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Benvenuti nella nuova normalità

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La recente disastrosa alluvione che ha colpito l'Emilia-Romagna, richiama per l'ennesima volta la relazione fra eventi meteo estremi e cambiamento climatico. Senza la pretesa di essere esaustivo su una problematica molto complessa che coinvolge in modo molto stretto ambiti differenti quali atmosfera, stato pregresso del suolo e condizione del territorio, vediamo di evidenziare alcuni aspetti che meritano una puntualizzazione. Il rischio che una catastrofe naturale possa provocare danni e vittime dipende sostanzialmente da tre categorie di fattori, ognuna delle quali a sua volta è caratterizzata da ulteriori sotto-gruppi: la frequenza dell’evento innescante , l’esposizione e la vulnerabilità del territorio vissuto e usato/gestito/sfruttato dalla società.  1) L’esposizione è aumentata nel corso del tempo perché ci sono più infrastrutture sul territorio. Delle tre categorie, questa è forse quella sulla quale ci sono meno dubbi e discussioni. Nel corso del tempo, l'aumento d...

La crescita dello sbilancio di energia

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La quantità di energia nel sistema climatico globale sta crescendo massicciamente e ad un ritmo sempre maggiore, contribuendo al riscaldamento. Il recente rapporto IPCC documenta questi gravi cambiamenti attraverso misure satellitari e terrestri e rilevamenti oceanici. Immagine: IPCC 2021/WGI/Fig.7.2, da Wild et al. (2015), Climate Dynamics Il clima della Terra è determinato principalmente dall'energia solare assorbita e dall'energia solare che viene rilasciata nello spazio sotto forma di radiazione termica. Se questo bilancio energetico è neutro, cioè se la quantità di energia solare assorbita è uguale a quella riemessa sotto forma di calore, il sistema climatico è in equilibrio: la temperatura media della Terra sarebbe costante in questa condizione. Tuttavia, anche i più piccoli squilibri hanno ripercussioni sul contenuto energetico del sistema e quindi sulle temperature globali. I modelli climatici mostrano che uno squilibrio tra l'energia assorbita e quella emessa di a...

Nobel a chi ha messo a tacere i negazionisti

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Il Premio Nobel per la Fisica 2021 è stato assegnato per metà a due climatologi, Syukuro Manabe e Klaus Hasselmann, "per la modellizzazione fisica del clima della Terra e per averne quantificato la variabilità e previsto in modo affidabile il riscaldamento globale", ha specificato la giuria. La seconda metà del premio è stata attribuita a Giorgio Parisi "per la scoperta dell'interazione del disordine e delle fluttuazioni nei sistemi fisici dalla scala atomica a quella planetaria". Qual è il legame tra queste due metà del premio Nobel? Entrambi hanno contribuito a una migliore comprensione dei sistemi complessi, come la Terra, dove fenomeni fisici che vanno dalla scala atomica a quella planetaria interagiscono e determinano l'evoluzione di un tale sistema. In questo post una sintesi dei lavori di S. Manabe e K. Hasselman e dei loro contributi alla ricerca sul clima (vedi anche qui ). S. Manabe: quantificazione del riscaldamento globale in risposta all’aumento...

CO(VID)2

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Effetto minimo delle misure COVID — 19 sulle concentrazioni di CO₂. Non sorprende, ma evidenzia la necessità di cambiamenti sistemici fondamentali per fermare il peggioramento delle condizioni climatiche. Dovremmo interrompere tutti gli usi dei combustibili fossili, per i trasporti, il riscaldamento e l'industria. Il rallentamento industriale dovuto alla pandemia, infatti,  non è riuscito a fermare l'aumento record dei livelli di  gas ad effetto serra . Il calo delle attività ha causato una flessione delle emissioni di molti inquinanti - come anidride carbonica, metano e protossido di azoto – ma l’impatto sulla situazione globale è limitato. La CO₂, per esempio, continuerà a crescere, benché a un ritmo leggermente ridotto.    Due parole, per cominciare, sul bilancio attuale del carbonio, dal Global Carbon Budget (GCB) aggiornato. Le fonti: il documento da leggere , le cifre e dati , i grafici , la sintesi relativa al 2020 . Inoltre: la stima dei tassi di emissione gi...

«Climate»

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Francesco Cara , esponente del  Climate Reality Project  cura una serie di incontri digitali aperti a tutti su Zoom, per conoscenza reciproca e per esplorare insieme il  mondo che si trasforma  sotto l’effetto del cambiamento climatico. Ieri il primo appuntamento. In questo post un resoconto. Il ciclo, intitolato «Il clima che cambia / Anteprima Il Raggio Verde»,   coprirà cinque settimane con un formato breve ed interattivo: ad un’introduzione da parte del curatore farà seguito una proiezione di cortometraggi e un contributo da parte di un ospite sul tema trattato. Il dibattito con il pubblico potrà avvenire attraverso messaggi scritti o intervenendo attraverso la chat della piattaforma Zoom. Ieri il primo appuntamento: il cortometraggio era  «Climate» , di Erik Ian Walker del Climate Music Project , un'opera di video-art che associa dati climatici, musica, immagini di repertorio. L'ospite era la brava e bella   Serena Giacomin , fisica met...

Il clima e il tempo con l'accento

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Il nuovo decennio parte col botto: alcuni studi appena pubblicati (un paio, per la verità, già da qualche mese) mettono letteralmente a soqquadro un mantra delle cause dei cambiamenti climatici: quello del ruolo giocato dalla variabilità interna, sempre sopravvalutata quando si vuol sminuire quel che la scienza con sempre maggior chiarezza asserisce riguardo al preponderante ruolo antropico. In realtà, come già si diceva qui , la comunità scientifica è sempre più sicura che la % di riscaldamento globale imputabile alle attività antropiche si aggiri attorno ad un valore prossimo al 100%. In questo post una breve disamina in due capitoli di questi studi che ridimensionano (e di parecchio!) il ruolo della variabilità interna (vedi anche quest o studio ). Credits: Sonia Seneviratne , CH2018 Che cosa si intende quando si parla di variabilità interna del sistema climatico? Con il termine variabilità interna i climatologi intendono qualsiasi fattore libero (spontaneo) che influenzi ...

La Battaglia di Paperino...

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...con le candele e le mozzarelle di BUFALA. L'esimio prof di chimica fisica dell'Università di Modena Franco Battaglia è noto da tempo per le sue competenze nulle nelle scienze atmosferiche ( zero pubblicazioni scientifiche sul tema ) ma soprattutto per le sue sparate sui media italiani , rese celebri e sbugiardate ad es. dal bel libro di Stefano Caserini « A qualcuno piace caldo » (es. Ambiente, 2008, c'è addirittura un intero capitolo dedicato: il capitolo "clima di battaglia") o dalle numerose sbufalate del blog climalteranti ( per esempio ). Oggi, insieme ad un nutrito gruppuscolo di altri diversamente esperti di clima, presenterà  (in concomitanza europea) un opuscolo / catalogo  di fake news  climatiche intitolato « There is no climate emergency » . La truppa italiana di codesto gruppuscolo son quelli della "famosa" petizione ignorata dai "poteri forti" perché al soldo del gombloddo globbale delle pale eoliche e delle celle fo...