mi avvolge a 3/4 seguendo la scala interna e che, come un occhio dorsale, funge da interfaccia panoramico con il sublime. L'effetto riflettente dell'argenteo e luminoso involucro di alluminio esterno mi fa assomigliare ad un masso erratico trasportato dal sottostante ghiacciaio, mentre il labirintico interno modulare è come un puzzle in legno per bambini.

Voluta dal Club Alpino Svizzero in sostituzione della mia vecchia e mitica sorella dai giorni contati, pensata dal responsabile dei 150 anni dell'ETH di Zurigo, immaginata e sviluppata con un approccio interdisciplinare da un pool studenti in architettura e specialisti impegnati nel progetto di ricerca su quattro semestri, team diretto da un architetto e prof allo stesso ETH in qualità di progettista esecutivo, sin dalle prime ore per me è stata una grande sfida. Dovevo infatti cercare di rendere consapevoli, chi mi veniva a far visita, della forte dipendenza di consumo energetico nel rispetto delle risorse naturali dello scenario alpino che ci ospita. Al contempo, ho cercato sin da subito di stimolare la riflessione sulla possibilità di trasferire le conoscenze acquisite mediante la mia progettazione in questo scenario in quota verso altre realtà: per es. le città globali odierne e future, contesti non solo urbani di pianura, ma anche in ambiti remoti con condizioni climatiche diverse e altrettanto estreme.

Sono diventata un case study e una piattaforma di lavoro a futura memoria: ecosostenibilità, d'accordo (come tutte, oggi) vuoi per ubicazione e vuoi per principio. Ma anche rispetto dell'ambiente in completa autonomia, senza rinunciare a rispondere ai bisogni attuali di chi transita dalle mie parti. Sono ancora in piena ottimizzazione, il progetto continua.

Sono un po' come un albero: soluzioni integrate per i consumi energetici e idrici mi permettono di essere in perfetta simbiosi con l'ambiente in cui mi hanno inserita. Costruita con il minor numero di materiali possibile, oggi dipendo il meno possibile dai bisogni elementari come acqua, elettricità, calore, limito al massimo le ricadute dello smaltimento delle acque reflue e sono in grado di produrre sufficiente energia per essere autonoma. Mi baso sulle risorse del luogo: acqua glaciale e sole.
E il mio volume compatto ispirato alla sfera mi permette una protezione ideale contro gli agenti climatici e le dispersioni di calore e mi permette di offrire un volume massimo rispetto ad una superficie forzatamente limitata. Sono fatta in maniera radiale e la mia forma è ottagonale irregolare su sei livelli; nel mio cuore confluiscono i principali contenuti del progetto. Lungo l'intero perimetro, una scala a spirale mi avvolge parallela al nastro di vetro e permette il collegamento verticale interno.

Professo l'autarchia anche nella comunicazione: come la Stazione Fiamma nell'isola di Lost, l'unico collegamento con la civiltà esterna allo scenario in cui mi hanno inserita avviene via satellite. Come la Dharma, l'ETH è l'unica istituzione a poter telegestire i dati relativi ai due parametri portanti di quello che chiamano un insieme omogeneo e intelligente automatizzato: le previsioni meteorologiche locali e quelle relative a coloro i quali decidono di farmi visita.

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Sono la nuova Capanna Monte Rosa, sono costata 6.5 milioni di franchi svizzeri e ho festeggiato l'inaugurazione nel settembre 2009, proprio quando è nato questo blog che mi ha ospitata. Sono ubicata a 2885 mslm sopra Zermatt e sono il punto di partenza per le più ambite cime dell'arco alpino e del Gruppo del Rosa. Sono raggiungibile dal Rotenboden (alla fine della Gornergrat) in alcune ore di piste su roccia e su ghiaccio di anno in anno mutabili a seconda delle condizioni (per es. del Gornerglescher).

La mostra che mi vede protagonista è itinerante (qui al Lichthof/ETHZ) e in una delle recenti esposizioni ho avuto il piacere di farmi conoscere dal responsabile di questo blog, in visita interessata alla mostra.

Ora lo invito ufficialmente a venire a trovarmi dal vivo in quota, prima o poi, quando può.

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