Renzo Piano e la fragilità della terra

Splendida intervista all'archistar Renzo Piano pubblicata ieri sul Corriere del Ticino. Fra le righe, il famosissimo architetto genovese sottolinea più volte come oggi uno dei ruoli essenziali dell'architettura (al di là di quello basilare di risposta ai bisogni della gente) e uno degli attuali e futuri elementi ispiratori siano la consapevolezza della fragilità della terra. Con le sue stesse parole:




Con la tecnologia è cambiata la tecnica e i materiali, e siamo giunti alla consapevolezza della fragilità della terra, al fatto che alla fine tutti (o quasi, nds) hanno capito che non si possono costruire edifici insensibili all'ambiente, ai consumi energetici, al riciclo dei materiali.
E più avanti:
Pensi che in uno degli ultimi edifici che abbiamo costruito, il Museo della Scienza di San Francisco, grandissimo edificio pubblico, non abbiamo realizzato l'impianto dell'aria condizionata. Il pianeta è fragile e  anche un edificio deve saper respirare al ritmo della terra.
E poi:
Nel Novecento l'architettura ha rappresentato tante cose compresa la globalizzazione. Questo secolo invece, apre con la chiara constatazione che l'elemento forte ispiratore dell'architettura sarà la fragilità della terra. Perciò ci sarà un linguaggio nuovo (o almeno così mi auguro), per costruire edifici più trasparenti, più leggeri, più permeabili e anche più sensibili.

Davvero un bell'esempio di sensibilità nei confronti della tutela ambientale e che, venendo da un tale contesto, si inserisce a pieno titolo, indirettamente, nel sempre difficile esercizio della mitigazione climatica.

Qui e qui l'intervista integrale.

Commenti

  1. Bè forse Renzo Piano quando ha progettato il vulcano buono ancora non si era fatto una coscienza ambientale.
    Chi progetta una colata di cemento e asfalto su non sò quanti ettari di terreno agricolo per realizzare un parcheggio e un centro commerciale, un vero ecomostro, non può permettersi di parlare di fragilità della terra.

    RispondiElimina
  2. Benvenuto sul mio blog!
    Non posso che essere d'accordo con lei, sebbene non conosca il progetto. Credo sia sintomatico dei tempi. Ciononostante, quel che Piano dice nell'intervista mi pare meritevole di segnalazione. Ed è pure sintomatico dei tempi. Voglio dire: non si possono commisurare intenzioni (ma anche progettualità, a quanto pare) e coerenza totale. Si rischia di non tener conto di un sacco di condizioni vincolanti che fanno da sfondo e da contorno.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Il clima scatena la guerra

Vendicati i "modellini farlocchi"

Clima più estremo? III — Heatwaves, feedbacks