I cicloni tropicali nell'Antropocene


Siamo nel pieno della stagione dei cicloni tropicali dell'emisfero boreale. Nonostante una previsione per il 2018 al ribasso, anche quest'anno gli uragani atlantici rischiano di lasciare il segno, per tacere dei tifoni del Pacifico.

Ne approfitto per fare il punto della situazione per quel che concerne il legame fra questi eventi e i cambiamenti climatici (si veda, ad es., questo recente e interessante articolo, i grafici e la tabella che seguono e in apertura di post vengono da lì). Qualcosa avevo già scritto per es. qui ma anche qui e qui in occasione della scorsa intensa stagione nell'Atlantico.



Come sappiamo, il cambiamento climatico influisce sta iniziando ad influire anche su tali eventi meteorologici estremi, come i cicloni tropicali, gli uragani e i tifoni. Questi eventi rari, molto intensi, con forti impatti socio-economici sono influenzati, come molti altri, da un clima mutato perché le condizioni ambientali al contorno nei quali si formano sono diverse rispetto a prima: più calde (atmosfera, oceani) e con più energia a disposizione, più umide (atmosfera), con meno superfici ricoperte da ghiaccio.
Un singolo evento estremo ovviamente non è una conseguenza del cambiamento climatico, dal momento che sono fenomeni meteorologici che ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Tuttavia, presupposti climatici mutati sono in grado di condizionare il modo in cui questi eventi estremi si manifestano.

Nel caso specifico dei cicloni tropicali, si tratta di valutare soprattutto come stanno cambiando e cambieranno frequenza, intensità, intensificazione e traiettorie. A prescindere dalle ancora notevoli incertezze riguardo questi eventi, quel che emerge dalla letteratura scientifica di riferimento dell'ultimo decennio* è che questi fenomeni non sembrano aver mutato in modo molto significativo la loro frequenza annua nel corso dell'ultimo secolo, sebbene si noti un aumento negli ultimi decenni e pure un aumento del numero di tempeste tropicali, vedi grafico sotto. E neppure lo dovrebbero fare in futuro, pur con tutte le incertezze del caso: è un compromesso fra molti studi che convergono verso un cambio minimo di frequenza se non una relativa diminuzione in alcune aree oceaniche, in virtù del cambiamento previsto del wind shear, e altri lavori che prevedono invece un aumento della frequenza, soprattutto di quelli più intensi.




Tuttavia, a cambiare, è e sarà sia la loro intensità (compresa la durata di manifestazione, il potenziale di precipitazione e la rapidità di intensificazione, vedi grafici sotto) che le loro traiettorie. Il primo indicatore (intensità) mostra un notevole rafforzamento, soprattutto per quel che concerne i cicloni tropicali più forti (aumento del 30% di quelli delle categorie di intensità più alta e diminuzione di simile valore di quelli delle categorie di intensità più bassa negli ultimi decenni, soprattutto dei tifoni asiatici e previsione di ulteriore incremento in futuro), con un aumento significativo del rischio di impatto ambientale, segnatamente nelle già più vulnerabili aree del sudest asiatico. In aumento pure la loro durata e il potenziale di acqua precipitabile scaricata.



Il secondo indicatore (traiettorie) evidenzia una sorprendente modifica rispetto all'abituale rotta: negli ultimi decenni, l'intensità massima di questi fenomeni tipicamente tropicali è gradualmente migrata verso le latitudini più alte, spostandosi di 50-60 km a decennio sia verso nord che verso sud, guadagnando complessivamente circa un grado di latitudine a decennio in corrispondenza dell'espansione graduale delle fasce tropicali.
Per quanto riguarda le zone oceaniche con i più grandi mutamenti previsti, si prevede in futuro forte aumento di intensità dei tifoni del Pacifico Occidentale e un aumento sostanziale della frequenza dei cicloni nel Mare Arabico durante la loro, di norma, quiescente stagione dei monsoni e una diminuzione di frequenza (ma non di intensità) durante la normalmente più favorevole stagione pre-monsonica, anche per effetto dell'aumento in quelle zone delle emissioni antropogeniche di aerosol solfati e black carbon. L'ambiente generalmente più favorevole all'intensificazione di questi fenomeni in queste porzioni sensibile dell'Oceano Pacifico e dell'Oceano Indiano metterà maggiormente a rischio vaste zone costiere sempre più insediate agendo da “moltiplicatore di minacce” (per citare Amitav Ghosh).



Entro fine secolo si prevede che il livello dei mari aumenterà fino ad un metro, con centinaia di metri di coste piatte (e di isole) a rischio di sommersione e con la relativa possibilità che gli effetti di mareggiata causati dai cicloni tropicali si intensifichino. Globalmente, circa ¼ dei litorali sabbiosi degli ultimi decenni sono già sottoposti ad erosione mentre nelle aree marine protette questo fenomeno concerne la maggior parte di essi.
I litorali hanno storicamente attratto gli esseri umani e le loro attività a causa del grande valore estetico e dell'abbondanza di amenità attribuiti loro, nonché dei diversi servizi ecosistemici che forniscono. Di conseguenza, la fascia costiera di tutto il mondo è diventata densamente popolata e sviluppata.
Una parte importante dell'umanità vive già oggi in zone costiere vulnerabili alle conseguenze di questo fenomeno: circa il 40% della popolazione mondiale vive a meno di 50 chilometri dal mare e tre mega-città su quattro sono localizzate lungo le coste e vicino a delta fluviali; 750 milioni di persone vivono lungo i litorali a meno di 10 metri sul livello del mare; di queste, 200 milioni vivono in aree costiere basse, a non più di un metro sopra il livello del mare; per la maggior parte si tratta di asiatici, in Paesi poveri come il Bangladesh o emergenti come l'India e in città moderne come Tokyo o Singapore, ma anche Miami negli USA; considerando l'attuale trend dell'urbanizzazione in corso, entro fine secolo queste cifre saranno ancora più importanti (si prevede che 13 mega-città su 15 saranno localizzate lungo le coste).

*Si vedano, ad es., i lavori di:

Vecchi e Soden 2007,
Elsner et al. 2008,
• Benestad 2009,
Knutson et al. 2010,
Held e Zhao 2011,
Evan et al. 2011,
Murakami et al. 2013,
Emanuel 2013,
Holland e Bruyère 2014,
Kossin et al. 2014,
Sugi et al. 2015,
Kang e Elsner 2015,
Walsh et al. 2016,
Kossin 2017,
Gutmann et al. 2018,
• Trenberth et al. 2018
Bhatia et al. 2018
van Oldenborgh et al. 2018

In ragione dei tempi di chiusura dei rapporti, di questa rassegna cronologica solo i primi lavori citati sono passati in rassegna e menzionati nell'AR5 dell'IPCC.

Commenti

  1. @Steph:

    "Although methods to quantify the contribution of climate change to particular extreme weather events are developing rapidly, the science is at an early stage, and there is as yet no consensus on which approach is best.

    We are still a long way from achieving high confidence in quantitative results (see go.nature.com/2wlyuc6)"

    https://www.nature.com/articles/d41586-018-06631-7

    Alla luce di questo... la tua frase...

    "Come sappiamo, il cambiamento climatico influisce anche su tali eventi meteorologici estremi, come i cicloni tropicali, gli uragani e i tifoni."

    ... risulta completamente vuota di valore scientifico, e diventa una disperata opera di fede. Cieca, per giunta. :-)

    Il numero di tifoni nel Pacifico, per esempio, non è stato, nel 2017... "hottest year evah" per nulla record, infatti I DATI ci dicono che è stato il solo anno, dal 1977, a non sviluppare neanche un solo tifone di categoria 5... come mai se faceva così caldo e c'era così tanta energia disponibile?
    Il castello di carte che avete costruito sta per venir giù, attento!!!

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    1. Ho emendato il post tenendo conto del tuo commento, che ho considerato come suggerimento.
      Tuttavia, prima di definire la frase "incriminata" come completamente vuota di valore scientifico (...), disperata opera di fede e cieca, per giunta cercherei almeno di informarmi leggendo più lavori possibili, non solo una frase da un solo lavoro. Nel post ho proposto una nutrita lista di lavori usciti nell'ultimo decennio, e ne ho riassunto per sommi capi i risultati più importanti. Ribadendo, di volta in volta, le "ancora notevoli incertezze a riguardo" (sorry, per l'autoquote).

      Ne prendo, a caso, 3 di questi:

      Trenberth et al. 2018:
      While hurricanes occur naturally, human‐caused climate change is supercharging them and exacerbating the risk of major damage. Here using ocean and atmosphere observations, we demonstrate links between increased upper ocean heat content due to global warming with the extreme rainfalls from recent hurricanes.

      Walsh et al. 2016:
      While no significant trends have been identified in the Atlantic since the late 19th century, significant observed trends in TC numbers and intensities have occurred in this basin over the past few decades, and trends in other basins are increasingly being identified. (...) A theoretical basis for maximum TC intensity appears now to be well established, but a climate theory of TC formation remains elusive.

      Holland e Bruyère 2014
      We find no anthropogenic signal in annual global tropical cyclone or hurricane frequencies. But a strong signal is found in proportions of both weaker and stronger hurricanes

      come mai se faceva così caldo e c'era così tanta energia disponibile?

      "Un singolo evento estremo ovviamente non è una conseguenza del cambiamento climatico. Tuttavia, presupposti climatici mutati sono in grado di condizionare il modo in cui questi eventi estremi si manifestano." (sorry per l'autoquote)

      Il castello di carte che avete costruito sta per venir giù, attento!!!

      Già. Il solito refrain. Invece di evidenziare la connotazione cumulativa della ricerca scientifica che, come una piramide, si costruisce pezzo per pezzo a partire dalle fondamenta (termodinamica, elettromagnetismo, dinamica dei fluidi,...in questo specifico contesto), è più facile e comodo paragonarla ad un castello di carte nel quale un qualsiasi pezzo incerto rischi di far crollare l'intera struttura. È rigogliosa acqua al vostro mulino, no? Della serie: "non è certo, dunque non è vero".

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    2. "cercherei almeno di informarmi leggendo più lavori possibili, non solo una frase da un solo lavoro"

      Stai scherzando o mi prendi per il culo, steph???

      Lo sai benissimo che sono un paio di anni, a occhio e croce, che intervengo qui e intervenivo su climalterati.it prima che mi bannassero PROPRIO PERCHE' MI SONO INFORMATO E SONO GIUNTO ALLA CONCLUSIONE che ci sono decine e decine e decine di studi che mettono in luce senza alcun dubbio la INADEGUATEZZA dei modellini farlocchi, sia per quel che riguarda le previsioni su tempi dei decenni (fine secolo e anche fine del secolo dopo, a volte anche oltre!)... e anche per quel che riguarda gli eventi estremi.

      Ma dai!

      Elimina
    3. "È rigogliosa acqua al vostro mulino, no? Della serie: "non è certo, dunque non è vero"."

      Enno' ciccio!... io non ho MAI detto che "non e' certo, dunque non e' vero"... ma semplicemente che "VOI STESSI dite che i modellini farlocchi non sono affidabili, quindi smettetela di passare come cosa certa i risultati della loro applicazione".

      Disegnino?
      Eddai!

      Elimina
    4. @Roberto Kersevan 1 ottobre 2018 17:16

      Non cambia di una sola virgola quel che ho scritto sopra. E cioè (mi scuso per l'auto-quote) che "nel post ho proposto una nutrita lista di lavori usciti nell'ultimo decennio, e ne ho riassunto per sommi capi i risultati più importanti. Ribadendo, di volta in volta, le "ancora notevoli incertezze a riguardo"".

      @Roberto Kersevan 1 ottobre 2018 17:19
      In realtà, scrivendo che "Il castello di carte che avete costruito sta per venir giù", lasci intendere proprio quel che ho detto nella mia risposta di ieri.

      Elimina
  2. Un punto di vista più condivisibile del suo è questo:
    https://www.nature.com/articles/d41586-018-06631-7

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  3. "Ne approfitto per fare il punto della situazione per quel che concerne il legame fra questi eventi e i cambiamenti climatici (si veda, ad es., questo recente e interessante articolo,..."

    ???

    L'interessante articolo spiega che un "recente studio" proverebbe che in futuro gli uragani potrebbero peggiorare... e linka un comunicato stampa di ScienceDaily che dice...

    "The study, led by scientists at the National Center for Atmospheric Research (NCAR) and published in the Journal of Climate, compares high-resolution computer simulations of more than 20 historical, named Atlantic storms with a second set of simulations that are identical but for a warmer, wetter climate that's consistent with the average scientific projections for the end of the century."

    Ancora una volta si tratta di modellini farlocchi, sui i quali non e' solo la mia modesta opinione di troll negazionista ad essere critica... come si puo' leggere qui:

    https://www.nature.com/articles/d41586-018-06631-7

    "Your claim that the connection between extreme weather and climate change is “now routine and reliable science” misrepresents the current state of climate-extreme attribution science (see Nature 560, 5; 2018).

    Although methods to quantify the contribution of climate change to particular extreme weather events are developing rapidly, the science is at an early stage, and there is as yet no consensus on which approach is best.
    We are still a long way from achieving high confidence in quantitative results (see go.nature.com/2wlyuc6).

    Attribution depends fundamentally on global climate models that can adequately capture regional weather phenomena — including circulation anomalies such as the weak jet stream and large, persistent planetary-scale atmospheric waves that characterized this summer’s weather.

    Accurate simulation of such extremes remains a challenge for today’s models.

    It is not enough to increase the size of the ensemble of simulations if the models themselves have fundamental limitations.

    Any statement on attribution should therefore always be accompanied by a scientifically robust demonstration of the model’s ability to simulate the global and regional weather patterns and the related weather phenomena that lie at the root of extreme events."

    Traduzione: qualsiasi conclusione basata sull'utilizzo dei modellini farlocchi e' priva di contenuto scientifico... ma ovviamente va bene per scrivere titoloni sui tabloid "verdi" come il Guardian.

    Ciao.

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  4. Che ne pensi dell'uragano che si sta formando nel mediterraneo?Ciao Carlo.

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    1. È altra cosa. Ma comunque indicativo di qualcosa.

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  5. Scusate, ho cancellato per errore alcuni commenti invece di approvarli. Vedo se riesco a recuperarli.

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  6. Sono riuscito a recuperare buona parte dei commenti. Mi scuso ancora.

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