mercoledì 30 marzo 2011

Tempesta sul pane


[Update 6/5: un bel post dell'oca che commenta questo studio appena uscito su Science. Mais e grano più a rischio di tutti gli altri raccolti].


[Update 6/4: l'ultimo numero della rivista Internazionale: "Pane e libertà", si parla di guerre del pane, circoli viziosi, speculazione...].

Sui mercati internazionali, i prezzi dei prodotti agricoli come grano, caffè, cacao ma anche cotone, soja, olii vegetali, zucchero negli ultimi mesi si sono decisamente impennati.
La tendenza di fondo era riscontrabile già da inizio secolo ma negli ultimi 2-3 anni e in particolare dalla scorsa estate ha decisamente subito un'accelerazione, tanto che sono pure state formulate ipotesi sull'origine del rincaro del prezzo del pane in paesi come quelli nordafricani come una delle scintille che ha fatto da detonatore alla stagione di rivolte ancora in corso.
Gli aumenti dei prezzi colpiscono in modo diretto soprattutto le derrate in cui le materie prime rappresentano una grossa fetta del prodotto finito, come ad es. pane, pasta, riso, caffè ed olii alimentari.

Le leggi dell'economia ci ricordano che il prezzo aumenta quando l'offerta cresce in modo meno veloce rispetto alla domanda di prodotti. Cosa limita l'offerta e incita la domanda di prodotti agricoli e alimentari?
Nel primo caso fattori naturali, contingenti, economico/energetici; nel secondo caso fattori demografici, di sviluppo economico, di scelte energetiche. Sui due, si staglia poi il ruolo della speculazione nei mercati a termine delle derrate.

I fattori demografici che incidono sulla domanda sono i quasi 80 milioni di persone in più all'anno che sostanziano l'attuale ritmo di crescita demografica mondiale. Fra quelli di sviluppo economico, il ruolo sempre più importante giocato dai grandi Paesi Emergenti (Cina, India, Brasile) e - dietro di loro - da quelli in Via di Sviluppo (che consumano sempre di più e - con maggior potere d'acquisto - sempre più carne, con i relativi effetti su cereali, soja, olio di palma...utilizzati come mangimi dalla maggior richiesta di proteine animali). Infine i fattori di scelte energetiche sono riconducibili alla produzione di carburanti biologici: nei soli USA (leader mondiali in questo ambito), ad es., 1/3 della produzione di mais viene utilizzata per la produzione di etanolo.

I fattori di economia energetica che incidono sulla offerta vertono sostanzialmente sull'aumento del prezzo di petrolio: gli indici dei prezzi di petrolio e cereali (come il grano) sono congruenti perché se aumenta il prezzo del primo (come in effetti succede), viene prodotto ancora più etanolo dal mais, spingendo i commercianti ad acquistare altri cereali, spingendo così di nuovo verso l'alto i prezzi. Anche gli olii vegetali ne subiscono gli effetti (maggior produzione di biodiesel).
I fattori contingenti sono riconducibili al progressivo esaurimento delle scorte e delle riserve nei magazzini, indotto da offerta ridotta e domanda crescente e sostenuta, con associata riduzione della possibilità di equilibrare domanda e offerta nel momento in cui la prima torna a calare e la seconda aumenta. Ciò che si trova in magazzino oggi viene così conservato per sicurezza, riducendo l'offerta ed alzando ulteriormente i prezzi.

Da ultimo, i fattori forse più incisivi sulla volatilità dell'offerta: quelli ambientali (suolo coltivabile, acqua, potenziale di aumento del raccolto).
L'acqua è uno di quelli cardine: e sull'acqua incidono massicciamente le condizioni meteorologiche (stagioni e annate siccitose risp. molto piovose, insieme alle bizze termiche) e climatiche (situazione pluriennale, tendenze di fondo). Siccità e inondazioni causano, di solito, diminuzioni della produzione e il 2010, in questo senso, è stato un annus horribilis (ne avevamo già parlato qui).
Vediamo in rassegna, velocemente, in che modo il clima e le condizioni meteo hanno inciso su grano, caffè, soja, zucchero e cotone.

Grano: inondazioni in Australia e siccità in Russia, Ucraina, Europa e Canada hanno causato una diminuzione dei raccolti e un conseguente incremento dei prezzi. La qualità del grano raccolto in tutto il mondo risulta inferiore al necessario e poco adatto alla produzione di pane. La lunga siccità invernale in Cina settentrionale (la peggiore da 60 anni in qua) potrebbe aggravare ulteriormente la produzione ventura. La Cina è il primo produttore mondiale, l'Australia il settimo (e quarto esportatore), la Russia il quinto, l'Ucraina l'undicesimo, il Canada il sesto (e secondo esportatore).


Caffè: forse una delle materie prime con l'incremento dei prezzi più forte, mai così caro dal settembre 1994. Nazioni esportatrici come Brasile, Vietnam, Colombia, Indonesia (prime quattro a livello mondiale) sono state colpite in modo negativo dagli effetti del maltempo, con una fluttuazione eccessiva fra siccità e abbondanza d'acqua, diminuendo il raccolto. In alcune di queste (come l'Indonesia) il veloce passaggio da un Nino mediamente forte fra 2009 e 2010 ad una potente Nina nella seconda metà del 2010 ha amplificato questa oscillante variabilità meteorica interannuale, rafforzando la pressione su questa materia prima (ma anche su altri alimenti di base) e impedendo la normale diminuzione dei prezzi prima del raccolto.

Soja: utilizzata in gran parte come foraggio per animali (in quanto riserva di proteine) e quindi sottoposta a forte pressione produttiva (e di domanda) per soddisfare la sempre maggior richiesta di carne, le bizze meteoriche causate sostanzialmente dalla siccità in Sudamerica ne hanno impedito un aumento della crescita favorendo anzi una potenziale riduzione dei raccolti e quindi un aumento dei prezzi. Brasile, Argentina e Paraguay sono i leader sudamericani e fra i leader mondiali della produzione ed export di semi di soja.

Zucchero: le recenti alluvioni in Australia (settimo produttore e terzo esportatore mondiale) stanno mettendo sotto pressione anche il mercato dello zucchero, riducendo la produzione ed aumentandone i prezzi.

Cotone: molto richiesto, soprattutto nei Paesi Emergenti (laddove aumenta il benessere e il fabbisogno di tessuti naturali), subisce però una contrazione produttiva a causa delle inondazioni in Cina (primo produttore mondiale) e Pakistan (quarto produttore mondiale) della scorsa estate e delle scarse piogge in parti della Cina e degli USA (secondo produttore e primo esportatore mondiale). Essendo le riserve mondiali a livelli minimi, il governo indiano ha bloccato le esportazioni e tutto ciò (con il contributo delle speculazioni) ha fatto lievitare massicciamente i prezzi.


***UPDATE 30/3***

Due suggerimenti da Paolo C.: il recente post di tamino che parla proprio di "Food for Thought" e che mi ero perso (ultimamente sono un po' distratto sul fornte blogosfera estera): qui.

Il cacao: ho dimenticato la scheda su questo preziosissimo bene, non tanto perché - da svizzero e, per conseguenza, da ghiotto di cioccolato - abbia voluto rimuovere l'analisi. Ma per il fatto che il prezzo del cacao, pure in risalita, ha però subito oscillazioni più forti e le cause sono quasi totalmente da ricercare nella particolare situazione politica instabile e problematica (e nelle relative sanzioni imposte dall'UE) in Costa d'Avorio (primo produttore ed esportatore mondiale di cacao, anche se la Svizzera fa capo alla Costa d'Avorio solo per il 4% del suo fabbisogno) e alla conseguente richiesta aumentata in altre nazioni. Attualmente l'esportazione da quel paese è pressoché bloccata e l'offerta sul mercato mondiale si è quindi ristretta. Conseguentemente ci si rivolge maggiormente ad altre nazioni produttrici come il Ghana, l'Ecuador o in generale ai paesi dell'America centrale. Inoltre in Costa d'Avorio (a causa della forte produzione concentrata, finora), gli alberi del cacao stanno subendo un progressivo invecchiamento, diventando così ancora più sensibili alle condizioni climatiche avverse.


Fonti: WMO / FAO / Un prof di economia agraria all'ETH di Zurigo / Un esperto dell'Ufficio federale dell'agricoltura in Svizzera / Un analista del settore materie prime del Credit Suisse / Un esperto della Segreteria di stato dell'economia svizzera / Il responsabile degli acquisti di un grosso dettagliante svizzero

6 commenti:

  1. Immagino tu abbia già letto il post del nostro amico Tamino:

    http://tamino.wordpress.com/2011/03/21/food-for-thought/

    P.S.: e del cacao che ci dici? Personalmente m'interessa più del caffè.

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  2. Non l'avevo ancora letto, né notato! Ultimamente sono un po' distratto e poco aggiornato sul fronte blogosfera estera. Thanx! Aggiorno il post.

    Cacao: metto un update, qui penso contino molto di più la situazione politica molto instabile e problematica (e le relative sanzioni dell'UE) in Costa d'Avorio, primo produttore ed esportatore mondiale di cacao.

    Ti interessa il cacao perché sei ghiotto di cioccolata?

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  3. Yep. Fondente, con percentuale di cacao al 70%. ;-)

    Grazie dell'aggiornamento.

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  4. E' un po' disperante che i paesi ricchi abbiano sempre abbastanza soldi per bombardare e per il World Food Program no.

    Comunque se vi piace il nero, il top è il gran cacao Porcelana, del lago Maracaibo, Venezuela. Quello avoriano era migliorato, ma non c'è confronto con quelli centro-americani.

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  5. E, beh: in effetti qui se ne trova davvero del buono. E non a caso proviene dall'America latina :-D

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  6. tornando al pane, segnalo un bell'articolo di Banyan sull'Economist:
    http://www.economist.com/node/18485871
    e vado a leggere i nuovi post

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