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Lo scorso 25 luglio l’isoterma di zero gradi ha raggiunto la quota più elevata mai misurata in Svizzera. In questo post, un resoconto della tendenza al rialzo dell'isoterma di zero gradi negli ultimi decenni, segno tangibile ed evidente dell'intenso riscaldamento che sta subendo la regione alpina. Webcam Roundshot Gornergrat (sopra Zermatt, sullo sfondo il Cervino) alle 7:10 dello scorso 25 luglio L’espressione isoterma di zero gradi è utilizzata per indicare la quota in cui nell’atmosfera libera si trova la temperatura di zero gradi. L’andamento dell’isoterma di zero gradi è una grandezza importante che descrive la temperatura della massa d’aria, condizionando il tempo meteorologico di tutti i giorni. Su scale di tempo più lunghe, quelle di cui si occupa la climatologia, essa ha una grande importanza per il ciclo dell’acqua e per gli habitat dell’uomo, degli animali e delle piante. Fra l’altro essa è strettamente connessa con il limite delle nevicate. La quota dell’isoterma

Bilancio di massa del ghiacciaio del Basodino - parte 1 (inverno 21/22)

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Il bilancio di massa invernale del ghiacciaio del Basodino è stato eseguito a fine aprile: i valori sono risultati di gran lunga i più bassi dei 30 anni di misurazioni. Dopo un inverno estremamente povero di neve, la primavera molto calda ha fatto iniziare la fusione prestissimo e già in giugno una buona parte della coltre di neve invernale sul ghiacciaio era scomparsa. A inizio luglio lo spessore di ghiaccio aveva già perso quasi un metro. Fino ad inizio dicembre 2021, sulle montagne della zona del Basodino la coltre nevosa era attorno o poco sotto alla media pluriennale. In seguito essa è risultata deficitaria in quanto sono perlopiù mancate le nevicate invernali. Gli spessori di neve dell’inverno, rappresentati in una stazione relativamente vicina, sono quelli dell’Alpe di Röd, visibili nella figura sottostante. Andamento dello spessore della coltre nevosa e delle nevicate dell’inverno 2021/22 alla stazione IMIS di Alpe di Röd, la più vicina al ghiacciaio. Fonte: SLF . Le misure ne

Ancora caldo, ancora a secco

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Dall’inizio delle misure nel 1864, nella Svizzera sudalpina un periodo gennaio – luglio caldo e asciutto come quello di quest’anno non si era mai verificato. Fonte Già l’inverno meteorologico 2021/22 è risultato il più mite e secco dall’inizio delle misure nel 1864, situazione peraltro molto simile anche in Piemonte e Lombardia . Cinque mesi dopo la situazione sul fronte delle precipitazioni e delle temperature non è cambiata di molto. Dopo la quinta primavera più calda, in cui le precipitazioni non hanno superato il 22 % della norma 1991-2020, e il terzo mese di giugno più caldo, in cui le precipitazioni sono state solo di poco inferiori alla norma ma con grandissime differenze regionali, il mese di luglio che stiamo vivendo non ha invertito il trend e anzi risulterà molto probabilmente il secondo più caldo dall’inizio delle misure nel 1864, dopo quello che già sembrava un outlier del 2015. Prendendo come riferimento la stazione di Lugano, il periodo che va dal 1 gennaio al 20 luglio

Tropico alpino

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Uno studio appena finito e ancora in fase di revisione - condotto in particolare da due gruppi afferenti allo IACETH di Zurigo e che verrà prossimamente sintetizzato per il portale " World weather attribution ", prima di essere pubblicato in autunno su Nature Climate Change - giunge a conclusioni interessanti per quel che concerne l'attribuzione delle recenti e roventi estati alpine molto anomale nel contesto pluri-decennale. Ne riassumo brevemente in anteprima i risultati. Fonte Scopo dello studio : cercare i motivi dell'anomalia termica delle estati in territorio alpino e dell'Europa centro-occidentale degli ultimi decenni rispetto al periodo antecedente. Fino a che punto rientrano nella normale variabilità interna e invece quanta componente forzata è in gioco?  Scelta del campione : il periodo dello studio copre gli ultimi 50 anni. Prende in considerazione i mesi di giugno, luglio e agosto e le anomalie termiche stagionali e mensili. Viene presa considerazione

Il contesto, cont.

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 Uno sguardo d'insieme temporalmente più ampio sull'"esplosione" termica che connota la nostra epoca climatica in 12 scatti: Fonte Fra le più recenti ricostruzioni termiche dell'Olocene, da Bova et al 2021 ( fonte ). Fonte

Estati alpine più asciutte

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Le previsioni stanno lentamente diventando realtà: negli ultimi 40 anni in Svizzera le estati sono diventate molto più asciutte. Oltre ad una leggera diminuzione delle precipitazioni, a contribuire all’inaridimento dei suoli è stato anche l'aumento dell'evaporazione. Tuttavia, ci sono grandi incertezze, soprattutto per quanto riguarda l'evaporazione e il contenuto d'acqua nel suolo durante gli anni molto secchi. Lo dimostra un nuovo studio di MeteoSvizzera e dell'ETH di Zurigo . La siccità ha un impatto negativo su molti settori, tra cui l'agricoltura, la gestione dell'approvvigionamento idrico, la produzione di energia, la navigazione e l'ecologia. Mentre non c'è stata quasi alcuna siccità estiva nella regione alpina tra il 1976 e il 2003, la siccità è stata osservata più volte negli anni 2010-2020. L'estate del 2018 è probabilmente quella che ricordiamo meglio, ma anche l'estate del 2015, la primavera del 2011 e, naturalmente, la calda esta

Nobel a chi ha messo a tacere i negazionisti

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Il Premio Nobel per la Fisica 2021 è stato assegnato per metà a due climatologi, Syukuro Manabe e Klaus Hasselmann, "per la modellizzazione fisica del clima della Terra e per averne quantificato la variabilità e previsto in modo affidabile il riscaldamento globale", ha specificato la giuria. La seconda metà del premio è stata attribuita a Giorgio Parisi "per la scoperta dell'interazione del disordine e delle fluttuazioni nei sistemi fisici dalla scala atomica a quella planetaria". Qual è il legame tra queste due metà del premio Nobel? Entrambi hanno contribuito a una migliore comprensione dei sistemi complessi, come la Terra, dove fenomeni fisici che vanno dalla scala atomica a quella planetaria interagiscono e determinano l'evoluzione di un tale sistema. In questo post una sintesi dei lavori di S. Manabe e K. Hasselman e dei loro contributi alla ricerca sul clima (vedi anche qui ). S. Manabe: quantificazione del riscaldamento globale in risposta all’aumento