mercoledì 18 novembre 2009

It's the sun, stupid! /1

It's the economy, stupid! Con questa famosissima frase, Bill Clinton diede il colpo di grazia a George H. Bush nella corsa alle presidenziali americane del 1992. Intendendo il fatto che Bush sottovalutò ampiamente la crisi economica che attanagliava la società americana in quel periodo, in piena recessione.





Ora: la frase può benissimo essere estesa ad altri ambiti di contenzioso, nei quali si suppone che uno dei due contendenti sottovaluti un aspetto ritenuto di capitale importanza dall'altro.


Nel contenzioso fra la teoria dominante del GW di forte influenza antropica (sulla quale si basa l'odierno consenso scientifico sul tema) e quella - marginale e negazionista - che ne nega qualsiasi responsabilità, il sole (e la variazione della sua irradianza totale nel tempo con associato e presunto influsso) è uno dei cavalli di battaglia più sfruttati dal gruppo marginale per giustificare l'andamento termico di fondo (e non solo).

Ora: sappiamo, da rilevazioni strumentali a terra (piranometri) e satellitari che, in effetti, la radiazione solare incidente non è costante.

Ma qui ci vuole un' ulteriore premessa tecnica.

L'energia del sole raggiunge la superficie terrestre sia come radiazione diretta dalla stella e sia come radiazione diffusa dopo aver subito rifrazione nell'atmosfera. La somma della prima (diretta) più la seconda (diffusa) costituisce la radiazione globale (SSR), chiamata così dagli empirici/sperimentalisti (radiazione globale) proprio perché è la somma delle due modalità e invece chiamata radiazione solare superficiale o incidente dai modellisti.

Il fatto che la SSR non sia costante nel tempo è la conseguenza di più fattori: quel che la fa variare sono cause esterne (extraterrestri) associate a mutamenti nella quantità della radiazione solare incidente sul pianeta al Top of the Atmosphere (TOA) e cause interne (al sistema climatico) perlopiù associate alla trasparenza dell'atmosfera che è in grado di modificare l'energia nel suo"viaggio" verso la superficie terrestre.

Le prime (esterne) dipendono sia da parametri orbitali terrestri (su scale temporali lente, decine di migliaia di anni --> cicli di Milankovich che spiegano le glaciazioni) e sia dall'irradianza totale dello stesso sole (che varia, per es., con cicli undecennali ma non solo).
Le seconde (interne) dipendono da mutamenti sia nelle caratteristiche delle nuvole (copertura e proprietà ottiche), sia dei gas atmosferici attivi dal punto di vista radiativo (soprattutto il vapore che è un forte assorbitore della SSR) e sia della massa e delle propietà ottiche degli aerosol, che assorbono la SSR o ne provocano rifrazione a seconda della loro composizione chimico/fisica (ad es. i black carbon tendono ad assorbire SSR, mentre i solfati inducono perlopiù rifrazione).


Nel prossimo intervento vedremo come il sole viene "sfruttato" per negare l'influenza dell'uomo nel GW e come queste ipotesi siano alquanto labili, sia perché basate su correlazioni spurie e su un background fisico debole e sia perché quasi sempre imposte come un aut aut, e mai come un parametro che, eventualmente, si sovrappone all'influenza antropica.

lunedì 9 novembre 2009

The Wall

Berlino, 9/11/1989: si apre la prima breccia nel muro, e la libertà tanto agognata da parte dei germanici dell'est - dopo il crescendo autunnale partito da Lipsia - è ormai cosa fatta. Ricorre oggi il ventennale di quella fatidica data.

Per un muro che si squarcia, cade e - con effetto domino - produce tutta una serie di altri eventi che sconvolgeranno la recente storia dell'Europa, tanti altri vengono eretti e/o persistono nella loro finalità di divisione. Tanti, troppi: dai muri di sabbia e mine fra Sahara occidentale e Marocco, a quelli tecnologici sulla frontiera messicana con gli USA, da quelli che si inerpicano come serpenti negli altipiani palestinesi a quelli che superano i 5000 m di quota nel Kashmir...

Muri che separano, muri che dividono e fanno imperare lo status quo. Un po' come la divisione sempre più radicalizzata (e per certi versi assurda) fra chi cerca di far capire l'importanza di attuare quanto prima e quanto più efficacemente possibile misure di mitigazione contro il cambiamento climatico e chi ancora nega il ruolo importante che l'uomo ha - con i suoi consumi di energia fossile oltre che di land use - come driver del problema.

I recenti talks preparatori della conferenza di Copenhagen, svoltisi nei giorni scorsi a Barcellona, hanno purtroppo (e come quasi sempre) sortito magri risultati. C'è da chiedersi già ora cosa potrà fattivamente ed effettivamente portare il meeting del dopo-Kyoto in programma a dicembre in Danimarca.

Ricordando l'urgenza del tema, ma anche l'innata predisposizione della specie umana ad effettuare nel breve scelte sbagliate e magari dilazionare quelle giuste nel tempo come conseguenza di un rifiuto a risolvere un problema di cui si è ormai ben consapevoli.
Jared Diamond, nel suo bellissimo libro "Collasso", associa questa categoria di cause che ci inducono a fare scelte errate al dilemma del prigioniero: un gioco non cooperativo ad informazione completa proposto negli anni 50 da Albert Tucker come problema della teoria dei giochi e che ha come finalità la messa in evidenza del fatto che, per collisione di interessi vari, di solito si tenda ad agire cercando di minimizzare i rischi personali. Anche a scapito di quelli collettivi.
Suppongo che la difficoltà di percepire un problema come questo che si manifesta in modo graduale e fluttuante (altra tipologia di cause analizzata da Diamond), con il cambio di vento politico che soffia dagli USA, non rappresenti più un alibi come lo fu negli 8 anni disastrosi della precedente amministrazione, occupata più che altro/e, sul tema, a negare il problema stesso.

lunedì 2 novembre 2009

Dei delitti e delle pene


Hanno ammazzato l'hockey stick per giustificare la presunta scusa della statistica. Stanno ammazzando la statistica per giustificare la presunta scusa del global cooling.

Due delitti efferati. Effettuati, come al solito, dal solito ambaradan del negazionismo et simila.

Insomma: la statistica va bene solamente per le ricostruzioni climatiche del passato. Ergo e in sostanza: va bene solo per la raccolta delle ciliegie...

Ovviamente, per questi delitti, sono previste delle pene, e per fortuna sono pene col contrappasso ;-D

L'hockey stick è come i gatti, ha almeno sette vite e, in effetti, non affonda e riemerge sempre (seppure in versione riveduta e più robusta).

Il global cooling post-1998 di vita non ne ha mai avuta, essendo una mera invenzione, e, in effetti, non riesce ad emergere da solo se non "aiutato" tutte le volte da chi è talmente pollo/interessato da crederlo/tentare di renderlo vivo di volta in volta.


Riferimenti:


>la storia dell'hockey stick e i suoi sviluppi (consultare anche le pagg. 80-86 del bel libro di Stefano Caserini "A qualcuno piace caldo" ed. Ambiente)

>alcune fra le più recenti ricostruzioni (fra le quali una recentissima analisi e la nuova versione di Mann;-) nonché quella della National Academies

>sul "presunto" global cooling (GC) post-1998: post in elaborazione, sto lavorando per voi....;-)

>sull'utilizzo della statistica nei trends in ambito climatico:

e a (s)proposito del GC;-/

**UPDATE**

per ora, MS non ritiene di perdere tempo sulla presunta querelle del craccaggio del CRU. Per ora.