Hopen: your ice and sea...


Apri gli occhi e guarda, naufrago solitario del mari del nord.
Apprezza la languida poesia dei paesaggi settentrionali di un pianeta lontano.
Scorgine il battito delle maree e il respiro del vento.
Ammira il bianco languore del ghiaccio infinito.

Quattro abitanti su una virgola di terra ghiacciata, spazzata dal vento e bagnata dal mare.
Quattro volontari che si intrattengono e per sei mesi osservano e mantengono in servizio una stazione meteorologica abbarbicata quassù dal 1947.
Quel che ognuno di essi vede non è molto diverso da quello che osservano migliaia di altre stazioni sparse per il globo e se lo è induce ancora più preoccupazione.
Quel che ognuno di essi osserva non gli piace e non gli dà pace.



Osserva, o naufrago, come il ritmo delle risacche si interseca con quello delle visite degli orsi polari alla stazione meteo, oltre un centinaio all'anno attratti forse dalla manifestazione matematica di un mutamento in atto fin troppo incomprensibile per loro.
Ascolta le voci del tempo, rumore sincopato di ghiacci frastagliati, un tempo molto più estesi rispetto ad oggi.

Racconta dei cambiamenti in atto.
Sii consapevole della posta in gioco.
Non dimenticare mai che tutti i cambiamenti che l'Artico sta subendo sono anche i tuoi e saranno anche i nostri.
Ricorda sempre che viviamo su un pianeta sempre più fragile.


Il GW picchia duro lassù: siamo ad Hopen, piccola isola rocciosa stretta e lunga e a forma di catino rovesciato, situata a sudest dell'arcipelago delle Svalbard. Probabilmente scoperta nel 1613 da Thomas Marmaduke, avventuratosi fin lì con l'Hopewell (da cui il nome "speranzoso"), oltre alla stazione meteorologica dell'Istituto meteorologico norvegese l'isola dà rifugio ad una moltitudine di colonie di uccelli e orsi polari migratori.
L'aumento delle temperature dell'aria (accelerante da alcuni decenni, e il 2010 non è stato da meno), l'aumento consistente di quelle del mare di tutta la zona dell'arcipelago delle Svalbard (senza precedenti negli ultimi due millenni) e la massiccia riduzione dell'estensione glaciale della banchisa sono la cartina di tornasole dell'amplificazione che sta subendo l'Artico. 
E sono anche la manifestazione dell'entropia al lavoro, che porta il naufrago solitario fin quassù ad aprire gli occhi e guardare.


Bisognerà andarci, prima o poi, a Hopen, col suo ghiaccio e il suo mare.
Per poter ancora aprire gli occhi e guardare.
Finché dura.


Commenti

  1. Salve,
    Mi permetto di darti del tu, anche se non ci conosciamo.
    Vorrei chiederti se e quando avrai tempo, un tuo giudizio sulla teoria di Ferenc Miskolczi sulla saturazione dell'effetto serra, l'ho trovata qui http://climateclash.com/2011/02/15/g8-co2-cannot-cause-any-more-%E2%80%9Cglobal-warming%E2%80%9D/

    In rete ho trovato poco materiale, e per un neofita come me non sapevo come giudicare questa teoria.

    Grazie, e complimenti!

    P.S.: Bellissimo il titolo "Hopen: your ice and sea..."!!!

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  2. Benvenuto sul mio blog!
    Dammi pure del tu, no problem.
    Grazie del titolo, diciamo che l'ho mutuato da uno spunto emerso nell'ultimo meeting sullo stato dell'Artico di Tromsø.

    Teoria di Miskolczi: qualcosa ho letto, so che è uno dei pochi scettici che propone qualcosa di apparentemente abbastanza innovativo.
    _Abbastanza_ perché, in realtà, lui potrebbe essere collocato fra Lindzen (forte capacità autoregolativa del sistema, preminenza di feedback negativi, sensibilità climatica a forcing radiativi più piccola di quel che ritiene il mainstream...) e quei pochi "sciamannati" che negano l'esistenza dell'effetto serra, o che ne ridimensionano completamente la sostanza (cancellando, de facto, 150 di scienza dura). Per lui il GHE esiste, ma lo interpreta in chiave completamente diversa e un po' a geometria variabile e variata (da lui). Il che è come dire che la forza di gravità esiste, ma l'osservazione del volo degli uccelli in cielo la confuta in pieno e quindi ci ritaglio su misura una mia interpretazione della teoria :-D
    _Apparentemente_ perché, in realtà, alcune delle sue linee argomentative sono sbagliate e sono già state debunkizzate, sia dal punto di vista teorico (anche da scettici come Spencer e Pielke sr) sia da quello empirico. Ci farò presto un post, ma prima devo approfondire di più la cosa leggendo altri suoi lavori.

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  3. @Steph
    bellissimi anche i pesci di Arroman, non avevo visto che venivano incontro al mio pointer. Magia dei linguaggi, perfino con 1 e 0.

    Miskolczi: ne so poco, ma se la teoria dà una sensibilità di 0,3K per raddoppio di CO2 e siamo "solo" a 390 ppm e 0,4°C, mi sembra smentita anche dal termometro.
    rif. www.realclimate.org/wiki/index.php?title=Ferenc_Miskolczi

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  4. @Steph: Grazie davvero, sei stato molto chiaro!

    @Ocasapiens: Da quel poco che ho capito con le mie conoscenze, Miskolczi ritiene che anche con un raddoppio della CO2 la temperature rimarrebbe invariata perchè ci sarebbe al contempo una diminuzione equivalente degli altri gas serra, ma potrei sbagliarmi! Grazie del link!!

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  5. @Giuseppe B.
    Nel senso che un raddoppio di CO2 fa mutare i microbi che producono metano? E noi e gli altri organismi dentro, sopra, attorno ai quali vivono... no, preferisco non pensarci!

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  6. Nono, non credo in quel senso, ahah!
    Guarda io ho sentito che per confermare la sua teoria dice che ad un aumento negli ultimi decenni della CO2 e del metano, che sono sotto gli occhi di tutti, c'è stata una diminuzione del vapore acqueo ma sinceramente non so proprio dove abbia preso questa informazione, anche perchè ad un aumento delle temperature non dovrebbe corrispondere una maggior evaporazione delle acque?

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  7. @Giuseppe B.
    Prego, figurati. Magari se ne riparla in un post specifico.

    @ocasapiens
    LOL dolceamaro

    Sì, come dice Giuseppe, l'ipotesi di M. va proprio in quella direzione. E infatti, fra le tante cose, come dicevo rischia di cancellare de facto 150 anni di scienza dura, legge di C-C compresa.

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