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CO(VID)2

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Effetto minimo delle misure COVID — 19 sulle concentrazioni di CO₂. Non sorprende, ma evidenzia la necessità di cambiamenti sistemici fondamentali per fermare il peggioramento delle condizioni climatiche. Dovremmo interrompere tutti gli usi dei combustibili fossili, per i trasporti, il riscaldamento e l'industria. Il rallentamento industriale dovuto alla pandemia, infatti,  non è riuscito a fermare l'aumento record dei livelli di  gas ad effetto serra . Il calo delle attività ha causato una flessione delle emissioni di molti inquinanti - come anidride carbonica, metano e protossido di azoto – ma l’impatto sulla situazione globale è limitato. La CO₂, per esempio, continuerà a crescere, benché a un ritmo leggermente ridotto.    Due parole, per cominciare, sul bilancio attuale del carbonio, dal Global Carbon Budget (GCB) aggiornato. Le fonti: il documento da leggere , le cifre e dati , i grafici , la sintesi relativa al 2020 . Inoltre: la stima dei tassi di emissione giornalieri

Merry Xmas

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  Un gruppo di pinguini sottogola su un iceberg, Antartide, 2009 © Frans Lanting (in Planet Book , a cura di Telmo Pievani).

2020 svizzero al top

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In Svizzera il 2020 terminerà con una temperatura media nazionale pari a quella del 2018, l’anno più caldo dall’inizio delle misurazioni nel 1864. Complessivamente - e in modo abbastanza analogo al 2018 - l'anno è stato ancora una volta un prodromo di quel che gli scenari climatici più recenti prevedono per la regione alpina e la Svizzera nei prossimi decenni: clima più caldo (accompagnato da frequenti ondate di calore - quest'anno non necessariamente durante l'estate - e sempre meno ondate di gelo), con meno giorni e quantità di neve a quote medio-basse, lunghi periodi di siccità inframezzati da precipitazioni molto intense e a volte di carattere eccezionale.  Questi prodromi, ultimamente, si stanno verificando spesso, con una frequenza un po' troppo sospetta... Vista dal Piccolo Cervino in direzione del Cervino, Dent d’Hérens e Dent Blanche il 9 settembre 2020. Foto: Michael Kopp. Fatti salienti del 2020 dal punto di vista climatico in Svizzera. Eguagliato il record d

Un lustro dopo Parigi, c'è (ancora troppo) poco di lustrato

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Lo scorso 12 dicembre era il quinto anniversario dello storico accordo sul clima di Parigi, adottato al termine della COP21 con il consenso unanime delle 196 delegazioni presenti e 188 paesi che nel frattempo l'hanno ratificato. È solo un piccolo passo, ma simboleggia la lotta unitaria contro il cambiamento climatico.  5 anni dopo a che punto siamo? Come mostra il nuovo rapporto dell'ONU ,  siamo molto distanti dal raggiungere gli obiettivi più ambiziosi ma auspicabili. Sia la CO 2 che la temperatura sono aumentate ulteriormente, le energie rinnovabili stanno diventando più economiche, ma gli sforzi sono troppo piccoli e le misure troppo lente per raggiungere l'obiettivo di non oltrepassare 1,5 ° C in più di temperatura media globale entro fine secolo. fonte Emissioni attuali: 52 Gt CO 2  annue Policies attuali con target il 2030: 59 Gt CO 2  annue Emissioni pattuite con target il 2030: 53-56 Gt CO 2  annue Emissioni richieste nel 2030 per non superare i +1,5 ° C: 25 Gt

Salire in montagna

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Giornata internazionale delle montagne , venerdì scorso 11 dicembre. Per l'occasione, un piccolo post in onore. Lo spettacolo è mozzafiato sulle alture del Geren che collegano la Val Bedretto al Vallese. A causa del riscaldamento globale, ai piedi del ghiacciaio si è formato un laghetto dove da alcuni mesi sono affiorati dei blocchi di ghiaccio simili a degli iceberg . Coprendo poco più di ¼  della superficie terrestre, le montagne svolgono un ruolo fondamentale per puntare ad una crescita economica sostenibile. Non solo forniscono sostentamento e benessere a 1,1 miliardi di persone che vivono in luoghi montuosi, ma indirettamente beneficiano miliardi di altre persone che vivono a valle.  Le montagne ospitano il 15% della popolazione mondiale e il 90% di questa percentuale vive nei paesi in via di sviluppo, dove la grande maggioranza di essi vive al di sotto della soglia di povertà e uno su tre è minacciato dall’insicurezza alimentare.  Le popolazioni di montagna possiedono grandi

(Ancona un) anno da podio

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 Secondo le proiezioni di Meteosvizzera, in Svizzera il 2020 terminerà fra i tre anni più caldi mai registrati dall’inizio delle misurazioni nel 1864 (molto probabilmente al secondo posto, dietro il 2018), dando continuità al costante aumento delle temperature osservato negli ultimi decenni: i sei anni più caldi degli ultimi 157 anni sono stati registrati tutti dopo il 2010. Tranne ottobre, che ha fatto registrare temperature inferiori alla media, e giugno, che ha visto temperature sostanzialmente nella norma, in Svizzera tutti i mesi del 2020 sono stati più caldi della norma di riferimento 1981 – 2010. Febbraio è risultato addirittura il secondo più mite dal 1864, aprile il terzo più mite, novembre il quarto più mite. Indipendentemente da quella che sarà la temperatura media del mese di dicembre, quindi, il 2020 risulterà un ennesimo anno molto molto caldo.  Secondo le proiezioni, l’anomalia della temperatura media del 2020 rispetto alla norma 1981 – 2010 su scala nazionale risulterà

Assenza di prove o prova di assenza?

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Ulteriori evidenze della mancanza di relazioni dirette fra il riscaldamento dell'Artico e il tempo meteorologico alle medie latitudini, soprattutto in Europa e in inverno. Troppo dominante il ruolo della variabilità interna. Cade quindi quasi del tutto questa interessante ipotesi, con l'ancora parziale eccezione della stagione estiva.   Il legame tra i mutamenti nell'Artico e chiare modifiche nella frequenza o nella durata dei pattern meteorologici (soprattutto invernali) delle medie latitudini è stato dibattuto  per anni . Sono sempre stato piuttosto scettico  su questo legame diretto (vedi per es. anche qui ). Ora stanno crescendo le prove che alcune delle modifiche proposte non sarebbero così chiare e lineari come prima alcuni ricercatori ipotizzavano. Blackport e Screen argomentano in questo recentissimo paper  che " l'influenza artica sulle medie latitudini è piccola rispetto ad altri aspetti della variabilità climatica" e che  "i periodi osservat

Inverni europei sempre più miti

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Uno studio di MeteoSvizzera, del Servizio Meteorologico tedesco e dell’Istituto Centrale di Meteorologia e Geodinamica austriaco mostra che in Svizzera, in Germania e in Austria gli inverni stanno diventando sempre più miti a tutte le quote, una tendenza che molto probabilmente continuerà anche in futuro. Alle basse quote la neve è diventata sempre meno frequente, ma alle quote più alte nei prossimi decenni non dovrebbe comunque mancare. Aumento marcato della temperatura Il segnale più marcato del cambiamento climatico è il continuo aumento delle temperature che si registra in tutte le stagioni. A causa di questo riscaldamento in inverno (mesi di dicembre, gennaio e febbraio) alle basse quote la neve è sempre meno presente, poiché la pioggia cade più frequentemente della neve e quest’ultima, quando arriva, si fonde velocemente. Alle quote elevate, tuttavia, anche negli inverni miti fa abbastanza freddo per nevicare. L’analisi delle tendenze su lungo periodo può essere difficoltosa, p