Di onda in onda

In piena seconda heatwave alpina di questa, per ora, ennesima torrida estate, un sintetico riassunto della prima canicola di giugno e una breve analisi di quella in corso appena partita. E potrebbe anche non essere l'ultima...



Breve ma molto intensa

Qualche numero per iniziare a inquadrare l’ondata di caldo che ha toccato la regione alpina lo scorso giugno. L’allerta canicola è iniziata lunedì 24 giugno ed è terminata martedì 2 luglio a Sud delle Alpi e lunedì 1 luglio a Nord delle Alpi. Un’ondata di caldo dunque di 7 – 9 giorni* (a seconda della regione) che ha portato a stabilire numerosi primati. In questo senso l’ondata di caldo non è stata particolarmente lunga (ad esempio nel 2003 l’ondata di caldo di giugno durò quasi 20 giorni), ma è stata particolarmente intensa. In pochi giorni le temperature sono salite di 5 – 10 gradi per raggiunger il loro apice il 26 e 27 giugno, quando sia in pianura sia in montagna le temperature medie giornaliere sono salite ben al di sopra dei valori tipici per la stagione: di circa 7 - 9 gradi sopra le medie in pianura, e fino a 12 – 14 gradi in montagna. A titolo di riferimento per alcuni giorni l’isoterma di zero gradi è salito fin verso i 5'000 metri di quota. Vale a dire che neanche sulla vetta del Monte Bianco il termometro marcava valori sotto zero!
Il valore più elevato di questo periodo è stato registrato a Sion il 30 giugno con 37,0 °C.
Dal 26 giugno in più di 50 stazioni di misura si sono registrati dei nuovi record di temperatura massima per il mese di giugno. In 15 stazioni, di cui 14 in alta quota addirittura si sono registrati dei nuovi record assoluti. Per due di queste stazioni la serie è più lunga di 100 anni. A Davos (1560 m) i 29,8 °C hanno superato di mezzo grado il record precedente del 5 luglio 2015 (29,3 °C). Sul Säntis (2502 m)  i 21 °C hanno superato il primato precedente del 27 luglio 1983 (20,6 °C), mentre al Gran San Bernardo (2470 m) la temperatura massima giornaliera di 21,6 gradi ha eguagliato i precedenti record del 12 agosto 2003 e dl 19 agosto 2012.
Nelle stazioni di montagna del versante sudalpino il 27 giugno sono stati stabiliti diversi nuovi primati assoluti per le temperature massime: a S. Bernardino (1639 m) 29,4 °C, a Cimetta (1661 m) 29,7 °C, a Piotta (990 m) 35,4 °C, a Poschiavo (1078 m) 34,3 °C, mentre sul passo più alto della Svizzera (la Novena, a quasi 2500 m) si potevano misurare quasi 22 °C. In pianura per contro non sono stati stabiliti nuovi record assoluti di temperatura, ma diversi relativi al mese di giugno. I record in pianura sono sempre appannaggio o del luglio 1983 oppure dell’agosto 2003. Verosimilmente la spiegazione per la differenza di comportamento fra pianura e montagna è la seguente: le stazioni di montagna reagiscono soprattutto alle caratteristiche della massa d’aria, mentre quelle in pianura sono influenzate anche dal comportamento del terreno. A seguito delle precipitazioni della prima metà di giugno il terreno era ancora umido e parte dell’energia ricevuta dal Sole non è andata a far aumentare le temperature, bensì a far evaporare l’acqua presente nel terreno.
Notevole anche il numero delle notti tropicali, in cui la temperatura non è scesa sotto i 20 °C di minima. A Lugano se ne sono contate 7 consecutive, con la notte più calda, quella fra il 28 e il 29 giugno, in cui il termometro non è sceso sotto i 25,2 °C. Alla luce di questi valori si può senz’altro considerare l’ondata di caldo come molto intensa, ma fortunatamente di relativa breve durata.


Complessivamente, il giugno 2019 si situa in Svizzera al secondo posto, assieme al giugno 2017, nella classifica dei mesi di giugno più caldi dall’inizio delle misurazioni nel 1864. Il valore di 15,2 °C, molto elevato, è comunque ancora lontano dal record del 2003, quando la temperatura media mensile a livello nazionale raggiunse gli eccezionali 17,3 °C. Nella Svizzera settentrionale sotto i 1000 m si sono registrati 18,9 °C, ciò che fa del giugno 2019 il terzo più caldo dall'inizio delle misurazioni, superati dal giugno 2003 (con 21,6 °C) e dal giugno 2017 (con 19,3 °C).
In Europa è invece stato il mese di giugno più caldo in 200 anni di osservazioni storiche

fonte


Come sempre capita in meteorologia, un fenomeno estremo avviene solo quando diversi “ingredienti” si manifestano nelle giuste proporzioni e combinati fra loro. Senza voler entrare nella descrizione specifica di ognuno di loro, i principali sono stati i seguenti:
- una situazione con la distribuzione alquanto stabile delle alte e basse pressioni sull’insieme dell’Europa che ha mantenuto un pressoché costante afflusso di aria calda verso la regione alpina;
- la presenza di una zona di alta pressione proprio centrata sull’Europa centro-occidentale cha ha favorito le tipiche condizioni di subsidenza dell’aria proprio sopra la nostra regione (la subsidenza è quel movimento verticale verso il basso a cui è soggetta l’aria all’interno delle zone di alta pressione, questo movimento porta ad un riscaldamento a volte anche molto importante dell’aria e alla sua parallela diminuzione dell’umidità relativa);
- l’essere in vicinanza al solstizio d’estate, con lunghi periodi di luce (e relativo arrivo di radiazione solare) e con notti corte (e relativo poco raffreddamento notturno);
- la formazione sul versante sudalpino di nuvolosità durante alcune notti, che ha contribuito a limitare il raffreddamento notturno.


L'ondata di caldo è stata regionalmente una delle più intense da più di 100 anni a questa parte. Considerando la media delle temperature massime durante questo periodo di 7 giorni si nota come a Berna con 32,5 °C esso sia stato il quinto periodo più caldo dal 1864, a Locarno-Monti con 32,6 °C il sesto, come pure a Basilea con 33,6 °C. Ondate di caldo ve ne sono state anche nel passato. Ma nel contesto del riscaldamento globale queste ondate di caldo si stanno manifestando negli ultimi anni con maggiore frequenza. L’immagine seguente illustra questa tendenza. In essa sono rappresentati, per ogni anno dal 1864 (data d’inizio delle misurazioni sistematiche), i periodi più intensi di 7 giorni di quell’anno, con temperature massime medie di almeno 30 gradi. Appare chiaramente come negli ultimi 20 anni, questi periodi siano diventati decisamente più presenti e intensi, al punto che ultimamente ricorrono quasi ogni anno. Secondo gli scenari climatici CH2018, questa tendenza continuerà anche in futuro. Con quale frequenza dipenderà da quanto velocemente si adotteranno delle misure efficaci di protezione del clima, volte a diminuire drasticamente l’emissione di gas ad effetto serra.


I più intensi periodi di 7 giorni, per ogni anno, con temperature massime medie di almeno 30 gradi per le stazioni di Lugano, Locarno-Monti, Ginevra, Basilea, Berna sul periodo 1864 – 2019


Interessante e anche un po' inquietante l'effetto di questa ondata sul manto nevoso e sui ghiacciai nelle Alpi svizzere. La neve, come si sa, costituisce una delle migliori protezioni del ghiaccio che ci sia: la neve nuova riflette il 90% dell’energia solare, la neve vecchia il 70%, il ghiaccio “solo” il 30%. E nel bacino di accumulazione, al di sopra della linea di equilibrio, per un ghiacciaio "sano" occorre che ci sia molta neve, idealmente a coprirlo dei 2/3 alla fine della stagione dell'ablazione. Impossibile, oggi, con questo clima.


Prendiamo l'esempio del ghiacciaio del Morteratsch, nelle Alpi grigionesi: a fine giugno stava già perdendo 1 milione di t di ghiaccio al giorno (cosa che normalmente succede, quando succede, alla fine di agosto!). E questo perché la neve se ne è andata via velocemente: ad inizio maggio si potevano ancora misurare 259 cm, ad inizio giugno ancora 225 cm, a metà giugno 150 cm, due settimane dopo, il 29 giugno, non c'era più neve e il ghiaccio vivo era completamente alla mercé di radiazione infrarossa e radiazione solare. Ad aggravare il tutto ci ha pure pensato la polvere / sabbia del Sahara, con depositi frequenti sulla neve negli ultimi 2 mesi, accelerando ulteriormente la fusione della neve protettiva del ghiacciaio.

La copertura nevosa sul Cervino è rapidamente diminuita fra il 23 giugno (sopra) e il 28 giugno (sotto), soli 5 giorni dopo, in piena onda.

Le ondate di calore intense e prolungate su una settimana sono divenute più frequenti nel corso degli ultimi decenni; nelle regioni che sono state toccate a più riprese, come la Svizzera romanda, esse si susseguono ora a intervalli più brevi. Le regioni che in passato non hanno registrato quasi nessuna di queste ondate di calore, dovranno ora aspettarsele più o meno regolarmente. La maggiore frequenza di ondate di calore è oggi uno dei segnali molto chiari del cambiamento climatico in corso.
Le grandi regioni europee che si affacciano sul Mediterraneo, compresa la Svizzera, sono colpite da uno dei più forti aumenti degli estremi di calore a livello mondiale. Questa tendenza può essere osservata già negli ultimi decenni ed è molto probabile che continui anche in futuro.

*Nella definizione che abbiamo dato delle ondate di calore alpino (vedi qui), questa risulterebbe di tipo doppio, avendo superato gli 8 giorni (ma non ovunque). Nella statistica della frequenza, possiamo quindi anche conteggiarla due volte.



La seconda onda

A quattro settimane dall’ultima, insolitamente precoce, ondata di caldo, ecco che in questi giorni si stanno ripresentando condizioni canicolari un po’ in tutta la regione alpina e la Svizzera. Un cuneo di alta pressione legato all'anticiclone delle Azzorre si sta spingendo sull'Europa centrale rafforzandosi. Esso andrà a creare un robusto anticiclone di blocco sull'Europa centrale e assumerà la tipica forma a "Omega". Viene utilizzato questo termine poiché la traiettoria di flusso su larga scala è simile alla lettera dell’alfabeto greco Omega (Ω). Su entrambi i lati dell’ampia zona di alta pressione sono presenti due depressioni; il flusso a grande scala è direzionato in un grande arco attorno a queste strutture.

Carta meteorologica ad alta quota a 500 hPa (circa 5800 metri) dal modello europeo per il prossimo mercoledì (24 luglio 2019) alle 12 UTC. Sono rappresentati il geopotenziale (linee nere) e la distribuzione della temperatura(aree colorate). Le linee nere possono essere interpretate come le isobare su una mappa della pressione al suolo: nella zona dell'area ad alta pressione il geopotenziale è alto (ad es. sopra la Svizzera) e la corrente scorre in senso orario attorno all’alta pressione. Nella zona di bassa pressione è esattamente il contrario. La freccia rossa segna simbolicamente la corrente prevalente e ha la forma simile alla lettera greca omega.

Questo tipo di costellazione è nota per rimanere a lungo nella medesima posizione e spostarsi quindi solo molto lentamente. È per questo motivo che si parla di "anticiclone di blocco": il flusso su larga scala rimane bloccato per alcuni giorni, in casi eccezionali anche per più settimane. Trovarsi in presenza di una tale struttura non significa necessariamente tempo soleggiato e asciutto. Se ci si trova infatti nella zona di influenza di una delle depressioni laterali, allora si può assistere a periodi piovosi prolungati. Nel caso in questione, tuttavia, la Svizzera si trova esattamente al di sotto del centro di alta pressione.

Animazione della situazione meteorologica generale (mappa meteo ad alta quota, 500 hPa, stessa visualizzazione dell'immagine precedente) nel periodo da lunedì 22 luglio 2019, 12 UTC a domenica 28 luglio 2019, 12 UTC. La zona di alta pressione rimane stazionaria al di sopra della Svizzera e si sposta lentamente verso nord solo alla fine della settimana. Un primo “attacco” potrebbe giungere sabato, ma questo è tutt’altro che certo. La maggior parte dei modelli di previsione permette alla situazione meteorologica bloccata di persistere anche il prossimo fine settimana.

Da oggi a basse quote, sotto una quota di riferimento di 600 metri, le temperature massime al sud delle Alpi raggiungeranno i 33 - 35 gradi. A nord delle Alpi le massime potranno toccare localmente anche i 36 - 38 gradi, ma la massa d'aria risulterà un po' meno umida.

In pianura ci si aspetta valori simili o addirittura leggermente superiori a quelli dell'ultima fase canicolare, soprattutto a nord delle Alpi. Al sud, a causa dell'assenza di una corrente favonica, con una discreta probabilità non si raggiungeranno più i valori di fine giugno, soprattutto nelle vallate alpine (35 - 36 gradi). In tutta la Svizzera, alle medie altitudini e soprattutto in montagna tuttavia, a causa della diversa origine della massa d'aria, è probabile che i valori rimangano leggermente inferiori a quelli di fine giugno 2019, quando nella regione alpina l'aria in quota arrivava più o meno direttamente dal Sahara. Nel caso attuale, il calcolo della traiettoria mostra che la massa d'aria proviene da una latitudine di circa 44 gradi a nord sopra l'Atlantico. Il riscaldamento dell'aria è dovuto principalmente al forte movimento di abbassamento nell'area ad alta pressione (subsidenza) e all'ulteriore riscaldamento giorno dopo giorno sul posto.

Confronto dell'origine della massa d'aria fra l'ultima ondata di calore alla fine di giugno (a sinistra) e quella dell'ondata di calore di questa settimana. Sono rappresentate le traiettorie a ritroso calcolate con il modello europeo nell'arco di 120 ore a quattro diverse altitudini. A sinistra per il 26 giugno 2019, a destra per il 25 luglio 2019.


A sud delle Alpi con dei punti di rugiada di 21 - 22 gradi, l'umidità della massa d'aria sarà comparabile con quella registrata in occasione dell'ultima ondata di caldo. A nord delle Alpi, come menzionato in precedenza, l'umidità sarà minore e i punti di rugiada saranno dell'ordine dei 16 - 18 gradi (quindi circa 4 - 5 gradi inferiori a quelli registrati in giugno). Riassumendo: temperature massime più elevate al nord ma meno umido, al sud massime più contenute (se così possiamo dire...) ma più afoso.
Una massa d'aria meno umida permette anche un buon irraggiamento notturno, che in parole povere, significa un abbassamento più marcato delle temperature durante la notte. Se al nord delle Alpi le minime saranno comprese tra 16 e 21 gradi, al sud, a partire dalla giornata di martedì, le minime non scenderanno più al di sotto dei 21 - 22 gradi. Si verificherà quindi una serie di notti tropicali. Durante la notte, nelle zone urbane, le temperature minime saranno di alcuni gradi più elevate a causa del raffreddamento notturno più lento e meno marcato rispetto alle regioni di campagna.

Geopotenziale (linee nere) e distribuzione della temperatura a 850 hPa (circa 1550 metri) dal modello europeo da lunedì 22 luglio 2019 alle 12 UTC a domenica 28 luglio 2019 alle 12 UTC. Con l'aiuto di questa mappa meteorologica è possibile vedere dove si trova la massa d'aria più calda. Essa si trova tipicamente ad ovest del centro dell’alta pressione, in una zona dove già prevalgono i venti da sud-ovest.

Ancora una volta l'ondata di caldo interesserà maggiormente la Spagna e la Francia: in quelle regioni sono nuovamente attese temperature massime che potranno superare i 40 gradi.



>>>>Update 25/7<<<<

La Svizzera ha conosciuto una notte tropicale, durante la quale cioè le temperature non sono scese in molte zone di pianura al di sotto dei 20 gradi. Nelle stazioni di rilevamento della Svizzera italiana, la minima più elevata registrata da MeteoSvizzera è quella di Locarno Monti con 25,8° C (un record dal 1935 a oggi) attorno alle 6.00 del mattino, seguito a ruota dai 25,2° C di Lugano. Sopra la soglia anche Biasca, Grono, Cevio e Stabio, mentre agli oltre 1600 metri del Monte Generoso e di Cimetta si superavano rispettivamente i 18 e i 17°. A livello nazionale si segnala, invece, il record di minima assoluta da sempre con gli incredibili 27,4° C di Basilea!!!*
 La seconda ondata di canicola ci ha "regalato", si fa per dire, mercoledì la giornata più calda dell’anno, con quota 30 scollinata un po’ in tutto il paese. A Sion si è arrivati a misurare 38° C, a Biasca 35,2° C.

Non è però solo la Svizzera a soffrire per il caldo, primati sono stati battuti o vacillano in tutta Europa. In Olanda, per esempio, sono stati misurati 39,2° C ad Eindhoven e il metallo che si dilata rende difficile manovrare i ponti di Amsterdam e Haarlem. In Belgio per la prima volta in assoluto è scattato il codice rosso e i 38,9° C di Kleine Brogel, nel nord-est, sono la temperatura più elevata da quando sono state introdotte le misurazioni ufficiali nel 1833.
E il peggio deve ancora venire, anche in Francia, dove la massima allerta vale nel nord del paese. Si prevede** che cada il record assoluto di Parigi, fissato a 40,4° C nel 1947. Dalla canicola che nel 2003 aveva fatto 15'000 morti nella sola Francia, le autorità insistono sulla prevenzione in particolare per gli anziani e le fasce più vulnerabili della popolazione, ma la messa in guardia stavolta riguarda tutti. Misure straordinarie sono state adottate per i corridori del Tour ciclistico, impegnati sulle Alpi.
In Germania, i 40,5° C di mercoledì a Geilenkirchen superano i 40,3° C di Kitzingen nel 2013. Laghi e fiumi sono stati presi d’assalto dai bagnanti. Il suolo è così secco che gli agricoltori si attendono raccolti catastrofici come quelli dello scorso anno. In Gran Bretagna si scommette sul superamento sia dei 36,5° C che costituiscono il massimo storico per luglio che dei 38,5° C del record assoluto.
Il sud dell’Europa non è risparmiato, solo maggiormente abituato a temperature tanto elevate. In Italia già mercoledì si era al livello di allerta 3, il massimo, a Bolzano, Brescia, Firenze, Perugia e Torino. Altre città dovrebbero aggiungersi alla lista oggi, giovedì, quando è atteso il picco della canicola.


Update:
*Il record di temperatura minima notturna di ben 27,4° è stato rilevato a St. Chrischona, un comune a 520 metri di altitudine nel Canton Basilea Città. La temperatura in questione però è stata misurata su un traliccio a 232 m dal suolo, il che rende la misura, seppur reale, non confrontabile con la temperatura misurata alle stazioni che, come da standard, sono posizionate al centro di un prato verde di almeno 100 metri quadrati e a 2 metri dal suolo.
Il valore di 27,4° è comunque reale e non si tratta di un errore di misura. Il valore presenta la temperatura praticamente in “aria libera”. Confrontandolo con il radiosondaggio di Payerne della mezzanotte vediamo che ad una quota di 800 metri circa si sono misurati addirittura 30 gradi, il che indica la presenza di aria molto mite tra i 700 e i 1000 metri di quota. A titolo di confronto, la stazione di Basilea/Binningen a una quota di 320 metri, ha misurato una temperatura minima di 20,6°.

Stazione di misura di St. Chrischona (Basilea Città), posizionata su un traliccio a 232 metri dal suolo.

**Ore 13.42, 41 gradi misurati da Météo France, la compagnia meteorologica nazionale: Parigi ha battuto giovedì il suo primato assoluto di calore. La capitale di Francia nonché città più visitata al mondo è in allerta rossa per il picco di canicola. La temperatura da record è stata rilevata presso la centralina di Paris-Montsouris, nella zona sud della città. Dall'inizio dei rilievi meteo, nel 1873, non si era mai superata la soglia dei 40 gradi, fatta eccezione per il 28 luglio 1947, quando la colonnina di mercurio si spinse fino 40,4°. E non è finita: secondo Météo France, la temperatura è destinata a salire ulteriormente, fino a 42°.
Un nuovo primato assoluto è stato registrato anche in Olanda, 41,7°, e in Belgio, 40,6° a Kleine-Brogel. La località del nord-est aveva già fatto segnare un nuovo valore di riferimento mercoledì ed era stata battuta giovedì da Liegi, il cui primato è dunque durato poco.

Insomma: record che saltano come rane accaldate...

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