CO(VID)2

Effetto minimo delle misure COVID19 sulle concentrazioni di CO₂. Non sorprende, ma evidenzia la necessità di cambiamenti sistemici fondamentali per fermare il peggioramento delle condizioni climatiche. Dovremmo interrompere tutti gli usi dei combustibili fossili, per i trasporti, il riscaldamento e l'industria. Il rallentamento industriale dovuto alla pandemia, infatti,  non è riuscito a fermare l'aumento record dei livelli di gas ad effetto serra. Il calo delle attività ha causato una flessione delle emissioni di molti inquinanti - come anidride carbonica, metano e protossido di azoto – ma l’impatto sulla situazione globale è limitato. La CO₂, per esempio, continuerà a crescere, benché a un ritmo leggermente ridotto.  


Due parole, per cominciare, sul bilancio attuale del carbonio, dal Global Carbon Budget (GCB) aggiornato. Le fonti: il documento da leggere, le cifre e dati, i grafici, la sintesi relativa al 2020. Inoltre: la stima dei tassi di emissione giornalieri e il Global Carbon Atlas.

Il GCB valuta la proiezione delle emissioni di combustibili fossili dell'anno precedente con le emissioni 'effettive' dell'anno. Si tratta del bilancio fra le fonti (fossili, uso del suolo LUC) e i pozzi (terrestri e oceanici) di carbonio, con l'eccesso che rimane nell'atmosfera e causa il riscaldamento globale.

Gli ultimi dati disponibili sono quelli del 2019, per avere quelli del 2020 occorre aspettare di avere i dati sugli assorbimenti oceanici e continentali.



Fonti
Combustibili fossili                                         9,7  GtC 
Uso del suolo                                                  1,8  GtC
                                                                     –––––––––
Totale                                                        ⇒ 11,5  GtC

Pozzi
Oceanici                                                          2,6  GtC
Terrestri                                                           3,1  GtC
                                                                     –––––––––
Totale                                                        ⇒ 5,7  GtC

Crescita della concentrazione atmosferica:   5,4 GtC, ovvero 2,54 ppm

I pozzi continuano a assorbire circa il 45-50% delle emissioni: in pratica, ripuliscono metà della nostra immondizia carbonica. A causa di questo "bancomat biosferico gratuito", la crescita della concentrazione atmosferica di CO₂ è stata di appena la metà rispetto alle emissioni totali (quasi 20 GtCO₂).

La frazione di CO₂ emessa che rimane ogni anno nell'atmosfera viene indicata come "frazione aerotrasportata (AF)", una metrica chiave del sistema terrestre monitorata nel tempo per rilevare i feedback fra carbonio e clima. La figura seguente mostra come l'AF cambia di anno in anno a seconda di come suoli e oceano rispondono alle condizioni climatiche, alle sollecitazioni della variabilità interna, agli accumuli di CO₂, ecc


L'AF è rimasta tendenzialmente costante negli ultimi 50 anni - attorno al 45% -, ma c'è il sospetto e il timore che in futuro possa aumentare man mano che i pozzi oceanici e terrestri assorbono CO₂ in modo meno efficiente. Ad esempio, uno studio pubblicato pochi giorni fa suggerisce che gli effetti della fertilizzazione terrestre da CO₂ - un importante e potenziale feedback negativo - sia già in declino, a causa dello stress idrico e della progressiva mancanza di concentrazione di nutrienti del suolo.


Intanto, l'annus horribilis ha avuto almeno il "merito" - suo malgrado - di vedersi abbassate le emissioni di CO₂ di 2,4 Gt (cioè del 7%) a causa delle restrizioni dovute alla pandemia da COVID—19, ma le emissioni giornaliere stanno già raggiungendo i livelli visti l'ultima volta alla fine del 2019. 


Il rateo di aumento della concentrazione di CO₂ stimato nell'anno che ci siamo lasciati alle spalle è più o meno lo stesso di quello del 2019 (2,5 ppm) ma con meno emissioni e con una variabilità interna piuttosto sfavorevole (La Nina in corso). Si veda la figura seguente basata su dati ESRL/NOAA da gennaio a settembre:


Se questo sia dovuto a pozzi terrestri meno efficienti nell'assorbimento del carbonio (nonostante la Nina) o ad altro, non lo sappiamo ancora con sicurezza. Quanto sopra è dedotto dalle nostre emissioni stimate e dai cambiamenti osservati nella CO₂ atmosferica. Sappiamo altresì che l'oceano ha pochissima variabilità di anno in anno, quindi è la terraferma che deve chiudere il bilancio.


La diminuzione del 7% delle emissioni di CO₂ nel 2020 non ha avuto praticamente alcun impatto sulla CO₂ atmosferica, con una concentrazione ancora in aumento - come visto - di circa 2,5 ppm, superando così, complessivamente, i 412 ppm. Eccone i motivi:


Il calo è sì senza precedenti, ma d'altra parte le stesse emissioni sono nemmeno mai state così elevate. Ricordo che un recente studio di un gruppo di ricerca guidato dall'Università di Berna è giunto alla conclusione che l'aumento di CO₂ provocato oggi dall'uomo è più di sei volte maggiore e quasi dieci volte più veloce dei precedenti improvvisi incrementi naturali della sua concentrazione atmosferica avvenuti fra 330'000 e 450'000 anni fa (all'incirca fra i MIS 9 e 12).

Dopo la crisi finanziaria globale, le emissioni sono aumentate di 1,7 GtCO₂ nel 2010. Questo aumento record sarà superato nel 2021? 

Le emissioni sono diminuite ovunque, ma i cambiamenti si sono sovrapposti a tendenze preesistenti. 


I dati mostrano anche che i maggiori cambiamenti si sono verificati nel settore dei trasporti:


Per quanto riguarda il vettore energetico, si stima che il petrolio abbia subito il calo maggiore a causa del suo utilizzo ancora fondamentale nei trasporti; il carbone stava già calando e forse la contingenza pandemica lo spingerà ulteriormente verso il declino; il gas infine stava già aumentando la sua crescita e potrebbe essere il vettore che si riprenderà più in fretta.



In ogni caso, solo una diminuzione sostenuta delle emissioni, fino a zero, farà sì che la CO₂ atmosferica smetta di salire e alla fine inizi a scendere (poiché l'oceano continuerà ad assorbire il gas per secoli). Ma siamo decisamente con l'acqua alla gola, per es. per raggiungere gli obiettivi più ambiziosi ma auspicabili di Parigi (ovvero mantenersi al di sotto degli 1,5 ° C):

* In 10 anni, le emissioni dovrebbero diminuire tanto quanto sono aumentate negli ultimi 50 anni

* In 30 anni, le emissioni dovrebbero essere azzerate, lo stesso tempo che è trascorso dall'inizio dei negoziati sul clima

* Dopo il 2050, le emissioni dovrebbero diventare negative



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