«Climate»

Francesco Cara, esponente del Climate Reality Project cura una serie di incontri digitali aperti a tutti su Zoom, per conoscenza reciproca e per esplorare insieme il mondo che si trasforma sotto l’effetto del cambiamento climatico. Ieri il primo appuntamento. In questo post un resoconto.


Il ciclo, intitolato «Il clima che cambia / Anteprima Il Raggio Verde»,  coprirà cinque settimane con un formato breve ed interattivo: ad un’introduzione da parte del curatore farà seguito una proiezione di cortometraggi e un contributo da parte di un ospite sul tema trattato. Il dibattito con il pubblico potrà avvenire attraverso messaggi scritti o intervenendo attraverso la chat della piattaforma Zoom.

Ieri il primo appuntamento: il cortometraggio era «Climate», di Erik Ian Walker del Climate Music Project, un'opera di video-art che associa dati climatici, musica, immagini di repertorio.
L'ospite era la brava e bella Serena Giacomin, fisica meteorologa e climatologa del Centro Epson Meteo, presidente dell’Italian Climate Network e promotrice del Progetto ScuoleHa esposto in modo molto chiaro e sintetico i termini generali della questione climatica, inquadrando il tutto nell'attuale contesto di emergenza globale, e ha risposto anche alle numerose domande del pubblico su Zoom (quasi 100 partecipanti!, fra i quali anche Laurie Goldman del Climate Music Project).

Qui sotto potrete vedere il cortometraggio. Molto evocativo, immersivo ed interessante.
La musica è stata composta a partire da tre indicatori fondamentali del cambiamento climatico dal 1800 ai giorni nostri:
○ 1. l'aumento della concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera in ppm (primo grafico a sinistra, a cui è stato associato il ritmo);
○ 2. l'evoluzione della temperatura globale in gradi C (secondo grafico, al centro, a cui è stata associata l'intonazione);
○ 3. lo squilibrio tra energia che la Terra riceve dal Sole ed energia che la Terra irradia verso lo spazio in W/m^2 (terzo grafo a destra, a cui è stata associata la distorsione).
Il video dura circa 10 minuti e 1/2. I primi 9 coprono gli ultimi 219 anni, a partire dal 1800. Ogni minuto del video copre circa 24 anni. L'ultimo minuto e mezzo del cortometraggio è dedicato alle proiezioni future a partire dagli scenari di emissione previsti, fino al 2050.


 

Una delle domande giunte verteva sulla comprensione di quest'ultimo grafico. Come ha ben spiegato Serena, si tratta del valore dello sbilancio energetico del sistema climatico globale, ovvero il saldo fra energia ad onda corta che il pianeta riceve da Sole ed energia ad onda lunga / infrarossa che la Terra irradia verso lo spazio: se positivo significa che la Terra riceve più energia di quanto ne sia in grado di disperdere, se negativo il contrario. Il trend generale mostra un graduale e progressivo sbilancio positivo a causa del rafforzamento dell'effetto serra.
Puntualmente si osservano anche momentanee e importanti riduzioni, in associazione a forti eruzioni vulcaniche soprattutto in area tropicale (es. Krakatoa, Santa Maria, Agung, El Chicon, Pinatubo). Ho fatto notare, a questo proposito, l'errore di aver dimenticato - ad inizio del periodo - l'eruzione più importante degli ultimi 500 anni (almeno): quella del Tambora avvenuta nel 1815. Con un VEI di 7, un volume stimato di materiale piroclastico eruttato di 175 km^3 e un quantitativo stimato di aerosol solfati fra le 60 e le 80 Mt, dovrebbe aver provocato un forcing negativo (ovvero un cambiamento nel flusso radiativo netto al top atmosferico) di 5-6 W/m^2 nei successivi 2 anni dopo l'eruzione.
Per confronto: il forcing radiativo della sola CO2 a partire dal periodo pre-industriale è di 1,82 W/m^2 e cresce di 0,27 W/m^2 per decennio. Il forcing vulcanico immediato provocato da quell'eruzione è stato quindi ca. 3 volte più forte del forcing totale generato a partire da quel periodo dalla CO2. Tuttavia, è durato solo ~2 anni: infatti su scale temporali lunghe, gli effetti delle eruzioni vulcaniche sono generalmente piccoli. È stato stimato che per poter annullare gli effetti radiativi dell'attuale aumento di CO2 (senza considerare altri gas serra), occorrerebbe un aumento di 16 volte della frequenza delle eruzioni di dimensioni paragonabili a quella del Tambora: da una ogni 400 anni a una ogni 25 anni!

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