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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2018

Il futuro già presente

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La stagione appena archiviata conferma come i preconizzati mutamenti climatici siano una realtà che ci costringe a rivedere i nostri parametri



Guest post di Marco Gaia \  Meteosvizzera

A quasi tre anni dalla firma dell’Accordo di Parigi sul clima, ad inizio mese l’IPCC ha reso noto i contenuti del rapporto speciale 1,5 °C, redatto per informare la comunità internazionale sulle reali possibilità di contenere l’innalzamento della temperatura globale entro 1,5 °C. Quanto sia attuale il tema lo testimoniano le condizioni meteorologiche degli scorsi mesi: abbiamo forse vissuto una stagione che sarà la tipica estate verso la metà del secolo in corso?





Una volta di più eccoci sul podio. Dopo la folle estate del 2003 e l’estate del 2015, i 23 °C di temperatura media estiva registrati quest’anno, ci hanno portato al terzo posto di questa non troppo invidiabile classifica, iniziata nel lontano 1864 (data d’inizio delle misure meteorologiche) delle dieci estati più calde mai registrate a Sud del…

L'ottobre dei record alpini

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Caldo record

L'autunno che non sembra autunno non piace più a nessuno. Oggi la colonnina di mercurio nelle pianure sudalpine ha superato i 30 gradi, dopo una notte «tropicale» a fine ottobre. L'anomalia era stata prevista  ma non per questo preoccupa di meno.



Mai, da quando si hanno misurazioni sistematiche, era stata registrata una temperatura superiore ai 30 gradi in Svizzera nel mese di ottobre. Mai fino ad oggi.

I record di temperatura per il mese di ottobre sono stati infranti in tutte le stazioni di pianura a sud delle Alpi. Valori attorno ai 29 °C sono stati misurati a Lugano (misure disponibili dal 1864!), Stabio (1981) e Magadino-Cadenazzo (1953), mentre i 30,5 °C registrati alla stazione di Locarno-Monti (1935) corrispondono alla temperatura più alta misurata in Svizzera nel mese di ottobre e sono di quasi 3 gradi superiori al record precedente per questa stazione. Mai fino ad ora era stata superata la soglia dei 30 gradi in ottobre; in altre parole per la prima vo…

Cara birra

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Secondo uno studio appena pubblicato su “Nature Plants”, il costo della birra potrebbe raddoppiare nei prossimi 20 anni, a causa del cambiamento climatico. Il riscaldamento globale dovrebbe condurre ad una diminuzione della raccolta dell’orzo, un ingrediente essenziale nella fabbricazione della birra. Questo calo di produzione comporterebbe di conseguenza un aumento del suo costo.

I ricercatori mettono in guardia adducendo che siccità e ondate di calore sarebbero la causa di una diminuzione della produzione di orzo, dell’ordine del 17% su alcune regioni degli Stati Uniti, dell’Europa, dell’Australia e dell’Asia, dove questo cereale è più coltivato.


Secondo i modelli economici elaborati da alcuni scienziati americani, il prezzo di un pacco di 6 lattine in Irlanda potrebbe raggiungere l’equivalente di 20 CHF (un aumento del prezzo del 193% rispetto ad oggi).
Il mondo dovrà affrontare molti pericoli legati ai cambiamenti climatici. Il fatto che si dovrà spendere un po’ di più per bere d…

Lugliembre e agostobre

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Dopo lugliembre, ecco agostobre.

E così, questa estate infinita sembra continuare a farla da padrone, nella regione alpina (e non solo).

Così di pancia, senza una seria e approfondita inchiesta, sembra comunque che le giornate miti siano apprezzate dai più. Questo fa dimenticare facilmente che il problema dei cambiamenti climatici non si manifesta solo in situazioni estreme, che vengono mal sopportate, ma soprattutto nella continuità delle temperature superiori alla norma. Se i picchi di calore estivi sono mal sopportati in modo generale, il tepore dei mesi transitori, come questo settembre e ottobre, vengono accettati di buon grado come un prolungamento dell’estate o ritardo della stagione fredda. Quest’anno infatti l’indicatore più presente nello scandire la stagione autunnale era l’accorciarsi delle giornate, le temperature in ribasso e le piogge autunnali sono invece restate latitanti. Fortuna vuole che il sole non subisce influenze di sorta nello scandire le giornate, altrimen…

Sguardi scientifici sulle migrazioni

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Interessante Forum sul tema attualissimo delle migrazioni sabato all'USI di Lugano. Si parlerà anche del ruolo dei cambiamenti climatici e delle catastrofi ambientali nel condizionare e forzare le odierne e future migrazioni.

Qui di seguito l'abstract di introduzione, quello di Telmo Pievani dedicato alle migrazioni nella storia di Sapiens e e quello di Mark Maslin sulla stretta connessione fra migrazioni e clima.






I fenomeni migratori: una chiave per capire l’umanità e per leggere il futuro

Giovanni Pellegri, Responsabile de L’ideatorio, Università della Svizzera Italiana, Lugano, Svizzera 

Telmo Pievani, Professore di Filosofia delle Scienze Biologiche, Università di Padova, Italia

La migrazione – di persone, idee religiose o culture – attira da sempre l’attenzione e le preoccupazioni dell’uomo. La nostra è davvero l’era della migrazione?
Nel 2017 nel mondo si contavano 68,5 milioni di persone che avevano dovuto lasciare la loro residenza a causa di conflitti, discriminazioni,…

Gli enormi costi delle calamità

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Proprio mentre gli USA stanno facendo il conto con gli ingenti danni causati dall'uragano Michael (una delle più potenti tempeste tropicali mai registrate a colpire gli Stati Uniti continentali e virtualmente di intensità identica a Maria 2017), le Nazioni Unite hanno pubblicato un allarmante rapporto sui costi economici generati dalle catastrofi legate ai cambiamenti climatici: costi più che raddoppiati negli ultimi 20 anni.
Tra il 1997 e il 2017 le perdite economiche legate a catastrofi naturali hanno toccato quota 2'900 miliardi di dollari, stando al rapporto pubblicato ieri dall'Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione dei disastri. Si tratta di cifre superiori di circa due volte e mezzo rispetto a quelle del ventennio precedente, quando i costi generati da questo tipo di fenomeni ammontavano a 1'300 miliardi di dollari.

Tre quarti di questi disastri sono legati direttamente al clima. Le catastrofi che generano più danni economici sono principalmente le tempes…

Siccità...carbonica

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La siccità aumenta la concentrazione di CO2 nell'aria. Ricercatori dell'ETH hanno dimostrato che durante gli anni più secchi la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera aumenta più velocemente perché gli ecosistemi stressati assorbono meno carbonio. Questo effetto globale è così forte che deve essere integrato nella prossima generazione di modelli climatici.


Gli ecosistemi terrestri assorbono in media il 30% delle emissioni antropogeniche di CO2, mitigando così l'aumento della concentrazione di CO2 nell'atmosfera. Ma le piante hanno bisogno di acqua per crescere. Quando si verifica una siccità e i terreni si seccano, le piante riducono la fotosintesi e respirano meno per risparmiare acqua e preservare i loro tessuti. Di conseguenza, non sono più in grado di catturare l'anidride carbonica dall'aria circostante e così più CO2 rimane nell'aria.
Mentre questo effetto può essere facilmente osservato in laboratorio, misurarne l'impatto sull'…

La neve sta sparendo

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Una ricerca svizzera ha analizzato 20 anni di dati satellitari dando il via al portale Swiss Data Cube


La neve sta scomparendo non solo sull'Altipiano ma anche alle alte quote, probabilmente a causa del riscaldamento climatico. È quanto emerge da un recente studio dell'Università di Ginevra, effettuato analizzando 20 anni di dati satellitari che ha dato il via anche a uno strumento nuovo, lo Swiss Data Cube. Portale che consente alla Svizzera di essere all'avanguardia sullo studio dell'ambiente e che mette a disposizione del pubblico su un sito web dati su molti altri aspetti, tra cui le variazioni della vegetazione, l'urbanizzazione e la qualità dell'acqua.

I ricercatori hanno osservato l'evoluzione dell'innevamento sul territorio elvetico constatando che le zone dove nevica poco o addirittura mai coprivano il 36% del paese nel decennio 1995-2005, mentre tra il 2005 e il 2017 queste sono aumentate al 44%.


Le aree ricoperte da nevi perenni, dove le prec…

Il clima dei record

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Da quasi 30 anni la temperatura del semestre estivo in Svizzera è stata particolarmente alta. Ciò che un tempo era considerato estremo, ora è diventato la norma. Estati davvero fresche sono da tempo sparite dal clima svizzero.


Si è appena concluso un semestre estivo da record. La media nazionale è di 12,8 gradi da aprile a settembre. Il semestre estivo 2018 è quindi in concorrenza con la leggendaria estate canicolare del 2003, quando la media nazionale si situava a 12,6 gradi (vedi grafico sotto). I due valori estremi fanno parte di una nuova era di calore estivo.


Nuova dimensione della temperatura




Nell'attuale periodo standard 1991-2020, un semestre estivo medio in Svizzera raggiunge circa 11 gradi. Questo non appare sconvolgente per ciò che si considera “condizione estiva”. Prima del 2000, tuttavia, 11 gradi per un semestre estivo significavano qualcosa di straordinario. Nel lungo periodo di misurazione, dal 1864 al 2000, i semestri estivi più caldi erano compresi tra 10 e 11 gr…

Medicane?

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Mentre noi segniamo un record di alta pressione, in rete e su vari siti meteorologici ufficiali, e non, si parla di Zorbas, a spasso sul mar Ionio.


 Ma non si discute solo del suo potenziale, ma anche su come definirlo esattamente, ciclone, uragano, medicane, depressione mediterranea o altro.


Anche noi siamo in difficoltà nel definire esattamente il sistema, visto che alle nostre latitudini osservare profonde depressioni con caratteristiche tropicali, e così ben strutturate, non è da tutti i giorni. Prendiamo quindi come corretta la proposta di DWD, istituto tedesco di meteorologia, nel chiamarlo Zorbas e definirlo un medicane. Medicane deriva da MEDIterranean hurriCANE ovvero uragano mediterraneo, i medicanes sono intensi sistemi di bassa pressione con struttura paragonabile ai cicloni tropicali. Anche se il nome porta a essere paragonato ad un uragano non dobbiamo però confonderci, il medicane è un suo parente stretto di minore potenza e grandezza, forse sarebbe più corretto defin…