venerdì 22 aprile 2011

Vandana Shiva su MS | Earth Day 2011

Splendida intervista alla fisica indiana Vandana Shiva sul tema sensibile della resilienza e dei rapporti fra agricoltura, ecologia e cambiamenti climatici (qui, quiqui alcuni recenti reports and news della FAO, qui e qui un articolo divulgativo, qui un recente post) in occasione dell'Earth Day 2011.




Shiva è una personalità molto nota, soprattutto per le sue doti combattive a favore della sostenibilità. Da una trentina d'anni è una delle più note ambientaliste del mondo, appartenente alla tipologia più virtuosa del movimento: quella della cosiddetta "ecologia compatibilista" (v. Tomas Maldonado, Cultura, democrazia, ambiente, Feltrinelli 1990). Si occupa prevalentemente dei rapporti fra agricoltura, ecologia ed economia, temi su cui ha scritto una ventina di saggi (fra i quali, ricordiamo ad es. Le guerre dell'acqua, uscito per i tipi della Feltrinelli nel 2003, anno internazionale dedicato a questo elemento). Ha fondato, fra le altre, Navdanya, una rete che unisce produttori di semi, ricercatori e agricoltori, fornendo loro i mezzi e le nozioni necessarie per passare alla coltivazione biologica.


L'intervista si focalizza sulla realtà del suo paese.


Qual è la situazione dell'agricoltura in India e quale l'impatto del cambiamento climatico?
«In India un quarto della popolazione è sottonutrito: siamo la capitale mondiale della fame. Eppure siamo autosufficienti nella produzione di cereali. Ma, piuttosto che distribuirli ai poveri, i grandi produttori preferiscono farli marcire nei magazzini per tenere i prezzi alti. Da alcuni anni il cambiamento climatico sta avendo un impatto devastante: abbiamo avuto i raccolti distrutti dalle alluvioni nelle pianure settentrionali, dalla siccità nella valle del Gange e da uragani e crescita del livello del mare nel Golfo del Bengala. La cosa più tragica è che a soffrire del cambiamento climatico è chi non lo ha provocato». 
Che soluzioni esistono per ridurre l'impatto del cambiamento climatico sull'agricoltura? 
«Le multinazionali del business agroalimentare vorrebbero risolvere tutto con piante geneticamente modificate, cioè perpetuando quella vendita di semi brevettati, fertilizzanti e pesticidi artificiali che già ha portato al suicidio per debiti 250 mila agricoltori indiani. Noi invece proponiamo il passaggio all'agricoltura ecologica che, attraverso il recupero di varietà naturalmente resistenti a siccità e salinità, il ripristino dei cicli naturali e l'incremento della biodiversità nei campi è più resistente ai cambiamenti, restaura la naturale fertilità di terreni e li trasforma in depositi di carbonio, come ho scritto nel mio libro Soil, not oil». 
Ma si dice spesso che questo tipo di agricoltura non sarebbe in grado di produrre cibo per tutti. 
«L'agricoltura ecologica sarebbe in grado di assicurare cibo ambientalmente sostenibile per tutti, come riportato anche dall'ultimo rapporto sull'agricoltura del le Nazioni Unite. Ciò che ha creato malnutrizione e devastazione ambientale è stato trattare il cibo come una massa e una merce. Così si sono incentivate le mono-culture, le ingiustizie distributive, l'uso dei cereali come mangime animale e perfino come combustibile per le auto. Il rapporto di Navdanya dal titolo Health per Acre dimostra come l'aumento di biodiversità e l'intensificazione ecologica massimizzino la capacità nutritiva di ogni acro di terra. Questa è la soluzione per la fame nel mondo, altro che gli OGM…». 

Fonte: CdT 18/4/2011

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