mercoledì 29 gennaio 2014

Continua il lungo meriggio della Terra

Schmidt and Karl, 2014

Saranno anche quisquilie (come dicevo in commento su un post dell'oca), tuttavia finire l'ennesimo anno al quarto-settimo posto (a seconda della serie di dati di superficie considerata) conferma per l'ennesima volta il lungo meriggio (in prospettiva) che il pianeta sta esperendo.


Il 2013 è stato ancora un anno molto caldo. Questo il ranking dei 4 dataset più in uso (h/t RC), la posizione esatta dei singoli anni è molto dipendente dagli input di dati e dai metodi di analisi


In 2 serie su 4 il 2013 finisce nei primi 5 posti: NOAA NCDC e HadCRUT4 interpolata (Cowtan&Way). Per l'HadCRUT4 non interpolato è  sesto, per NASA GISS settimo (a 0.02 °C dal quinto e a 0.07 °C dal primo rango). La differenza nei ranking rappresenta un misero 2-3% (3-4 anni su 133), come dire una quisquilia. Quella fra  il primo e il quinto posto in GISS  è di 0.05 °C a fronte di una variabilità climatica intorno agli 0.2 °C, come dire uno "sbuffetto".

Anyhow: per tutti 2010 (al primo) e 2005 (al secondo) su tutti;  2007 al terzo se si considera l'Artico, altrimenti la buona "vecchia annata" 1998.

Ecco qualche grafico: NOAA vs NASA e poi NASA vs Cowtan&Way (HadCRUT4 krig)


Ricordo che:

NASA GISS interpola a distanza le aree polari e perciò tiene ampiamente conto dell'amplificazione termica dell'Artico e di parte dell'Antartico dell'ultimo decennio, per cui è più facile che rientrino parecchi anni dei 2000 nei primi ranghi, dando l’illusione che l’ultimo anno (un pochino meno caldo nelle zone artiche) scivoli più indietro in graduatoria. Da preferire quasi sempre sul lungo periodo perché completo.

NOAA NCDC non tiene conto non tiene conto delle zone polari ma solo di quelle realmente monitorate in questa serie (GHCN-M vs 3.2.2 e ERSST vs 3b). Perciò in questo dataset ha meno peso l'amplificazione artica e il 2013 scivola un pochettino più in alto. Da preferire sul corto periodo.

HadCRUT4 è una serie mediata sulle aree per le quali sono disponibili i dati e quindi non tiene conto delle zone polari ma solo di quelle realmente monitorate; inoltre, per i motivi spiegati prima, tende a ridurre il rapporto terre/oceani più di quanto non lo sia nel mondo reale, dando così un po' troppo peso ai i dati oceanici, anche se la vs 4.0 è migliore, in questo senso, della precedente. Per cui tutti gli anni col Nino, stando così le cose, passano davanti. Da preferire sul corto in anni con il Pacifico tranquillo.

Cowtan&Way applica forse il miglior metodo di correzione (piccola e insignificante sul lungo periodo ma importante su periodi di tempo corti: meno di 1/10 di grado) per poter tener conto delle aree polari che sfuggono alle serie dell'Hadley, dando il giusto peso e fornendo la stima probabilmente più precisa della T media globale superficiale che abbiamo a disposizione. Da preferire sia sul lungo che sul corto per potersi fare un'idea probabilmente più corretta e aderente alla realtà.

In realtà sono 3-4 set differenti che si completano collateralmente e permettono di ricavare più precisamente un segnale che appare chiaro in tutta la sua limpidezza da mezzodì.

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Nella libera troposfera, nel frattempo, le misure satellitari dell'emissività delle molecole di ossigeno nelle microonde, convertite in temperatura, permettono di osservare come pure questa porzione di bassa atmosfera si stia scaldando, pur con tutti i caveat di un tale monitoraggio e confronto.
Ecco il grafico su serie UAH:

Essendo la troposfera molto più sensibile delle quote prossime al suolo alla variazione data dall'ENSO (attraverso il rilascio o meno in essa di calore sensibile e latente), le oscillazioni interannuali sono più pronunciate e logicamente il picco del 1998 (tallonato da vicino dal 2010) è ancora ben evidente. Sorprende un po', in questo senso, la mancanza di forti avvallamenti in occasione degli ultimi anni connotati dalla Nina (il 2008 ebbe una Nina più intensa del 2000 ma la caduta delle T troposferiche è stata meno forte, della protratta Nina fra 2010 e 2012 non c'è quasi traccia).


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Nelle profondità marine, nel frattempo, l'energia in eccesso continua ad accumularsi senza tregua.



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