El nuevo Niño en el camino

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Il Pacifico è entrato in una nuova fase dinamica e l'equilibrio instauratosi e reiteratosi negli ultimi 26 mesi si sta spezzando: da alcune settimane ciò che rimane della Niña degli ultimi 2 anni è oramai un ricordo lasciato sottoforma di tardivo sbuffo atmosferico. La Vieja se acabó e lo spread di acque calde attraverso il Pacifico lo mostra chiaramente, dopo che la Kelvin Wave che lo ha attraversato ha favorito un significativo aumento dell'heat content e delle sue temperature superficiali (SST) in zona centro-orientale.
Apprestiamoci, dunque, a seguire (ed esperire) l'ennesimo cambio in divenire.
I segnali sono tutti per un ritorno del Niño, ben pochi - ad oggi - quelli di una transitoria stasi in una effimera situazione di neutralità / La Nada-like.
Statisticamente, negli ultimi 110 anni,  in 6 casi su 10 di Niña protratta per 2 anni l'anno successivo il Pacifico ha fatto emergere un Niño, mentre nei rimanenti 4 casi la bimba è rimasta in sede. In nessuno di questi casi il Pacifico ha conosciuto una fase di transizione neutrale (quiqui due papers recenti che propongono una spiegazione dell'asimmetrica durata della presenza dei 2 bimbi del Pacifico, riconducibile a feedback lenti dell'oceano).
Il pendolo è rimasto incerto verso metà percorso per l'ultima volta fra il 2004 e il 2006 (pur con debolissima tendenza a Niño prima e a Niña dopo), da allora abbiamo avuto la visita fugace di 2 bambinelli abbastanza capricciosi (2006/07 e soprattutto 2009/10) e quella assai più protratta di 2 bambinelle molto dispettose (2007/09 e 2010/12). Sembra che il sistema si stia divertendo, ultimamente, a scambiare continuamente energia, senza soluzione di continuità, fra le sue componenti oceanica e atmosferica, prima rilasciando brevemente energia latente, poi accumulandola per un paio di anni, poi scaricando di nuovo energia in maniera forte ma veloce e infine di nuovo accumulandola massicciamente per altri 2 annetti.

Quali, dunque, i segnali dell'imminente cambio di fase? Eccoli, a partire da quelli più evidenti:

❖ il più completo indice che misura il fenomeno tenendo conto del fatto che l'ENSO non è solo un numero ma un processo dinamico in continua evoluzione è l'indice ENSO multi-variato (MEI). Ebbene:  il valore di tale indice multi-variato già in primavera oscillava in territorio tipicamente Niño-like e anzi l'incremento dello stesso MEI in questo importante e decisivo periodo dell'anno (l'innesco del processo avviene solitamente durante la tarda primavera boreale) risultava essere il sesto più alto da inizio serie nel 1950 e si protraeva già da 4 mesi consecutivi, secondo solo al record di incremento di 6 mesi consecutivi nel 1997 all'alba del mega Niño del XX secolo. Nel frattempo l'aumento si è un po' smorzato ma è comunque continuato anche ad inizio estate.

❖ Le anomalie nelle SST superano già ampiamente il grado C fra la longitudine a circa 150W fino al largo delle coste sudamericane (fra le aree Nino 3 e Nino 1+2), ma si stanno estendendo gradualmente anche verso ovest. Anche a livello sub-superficiale, le cose stanno mutando assai rapidamente.
Inoltre il gradiente longitudinale delle SST fra il Pacifico equatoriale orientale (area Niño 1+2) e quello centrale (area Niño 4) è positivo e lo è oramai da parecchi mesi, in maniera più decisa dallo scorso inverno. Questo indice (denominato Trans-Niño Index) è stato scoperto da Trenberth e Stepaniak una decina di anni fa e permette di prevedere con un lagtime di alcuni mesi l'evoluzione delle SST nella "sensibile" e centrale area Niño 3.4, anche se non sempre nel tempo ha funzionato, perché viene anche influenzato dallo stato generale multi-decennale delle SST del Pacifico.

❖ Il volume di acqua calda (WWV) - che spesso anticipa le SST nell'area Niño 3.4 -  è già paragonabile a quella che nel maggio 2009 precedette lo sviluppo dell'ultimo episodio.

❖ L'indice che misura l'oscillazione australe (SOI) dato dalla differenza barica Tahiti-Darwin è in calo (soprattutto a causa di un forte rialzo barico su Darwin) e questo è un segnale che anche l'atmosfera si sta sintonizzando con lo stato nascente, nonostante nell'ultimo decennio spesso risultava essere non troppo in sincronia con altri indici oceanici che monitorano l'ENSO.

❖ Infine una curiosità proveniente dal Nunavut: la frequente ed acuta osservazione della rifrazione della luce solare al crepuscolo, causata dalla fredda e densa aria polare ed effettuata su orizzonti estremamente elevati, permette di inferire lo stato generale dell'umidità della media troposfera a partire dall'osservazione del risultato di upwelling, evaporazione e attività convettiva sopra gli oceani in termini di presenza di CCN in bassa stratosfera. E chi ci lavora da anni, già da tempo avverte dell'imminente transizione.

L'unico segnale in controtendenza, per ora, è costituito dal rally stocastico dell'oscillatore dei venti globali (GWO) associato al momento angolare atmosferico globale e alle sue dinamiche nel tempo, fattori che permangono (forse per inerzia) in tipica situazione Niña-like. Nel Pacifico centrale, lungo l'equatore e a ridosso e ad est della linea di cambiamento di data, pur in una situazione maggiormente fluttuante rispetto a prima, questo aspetto è confermato dalla ancora scarsa e soppressa nuvolosità convettiva tipica delle fasi di sviluppo (oltre che di quelle mature) del Niño.
Ma ho come l'impressione che questa situazione prettamente atmosferica costituisca l'ultimo sbuffo della Vieja. Anche perché, per es., gli alisei nel Pacifico tropicale occidentale hanno già subito estemporanee flessioni, la cella di Walker sta iniziando la sua "anomala" migrazione e, come visto sopra, l'oscillazione australe già mostra i muscoli di un bimbo in piena salute e decisamente sovrappeso (fuori di metafora: caduta barica ad est, sul Pacifico centro-orientale e rialzo ad ovest, su quello occidentale, per un indice in forte diminuzione). Quando ben presto partirà il tango che vede accoppiati oceano e atmosfera, ne vedremo delle belle.

Quali le conseguenze, se la proiezione venisse confermata nelle prossime settimane e il parto avrà buon fine?
Beh, apprestiamoci, in primis, a registrare un aumento termico significativo nella troposfera tropicale. Poi avremo tempo di fare i conti con questo nuovo pargolo e con i suoi dispetti, anche perché occorrerà verificarne intensità, posizione geografica e durata. In ogni caso, potete anche provare a leggere al contrario (concettualmente) questo e quest'altro post, così per farsi un'idea sommaria. Più avanti, torneremo senz'altro ad occuparci dei capricci del bimbo.


Intanto possiamo scommettere che presso i soliti lidi centralinisti ci si sta preparando a reintegrare a spron battuto e con solerte e magna pomposità le stazioni meteo a terra (che fino a ieri l'altro, si dice da quelle parti, erano malate, depresse, spossate e logicamente sottoposte a massaggi rivitalizzanti ;-s) mentre chissà come mai già oggi i dati satellitari sarebbero - sempre per i soliti - assolutamente inaffidabili causa febbroni malarici :-D


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