High water


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In occasione della giornata mondiale dell'acqua (da leggere anche il rapporto “Water & Energy” dell’ONU), lo stream di MS fa emergere un post dedicato ai rischi di sommersione da acqua più alta in un mondo odierno sempre più confrontato con i rischi di grandi alluvioni fluviali su scala continentale (a causa di un mix di più fattori: intensificazione della frequenza di fenomeni meteorologici estremi + modifica del ciclo idrologico e del relativo regime idrico stagionale + land use change e grado di esposizione e di vulnerabilità di beni sul territorio con associato livello di prevenzione) e in un mondo di domani sempre più confrontato con i rischi di coste marine sommerse e di associato rischio per centinaia di milioni di persone e per centinaia di patrimoni culturali dell'umanità.




▼ Il primo rischio è ben documentato in questo recente paper econo-climatico di Brenden Jongman et al. sui rischi finanziari causati da *grandi alluvioni* in Europa occidentale (h/t ocasapiens), una regione piccola ma densamente popolata e urbanizzata, con reti fluviali che attraversano più paesi potenzialmente sempre a rischio di esondazione e le cui alluvioni però non si fermano alle frontiere. Servirebbero meccanismi transnazionali per mitigarli, ma non ci sono ancora.
Dal 2000 al 2012, le alluvioni sono costate in media 4,9 miliardi di euro/anno; quelle del 2013 un po’ più di 12 miliardi di euro (e quelle recenti da record nel Regno Unito?).
Gli autori hanno combinato scenari di sviluppo socio-economico con le serie storiche di dati per 1000 fiumi e affluenti e li hanno "macinati" dentro modelli climatici su scala continentale. Si tratta di un primo tentativo, anche per l’interazione tra i vari bacini idrici e la correlazione delle portate minime e massime con la circolazione atmosferica, quindi i margini di incertezza sono ampi.
Risultato: nel 2050 i 2/3 dell’aumento dei danni saranno dovuti alla maggior ricchezza e 1/3 alla frequenza più che raddoppiata degli *eventi estremi* gravi. I danni, sempre in media annua e in assenza di grandi opere, aumentano del 380% fino a 23,5 miliardi di euro.



▲ Il secondo rischio è invece ben documentato da quest'altro recente paper socio-climatico (qui il Press Release) di Ben Marzeion e Anders Levermann. In questo lavoro vengono presentati gli scenari socio-ambientali globali in relazione alla quantità di nazioni e alla % di superficie continentale globale toccati dal fenomeno delle aree costiere sommerse, alla quantità e alla % di popolazione minacciata dall'aumento del livello dei mari e al numero complessivo e alla % di siti UNESCO patrimonio mondiale culturale e misto a rischio. Il tutto in funzione del previsto aumento del livello dei mari a seconda degli scenari di incremento termico considerato.
Se l'attuale aumento della temperatura media globale (rateo di circa un grado in un secolo) proseguisse per i prossimi due millenni, circa il 6,5% (47 siti) del patrimonio UNESCO sarebbe interessato, e lo 0,7% della superficie globale si troverebbe sotto il livello medio del mare. Questi numeri aumenterebbero al 19% (136 siti) per i siti UNESCO risp. all'1,1% per la superficie sommersa se il rateo di riscaldamento triplicasse. Con questo rateo di riscaldamento, da 3 a 12 paesi potrebbero sperimentare una perdita di oltre la metà della loro superficie continentale attuale, da 25 a 36 paesi perderebbero almeno il 10% del loro territorio, e il 7% della popolazione mondiale attuale vive in regioni che si troverebbero al di sotto del livello locale del mare.
Ecco qualche immagine e una tabella riassuntiva degli scenari, tratti dal paper:




Un lavoro interessante e speculativo che ha suscitato un vivace dibattito anche fra i miei studenti nel corso che tengo sulla relazione fra cambiamenti climatici e turismo.



Vi lascio con il trailer di un bellissimo docu-film uscito un paio di anni fa e dedicato al dramma del primo popolo costretto a migrare dalle proprie terre insulari a causa dell'incremento del livello del mare (particolarmente forte proprio nella regione del Maritime Continent) : quello dei circa 2500 abitanti delle isole Carteret, un piccolo paradiso custodito dall'oceano Pacifico, un arcipelago di sei atolli appartenenti alla Papua Nuova Guinea che ha la rischiosissima caratteristica di avere un altezza media del suolo di un metro e mezzo sul livello del mare; ciò che rende queste (e tante altre) isole molto vulnerabili, dal momento che in caso di costa piatta un solo cm di aumento del livello delle acque si traduce in un metro potenziale di costa sommersa.






Sun Come Up (trailer) from Sun Come Up on Vimeo.

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