martedì 22 giugno 2010

Abissi e magneti artici /1


(Daisy Gilardini)

L'Artico è entrato in uno stato molto precario, nel quale non è difficile scorgere il principio di una transizione verso un nuovo tipo di equilibrio dinamico instabile che lo porterebbe verso una situazione....abissale.
Moltissime le implicazioni in gioco: prevalenti, ovviamente, quelle climatiche e meteorologiche. Su queste MS dedicherà, nei prossimi mesi, altri post (oltre a quelli già pubblicati, per es. qui o qui), prendendo spunto anche da alcuni lavori presentati in vari recenti meeting sull'Artico (per es. questo o questo). [Update: situazione ad inizio della stagione estiva 2010 ancora e già molto precaria, vedi questo post sul thread dedicato all'Artico del forum di MNW].

Numerose anche quelle ecologiche e socio-economiche: dalla situazione precaria delle comunità che vivono nell'area, agli impatti sugli ecosistemi, dagli enormi interessi in gioco di tipo commerciale, a quelli di tipo energetico ed economico.










Questo video di presentazione del meeting sullo stato dell'Artico (SOA), tenutosi lo scorso mese di marzo al mitico Hyatt Regency di Miami (il sottoscritto era lì lì per recarsi, ma impegni di forza maggiore, purtroppo,...), ne riassume didatticamente i principali punti nevralgici (qui gli archivi video del meeting, qui gli abstract). In questo secondo video (webcast dalla recente confernenza di Oslo dell'IPY), invece, David Barber presenta una Lecture plenaria sullo stato dell'Artico e sullo spessore del pack in epoca di climate change.


Evidentemente, oltre ad essere sull'orlo di un abisso difficilmente - ad oggi - immaginabile, l'Artico funge anche da magnete, per i motivi spiegati sopra.
Il mondo si gira verso l'Artico, e per molte importanti ragioni. Attira sempre più risorse destinate alla ricerca, attira sempre più curiosità (esiste oggi un turismo attratto dall'Artico per poter osservare con i propri occhi gli effetti del cambiamento climatico in queste regioni così fragili) figlie del voyeurismo dei nostri tempi, attira sempre più l'interesse di chi ci specula già sopra sin da oggi e per questo si mette ai ripari da probabili future contese sul riconoscimento geopolitico di territori marini prima ghiacciati (qui un report sulla giusidizione marittima e sui confini dei territori artici)...
...e tutto questo favorito dall'apertura di nuove rotte navali estive impensabili fino a qualche anno fa.
Di tutto questo (e d'altro) se ne è discusso al meeting dell'AFT lo scorso gennaio a Tromsoe e se ne ridiscuterà anche a gennaio 2011.

Tre soli dati: quasi 1/4 delle riserve mondiali di idrocarburi potrebbero essere accessibili in pochi decenni, con le Big Oil Sisters a fare ovviamente la voce grossa; l'Artico rimane un polo molto ricco di svariate risorse, molte di queste - ai margini dell'oceano - sono di tipo minerario; si stima che quasi 1/3 del gas naturale e il 13% del petrolio non ancora non scoperti e sfruttati potrebbero trovarsi in questi territori a nord del circolo polare artico.


(Daisy Gilardini)

11 commenti:

  1. Buonasera Steph, dopo lunga assenza (e travagli personali) torno con piacere a leggere e commentare quanto scrivi nel tuo blog.

    Ti informo, purtroppo che la nuova versione, non è perfettamente compatibile con il mio browser Safari e mi tocca accedere con Firefox.

    Spero comunque in qualche aggiornamento Apple.

    by Telegraph Cove

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  2. Ottimo intervento sull'artico.
    Nonostante tutto però il 2007 era in situazione molto più critica di quella attuale, mancava quasi completamente il ghiaccio pluriannuale che ora è presente nella zona centrale dell'artico.
    In presenza di condizioni meteo favorevoli questo consentirebbe una maggior tenuta proprio nei mesi più critici.
    In effetti anche il NSIDC non si è ancora pronunciato in maniera definitiva.

    Speriamo.

    by Telegraph Cove

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  3. Sulla stima delle riserve di idrocarburi segnalo questo post.

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  4. @telegraph cove
    grazie! :-)
    Sfondo: vedo di rimediare, if possible. Anche io, a volte, con Safari 5 faccio fatica a caricarlo e passo a Chrome, per certi versi più "performante".
    2007 vs 2010: lo pensavo anch'io fino a ieri, soprattutto grazie alla discreta concentrazione di ghiaccio nella parte centrale del bacino (effetto dinamico dell'AO- invernale), a differenza del 2007.
    Ieri, però, ho visto questo http://psc.apl.washington.edu/ArcticSeaiceVolume/images/BPIOMASIceVolumeAnomalyCurrent.png
    e la cosa mi pare più inquietante di quel che subodoravo.

    @Hydraulics
    benvenuto!! ;-) e grazie della segnalazione.

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  5. ho visto l'anomaly anch'io. Che il ghiaccio pluriennale non si sia riformato dal 2007? Se scompare in 3 mesi cambiategli nome cribbio, siamo in giugno, dico, fosse settembre.
    Non che va tanto bene nel resto del mondo, troppe temperature tra 40-50°C e sopra.

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  6. @oca
    Sì, ho come il sospetto che la caduta quasi-verticale dell'anomalia volumetrica possa essere riconducibile a qualcosa che nell'ultimo criticissimo decennio non avevamo ancora visto, ad inizio stagione estiva: la forte presenza di polynya e di ghiaccio già fuso all'interno del perimetro artico: quasi il 10% della superficie artica, al momento, è già acqua libera da ghiaccio! E torniamo all'effetto Emmental...

    Temperature: già, con le dovute proporzioni un po' come l'inverno da new ice age di canadesi, groenlandesi, iraniani, iracheni, siriani...

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  7. L'avevo visto anch'io ma la diminuzione è talmente verticale da un mese all'altro che posso tentare di credere ad un errore ?
    Ci sono dati reali di riscontro ? In fondo si tratta di un modello di fronte ad una situazione in rapido cambiamento.

    by Telegraph Cove

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  8. Tra l'altro, salvo accentuazioni del fenomeno, stiamo rientrando (come estensione) nei trend medi dei famigerati 2007-2008 (e quindi saremmo in linea con gli outlook estivi che vedrebbero a settembre una probabile estensione > di 2007-2008 ma < di 2009).

    Se il dato fosse vero potremmo, tra breve, assistere a un tracollo senza precedenti.

    by Telegraph

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  9. Potrebbe anche esserlo. Ma anche no. Se compari la situazione a fine giugno di 2007, 2008, 2009 e 2010 vedrai come questo è l'anno più critico. L'ultimo mese, in condizioni di copertura glaciale inferiore e con un flusso di radiazione solare incidente decisamente sopra la media, sta dando un vero e proprio colpo di grazia. L'energia del sole viene impiegata per fondere il ghiaccio, se questo è già sottile ce ne vuole di meno e quella in eccesso, se ci sono aree già libere, viene assorbita dal mare e il processo accelera.
    Il grado di copertura glaciale medio all'interno del pack rasenta adesso il 66% (contro il 70% del 2007 e quasi l'80% dell'anno scorso), solo 1/4 del pack totale è ghiaccio molto spesso (contro il 30% del 2007 e circa la metà l'anno scorso) mentre quasi il 10%, come detto, è già acqua libera.

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  10. @Steph
    c'è un nesso tra il calo recente e le fughe di metano misurate dalla Sakhova e da Westbrook et al?
    Preferirei di no.

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  11. @oca sapiens
    http://climafluttuante.blogspot.com/2010/04/play-w-fire.html
    Anch'io preferirei di no, ovviamente!

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