giovedì 24 settembre 2015

Un po’ di Svizzera in Groenlandia


In alto a destra: lo Swiss Camp in Groenlandia. Sopra: il mare e i ghiacci a Ilulissat

Nel 1912, lo studioso svizzero Alfred de Quervain fu il primo ad attraversare da Ovest a Est la calotta di ghiaccio della Groenlandia. Un’impresa storica, svoltasi con successo: tutti i membri della spedizione, infatti, tornarono a casa sani e salvi. Ma non fu soltanto la sete di avventura a spingere il ricercatore bernese e i suoi compagni. In realtà, lo scopo principale della spedizione era quello di raccogliere dati e conoscenze scientifiche. Durante il percorso, De Quervain e la sua équipe effettuarono così osservazioni meteorologiche, condussero misurazioni e tracciarono, per la prima volta, un profilo altimetrico dell’intera calotta groenlandese. Un fatto scientifico straordinario, considerato l’epoca in cui si svolse. Da allora, di ghiaccio se ne è formato e se ne è anche sciolto. Ma la presenza elvetica nella regione e il ruolo di scienziate e scienziati svizzeri nella ricerca polare resta significativo (vedi per es. qui o qui). Non a caso, questa parte orientale della Groenlandia è soprannominata Schweizerland. Negli ultimi dieci anni, la Confederazione ha partecipato ad una cinquantina di progetti scientifici internazionali nell’Artico. Una presenza, quella dei ricercatori svizzeri al polo Nord, che può sorprendere solo all’apparenza. Se dalla sua posizione al centro dell’Europa, senza sbocchi sul mare, la Confederazione appare lontana dalle terre artiche, la grande conoscenza della neve e dei ghiacciai alpini, così come l’esperienza nella ricerca in alta quota e in condizioni estreme, hanno da sempre stimolato l’interesse dei ricercatori elvetici verso le regioni polari.

lunedì 14 settembre 2015

Il pianto dei ghiacciai

Piangono lacrime amare, i ghiacciai del mondo.
Che queste imponenti riserve di acqua dolce stiano perdendo massa (vedi anche qui e qui), non è una novità. La velocità del processo sorprende però i ricercatori.
Nelle scorse settimane l'Università di Zurigo - sede del servizio di monitoraggio mondiale dei ghiacciai (WGMS) che raccoglie informazioni glaciologiche e geodetiche dal 1850 per quasi 5200 ghiacciai e oggi da oltre 30 nazioni - ha pubblicato (sul Journal of Glaciologyi risultati (vedi anche qui) di un progetto di osservazione a livello mondiale (vedi mappa e grafici qui sotto).
Da oltre un secolo a questa parte, mai si era visto quanto è invece successo negli ultimi 15 anni, dal 2000 a oggi. E le prospettive sono anche peggiori, questo perché i ghiacciai non hanno ancora trovato un equilibrio con il clima attuale.

giovedì 3 settembre 2015

In vino veritas


La vite è una delle piante coltivate che dipende maggiormente dalle condizioni meteorologiche dell'annata vegetativa ed è quindi anche una delle specie vegetali che reagisce in modo più marcato ai cambiamenti climatici. Tanto è vero che, per es., la data della vendemmia è usata come proxy agro-economico di ricostruzione paleoclimatica su scala plurisecolare in molte località europee.

mercoledì 2 settembre 2015

Un'estate _normale_

Di fronte a quello che in Europa e anche nella microregione dell'area alpina ci siamo appena lasciati alle spalle, molti hanno tirato in ballo il GW e i "cambiamenti climatici".

Assurdo! Inconcepibile! Abominevole!

Fortuna che, come sempre accade in questi casi, è intervenuto qualche "esperto" che ha tranquillizzato tutti dicendo che è stata un'estate tutto sommate normale.