mercoledì 7 aprile 2010

Aurora borealis....the icy sky at night....


Titolo mutuato da uno dei pezzi migliori della prima età dell'oro di Neil Young per un post che parla di due cose diverse ma con una connessione intrinseca.

Partiamo proprio dalla connessione: l'affascinante spettacolo delle aurore polari (boreali o australi) è un fenomeno che, per ovvi e ben noti motivi associati all'interazione fra magnetismo terrestre nella ionosfera e vento solare, è possibile osservare solamente a latitudini alte (lungo le fasce ovali aurorali che contornano i poli magnetici) e principalmente durante i 6 mesi della stagione buia. Laddove e allorquando i cieli notturni sono - oltre che baluginanti di variazioni cromatiche che vanno dal vermiglio al verde e azzurro passando per il rosa ed il giallo - anche ovviamente very icy.

Quest'ultimo scorcio della lunga stagione invernale artica sta presentando una sequenza abbastanza intensa di aurore boreali. Il motivo è da ricercarsi nell'improvvisa (per quanto non insolita) accelerazione singhiozzante dell'attività magnetica del sole (e della relativa irradianza). Il lungo e sonnecchiante minimo fra la fine del ciclo 23 e l'inizio del 24 (ufficialmente iniziato nel dicembre 2008 ma con bassa attività dal 2005) è ormai archiviato. In questi ultimi giorni si sono succedute alcune grosse tempeste geomagnetiche che hanno puntualmente inscenato le bellissime aurore recenti (qui un video da Tromsoe nel 2009, uno dall'Islanda e uno recente da Fairbanks , qui invece una recentissima foto dall'Antartide e qui Summit Camp in Groenlandia inondato di rosso...).

Vediamo adesso se - come si evince dalla giovane ricerca scientifica (soprattutto quella di scuola ceca) about the meteorological effects - il flusso di protoni solari è sufficientemente intenso da riuscire ad indurre (ancora: siamo pur sempre già ad aprile e gli effetti notati si limitano perlopiù al cuore della lunga stagione invernale) un reversal pattern sullo scacchiere euro-atlantico tale per cui....


...e ovviamente, dopo un inverno così estremamente "mite", sereno e anticiclonico, neanche il rischio grosso di vedersi oscurate le northern lights dalla copertura nuvolosa per groenlandesi, norvegesi o canadesi. Lì, in quest'ultimo inverno, in effetti - mentre qui misuravamo la neve - misuravano (laddove c'era luce) gli effetti ottici dell'albedo diurno e/o quelli termici dati da cieli spesso very icy at night....

Le 3 mappe seguenti (Reanalisi NCEP) mostrano le anomalie della pressione al suolo (rosso +, blu -), delle temperature superficiali (rosso +, blu -) nonché della radiazione ad onda lunga dispersa nello spazio (OLR: blu +, rosso -) delle latitudini medio-alte (> 50 gradi N) nei 4 mesi dicembre 2009-marzo 2010. Le zone artiche sono state connotate da alta pressione persistente (tipica dell'Oscillazione Artica negativa), temperature molto molto miti (soprattutto su Groenlandia e Artico canadese con scarti fino ad oltre + 10 gradi fra le baie di Baffin e di Hudson) e cieli molto limpidi (tranne sull'Eurasia a sud del 60° parallelo).







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