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"Come il mercato delle indulgenze"

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Le misure di compensazione per il CO2 prese dalle compagnie aeree non sempre sono sensate ed efficaci - Le spiegazioni dell'esperto Reto Knutti


Rinunciare ad un volo transatlantico di andata e ritorno, come sappiamo, è la terza scelta individuale, in ordine di impatto, che riduce maggiormente il proprio contributo al cambiamento climatico (in tonnellate di CO2 emessa, vedi grafico sotto).


Oggi esiste la possibilità di volare compensando le emissioni di CO2 pagando di più il biglietto. Una misura che pulisce l'ambiente, o soltanto la coscienza? La questione si pone, dopo che Easyjet ha annunciato che compenserà tutte le emissioni dei suoi voli, e non più solo su base volontaria dei passeggeri. Anche altre compagnie, come la Swiss, offrono programmi simili, ma su libera scelta del cliente. Si tratta di compensazioni davvero efficaci e sensate?
L'ho chiesto a Reto Knutti, professore dell'ETH di Zurigo, esperto di cambiamenti climatici e uno dei ricercatori maggiormente ci…

I ragazzi dello «skolstrejk för klimatet»

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Il fenomeno esploso con la giovane attivista svedese Greta Thunberg ha creato un effetto domino tra i giovani di tutto il mondo, fino alle nostre latitudini, scatenando lo sdegno e il senso di ribellione verso un’indifferenza che potrebbe mettere a repentaglio il futuro di ognuno. Anche nella Svizzera italiana, nello spirito goliardico proprio degli adolescenti e dei ventenni, migliaia di ragazzi si sono organizzati negli scorsi mesi per manifestare e raccogliere firme, affinché il governo si attivi per ridurre le emissioni di CO2.
Tamara, Rudi, Felipe, Kevin, Laura, Viola, Seraina… sono solo alcuni dei nomi dei protagonisti del documentario postato qui sotto che segue da vicino l’organizzazione, l’impegno, i sogni, le speranze e le paure dietro alle manifestazioni. Sono appena o quasi maggiorenni, e sono determinati a far sì che la politica, l’economia e il clima possano cambiare. Un documentario non (solo) incentrato sul tema del cambiamento climatico, quanto su un modo che sembra …

Bubblesgate 10 anni dopo

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Dieci anni fa "scoppiava" (come un palloncino che passa sopra una candelina accesa ad una festicciola di compleanno per bimbi viziati) il cosiddetto "Climategate".
Come già prevedevo più di un mese fa, oggi qualcuno approfitta dell'occasione per tornare sulla questione con commenti ex post che rasentano il penoso (per non dir di peggio).
Il fatto si è rivelato sin da subito per quello che veramente era: un bolla di sapone. Infatti è stato da me ribattezzato - ex ante, e a ragione - "Bubblesgate", perché ovviamente non ha indicato alcuna frode.
Nessuna a parte il crimine di aver sottratto illegalmente (ergo: rubato) e-mail private e documenti e di aver cercato di presentare le informazioni rubate come qualcosa che non era.

Tutti qui. Altro che dieci anni di bufale. Rende solo commiserevole qualsiasi ulteriore commento in questo senso.

Semi di mangrovie

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Le mangrovie sono formazioni vegetali (o forestali), costituite da piante prevalentemente legnose, che si sviluppano sui litorali bassi delle coste marine tropicali, in particolare nella fascia periodicamente sommersa dalla marea. Il WWF le considera come un bioma, una delle quattordici maggiori tipologie di habitat in cui viene suddiviso il globo terrestre.




Sospese tra terra e mare,  formano una barriera naturale contro l'erosione delle coste, i cicloni, le tempeste e le maree. Rappresentano un bene naturale dal valore inestimabile: oltre al loro ruolo come efficace barriera difensiva, costituiscono una grande riserva di biodiversità, essendo l'habitat naturale per numerose specie in via di estinzione.
Ma le mangrovie sono soprattutto dei veri e propri pozzi di carbonio: assorbono più carbonio e più velocemente di ogni altra foresta. Purtroppo questo prezioso serbatoio sta scomparendo velocemente, distrutto dall'eccessivo sfruttamento delle sue risorse, minacciato dal ris…

Non si vince contro la termodinamica

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Come coniugare benessere e sostenibilità ambientale? Al seminario annuale ‘Confronti’ (organizzato dall’Istituto di ricerche economiche), svoltosi martedì all'Università della Svizzera Italiana (USI) - a cui ho avuto il piacere di partecipare -, sono intervenuti Luca Mercalli e Lucas Bretschger (economista e prof all'ETHZ). Un sunto delle due keynotes e un'intervista a Mercalli in questo post.


Se l’economia è la ‘scienza triste’ per eccellenza, ultimamente anche la climatologia pare contenderle l’ingrata etichetta. In realtà entrambe, più che tristi, si direbbero razionali nel loro monito: il cambiamento climatico causato dall’uomo minaccia il nostro stile di vita, e ora si tratta di trovare soluzioni realistiche, sapendo anche che alcune rinunce saranno necessarie. Scelte da effettuare «prima che il paziente diventi terminale» e l’entità dei cambiamenti climatici risulti incontrollabile, come ricorda Luca Mercalli.
Suggerimento colto al volo da Lucas Bretschger, economist…

Antropocene

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Prima visione in Svizzera, stasera a Lugano - nell'ambito della rassegna LuganoPhotoDays -  del film documentario "Antropocene – L’epoca umana". Una meditazione cinematografica sulla massiccia ricostruzione del pianeta da parte dell’umanità, Antropocene – L’epoca umana è un film documentario che avuto una lavorazione di quattro anni ad opera del pluripremiato team composto da Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier e Edward Burtynsky.


Terzo in una trilogia che include Manufactured Landscapes (2006) e Watermark (2013), il film segue la ricerca di un gruppo internazionale di scienziati, il gruppo di lavoro Anthropocene che, dopo quasi 10 anni di ricerca, sostiene la teoria secondo cui l’epoca dell’Olocene ha lasciato il posto all’epoca dell’Antropocene a metà del XX secolo in seguito a profondi e duraturi cambiamenti. Dalle pareti di cemento in Cina che ora coprono il 60% della costa continentale, alle più grandi macchine terrestri mai costruite in Germania, alle psichede…

Climate Justice

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Chi deve pagare il costo delle politiche ambientali? La domanda, per quanto spesso usata per respingere interventi a tutela del clima, è legittima ed è uno dei temi della giustizia ambientale della quale ci ha parlato – sabato 19 settembre a Lugano nell’ambito dei LuganoPhotoDays – Valerio Bini, ricercatore dell’Università degli Studi di Milano che, con l’Ong Mani Tese, sta lavorando a un indice di giustizia ambientale. 




Che cosa è la giustizia ambientale?
Il concetto in realtà ha qualche decennio, ma mi sembra che negli ultimi anni stia emergendo nel dibattito pubblico: se pensiamo alle recenti mobilitazioni per il clima, il riferimento è certo alla lotta al riscaldamento globale, ma anche alla giustizia climatica. È un passaggio ulteriore nel dibattito sull’ambiente che a lungo è sembrato essere un tema “post-politico”, che superava le divisioni tra destra e sinistra perché è un problema che riguarda tutti. In realtà la questione ambientale ha una componente distributiva molto forte:…

La Battaglia di Paperino...

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...con le candele e le mozzarelle di BUFALA.


L'esimio prof di chimica fisica dell'Università di Modena Franco Battaglia è noto da tempo per le sue competenze nulle nelle scienze atmosferiche (zero pubblicazioni scientifiche sul tema) ma soprattutto per le sue sparate sui media italiani, rese celebri e sbugiardate ad es. dal bel libro di Stefano Caserini «A qualcuno piace caldo» (es. Ambiente, 2008, c'è addirittura un intero capitolo dedicato: il capitolo "clima di battaglia") o dalle numerose sbufalate del blog climalteranti (per esempio).

Oggi, insieme ad un nutrito gruppuscolo di altri diversamente esperti di clima, presenterà (in concomitanza europea) un opuscolo / catalogo di fake news climatiche intitolato «There is no climate emergency». La truppa italiana di codesto gruppuscolo son quelli della "famosa" petizione ignorata dai "poteri forti" perché al soldo del gombloddo globbale delle pale eoliche e delle celle fotovoltaiche. "Inte…

Il riscaldamento raffredda il PIL

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L’innalzamento globale delle temperature risulta dannoso anche per la crescita economica. I settori più colpiti saranno petrolio, agricoltura e turismo – Ma la Svizzera è tra i Paesi vincenti.



Guest post di E. Marro

Dal riscaldamento globale nessuno uscirà vincitore. Una recente analisi di Moody’s Analytics, l’ufficio studi della nota agenzia di rating statunitense, stima a 69 mila miliardi di dollari il costo economico del cambiamento climatico entro il 2100 nello scenario di un innalzamento di due gradi della temperatura: si tratta di una cifra enorme, pari a circa cento volte il PIL svizzero, che potrebbe scendere a "soli" 54 mila miliardi di dollari nel caso la colonnina di mercurio salisse di un grado e mezzo. Ma lo stesso studio di Moody’s cerca di capire anche quali Paesi saranno i grandi sconfitti del riscaldamento globale, anche se il fenomeno dovesse restare entro i limiti di guardia (1,5 gradi) fissati dall’accordo di Parigi del 2015. Il cambiamento climatico impat…

Alla fine vince sempre la mazza

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È già tornato il tempo di uno degli sport più seguiti in Svizzera: l'hockey su ghiaccio, ripartito da circa 3 settimane.
Berna è la capitale anche di questo sport, essendo una delle squadre ad aver vinto più titoli e la squadra campione in carica.

Berna è anche la sede di uno dei centri universitari di ricerca climatica più importanti a livello mondiale e - insieme allo IACETH di Zurigo - l'eccellenza in questo ambito nella confederazione elvetica. A poco più di un paio di km a sudovest dello stadio del ghiaccio della squadra di hockey - sulla collinetta a nord della stazione ferroviaria dal cui parco-piazzale davanti all'Uni si gode di una magnifica veduta delle vicine Alpi bernesi che tanto piaceva anche a Robert Walser - giace uno degli hotspot mondiali della ricerca paleoclimatologica: il prestigioso Oeschger Centre (in memoria del grande scienziato svizzero esperto di paleoclima). Qui ha sede anche il consorzio Past Global Changes (PAGES) dedicato alla ricerca intern…

Great walls of water, Lorenzo!

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Lorenzo sta imperversando al largo delle coste europee. Già un uragano di categoria 4 così a est, non si era mai visto, da un centinaio di anni, da quando questi vengono monitorati. In balia di mari troppo caldi, l’uragano nella notte su domenica ha poi raggiunto, temporaneamente, la categoria 5. Lorenzo è quindi il primo uragano di massima categoria a portarsi così a nord-est sull’oceano Atlantico.



Lo strano caso di Lorenzo.

Quasi tutti gli uragani seguono un percorso che li porta verso ovest fino ai Caraibi, poi risalgono verso nord negli Stati Uniti e in seguito seguono le correnti che li spingono verso est, nel nord Altantico. Durante la traversata si indeboliscono e arrivano soprattutto in qualità perturbazioni in nord Europa. Qualche volta mantengono una forza superiore e possono fare danni anche da noi. Più raramente, questi mantengono una rotta più meridionale e possono interessare la penisola iberica. Il fenomeno è raro ma può succedere. Anche Lorenzo, invece di dirigersi ver…

Cl!ma di cambiamento

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Grande manifestazione nazionale "Cl!ma di cambiamento" a Berna oggi (vedi anche qui e qui). Attesi migliaia e migliaiaUpdate: giunti oltre 100'000 giovani e meno giovani attivisti che chiedono una sola cosa: che la politica ascolti la scienza e agisca di conseguenza, mediante l'adozione di una politica ambientale coerente e l'abbandono delle energie derivanti da combustibili fossili. E che lo faccia subito, senza frapporre ulteriori indugi e anteporre deleghe e rimandi all'importante urgenza della questione.
Casualmente, proprio in questi giorni ricorre il decimo anniversario dell'attivazione di questo blog. Un compleanno in perfetta sintonia con i tempi che corrono, si direbbe...:-D



Il primo post di 10 anni fa era questo. Avevo deciso di iniziare tastando subito il polso della questione climatica: la variazione del contenuto di energia assorbita e accumulata dagli oceani, una spia dello sbilancio energetico a cui è sottoposto il geosistema.

Per tutti i po…

Clima e combustibili fossili nel XXI secolo

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Di clima e di combustibili fossili se ne è parlato durante la recente summer school dell'ETH appena conclusa e nell'associata serata pubblica dello scorso 10 settembre al Centro Stefano Franscini – Monte Verità di Ascona. La serata pubblica ha avuto come relatori Marco Gaia, fisico dell'atmosfera di MeteoSvizzera e Marco Mazzotti, professore di ingegneria dei processi presso l'ETH, milanese da 20 anni trapiantato a Zurigo. Il post odierno ne spiega e sintetizza i contenuti.



Viviamo, dunque emettiamo

In questi giorni di ripresa dell’anno scolastico mi ritorna alla mente quanto mi raccontava mia nonna ricordando quando da bambina andava a scuola. Un aneddoto mi aveva particolarmente colpito: come tutti i suoi compagni di classe anche lei, d’inverno, portava una fascinetta di legna per contribuire ad alimentare la stufa che dava un po’ di tepore all’aula. Erano i primi decenni del ‘900 e da allora tante cose sono cambiate. Non solo a scuola. Bensì un po’ in tutti gli ambi…

Great walls of water

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Dall’America rimbalzano in questi giorni le notizie dell’uragano Dorian, che dopo aver devastato le Bahamas, si è diretto verso la Florida. Vediamo di fare un sintetico punto della situazione per quel che concerne la relazione fra riscaldamento globale e uragani.



Benché lo sviluppo di un uragano non sia da considerare un evento raro o inusuale (soprattutto in questa stagione nell’Atlantico), essi sono considerati dei fenomeni estremi, per il loro potenziale distruttivo. Come tali sorge regolarmente la domanda se i cambiamenti climatici in atto stiano avendo un effetto sul loro numero, intensità o frequenza.
Impossibile rispondere semplicemente con un sì o con un no netto. In un’atmosfera gradualmente più calda vi è anche più energia a disposizione e questo potrebbe indurci a concludere che anche l’intensità degli uragani debba aumentare. Come spesso capita in meteorologia la situazione è però un po’ più complessa, quasi mai i collegamenti sono così diretti, lineari.
Riferita all’Atlan…