100%

Il consenso scientifico che gli esseri umani stiano causando il riscaldamento globale è ormai schiacciante e rasenta il 100%. Così come la comunità scientifica è sempre più sicura che la % di riscaldamento globale imputabile alle attività antropiche si aggiri attorno ad un valore prossimo al 100%. Dunque hanno decisamente molto senso petizioni come questa recente.
Vediamo qui i due lati della questione.

Credits: University of Bern


Detection

Che l'uomo giochi un ruolo fondamentale nei cambiamenti climatici è sempre più evidente:
Non vi è alcun dubbio - come è stato ampiamente dimostrato in molti altri studi che affrontano molti aspetti diversi del sistema climatico utilizzando metodi e set di dati diversi
afferma Stefan Brönnimann, dell'Università di Berna e consorzio di ricerca internazionale PAGES 2k, il più ampio lavoro di ricostruzione del clima che fornisce una panoramica completa dei dati climatici degli ultimi 2000 anni.

PAGES 2k Consortium 2019


Due recentissimi studi hanno permesso per la prima volta di ricostruire l'evoluzione del clima degli ultimi 2 millenni a livello mondiale.
I ricercatori bernesi hanno sfatato una delle argomentazioni più comuni contro la responsabilità umana degli attuali cambiamenti climatici, ossia che tali mutamenti ci siano sempre stati.
Gli scienziati osservano che l'attuale aumento della temperatura non è limitato a livello regionale, ma è globale ed è molto più repentino rispetto alle epoche precedenti. I due studi effettuati dal team internazionale guidato da Raphael Neukom del Centro Oeschger per la ricerca sui cambiamenti climatici all'Università di Berna hanno rilevato che negli ultimi due millenni non si sono mai verificate contemporaneamente fluttuazioni climatiche in tutto il mondo. Inoltre la velocità del fenomeno non è mai stata tanto elevata.

Neukom et al. 2019


In un commento di accompagnamento agli studi - pubblicati su "Nature" e su "Nature Geoscience" - il professore di geografia Scott George dell'università del Minnesota riassume:
La massima comune che il clima cambia sempre è certamente corretta. Ma, anche se risaliamo ai primi giorni dell'impero romano, non possiamo rilevare alcun evento che sia vicino all'intensità e alla vastità del riscaldamento degli ultimi decenni. 
Inoltre
il clima odierno si distingue per la sincronia globale dell'evoluzione del fenomeno.
A sostengo della tesi che il recente riscaldamento globale è un cambiamento naturale e non allarmante si citano spesso le fluttuazioni verificatesi anche prima, come la "piccola età glaciale" (LIA) o il "periodo caldo medievale" (MWP,  denominato anche "anomalia climatica medievale", MCA).

Tra le altre cose, i rigidi inverni durante la "Piccola età glaciale" hanno fornito ai pittori olandesi motivi che da allora sono entrati nella coscienza collettiva europea. Questi sono: "I piaceri dell'inverno", un dipinto del 17 ° secolo di Hendrick Avercamp (1585-1634). Fonte: The Bridgeman Art Library, Wikimedia (sopra), risp. "Cacciatori nella neve", il capolavoro invernale della serie del 1565 dedicata ai mesi, da parte di Pieter Bruegel il Vecchio (ma occhio anche alla "Mietitura" estiva, indice di stagioni estive a volte comunque assai clementi, vedi sotto). 


Molte persone hanno una chiara immagine della LIA (dal 1300 al 1850 circa). È caratterizzata dai dipinti raffiguranti persone che pattinano su canali olandesi e ghiacciai che scendono nelle valli alpine. Il fatto che sia stato straordinariamente fresco in Europa per diversi secoli è dimostrato da un gran numero di ricostruzioni della temperatura usando anelli di alberi, ad esempio, non solo da dipinti storici. Poiché vi sono anche ricostruzioni simili per il Nord America, si ipotizzò che la LIA e l'antecedente MWP (circa 700 - 1300) fossero fenomeni globali. Ma ora il gruppo di ricerca sta dipingendo un quadro decisamente molto diverso di queste presunte fluttuazioni climatiche globali: non ci sono prove che ci siano periodi caldi e freddi uniformi in tutto il mondo lungo tutti gli ultimi 2000 anni.

Neukom et al. 2019


Gli studiosi sottolineano che la LIA, ad esempio, raggiunse il suo culmine nel XV secolo nell'Oceano Pacifico centrale, nel XVII secolo in Europa nordoccidentale e nel XIX secolo in altre regioni del mondo.
È vero che durante la LIA faceva generalmente più freddo in tutto il mondo ma non ovunque allo stesso tempo. I periodi di punta dei periodi caldi e freddi preindustriali si sono verificati in momenti diversi in luoghi diversi
spiega Raphael Neukom. Secondo lo scienziato del clima di Berna, l'ipotesi ora sfatata delle fasi climatiche che si verificano contemporaneamente in tutto il mondo è nata a causa di un'impressione "atlantico-centrica" definita dalla storia climatica dell'Europa e del Nord America. In assenza di dati provenienti da altre parti della Terra, questa nozione è stata applicata a tutto il pianeta, aumentando le aspettative che periodi relativamente freddi o caldi negli ultimi 2000 anni fossero fenomeni sincroni a livello globale. Ma ora è stato dimostrato che non era così.

PAGES 2k Consortium 2019


Gli autori dello studio spiegano questa evidenza partendo dal presupposto che i climi regionali nei periodi preindustriali siano stati principalmente influenzati dalle fluttuazioni casuali all'interno dei sistemi climatici stessi. Fattori esterni come le eruzioni vulcaniche e soprattutto l'attività solare non sono stati abbastanza intensi da causare temperature marcatamente calde o fredde in tutto il mondo per decenni o addirittura secoli, nonostante le frequenti e anche potenti eruzioni vulcaniche siano state il fattore esterno nettamente più importante (soprattutto ad inizio e in particolar modo nella fase finale della LIA, nel corso della prima metà del 19° secolo) rispetto invece alla più trascurabile variazione dell'attività solare.

PAGES 2k Consortium 2019


Per la loro indagine su cinque epoche climatiche preindustriali, i ricercatori hanno fatto affidamento su un database del consorzio di ricerca internazionale PAGES 2k, il più ampio lavoro di ricostruzione del clima che fornisce una panoramica completa dei dati climatici degli ultimi 2000 anni. Oltre agli anelli degli alberi, include anche dati provenienti da carote di ghiaccio, sedimenti lacustri e coralli. Per mettere davvero alla prova i risultati, il team guidato da Raphael Neukom ha analizzato questi set di dati utilizzando sei diversi modelli statistici. Ciò ha affinato ulteriormente i risultati, consentendo di ottenere il calcolo della probabilità di decenni e secoli estremamente caldi o freddi e non solo il calcolo delle temperature assolute. Nessun quadro coerente a livello globale è emerso durante i periodi in esame.
Le temperature minime e massime erano diverse nelle diverse aree. Quindi gli estremi termici in tutto il mondo non possono essere dedotti da fenomeni di temperatura regionali come il MWP spesso menzionato in Europa e Nord America.
 afferma Raphael Neukom.

I risultati appaiono molto diversi per la storia recente. Entrambi gli studi mostrano che il periodo più caldo degli ultimi 2000 anni è stato molto probabilmente nel 20° secolo. Mostrano anche che questo è stato il caso per oltre il 98% della superficie terrestre. Ciò dimostra, ancora una volta, che i cambiamenti climatici moderni non possono essere spiegati da fluttuazioni casuali, ma dalle emissioni antropogeniche di CO2 e di altri gas serra.
Quello che non sapevamo fino ad ora è che non solo le temperature globali medie nel 20° secolo sono più alte che mai in almeno 2000 anni, ma anche che oggi per la prima volta un periodo di riscaldamento sta colpendo l'intero pianeta allo stesso tempo. E la velocità del riscaldamento globale non è mai stata così elevata come lo è oggi. Si tratta di un rilevante indizio che il riscaldamento globale provocato dall'uomo non ha precedenti, non solo in termini di temperature assolute, ma anche in termini di coerenza spaziale nel contesto degli ultimi 2000 anni.
 concludono gli scienziati.


Attribution

Dal 1850, quasi tutto il riscaldamento a lungo termine può essere spiegato dalle emissioni di gas serra e da altre attività umane. Se le emissioni di gas serra da sole stessero riscaldando il pianeta, ci aspetteremmo di vedere circa un terzo di riscaldamento in più di quanto si sia effettivamente verificato. Sono compensati dal raffreddamento degli aerosol atmosferici prodotti dall'uomo. Si prevede che gli aerosol diminuiranno significativamente entro il 2100, portando il riscaldamento totale causato da tutti i fattori più vicino al riscaldamento dovuto ai soli gas serra. È improbabile che la variabilità naturale nel clima terrestre svolga un ruolo importante nel riscaldamento a lungo termine.
È quanto ha riassunto il gruppo Carbon Brief per il tramite di Zeke Hausfather.



Numerosi ricercatori hanno esaminato la probabilità con cui la variabilità naturale interna possa influire sulle tendenze del riscaldamento a lungo termine. Hanno scoperto che generalmente gioca un ruolo limitato. Ad esempio, Huber e  Knutti presso l'Istituto di scienze atmosferiche e climatiche (IAC)  dell'ETH di Zurigo hanno riscontrato un contributo massimo possibile della variabilità naturale di circa il 26% (+/- 12%) negli ultimi 100 anni e il 18% (+/- 9%) negli ultimi 50 anni.
 Non possiamo mai escludere completamente che la variabilità naturale sia maggiore di quanto pensiamo attualmente. Ma questo è un argomento debole: ovviamente non puoi mai escludere l'ignoto sconosciuto. La domanda è se ci sono prove forti o addirittura evidenti. E la risposta è no, a mio avviso. I modelli ottengono la variabilità della temperatura a breve termine approssimativamente corretta. E a lungo termine, non possiamo essere sicuri perché le osservazioni sono limitate. Ma la risposta forzata spiega praticamente le osservazioni, quindi non ci sono prove del 20° secolo che ci manchi qualcosa ... Anche se si è scoperto che i modelli sottostimano la variabilità interna, è estremamente improbabile [meno del 5% di probabilità] che la variabilità interna possa produrre una tendenza grande quanto quella osservata. 
afferma Reto Knutti.



Mentre ci sono fattori naturali che influenzano il clima terrestre, l'influenza combinata dei vulcani e i cambiamenti nell'attività solare avrebbero comportato un raffreddamento piuttosto che un riscaldamento negli ultimi 50 anni. Il riscaldamento globale assistito negli ultimi 150 anni corrisponde quasi perfettamente a ciò che ci si aspetta dalle emissioni di gas a effetto serra e da altre attività umane, sia in modelli semplici che in quelli più complessi. La migliore stima del contributo umano al riscaldamento moderno è di circa il 100%. Rimangono alcune incertezze dovute al ruolo della variabilità interna, ma i ricercatori suggeriscono che è improbabile che le fluttuazioni oceaniche e fattori simili siano la causa di più di una piccola frazione del moderno riscaldamento globale.

PS: un contributo umano superiore al 100% è possibile perché i cambiamenti climatici naturali associati ai vulcani e all'attività solare avrebbero probabilmente prodotto un leggero raffreddamento negli ultimi 50 anni, compensando parte del riscaldamento associato alle attività umane.

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