domenica 5 aprile 2015

Bicentenario del Tambora



©redits: Toggenburger Museum, Lichtensteig, via UniBern

Duecento anni fa - nel 1815 - l’Europa ha vissuto la sua ultima grande carestia a causa dell’eruzione del vulcano Tambora in Indonesia, che ha raffreddato il clima in molti luoghi del pianeta (vedi video a conclusione del post).


Il 10 aprile 1815 l’eruzione del #Tambora sull’isola indonesiana di Sumbawa provocò almeno 70.000 morti. Enormi quantità di particelle fini e di gas solfati furono proiettati nell’atmosfera, causando un raffreddamento del clima. Nell’Europa occidentale e centrale come anche nel nord-est degli Stati Uniti, l’anno successivo entrò negli annali come «l’anno senza estate». La connessione remota con l'Europa potrebbe essere stata l'influenza diretta sui monsoni.
Woodham-Smith, Cecil: The great hunger.
 Ireland 1845-1849. London 1987
Anche in Svizzera il tempo parve impazzito: nel Canton Argovia vi furono 18 giorni di pioggia in aprile, 25 in maggio, 21 in giugno, 28 in luglio, 18 in agosto e 19 in settembre. Si registrarono temperature tra i 2,3 e i 4,6 gradi al di sotto della media, come precisa l’Università di Berna. In particolare nella Svizzera orientale il tempo umido e freddo provocò una grave carestia (mentre furono meno colpite la Svizzera occidentale e meridionale): molte persone per disperazione furono costrette a cibarsi di erba o di carne di gatto.

Nel contempo, durante la cupa e buia estate del 1816, sulle fresche e umide rive del lago di Ginevra, la giovane scrittrice Mary Shelley trovava l’ispirazione per scrivere l'antesignano di tutta la successiva produzione letteraria delle gothic novels e John Constable in Gran Bretagna dipingeva cieli umorali e rugginosi. Quanta influenza ebbero su questi artisti le particolarissime ed estreme condizioni meteorologiche (o climatiche?) di quell'estate invernale?

Durante la decade compresa tra il 1815 e il 1825 a causa del clima sensibilmente freddo i ghiacciai alpini ricominciarono ad avanzare e, non a caso, raggiunsero la massima espansione dell’età moderna.


Le cause e le conseguenze di una fra le tre presunte più forti eruzioni degli ultimi 7000 anni (insieme a quella del Samalas, nel 1257/58 e a quella di Kuwae del 1452) saranno discusse da martedì a venerdì all’Università di Berna durante un seminario di natura interdisciplinare a cui parteciperò anch'io, dove si incontreranno climatologi, geologici, vulcanologi, paleoclimatologi, geografi e storici specializzati nelle reazioni sociali e politiche a questa catastrofe naturale.
Dal momento che l’eruzione e le sue conseguenze sono eccezionalmente ben documentate e sono considerate come un "eccezionale esperimento della natura", servono tra l’altro come riferimento per modelli climatici e ipotesi scientifiche.
L’8 aprile si terrà un dibattito pubblico sulla questione di come il mondo in generale e la Svizzera in particolare potrebbero gestire una tale crisi.

Riferirò in un post dedicato due post dedicati.

Nice perk of Tambora conference in Switzerland - free chocolate for all attendees! @Simon Carn


Update 10/4: excerpts dalla cena di ieri sera alla splendida e barocca Kornhauskeller di Berna, fra un bicchiere e l'altro:

Una speculazione:
Nel 1815, la notizia dell'eruzione ha impiegato mesi a raggiungere l'Europa via mare. Cosa succederebbe se un'eruzione di simile portata e nello stesso luogo avvenisse oggi? (@ Sim Carn e Stefan Brönnimann). E subito è partito il domino rally.
In pochi minuti, tale notizia si diffonderebbe a livello globale tramite Internet e social media.
In poche ore, i satelliti fornirebbero le prime stime di SO2 e emissioni di cenere vulcanica e la quota raggiunta dal pennacchio.
Entro 1-2 giorni, la completa estensione verticale del pennacchio di di SO2 sarebbe mappata.
In possesso di queste informazioni, i modelli climatici sarebbero in grado di prevedere i possibili impatti climatici.
Si aprirebbero, allora, scenari i più disparati: sul breve termine, fioccherebbero come neve a gennaio sul Koma Kulshan gli outlook di inverni glaciali nell'x regione e di inverni insolitamente miti nell'y regione a causa della modifica del gradiente termico meridiano in bassa strato e del conseguente pattern AO/NAO+. E già si profilerebbero allarmi di preventive catastrofi turistiche per il successivo nuovo anno senza estate.
Sul medio termine, la fine (provvisoria) del GW e il revival dell'ormai quasi defunta "pausa" (semmai sia mai esistita). Da abbinare al global cooling da sciarpe e cappelli finalmente confermato (ho aggiunto io...). Sul lungo c'è poco da scommettere, ovviamente.
E dunque: speculazioni a gogo sui prezzi delle commodities, resilienza socio-economica e agro-alimentare messa a prova di shock.
E poi, nel frattempo: il traffico aereo nel sud est asiatico risulterebbe gravemente perturbato, con effetti a catena in tutto il mondo. Ciò sarebbe anche in grado di ostacolare i soccorsi......etc etc etc...(è una scommessa, abbinare qual che si vuole abbinare...lo metto in post, così per gioco :-D

Un'ipotesi:
Oltre ai tramonti infuocati di Turner e Constable, oltre al Frankenstein di Shelley (che poi, in realtà, non è mica vero che Mary rimase sempre chiusa con consorte e amici alla Maison Chapuis e in Villa Diodati durante tutta l'estate senza mai uscire: per es. durante la famosa gita al Monte Bianco ebbero la fortuna - o l'intuito? - di beccare uno dei pochi se non l'unico periodo di tempo soleggiato di quella cupa e piovosa estate), l'esplosione del Tambora potrebbe aver influenzato, in qualche modo, anche Charles Dickens. La presenza frequente del freddo nei suoi romanzi potrebbe rispecchiare i ricordi della sua giovinezza (@ Phil Jones? non ricordo bene, era piuttosto tardi...).

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