Oltre ogni limite

Anche nel 2017 è continuato il degrado ambientale. Tutti gli indicatori sono peggiorati: record del caldo, arretramento dei ghiacci, qualità dell'aria, specie animali e vegetali in via di estinzione. E un filmato ha fatto il giro del web, quello dell'orso bianco morente di fame nell'Artico.




Lo scorso 13 novembre più di 15'000 scienziati hanno avvertito che l'umanità sta spingendo gli ecosistemi oltre il limite. Ma siamo davvero a questo punto?
Sentiamo il parere di Dominique Bourg, filosofo francese professore alla facoltà delle Scienze della Terra e ambientali all'Università di Losanna.

Siamo davvero al punto di non ritorno in questo ambito? Stiamo davvero spingendo gli ecosistemi oltre il limite?
Sì, e sono cose che colpiscono: il filmato dell'orso artico che muore di fame, per esempio. Ma molto di più, secondo me, è significativo l'esito di quella ricerca fatta in Germania sull'arco di tre decenni che ha portato alla scoperta della scomparsa di oltre il 75% della biomassa degli insetti volanti (vedi anche qui). Ma mi riallaccio qui a quello che sappiamo già sui vertebrati: anche qui assistiamo ad un crollo delle popolazioni che a loro volta conducono ad un crollo delle specie. E quel che è grave è che le cause di questi crolli non sono reversibili. Non tutte in ogni caso, perché le principali sono il peso della massa umana sull'ambiente, la frammentazione del territorio e l'urbanizzazione. Non sono cose che si possono cambiare di colpo da un giorno all'altro.

Può però sorprendere la passività degli esseri umani di fronte a quello che sta succedendo. Addirittura ci si muove controcorrente: si aboliscono leggi che proteggevano la natura, si rilanciano industrie fortemente inquinanti e distruttive dell'ambiente...È un'incapacità di accettare i fatti o ci sono altre dinamiche in atto?
Un po' le due cose. Siamo alla fine di un'epoca nella quale le molle che avevano lanciato la ricostruzione del dopoguerra e che avevano a che fare con la cooperazione, la giustizia, la ridistribuzione si sono rilasciate. Le élites di una volta, che portavano con loro un bagaglio culturale e umanistico, sono state sostituite da élites spesso ciniche, individualiste, egoiste e assolutamente indifferenti a queste problematiche. Con a fronte delle popolazioni passive che si lasciano dire che i media classici mentono e travisano la realtà. Siamo in un sistema che ci sta disabituando a riflettere e da questo nasce un negazionismo dei problemi ambientali che è duro come l'acciaio. Tutto questo viene anche alimentato dal tentativo di offrire soluzioni le più semplicistiche possibili a problemi che invece per loro stessa natura sono complessi. È curioso come più la complessità si manifesti come proprietà emergente di ogni sistema che coinvolga natura e società di questo secolo, più le risposte che vengono suggerite in un contesto meno abituato a riflettere siano di tipo stupidamente e quasi ingenuamente semplicistico.
Ma c'è ancora comunque una parte di umanità che reagisce, una piccola componente della specie umana che ha compreso l'estremo pericolo in cui ci troviamo e che ci avvolge. Ma è solo una parte.

Un'altra tendenza preoccupante che si è accentuata nel 2017 è quella delle persecuzioni che in certi paesi e in certe zone subiscono i difensori dell'ambiente, soprattutto coloro che si oppongono alla distruzione delle ultime foreste primarie, o all'impianto di industrie estremamente nocive per le popolazioni. Ma la comunità scientifica come affronta questa contro-reazione che nega il problema ambientale?
Beh, mettetevi al loro posto, al posto degli scienziati che si occupano del clima e in generale delle scienze ambientali! Sono il presidente del consiglio scientifico di una grande ong francese e dieci giorni fa abbiamo tenuto una riunione dalla quale siamo usciti con il morale a terra. E che dire di quei 15'300 scienziati che hanno lanciato l'allerta sullo stato della Terra: qual è stato l'effetto, a parte qualche giornale internazionale? Nessuno ne ha parlato.
Sì, è piuttosto drammatico: il riscaldamento climatico e le sue cause sono stati diagnosticati diversi decenni fa e adesso ci siamo ma la risposta, quel poco che viene fatto, è assolutamente insufficiente. Basti pensare che l'80% dell'energia che bruciamo è tutt'ora di origine fossile.

Commenti

  1. e al danno si aggiunge pure la beffa: se è vero, e non ho motivo di dubitarlo, che la massa degli insetti volanti si è ridotta del 75 per cento, non pare verosimile che questa estinzione stia minacciando la zanzara tigre e tutte le altre schifezze entomo-crittogamiche che possono infestare un giardino, spesso gioiosi regali della globalizzazione ... le quali invece pare si esaltino nelle estati tropicali che stiamo vivendo.

    ciao e buon anno
    Lorenzo

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    1. Già, purtroppo è proprio così. E mi sa che siamo una delle ultime generazioni a poter mangiare il miele...

      Buon anno anche a te!

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