venerdì 4 marzo 2016

Alpine warming

Valle di Saas, Alto Vallese

Guest post di Marco Martucci


La canicola della scorsa estate ci pare ormai molto lontana. Come per tante altre cose, il ricordo fa presto a sbiadire. Eppure tutto è registrato. Il mese di luglio 2015 è stato il più caldo degli ultimi 150 anni e le temperature delle estati 2015 e 2003 sono state le più elevate dal 1863, da quando cioè s’iniziarono in Svizzera misurazioni meteorologiche sistematiche.


Chi ricorda ancora il novembre 2014, con un record secolare di precipitazioni a sud delle Alpi, Ceresio e Verbano straripati, frane e morti? Difficile dire, anche per gli esperti, se questi estremi meteorologici indicano un mutamento climatico. Di certo ci fanno capire quanto sia importante per noi il tempo meteorologico, con tutte le sue conseguenze, e che il clima sta decisamente cambiando. È sotto gli occhi di tutti il ritiro dei nostri ghiacciai alpini: in poco più di un secolo e mezzo la temperatura media nel nostro Paese è aumentata di 1,7 °C. All’origine di questi rapidi mutamenti stanno le emissioni di gas-serra, in primo luogo del diossido di carbonio CO2, che dovranno essere drasticamente ridotte a livello mondiale. Ma, anche potessimo rinunciare oggi stesso ai combustibili fossili, ciò che comunque non succederà, le temperature continuerebbero ad aumentare per inerzia.
Arrestare un fenomeno di tale imponenza che coinvolge l’atmosfera e le acque degli oceani è come voler fermare in pochi metri un treno lanciato a gran velocità. Ormai, il meccanismo è in moto e con questo dobbiamo fare i conti. Oltre a ridurre le emissioni dovremo anche difenderci dalle conseguenze del cambiamento climatico.
In tutto il Pianeta; dunque anche in Svizzera. E si sa: prevenire è meglio che curare e costa meno. Per questo, il Consiglio federale ha elaborato una strategia per l’adattamento ai cambiamenti climatici, della quale una prima parte, «Obiettivi, sfide e campi d’intervento» è stata presentata nel 2012, mentre il «Piano d’azione 2014-2019», nel 2014. Nella prima parte, fra l’altro, si esaminano le sfide derivanti dagli effetti dei cambiamenti climatici, le quali saremo – anzi, già siamo – chiamati ad affrontare.
Cosa cambierà in Svizzera nei prossimi decenni, siamo preparati per questi cambiamenti? Quali parti del nostro Paese e quali settori saranno particolarmente toccati? Come dobbiamo agire? Ecco dunque, in breve, le sfide – otto – ognuna con qualche esempio di come il nostro Governo intende affrontarle.

Potranno aumentare le canicole estive, in frequenza, intensità e durata e le ondate di caldo colpiranno soprattutto città e agglomerati urbani, dove già ora le temperature superano anche di dieci gradi quelle delle zone rurali. A soffrire in modo particolare saranno anziani, malati, bisognosi di aiuto e bambini molto piccoli. Inoltre, potremo assistere a un aumento delle intossicazioni alimentari: per il caldo molti cibi rischieranno di guastarsi. Ma il caldo si riflette anche sull’efficienza delle persone, sulla loro produttività e la capacità di concentrazione. Fra le misure dirette a ridurre la sensibilità di fronte a questo problema, dunque per adattarvisi con successo, sarà di fondamentale importanza la pianificazione degli spazi urbani, con alberi e aree verdi. Anche il comportamento della popolazione, informata tempestivamente, avrà un ruolo decisivo. A tutto ciò s’aggiungeranno l’impiego efficiente dell’energia negli impianti di condizionamento dell’aria, il rinverdimento di tetti e facciate, una nuova sensibilità di architetti e progettisti.

I modelli climatici prevedono, soprattutto per la seconda metà del secolo, un aumento marcato della siccità estiva, con ripercussioni, a seconda della regione, del periodo e del settore, sulla gestione delle acque, l’agricoltura, le foreste, l’energia, la biodiversità e lo sviluppo territoriale. La riduzione dell’approvvigionamento idrico è già oggi una realtà per la Svizzera, che pur dispone di eccellenti riserve d’acqua. Nel futuro potrebbero sorgere problemi di competizione fra i diversi consumatori di questa risorsa: occorrerà dunque sia ridurre il fabbisogno sia ottimizzare le riserve disponibili. L’agricoltura potrà da una parte scegliere varietà adatte a un clima più arido, dall’altra dovrà sviluppare tecniche d’irrigazione più efficienti. Il settore energetico potrà essere toccato nella produzione di energia idroelettrica, dovrà sfruttare efficacemente il potenziale residuo e sviluppare le nuove energie rinnovabili.

Il possibile aumento degli incendi di bosco richiederà una rivalutazione dei servizi di protezione della popolazione. In inverno, ma anche all’inizio della primavera e dell’estate potrebbe aumentare il rischio di piene a causa fra l’altro del previsto aumento delle precipitazioni invernali e dell’innalzamento del limite delle nevicate. Pur essendo queste previsioni piuttosto incerte, un aumento delle piene toccherebbe in modo particolare le aree urbane, gli edifici, le vie di comunicazione, le superfici agricole. In Svizzera, la protezione contro le piene è già garantita. Un ruolo primario nell’adattamento al maggior rischio di piene verrà assunto dalla pianificazione del territorio. Salvaguardia di superfici permeabili e spazio necessario per i corsi d’acqua faranno parte delle misure per garantire la capacità del suolo di assorbire acqua e dei fiumi di ritenere le piene. I tragici eventi del novembre 2014 ci hanno resi ancor più consapevoli che il nostro territorio montagnoso è soggetto a frane e smottamenti. Il futuro delle regioni montuose della Svizzera, Giura e ambiente alpino, vedrà un’ulteriore diminuzione della stabilità dei pendii e una maggior frequenza dei cosiddetti movimenti di masse, a causa del rapido scioglimento dei ghiacciai, della lenta scomparsa del permafrost, dell’innalzamento del limite delle nevicate e dell’aumento delle precipitazioni intense. L’adattamento richiederà l’osservazione dello scioglimento dei ghiacciai e della scomparsa del permafrost, l’allestimento e l’aggiornamento delle carte dei pericoli. Gli indispensabili boschi di protezione dovranno adeguarsi ai cambiamenti del clima.
L’innalzamento del limite delle nevicate è un tema che da qualche anno interessa anche il grande pubblico, soprattutto per quanto riguarda il turismo invernale. L’innevamento artificiale è solo una risorsa temporanea alla quale dovrà seguire una diversificazione dell’offerta turistica. Anche la gestione dei bacini di accumulazione per la produzione di energia idroelettrica dovrà adattarsi ai cambiamenti delle portate.

I mutamenti climatici potranno ripercuotersi sulla qualità di aria, acqua e suolo. Ad esempio, sempre più zone stabili di alta pressione aumenteranno la concentrazione di inquinanti, cui si dovrà far fronte limitando ancor più le emissioni. Aumento delle temperature e cambiamenti delle precipitazioni avranno effetti anche sugli habitat, sulla composizione delle specie e sul paesaggio. Si modificheranno gli spazi adatti alle colture come pure la distribuzione altitudinale di animali e piante. Per specie molto sensibili si potrà ricorrere a un trasferimento. Organismi nocivi, malattie e specie esotiche potranno aumentare come conseguenza di inverni più miti clima più caldo. Ricerca scientifica e collaborazione internazionale aiuteranno ad affrontare anche questa minaccia.


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