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Clima e combustibili fossili nel XXI secolo

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Di clima e di combustibili fossili se ne è parlato durante la recente summer school dell'ETH appena conclusa e nell'associata serata pubblica dello scorso 10 settembre al Centro Stefano Franscini – Monte Verità di Ascona. La serata pubblica ha avuto come relatori Marco Gaia, fisico dell'atmosfera di MeteoSvizzera e Marco Mazzotti, professore di ingegneria dei processi presso l'ETH, milanese da 20 anni trapiantato a Zurigo. Il post odierno ne spiega e sintetizza i contenuti.



Viviamo, dunque emettiamo

In questi giorni di ripresa dell’anno scolastico mi ritorna alla mente quanto mi raccontava mia nonna ricordando quando da bambina andava a scuola. Un aneddoto mi aveva particolarmente colpito: come tutti i suoi compagni di classe anche lei, d’inverno, portava una fascinetta di legna per contribuire ad alimentare la stufa che dava un po’ di tepore all’aula. Erano i primi decenni del ‘900 e da allora tante cose sono cambiate. Non solo a scuola. Bensì un po’ in tutti gli ambi…

Great walls of water

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Dall’America rimbalzano in questi giorni le notizie dell’uragano Dorian, che dopo aver devastato le Bahamas, si è diretto verso la Florida. Vediamo di fare un sintetico punto della situazione per quel che concerne la relazione fra riscaldamento globale e uragani.



Benché lo sviluppo di un uragano non sia da considerare un evento raro o inusuale (soprattutto in questa stagione nell’Atlantico), essi sono considerati dei fenomeni estremi, per il loro potenziale distruttivo. Come tali sorge regolarmente la domanda se i cambiamenti climatici in atto stiano avendo un effetto sul loro numero, intensità o frequenza.
Impossibile rispondere semplicemente con un sì o con un no netto. In un’atmosfera gradualmente più calda vi è anche più energia a disposizione e questo potrebbe indurci a concludere che anche l’intensità degli uragani debba aumentare. Come spesso capita in meteorologia la situazione è però un po’ più complessa, quasi mai i collegamenti sono così diretti, lineari.
Riferita all’Atlan…

Great walls of fire

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Oltre che dalla fusione glaciale nell'Artico e in Groenlandia, questa estate è stata connotata anche dagli incendi. Quelli in Siberia e in gran parte della zona artica e anche quelli in Amazzonia, per tacere degli enormi focolai nel bacino fluviale del Congo, in Africa. Chi - come fino a non molto tempo fa le autorità russe o Jair Bolsonaro in Brasile - li negava considerandoli "balle" occidentali, ha dovuto sottomettersi alla nuda e cruda realtà delle spietate immagini satellitari.



Le preoccupazioni circa gli incendi in Amazzonia sono state ben riassunte in questo recente articolo di Ugo Bardi. Come afferma nell'articolo, non è soltanto una questione di CO2: eliminare la foresta ha diversi altri effetti biofisici molto importanti e impattanti.



E i recenti roghi in Amazzonia hanno anche lasciato uno scomodo "regalino" supplementare: verso i 5500 metri si è formata una nube di monossido di carbonio (CO), come testimoniano le immagini fornite dallo strumento

Persi in/da un bicchiere d'acqua

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Di Groenlandia se ne parla parecchio questa estate. Mentre è sulla bocca di tutti la proposta piuttosto indecente di acquistare la grande isola nordica da parte di Trump - segno evidente dell'interesse commerciale e strategico - e il rifiuto stizzito e sarcastico della Danimarca (per mezzo della sua prima ministra) ad entrare nel merito, l'isola continua la sua agonia glaciale.


Nel cuore di questa caldissima (relativamente alla norma) estate artica, nel mio precedente post avevo già inquadrato i preoccupanti termini della questione dando anche qualche dato.
Tuttavia, ancora a primavera inoltrata molti parlavano di fine della fusione della sua calotta e di eccezionale recupero in termini di massa glaciale - cosa che si ripete ad intermittenza una primavera sì e l'altra pure, da qualche anno in qua - perdendosi in dati che nemmeno erano in grado di leggere e interpretare.
Altri, ultimamente, suggeriscono di guardare alla frazione di massa glaciale che fonde rispetto al total…

Smoke on the water

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L'omaggio al classico dei Deep Purple non è del tutto causale. Fumo da incendi (vedi prima immagine sotto) e ghiaccio sempre meno esteso e spesso e quindi sempre più acqua liquida (seconda immagine sotto) sono condizioni ambientali che stanno connotando anche e soprattutto questa torrida e terribile estate artica.


Della fusione dei ghiacci marini artici e della calotta groenlandese se ne parla da tempo. Questa è un'ennesima estate da fusione accelerante. Un'ennesima estate...liquida. I grafici qui sotto sono eloquenti, in tal senso.










E un aspetto relativamente nuovo dei cambiamenti climatici, ben messo in evidenza - oltre che da un soggiorno direttamente in loco - dalle immagini satellitari raccolte dall'agenzia spaziale europea e dalla NASA, è anche l'aumento dei grandi incendi nell'area attorno e oltre il circolo polare artico. Un fenomeno che viene ricondotto all'anomalo ed estremo incremento delle temperature che anche in questa torrida estate non manca.