giovedì 24 marzo 2011

Black smoke


Fumo nero dal reattore numero 3 (quello "plutonico") di Fukushima, oggi. Letteralmente.

(fonte)
Fumata nera anche per la situazione generale in loco. Spiace per i trombettisti della prima ora ("pericolo scongiurato, tutto rientrato e sotto controllo..."), spiace perché dovrebbero sapere che ad affrettare conclusioni ottimistiche - in un ambito come questo - spesso si finisce per menar gramo. E grama è già la condizione al contorno laggiù, figuriamoci ora con gli effetti sull'ecosistema e sulla catena alimentare del fumo nero metaforico (d'ora in avanti).




Fumo nero diretto verso il Pacifico e che ormai sta quasi compiendo il giro completo del globo, naturalmente ben diluito come inchiostro nell'acqua.





Fumo nero che farà *probabilmente* ben pochi danni qui, dopo che ne sta facendo molti, già troppi, là.
 Qui il calcolo attuale della propagazione (su mappa), qui la situazione meteo con le traiettorie previste, qui info generali sulla radioattività in Svizzera, qui i rischi per la salute all'esposizione alle radiazioni nucleari e qui una carta delle dosi di radiazione ionizzante che una persona assorbe da varie fonti (vedi anche immagine qui accanto), qui (valori medi giornalieri) e qui (evoluzione) le rilevazioni in Svizzera, qui (dopo circa 15 minuti) un'intervista radiofonica a Ezio Puppin, infine qui una puntata radiofonica speciale dedicata: consiglio l'ascolto delle interviste ad Alex Sorokin (vedi anche qui) di InterEnergy. [Update 25/3: altre mappe qui e qui e qui; c'è anche quella interattiva e mondiale dell'Economist sulla produzione elettronucleare odierna e futura; altre analisi qui, h/t ocasapiens].

Fumo nero che, come un tornado dirompente, sta spiazzando e spezzando molti luoghi comuni, pre-giudizi e presunti dogmi sulla necessità elettronucleare di half a world away. Certezze scosse persino nel paese elettronucleare per antonomasia. E persino dai vertici di società che gestiscono le centrali svizzere (come la Axpo Holding che gestisce e controlla il 20% dei reattori elvetici o quella che gestisce la seconda centrale più vecchia e anche la più contestata), vedi qui. E intanto, le rinnovabili non sono più quelle delle battaglie antinucleariste degli anni 80: sono mature, affidabili ed economicamente interessanti. Le visioni di allora (ad es. i parchi eolici nel mare del Nord) sono realtà odierne, le odierne visioni (es. Desertec o Infinia) saranno realtà domani mattina.

Fumo nero che danni ne aveva già fatti troppi: fra i 50 e i 60, nel 1979 e segg., nel 1986 e segg. Ma anche sganciati dai puntuali test nucleari militari e incidenti civili più tristemente famosi. Come già segnalato qui o come si può leggere qui, infatti...

Fumo nero che obnubila la vista dei soliti noti: per es. Veronesi (anche qui e qui) o Battaglia (anche qui). Qui e qui alcune risposte circostanziate al primo (ne parla anche Caserini in un post molto interessante qui) e una delle tante informazioni tendenziose (dicasi balle, per es. delle 3 nuove centrali svizzere) che racconta (insieme a Daffy) a proposito di questa tematica tanto a cuore e la pronta smentita.
Per quel che riguarda Daffy, beh ... fa talmente ridere che scovare altre sue gaffes sul tema - oltre a non essere molto difficile - forse è anche ricerca inutile.

(fonte)
È possibile disfarsi del fumo nero, o perlomeno dipendere meno dalla sua sporca e perniciosa pericolosità intrinseca. È possibile e auspicabile (anche qui, qui e qui). Riduzione dei consumi a misura d'uomo e delocalizzazione della produzione con molti piccoli e medi impianti sparsi su tutto il territorio, possono essere delle chiavi di svolta (vedi ad es. qui o qui in pdf esteso). [Update 25/3: secondo il prof. di economia dell'energia Massimo Filippini, il futuro prossimo del nucleare implicherà tempi di costruzione più lunghi e quindi costi di produzione per kWh più alti, conseguenza indiretta dell'incidente e diretta dei suoi effetti su maggior richiesta di sicurezza, maggior rischio percepito e minor credibilità pubblica. Per ora la sottoassicurazione generale dei danni del nucleare porta ad avere una sempre maggior copertura di essi da parte della società e - considerando anche i prezzi "dopati" verso il basso dell'energia elettrica prodotta da fonti non rinnovabili - il tutto si riversa sulla società perché i costi ambientali dell'energia prodotta dalle non rinnovabili (fossili e nucleare) continuano ad essere esternalizzati dalle aziende e a ricadere sui singoli cittadini. C'è spazio in futuro per l'abbandono della produzione elettronucleare? Secondo Filippini certamente: nella nostra realtà socio-economica, la soluzione passerà giocoforza attraverso un mix di maggiori investimenti nelle rinnovabili e soprattutto maggior efficienza energetica e riduzione degli sprechi. In che modo? Lui propone la tassazione delle energie fossili e nucleari accompagnata da una riduzione della pressione fiscale sul lavoro, così da trasferire maggiori fondi sui due target spiegati prima].

Chiudo con il video del cartone più cliccato del momento: fumo nero giapponese spiegato ai bambini:




5 commenti:

  1. Una raccolta di altre mappe:
    http://news.sciencemag.org/scienceinsider/2011/03/japan-radiation-map-resource.html
    e una serie di analisi:
    http://www.sciencemag.org/site/feature/data/hottopics/devastation_in_japan/

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  2. Thanx! Aggiorno.

    PS: sei stata a "Il clima che verrà" ?

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  3. Sì, ma sono arrivata un po' tardi (ero in bici, la giornata era stupenda, ho fatto il giro delle magnolie nel centro!). Una buona rassegna, con esempi concreti. Castellari sui negoziati, e Caserini molto efficaci.
    Mi son dileguata prima del dibattito sulla comunicazione (ras'l bol!).

    Su nucleare e clima, l'Economist ti/ci da ragione: www.economist.com/node/18441163

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  4. È possibile disfarsi del fumo nero, o perlomeno dipendere meno dalla sua sporca e perniciosa pericolosità intrinseca. È possibile e auspicabile (anche qui, qui e qui). Riduzione dei consumi a misura d'uomo e delocalizzazione della produzione con molti piccoli e medi impianti sparsi su tutto il territorio ...

    E' possibile pensare di viver in un mondo che non sia quello in cui viviamo ? E' possibile eliminare l'istinto che porta l'uomo a usare l'ambiente per i suoi bisogni immediati ? E' possibile evitare di mentire alla popolazione in caso di disastro ambientale ? E' possibile non pensare solamente agli interessi economici o al calo di consensi ?

    È possibile e auspicabile ... basta eliminare l'uomo

    Scusa Steph ma questa storia delle centrali mi deprime e tra l'altro mi fa pensare che sapere se nel 2100 il clima sarà più caldo o più freddo sia veramente questione di lana caprina.
    Boh, sarà il momento ...

    Con stima,

    Telegraph Cove

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  5. Eh, come non essere d'accordo con te?
    In ogni caso, come sai già, io la potenziale "bomba climatica" non la considererei proprio una questione di lana caprima. Anche se a confronto, _oggi_, .....

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