Lo sporco lavoro del GW



Due fenomeni diversi e apparentemente disgiunti, due fenomeni recenti che solo in apparenza non hanno nulla a che fare con il GW. E invece...




Cielo blu, ma non troppo

Lo scorso 20 agosto, durante una tipica situazione di vento da nord sulla regione alpina, il cielo a sud della catena montagnosa non appariva con il suo consueto colore blu di una intensa limpidezza, tipica dell'aria mite e asciutta, riscaldata ed essiccata per compressione adiabatica dei venti favonici di caduta dalle montagne. Il cielo appariva invece di un colore stranamente grigiastro accompagnato da leggerissime velature e l’aria non sembrava così limpida come ci si aspetta di solito in questi casi.
Come mai?
Ecco come appariva il cielo dalla stazione meteorologica di Meteosvizzera lo scorso 20 agosto

Columbia Britannica, Canada, migliaia di km più ad ovest delle Alpi: qui da giorni stanno bruciando enormi superfici boschive, grandi oltre tre volte il cantone Ticino. L’intensità degli incendi ha generato delle nubi piroclastiche permettendo alle polveri di portarsi a quote stimate sui 13 km, per poi essere trasportate dalle correnti in quota.

Vasti incendi sul Canada, Columbia Britannica, visti dal satellite. Fonte: NASA.

L’incremento di incendi di vaste zone boschive è riconducibile indirettamente (h/t il mio correttore di bozze :-D) agli effetti del GW, l’attività distruttiva degli incendi nelle foreste boreali, che si estendono dall’Alaska al Canada e dalla Scandinavia alla Russia, ha raggiunto valori mai registrati in precedenza.

Polvere nell'atmosfera a nord del Canada. Fonte: NASA.

Le polveri presenti nell’atmosfera hanno superato i record di densità misurati in caso di incendi, l’ultimo record era dovuto ai gravi incendi in Australia del 2006. Grazie alle correnti in quota le particelle solide, aerosol, generate dagli incendi possono essere trasportate per lunghe distanze nell’atmosfera, è infatti così che le abbiamo ritrovate in quei giorni sopra di noi, e sono la causa dell'insolito colorito del cielo.

Profilo misurato a Payerne (Svizzera) il 19 e 20 agosto dallo strumento Lidar di Meteosvizzera. La nuvola di fumo è visibile fra  12 e 14 km di altitudine.

Traiettorie verso la Svizzera, calcolo NOAA Hysplit model.

Calcolando le traiettorie di provenienza della massa d’aria sopra la Svizzera si nota che in quota, attorno ai 7000 metri, essa proveniva dal nord del Canada (linea verde). Le polveri presenti nei nostri cieli in quei giorni, e le conseguenti velature, provenivano quindi dagli incendi che stanno ancora devastando le foreste canadesi.

Traiettorie calcolate a partire da Lugano

E dove sono andate a finire questi aerosol? La massa d’aria presente oltre i 6000 metri si è spostata rapidamente verso sud (linea nera), per cui gli aerosol si sono trovati, circa 24 ore dopo, oltre l’Italia, sul Mediterraneo, per poi proseguire il loro corso per giorni, seguendo le correnti, prima di cadere lentamente verso il suolo, processo che viene accelerato in caso di precipitazioni.
Questo caso ci dimostra quanto siamo vulnerabili ad eventi, qualsiasi sia la loro lontananza; i confini nell’atmosfera non esistono e le conseguenze di una possibile diffusione di elementi estranei nell’atmosfera deve essere affrontata a livello globale.

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4 milioni di metri cubi...

...di granito che si staccano da un’altezza attorno ai 3000 metri sul livello del mare e precipitano verso valle.


Frana e flusso detricio di 4 mio di m^3 dal Pizzo Cengalo su Bondol'impressione e l'incredulità del fenomeno catastrofico vanno di pari passo con la ricerca di spiegazioni delle cause. 
I quattro milioni di metri cubi di roccia staccatisi dal Pizzo Cengalo, per poi riversarsi nella sottostante Val Bondasca, sono l’epilogo di una situazione allarmante che ha iniziato a lanciare segnali ben prima dei cedimenti avvenuti nelle scorse settimane. È una questione di anni, e il principale indiziato sembra essere quel “vorace” GW che sta gradualmente dilaniando il permafrost delle nostre Alpi e che promette - nel giro di una ventina di anni - di divorarsi anche ghiacciai delle dimensioni del Basodino.
Nel caso in questione si tratta di una zona già a rischio, ma in questo caso lo zampino del GW accelera e rende più probabile fenomeni di distacco, franamenti, flussi detritici e, nel caso di forti piogge, colate di fango (QUI l'opinione di un esperto geologo). E questo attraverso il riscaldamento, il disgelo e l'assottigliamento del permafrost e il ritiro glaciale: sulla parete nord del Cengalo c'è un ghiacciaio in forte fusione e ritiro che crea decompressioni nella roccia predisposta che mettono a rischio i pendii (QUI un'interessante trasmissione radio).


Permafrost
❝ Negli scorsi anni, nelle regioni di alta montagna si sono registrate in misura maggiore cadute di massi e frane che hanno avuto la loro origine in aree di permafrost
spiegava già nel 2013 in un comunicato la Comunità di Lavoro Regioni Alpine, sottolineando come uno degli esempi di maggiore rilievo in materia di instabilità rocciose dell’arco alpino fosse proprio la frana staccatasi dal Cengalo il 30 dicembre del 2011.
Uno scoscendimento di due milioni di metri cubi di granito, staccatosi da circa 3000 metri di altezza, che giunto nel fondovalle della Val Bondasca ha dapprima travolto il sentiero escursionistico raggiungendo in seguito - a causa dei violenti temporali dell’estate seguente - quello stesso villaggio di Bondo evacuato a titolo precauzionale negli scorsi giorni. E confermando inoltre una preoccupante tendenza, rilevata anche in un articolo apparso sulla rivista “Le Alpi” in cui si sottolineava come il disgelo a lungo termine del permafrost nel corso degli ultimi decenni, nonché la penetrazione di acqua di scioglimento nel caldo inizio di primavera del 2011, potessero avere giocato un ruolo importante nello svolgersi dell’evento.
In altre parole, il perdurare del riscaldamento dei versanti con permafrost sembra essere direttamente correlato con l’aumento del numero dei franamenti. E in questo senso le cifre riportate dall’articolo sembrano, a loro volta, parlare molto chiaro: con quella avvenuta ieri, negli ultimi 25 anni nelle Alpi - al di sopra dei 2500 metri - si sono osservate almeno 6 frane con volumi superiori al milione di metri cubi,
❝ più di quante se ne siano contate nei 100 anni precedenti.

Commenti

  1. 'L’incremento di incendi di vaste zone boschive è riconducibile agli effetti del GW, l’attività distruttiva degli incendi nelle foreste boreali, che si estendono dall’Alaska al Canada e dalla Scandinavia alla Russia, ha raggiunto valori mai registrati in precedenza.'

    Come direbbero in Canada e alaska... 'wishful thinking at its best'.

    Gli incendi sono o dovuti a fulmini, o spesso e volentieri come da noi, sono dolosi.

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    1. Beh, era sottinteso, obv. Anyhow: ho emendato il post, mio caro correttore di bozze :-D

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