Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta vulcani

1816 vs 2023

Immagine
L'estate del 1816 fu eccezionalmente fredda , soprattutto nell'America nordorientale e in Europa, ma anche in quasi tutto il mondo. La causa principale fu l'eruzione del vulcano Tambora, sull'isola indonesiana di Sumbawa, appartenente alle Sonda, in Indonesia, avvenuta il 10 aprile 1815.  Fonte: Raible et al. 2016 Vista aerea della caldera del vulcano Tambora oggi. Fonte: Manuel Marty . Questa violenta eruzione, più grande di quelle del Vesuvio nel 79 d.C. e del Krakatoa nel 1883 - e probabilmente una fra le quattro più forti eruzioni degli ultimi 2500 anni , insieme a quella del Samalas, sull'isola indonesiana delle Sonda di Lombok nel 1257/58 e a quella di Kuwae, nell'arcipelago delle Vanuatu nel 1452 -, ha riversato nell'atmosfera e nella stratosfera una grande quantità di polveri, ceneri e composti di zolfo ad altitudini molto elevate. Si stima che fu immessa in stratosfera un quantitativo pari o leggermente superiore ai 60 milioni di tonnellate di ani...

«Climate»

Immagine
Francesco Cara , esponente del  Climate Reality Project  cura una serie di incontri digitali aperti a tutti su Zoom, per conoscenza reciproca e per esplorare insieme il  mondo che si trasforma  sotto l’effetto del cambiamento climatico. Ieri il primo appuntamento. In questo post un resoconto. Il ciclo, intitolato «Il clima che cambia / Anteprima Il Raggio Verde»,   coprirà cinque settimane con un formato breve ed interattivo: ad un’introduzione da parte del curatore farà seguito una proiezione di cortometraggi e un contributo da parte di un ospite sul tema trattato. Il dibattito con il pubblico potrà avvenire attraverso messaggi scritti o intervenendo attraverso la chat della piattaforma Zoom. Ieri il primo appuntamento: il cortometraggio era  «Climate» , di Erik Ian Walker del Climate Music Project , un'opera di video-art che associa dati climatici, musica, immagini di repertorio. L'ospite era la brava e bella   Serena Giacomin , fisica met...

Il clima e il tempo con l'accento

Immagine
Il nuovo decennio parte col botto: alcuni studi appena pubblicati (un paio, per la verità, già da qualche mese) mettono letteralmente a soqquadro un mantra delle cause dei cambiamenti climatici: quello del ruolo giocato dalla variabilità interna, sempre sopravvalutata quando si vuol sminuire quel che la scienza con sempre maggior chiarezza asserisce riguardo al preponderante ruolo antropico. In realtà, come già si diceva qui , la comunità scientifica è sempre più sicura che la % di riscaldamento globale imputabile alle attività antropiche si aggiri attorno ad un valore prossimo al 100%. In questo post una breve disamina in due capitoli di questi studi che ridimensionano (e di parecchio!) il ruolo della variabilità interna (vedi anche quest o studio ). Credits: Sonia Seneviratne , CH2018 Che cosa si intende quando si parla di variabilità interna del sistema climatico? Con il termine variabilità interna i climatologi intendono qualsiasi fattore libero (spontaneo) che influenzi ...

100%

Immagine
Il consenso scientifico che gli esseri umani stiano causando il riscaldamento globale è ormai schiacciante e rasenta il 100%. Così come la comunità scientifica è sempre più sicura che la % di riscaldamento globale imputabile alle attività antropiche si aggiri attorno ad un valore prossimo al 100%. Dunque hanno decisamente molto senso petizioni come questa recente , mentre non lo ha affatto e anzi sarebbe persino da perseguire penalmente (vista la posta in gioco) questa altra di cui si parla qui .  Vediamo qui i due lati della questione. Credits: University of Bern Detection Che l'uomo giochi un ruolo fondamentale nei cambiamenti climatici è sempre più evidente: Non vi è alcun dubbio - come è stato ampiamente dimostrato in molti altri studi che affrontano molti aspetti diversi del sistema climatico utilizzando metodi e set di dati diversi afferma Stefan Brönnimann, dell'Università di Berna e consorzio di ricerca internazionale PAGES 2k , il più ampio lavoro di rico...

Una fatica...stratosferica!

Immagine
Credits: ETH Zurich / IAC Lo strato di ozono stratosferico fatica a riprendersi. Dopo la messa in atto, una ventina di anni fa, del Protocollo di Montreal del 1987 sul divieto e relativo abbattimento dei gas a lunga durata e di produzione industriale clorofluorocarburi (CFC) responsabili della sua riduzione , come ci si aspettava e si è iniziato a vedere, lo strato di ozono in stratosfera ha cominciato dapprima a mostrare un rallentamento della sua riduzione e poi a ricostituirsi lentamente , pur con le inevitabili incertezze relative ai tempi di risposta e alle naturali fluttuazioni interannuali. fonte Tuttavia, questo rebound non avviene in modo uniforme: in alcune zone della stratosfera e in alcune bande latitudinali, questo importantissimo gas che assorbe parte delle radiazioni solari e protegge gli esseri viventi sulla Terra da un’eccessiva radiazione di raggi UV mostra dei livelli che continuano ad assottigliarsi. È quanto emerge da questo studio di un team...