Radici che impennano


Torniamo indietro di più di tre decenni buoni (per es. anche qui e qui). Ma si tratta, in fondo, di una ennesima conferma, solo un po' più corroborata ed estesa nell'analisi.

Sto parlando del rateo di crescita delle temperature globali odierne (ma anche parte di quelle regionali) rispetto al passato, e in questo caso all'andamento generale dell'intero Olocene.




E d'altra parte, in questo contesto, cosa importa se il clima fosse davvero meno sensibile al variare della concentrazione di CO2 (sensibilità climatica all'equilibrio espressa come variazione della temperatura per raddoppio della concentrazione di CO2) come in alcuni specifici frangenti si ipotizza? Sarà anche un affascinante tema scientifico (e in parte certamente lo è) ma - vista così - è davvero poco policy relevant, persino se questo valore reale fosse soltanto la metà rispetto all'attuale consenso sulla sua miglior stima.




Ma pure il rateo di crescita del contenuto di calore oceanico (OHC) in una specifica nonché importante area tropicale non scherza, in tal senso, pur con tutti i caveats del caso (su questo specifico lavoro appena pubblicato ci tornerò, ma intanto ecco il press release della Columbia e un'interessante ed istruttiva critica da parte di Mike Mann).
The modern rate of Pacific OHC change is the highest in the past 10,000 years (...), the middle depths have warmed 15 times faster in the last 60 years than they did during apparent natural warming cycles in the previous 10,000



Il range è fuori da ciò che l'umanità ha finora esperito.
La rapidità fuori dalla normale esperienza di gran parte della biosfera.
Lo sappiamo.
È la nostra grande ipoteca.
Potrebbe anche trasformarsi nella nostra decisiva occasione.

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