Un'onda davvero verde?

Quattro recenti notizie dal sapore agro-dolce, per quanto riguarda la Grüne Welle in un paese spesso considerato come modello dell'ecologia,  la Svizzera. Non sono tutte notizie positive, anzi.



Impronta ecologica in salsa elvetica

La Svizzera ha finito le risorse del 2019. Ieri, 7 maggio, infatti, era il cosiddetto "Overshoot Day" (giorno dell'andare oltre il limite, della tracimazione) nel quale la popolazione della Svizzera ha consumato tutte le risorse naturali disponibili per l'intero 2019 e deve iniziare a "prenderle in prestito" dai paesi più poveri (quelli con un'impronta ecologica minore) e dalle generazioni future.
A livello mondiale, ovviamente, questo giorno è un po' più avanti nel tempo situandosi quest'anno probabilmente a fine luglio. Ogni anno questo giorno si anticipa: eravamo alla pari all'inizio degli anni 70, poi da quel momento è sempre peggiorato.



Il WWF ha postato sul suo sito il calcolatore per la propria impronta ecologica. Alla fine del calcolo, vengono dati consigli pratici per ridurre la propria impronta ecologica.
Ho fatto il mio calcolo e il risultato dice che se tutti consumassero come faccio io servirebbero 2 pianeti e 1/3. In termini di equivalenti di tonnellate di CO2 all’anno è un risultato migliore della media svizzera (già molto alta di per sé, vedi sotto) di circa il 1/4 (media di 3,3 pianeti) ma peggiore della media mondiale di quasi 2/5 (media mondiale di 1,6 pianeti). Il calcolatore fa la corrispondenza fra le tonnellate di COemessa e i sacchi dei rifiuti solidi domestici, con una tonnellata di COcorrispondente a circa 44 sacchi di rifiuti da 35 litri di CO2. In Svizzera le emissioni che produciamo pro capite al giorno corrispondono in media a 600 sacchi per rifiuti pieni di COinvece dei 30 che dovrebbero essere per vivere in simbiosi con il nostro pianeta. 20 volte troppo. Perché siamo un paese ricco e con consumi fortemente dispendiosi dal punto di vista energetico, ovvero ad alta densità di energia fossile (che usano molta energia per la mobilità, per es. tramite aereo). Per ogni 100 km percorsi, l'auto tradizionale a benzina emette in media circa la metà di COrispetto all'aereo, ma il treno sei volte meno; per ogni km di viaggio percorso a corto raggio, un aereo ha un impatto fino a oltre dieci volte maggiore rispetto al treno. Tuttavia, in Svizzera, la mobilità intra-nazionale - nonostante l'ottima rete di trasporto ferroviario con elettricità alimentata soprattutto dall'acqua - è ancora molto fortemente dipendente dal trasporto su gomma, assai più impattante degli aerei in rapporto al numero di passeggeri trasportati. E gli svizzeri sono fra i più assidui utilizzatori di voli aerei per viaggi effettuati all'estero: in un paese ricco come la Svizzera i voli aerei, insieme ai riscaldamenti e al consumo di carne, sono tra i fattori che più di tutti contribuiscono a rendere più pesante quest'impronta. Quasi 1/5 dell'impatto determinato sul clima da parte degli svizzeri è attribuibile al traffico aereo ed è la stessa quota a carico dell'intero parco auto elvetico.



Non è (ancora) un paese per "biodiversi", nonostante tutto

Lunedì l'Unesco ha presentato il secondo Rapporto di valutazione globale dell'IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) approvato dai 132 paesi membri della Convenzione sulla biodiversità che lo hanno finanziato. Illustra la perdita significativa della diversità delle specie animali e vegetali negli ultimi 50 anni (qui l'SFP).
"Declino senza precedenti della natura. I tassi di estinzione delle specie stanno accelerando", titolava il comunicato stampa. Minacciato dalle attività antropiche un milione di specie sugli otto esistenti. Le cause sono imputabili innanzitutto alle attività agricole, poi vengono la caccia, la pesca intensiva, la deforestazione, i cambiamenti climatici, varie forme di inquinamento dell'aria e dell'acqua, e l'invasione di specie aliene.
In questo panorama poco rallegrante, la Svizzera non si colloca molto bene, anzi: tra i paesi dell'Europa occidentale è quella che ha il maggior numero di specie minacciate. In parte perché il territorio è piccolo e offre quindi poco spazio vitale alle singole specie che così si estinguono più facilmente; e in parte perché in Svizzera il territorio è sfruttato in modo intensivo, molto più intensivo che in Austria ad esempio. Con sfruttamento intensivo non si intende solo l'urbanizzazione diffusa, ma anche il tipo di agricoltura praticata.


Ancora troppe emissioni di carbonio

Le emissioni di gas a effetto serra in Svizzera sono in lieve calo: il 2017 - con 47 milioni di tonnellate emesse (in media 6 tonnellate pro capite) - ha fatto registrare una diminuzione di una tonnellata di COrispetto al 2016. Dal 1990 il calo è sensibile (12% in meno), anche se l'andamento è diverso da settore a settore. È dagli edifici, dalla sostituzione dei sistemi di riscaldamento a combustibile fossile con pompe a calore o altri impianti a energia rinnovabile che i miglioramenti si fanno più sentire, anche se l'Ufficio federale dell'ambiente reputa la tendenza ancora troppo esigua per raggiungere l'obiettivo di riduzione prefissato (40% in meno entro fine 2020). Più virtuose, ma forse non basteranno sul lungo termine, le misure adottate dall'industria. Problematico resta, invece, il settore dei trasporti, responsabile nel 2017 dell'emissione di 15 milioni di tonnellate di CO2eq.: in 27 anni registra un aumento dei gas climalteranti dell'1% perché la crescita dei km percorsi annulla gli sforzi legati all'arrivo di veicoli più efficienti. Il traguardo di riduzione del 10% entro fine 2020 dei gas serra è già oggi ritenuto fallito.


O sole mio...

In Svizzera già oggi si potrebbe produrre molta più elettricità da energia solare di quella attuale se solo si approfittasse di tutto lo spazio a disposizione su tetti e facciate delle case. Calcolare bene i costi e i benefici di un simile impianto non è impresa facile per il cittadino, ma una prima valutazione la offre ora una nuova applicazione interattiva dell'Ufficio federale dell'energia. Una produzione, quella di elettricità da energia solare, che potrebbe aumentare di ben 40 volte se solo si sfruttasse meglio la superficie a disposizione sui tetti e le facciate delle case. Sul solare abbiamo infatti un potenziale davvero molto alto: la produzione complessiva potrebbe toccare i 67 TWh all'anno, vale a dire poco più di quanto producono tutte le attuali centrali idroelettriche e nucleari svizzere messe assieme. La via per giungere a questo risultato non è però del tutto semplice e tantomeno veloce: ciò che serve è una tecnologia più avanzata, capace di immagazzinare meglio la produzione giornaliera e conservarla nelle ore successive o per intere settimane. Le innovazioni in questo campo non mancano certo, ma ci vorrà almeno un decennio per arrivare al punto. Tuttavia, il primo passo lo si può fare già oggi con l'applicazione interattiva messa a disposizione: immettendo il proprio indirizzo si può sapere a quanto ammonterebbe la produzione di elettricità in casa propria ed avere un'idea dei costi per la realizzazione del relativo impianto. E dei risparmi che si otterrebbero dopo.

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