Rio de Abril e acque nascoste | deserto d'acqua #2














Rio de Janeiro e dintorni sott'acqua e favelas del centro e dell'agglomerato - a Niteroi in primis -messe in ginocchio dalle colate di fango e dalle frane innescate da piogge alluvionali estreme.
Triste musica da una partitura già nota. Repetita iuvant?

Oggi a modem (trasmissione radiofonica di approfondimento della RSI) se ne è parlato con diversi ospiti: una ricercatrice brasiliana c/o l'area di sviluppo internazionale e studi regionali del CeSPI, un antropologo/etnologo docente alla Bicocca che ha lavorato nelle favelas di Rio, un architetto attivo in Brasile e docente di urbanista alla Salford University di Manchester e il noto geologo e docente di geologia applicata all'Università di Siena Luigi Carmignani. Proprio l'intervento iniziale di quest'ultimo è lo spunto della riflessione odierna proposta da MS.

Tempi di ritorno: questa la key word che ha sostanziato l'intervento di Carmignani. I tempi di ritorno di fenomeni alluvionali sono, come ben si sa, un esempio paradigmatico di un applicazione matematico/statistica di tipo lineare ad un evento a rischio di catastrofe. Lineare in senso ampio del termine, da non confondersi ovviamente con la scala usata nei calcoli perché questa è invece di tipo logaritmico, essendo associata alla legge degli estremi (che in questo caso relaziona intensità e durata delle precipitazioni).
Il mio *lineare* fa invece riferimento - come poi affermato anche dal prof. - al fatto che i tempi di ritorno di questi eventi, pur utili in termini di prevenzione (if possible), in realtà tendono a sottovalutare due fenomeni che in comune hanno la fingerprint antropica.

Il primo dei quali l'impronta ce la mostra direttamente: il progressivo (e spesso pure a sua volta non lineare) uso sempre più massiccio del suolo, con l'urbanizzazione e l'accumulo di beni e infrastrutture (di ogni tipologia e vulnerabilità) in luoghi anche a forte rischio (alluvionale, sismico o altro che sia) e anche in aree "meno sospette" del Brasile.
Insomma: acque nascoste ma non perite, una piena prima o poi ritorna, in questo primo caso probabilmente più prima che poi.

Sul secondo fenomeno, invece, l'impronta antropica è indiretta: si tratta del modo in cui l'accumulo ed il surplus di energia come quello che connota oggi il pianeta riesce a "sconvolgere" il ciclo idrologico e a riconfigurare la distribuzione e l'intensità delle precipitazioni (ne parlerò in un prossimo post generale). Carmignani, a ragione, parlava di situazione troppo comune in molte parti del mondo per essere "liquidata" con una spiegazione che faccia capo al solo, pur importante, primo fenomeno.
Insomma: Rio de Janeiro o de Abril? Cicli idrologici mutati: in questo caso una precipitazione molto intensa a seguito di mesi di siccità, e il danno è già potenzialmente incombente.

Ecco: questi due fenomeni, su scale temporali variabili, agiscono sicuramente sulla linearità matematica dei tempi di ritorno. È forse ora di tenerne maggiormente conto?


***UPDATE***
In occasione della giornata internazionale dell'acqua dello scorso 22 marzo, la celebre rivista National Geographic dedica il numero speciale di aprile proprio al tema dell'acqua. L'edizione italiana è uscita prontamente con la traduzione del numero speciale in questi primi giorni di aprile. Il sito americano è visibile online con una versione scaricabile interattiva. E qui è possibile visionare 15 delle più belle, rappresentative e/o drammatiche immagini della NG, insieme ad altre fornite dalla NASA. A pochi giorni dalla catastrofe brasiliana delle acque nascoste...

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