venerdì 28 giugno 2013

Città bollenti


L'asfalto, le auto, i condizionatori d'aria, un'edificazione poco lungimirante e una certa avarizia nel distribuire il verde urbano in passato (oggi le nuove pianificazioni urbanistiche ne stanno tenendo sempre più conto, vedi per es. qui, qui o qui). Risultato? Le città svizzere sono sempre più calde, si trasformano in "isole di calore", al punto che il dipartimento federale dell'Ambiente avverte: già oggi la differenza delle temperature massime tra la città e le zone rurali circostanti può essere di parecchi gradi. Un allarme da non trascurare, soprattutto in un contesto climatico generale che ha visto aumentare il riscaldamento della Svizzera,  dall'inizio dell'industrializzazione ad oggi,  più del doppio rispetto alle temperature globali: solo negli ultimi trent'anni la temperatura media è cresciuta di 1.5°C.


Roland Hohmann, responsabile della sezione Reporting sul clima e adattamento ai cambiamenti del dipartimento federale dell'Ambiente, conferma:
Città come Lugano, Locarno e Zurigo grazie alla loro posizione che le vede col lago e i monti alle spalle non raggiungono ancora certi picchi, ma in città come Basilea e Ginevra, che pure ha il lago, la temperatura s'è alzata nettamente. Non a caso abbiamo completato, nel 2012, un progetto specifico (qui in it.) durato due anni. Siamo arrivati al punto che le città, nella stagione più calda, anziché rinfrescarsi al tramonto emettono una 'bolla di calore' che le avvolge. Un effetto che può portare ad avere persino dieci gradi in più rispetto alla campagna intorno.
La cause sono molteplici e da ricercarsi prevalentemente nell'asfalto sempre più rovente, nella carenza di spazi verdi, nella diffusione di climatizzatori e condizionatori d'aria sempre accesi e in generale in una massa di cemento che fa da spugna per l'energia sprigionata dal sole.
Da Meteosvizzera si aggiunge:
 Da non dimenticare l'aumentato numero di veicoli che emettono calore, l'effetto riverbero dell'asfalto e quello riflesso dai gruppi di caseggiati alti e vicini che finiscono per trattenere anche orizzontalmente la calura. Anche senza avere le dimensioni di metropoli, pure le città della Svizzera italiana devono fare i conti mediamente con almeno due gradi in più rispetto a trent'anni fa. Il cantone ha subito una politica urbanistica molto pesante e la cementificazione di diverse aree di pianura e fondovalle le hanno trasformate in 'città allargate o diffuse'. Naturalmente dipende dall'estensione dell'agglomerato, ma l'effetto urbano è sempre quello: assorbe calore durante il giorno e lo restituisce la notte.
Misurazioni specifiche non ne abbiamo mai fatte, ma il fenomeno è abbastanza evidente nelle città ticinesi. Comunque la stazione di rilevamento ticinese con la serie più lunga, quella di Lugano, non può essere un 'testimone attendibile' di questo fenomeno, perché è piazzata nel parco Ciani, lontano dai palazzi e nella frescura del verde e in più gode della brezza del lago.
I picchi più pericolosi di queste isole di calore in città avvengono soprattutto nelle notti estive, in periodi nei quali la massima temperatura registrata nel pomeriggio non riesce ad essere smaltita velocemente poiché il processo di raffreddamento - per quella somma di motivi che abbiamo già descritto - è diventato molto più lento. Sparisce la tregua del fresco serale, che invece fuori città, in campagna mantiene le sue caratteristiche.

Gli ingredienti che alterano il clima urbano e i modi per difendersi dalle ondate estive di calore, sono stati il tema del primo convegno "Il clima cambia le città" svoltosi recentemente a Venezia. Il fenomeno delle città trasformate in isole di calore è stato osservato soprattutto nelle metropoli americane, dove i satelliti della Nasa hanno riscontrato nelle aree urbane come Boston o Washington, differenze di temperatura rispetto alle campagne circostanti fino a 9 gradi. Un fenomeno che l'Osservatorio meteorologico di Milano dimostra ben presente anche in Italia.

L'allarme è più che giustificato se si pensa pure alle conseguenze che l'aumento della temperatura urbana ha sulla nostra salute. Ancora  Roland Hohmann
Gli scenari previsti dipartimento federale dell'Ambiente, infatti, prevedono che il surriscaldamento causerà soprattutto tra le persone anziane un più alto tasso di mortalità dovuto a stress, difficoltà cardiocircolatorie e disturbi alle vie respiratorie.

Per quel che riguarda le possibili implicazioni sui trend termici di fondo e altri aspetti relativi al land use change e a metodologie di lavoro in uso per correggere i dati spurii che possono emergere, qui su MS abbiamo già più volte parlato di questi aspetti, vedi per es. questo e questo post.

E per chi crede ancora che il riscaldamento climatico della Svizzera sia soprattutto conseguenza di questi fenomeni e non si sia informato sulle tecniche di correzione e omogeneizzazione dei dati di temperatura, consiglio di guardare agli indicatori ambientali (vegetazione, ghiacciai e nevai, serie temperature dei laghi alpini o dei boreholes, vedi qui o qui...) oppure possiamo anche prendere una stazione fuori dal contesto urbano e con serie sufficientemente lunga. Per es. Sils/Segl-Maria, piccolo villaggio di 744 abitanti ubicato nelle Alpi grigionesi a 1802 m slm, nei pressi del passo del Maloja, fra la val Bregaglia e l'Alta Engadina. Località evidentemente non soggetta ad alcuna caratteristica citata ad inizio post e più tipica delle grandi aree urbane.
Qui esiste una stazione automatica della rete di Meteosvizzera con una serie di dati di rilevamenti termici che risale al 1864 .

Vediamo qualche dato, paragonando i valori di Sils/Segl-Maria (S) con quello delle città di Basilea (B), Ginevra (G), Zurigo (Z) e Lugano (L):

• Trend decennale delle temperature annue (in °C):

. ultimi 30 anni (1983-2012):   S: +0.34 / B: +0.45 / G: +0.41 / Z: +0.41 / L: +0.50
. ultimi 50 anni (1963-2012):   S: +0.36 / B: +0.42 / G: +0.43 / Z: +0.42 / L: +0.42
. ultimi 100 anni (1913-2012): S: +0.14 / B: +0.18 / G: +0.16 / Z: +0.16 / L: +0.15

• Trend decennale delle temperature estive (in °C):

. ultimi 30 anni (1983-2012):   S: +0.49 / B: +0.43 / G: +0.37 / Z: +0.38 / L: +0.55
. ultimi 50 anni (1963-2012):   S: +0.50 / B: +0.54 / G: +0.52 / Z: +0.49 / L: +0.55
. ultimi 100 anni (1913-2012): S: +0.15 / B: +0.23 / G: +0.20 / Z: +0.18 / L: +0.17

Vediamo infine (vedi figure sotto) lo stesso trend riferito alle 29 stazioni climatologiche svizzere della rete Swiss NBCN (comprese le 5 citate sopra) ma in forma grafica (la grandezza dei cerchi e dei numeri è proporzionale all'ampiezza del cambiamento per decennio, i cerchi pieni rappresentano una tendenza significativa, livello 95%) e rappresentate per profilo di quota e in sezione nord-sud. Il trend decennale delle temperature annue (a sx) e soprattutto di quelle della stagione estiva (a dx), quella più sensibile al tema del post, nell'ultimo mezzo secolo, non mostrano significative differenze di quota e anzi: in estate (figura a dx, grafico sotto a sx) il trend sembra essere un poco più alto alle stazioni poste alla quota attorno ai 2000 m slm, quelle evidentemente al di fuori di qualsiasi contesto urbano di cui sopra.


8 commenti:

  1. è un panorama desolante quello che racconti..
    anche perché è difficile uscirne..
    non voglio pensare all'italia..bioedilizia, riduzione del traffico, nuove aree verdi, se fattibili in Svizzera le vedo da noi come impossibili anche solo da ipotizzare.
    ciao.

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    1. Mah, non è detto. Di necessità virtù. Prima o poi...

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  2. Riccardo Reitano28 giugno 2013 21:38

    E' importante parlare delle isole di calore urbano, ma non in salsa negazionista; piuttosto, sarebbe bene occuparsi delle possibili strategie di adattamento a quanto in ogni caso ci "piomberà fra capo e collo".

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    1. Concordo. Senza dimenticare che le strategie di adattamento possono offrire anche altri benefici, in termini di qualità di vita, non necessariamente dipendenti solo dal contesto di un clima che si scalda. Però è anche difficile valutarne bene grado di efficienza e costi: come facciamo a misurare una minor vulnerabilità conseguente ad una strategia efficace di adattamento? Come definire precisamente i costi di un adattamento a condizioni ambientali mutate? Non mi pare semplice, anche se devo dire che di questi aspetti che coniugano dimensione ambientale, economica e sociale me ne intendo relativamente poco.

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    2. Riccardo Reitano29 giugno 2013 00:14

      Tempo fa lessi che mentre gli occidentali decidono l'obiettivo e la strada per arrivarci, gli orientali tendono a stabilire solo la direzione da prendere e adattano il percorso man mano. Il problema dei primi è che se non hanno abbastanza informazioni per completare il processo decisionale non si muovono; i secondi, invece, forse a posteriori scoprono di non aver seguito la strada migliore, ma non perdono tempo e non rischiano la stasi.
      Sulla questione della mitigazione e dell'adattamente forse sono più propenso ad un ragionamento di tipo "orientale". Muoviamoci, ci sono tante cose che si possono fare da subito.

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  3. Steph, che ne pensi di questo?

    http://thinkprogress.org/climate/2013/06/30/2236751/scientists-predicted-a-decade-ago-arctic-ice-loss-would-worsen-western-droughts-is-that-happening-already/

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    1. Molto interessante, ma non me la sentirei ancora di scartare l'ipotesi nulla, nonostante le evidenze negli effetti regionali. Ha bisogno di ulteriori conferme, che per il momento non sono ancora sufficientemente evidenti. Tuttavia può essere considerato una spia che non andrebbe ignorata, una specie di miner's canary...anzi, quasi quasi ci faccio un post.

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